Dove c’era un canale, un mulino e la campagna, ora c’è il nuovo parco Segantini.

Da oggi (anzi dal 7 giugno) c’è un nuovo parco a Milano: il Parco Segantini lungo la via omonima. Di per sè è sempre una buona notizia, poiché è l’effetto di una riqualificazione di un’area abbandonata ed è uno spazio in più dove i bambini della zona (tra il Naviglio Grande e Romolo) possono scorazzare liberamente. La genesi dell’area verde invece lascia spazio a qualche perplessità e a più di una riserva. E vediamo perché raccontandone la storia : era fino a qualche anno fa un’area inselvatichita con un micro-habitat, ricco di flora e fauna spontanea, bagnato dalla roggia Boniforte (o Boniforti, già S. Bonforte).

I ponti di Via Magolfa sopra la roggia Branciforte.

I ponti di Via Magolfa sopra la roggia Boniforte (voce idrografia milanese di wikipedia.org)

E’ un un canale scolmatore ancora esistente e in questo punto non tombinato (destino che non è toccato a ben altri rivi di Milano!), che nasce da una sponda del Naviglio Grande, all’altezza della Chiesa di S. Maria delle Grazie al Naviglio, per deviare poi in Via Magolfa, dove alcuni caratteristici ponticelli scavalcano il corso d’acqua per poter accedere ad alcune proprietà sulla strada e dove un tempo era facile vedere le lavandaie al lavoro.

Una vecchia foto con le lavandaie sul tratto di Via Magolfa della roggia Branciforte

Una vecchia foto con le lavandaie sul tratto di Via Magolfa della roggia Boniforte

Ma il tratto più interessante della roggia si disvela(va) all’ingresso della nuova area verde, poiché una volta superata l’area della Cascina Argelati (proprio in fianco alla piscina omonima, già Bagno Ticino, la prima vasca al coperto fin dal 1860!), andava ad alimentare la ruota del Mulino della Traversera, situato sopra un isolotto artificiale, e dove i bambini della zona ancora nel dopoguerra andavano a fare il bagno. Lo chiamavano “el Sassee”, forse per i ciottoli di fiume che si erano accumulati nel tempo e lo si può collocare sul lato di Viale Romolo, dove la disposizione degli edifici rispecchia ancora quella di un tempo.

Una vecchia foto con i bagni a "el Sassee"

Una vecchia foto con i bagni a “el Sassee”

A quel punto si dirigeva verso sud fino al Moncucco. Col XX sec., l’area diviene un’appendice del Sieroterapico, dove si producevano sieri e vaccini, per l’epidemia di spagnola che stava flagellando l’Europa. Accanto alla Cascina Argelati viene costruito il primo e proprio velodromo con pista in legno, e prima della guerra l’enorme area viene delimitata a sud da un edificio occupato dal 1966 da una scuola oggi nota come Istituto d’Istruzione Superiore Giorgi sul Viale Liguria/Romolo. Le infrastrutture in questione sancirono la fine della valenza agricola e una precisa volontà di urbanizzazione dell’area.

Stampa che immortala la zona all'inizio del XX sec., con il Sieroterapico in basso a destra

Stampa che immortala la zona all’inizio del XX sec., con il Sieroterapico a destra.

In realtà, la chiusura del Sieroterapico, negli anni’80, lascia per decenni l’area in completo abbandono, facendo riprendere il sopravvento alla natura, con un incontrollato inselvatichimento dei terreni, soprattutto lungo la roggia, e lasciando alcune cascine abbandonate in mano a sbandati frutto di emarginazione sociale. Le continue proteste dei residenti, inascoltate da una serie di giunte susseguitesi al governo della città, porta alla ribalta delle cronache la zona come il caso dell’Area dell’ex Sieroterapico.

Col 2003 si svolta:  si avvia una bonifica dell’area per lo smaltimento degli inquinanti chimici dello stabilimento farmaceutico. Il piano promosso dell’Amministrazione e il progetto del paesaggista Michel Desvign prevedono la riqualificazione della zona attraverso la costruzione di un parco urbano di 100 mila mq, ma si deve anche subire contemporaneamente l’inevitabile edificazione di 25 mila mq per funzioni prevalentemente residenziali lungo la Via Segantini.

Il progetto residenziale e il parco al centro (dal sito dell' Ordine degli Architetti di Milano)

Il progetto residenziale e il parco al centro (dal sito dell’ Ordine degli Architetti di Milano)

I residenti considerano il progetto troppo invasivo e e si coalizzano in comitati come l’Associazione Parco Segantini,  per garantire le condizioni preesistenti dell’habitat naturale: oltre al recupero della cascina Argelati e alla pulizia della roggia Boniforte per tutto il suo corso fino a Via Magolfa, il piano destina un’area di circa 2.400 mq per la realizzazione di un nuovo Centro Interattivo sui temi della natura e dell’ambiente dedicato a bambini e ragazzi (anche attraverso la delimitazione di alcune aree ad orto!) e il recupero del mulino della Traversera.

Le vasche con gli orti lungo la Via Segantini.

Le vasche con gli orti lungo la Via Segantini. Alle spalle dei caseggiati è sorto il grande parco a prato delimitato dalla roggia (Repubblica.it).

Il tutto dovrebbe idealmente collegarsi al vicino giardino Argelati e da qui al Parco Baden-Powell subito al di sotto dell’Alzaia, costituendo il presupposto, per la nascita di un sistema verde che dovrebbe spingersi fino al futuro parco San Cristoforo, cerniera tra il Ticinese e Porta Genova e per la riqualificazione dell’intero ambito dei Navigli. Ma questo è già futuro… nell’attesa che si concretizzi una green-way che possa far “germogliare” una ciclo-pedonale fino al Parco Sud.

A proposito di premio Strega, donne scrittrici e cose che succedono solo nel paese delle suffragette. Un articolo un po’ femminista

Ho dovuto fare piattaforma bitcoin un titolo un po’ strano perché quello che scriverò è fatto di collegamenti tutti miei e non tanto evidenti.

Cominciamo da qui: la milanese sui libri è una donna fortunata. Ha la fortuna di lavorare con i libri, e di avere degli amici e dei conoscenti su Facebook che scrivono cose intelligenti. Così scorrendo la mia timeline di Facebook l’altro giorno ho trovato un interessante commento a proposito del premio Strega: nella cinquina c’è una sola donna, Elena Ferrante, che non siamo neanche sicuri che sia una donna. Era un commento lasciato lì aperto, come il famoso “meditate, gente, meditate” di Arboriana memoria.

Schermata 2015-06-12 alle 10.52.37E ho meditato. E siccome tra le mie fortune c’è quella di sapere bene l’inglese (che lo so, non è una fortuna ma il frutto di tanto studio, ma facciamo finta che), sono abbonata a The Guardian versione per iPad, che secondo me è uno dei giornali più interessanti del mondo, e una mattina mentre in treno andando al lavoro scorrevo i titoli mi è cascato l’occhio su un’articolo sulla presenza delle donne scrittrici ai premi letterari. Stiamo parlando di Man Booker Prize e Pulitzer, senza contare il Nobel. Che ci siano molte meno scrittrici che scrittori premiati era evidente anche prima di leggere l’articolo. Ma la cosa interessante è che sono gli editori a non proporre i titoli scritti da donne ai premi. Perché le donne sono poche nelle long list e nelle short list. Una volta che sono riuscite ad entrare, le loro chance di vincere sono molto buone… e uno dice per forza, sono superselezionate…

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Allora la proposta di chi scriveva l’articolo era che nel 2018 tutti gli editori pubblicassero solo libri scritti da donne, in modo da ribilanciare il mercato di partenza… a bold proposal, ma un piccolo editore, And other stories, il giorno dopo aveva già accettato la sfida!

E poi mi sono ricordata che tempo fa avevo scritto un post, proprio qui su ciabattine, in cui dicevo che chissà perché, esiste la categoria “lettura femminile” ma non quella “lettura maschile”. E che di conseguenza “letteratura femminile” non indica la grande letteratura, ma un genere minore, appena degno di essere pubblicato… E che questo è particolarmente curioso considerato che è arcinoto che sono le donne quelle che leggono. Detto un po’ grossolanamente, gli uomini o sono topi di biblioteca oppure i libri non sanno neanche cosa sono…

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E’ vero che gli uomini leggono meno delle donne in tutti i paesi del mondo. Ma guarda caso è proprio in Gran Bretagna, paese delle suffragette, che viene questa proposta rivoluzionaria ma in modo soft… c’è qualche editore italiano che vuole fare come loro? Agli ardui la postera sentenza!

By the way, nella cinquina dello Strega c’è Chi manda le onde di Fabio Genovesi. Io ne avevo parlato proprio su ciabattine, perché mi era piaciuto molto. E ora sono proprio contenta di vedere questo bel libro vincere lo Strega Giovani e concorrere al più importante premio italiano!

Buona giornata e buona lettura!

Se la mamma è troppa (ma anche il papà)

Quanto peso hanno oggi i genitori nella vita di un figlio ben più che adolescente? No, non vi sto parlando di diete, ma di quell’ingordigia bulimica che spinge molte madri e molti padri a essere tanto, troppo presenti nella vita dei propri figli. Premesso che sono madre anch’io e quindi non posso e non voglio scagliare alcuna prima pietra, devo dire che un articolo di una MomBlogger trovato sul web poco tempo fa mi ha sospinta a fare qualche riflessione sulle ingerenze genitoriali d’oggidì.

Le mitiche strisce su una mamma ingombrante: Momma

Le mitiche strisce su una mamma ingombrante: Momma

Su Corriere.it si parte dagli atenei universitari: non mancano madri ansiose che presenziano all’incontro dei figli con i docenti per scegliere il proprio iter di studi, e in particolare il Politecnico di Milano afferma che il 70% delle chiamate ai servizi di orientamento arrivano dai genitori. E quando ci si affaccia sul mondo del lavoro? Il blog Mammafelice sostiene che quei genitori i quali magari hanno già fatto code in segreteria e iscrizioni agli esami universitari per i loro figli, non rinunciano a essere presenti ai loro colloqui di lavoro, prendendo persino le parti della prole! Permettetemi di parafrasare il proverbio uovo-gallina: è nato prima il Bamboccione o la Mammina?

La storia al contrario, in una divertente e paradigmatica commedia francese "Tanguy"

La storia al contrario, in una divertente e paradigmatica commedia francese “Tanguy

Oggi poi assistiamo anche il fenomeno del “ritorno a casa”: in seguito a una separazione coniugale è piuttosto frequente il caso del figlio/a che torni dai genitori, anche in forza del fatto che gli attuali stipendi non consentano né di mantenersi con facilità, né tantomeno provvedere oltre che a se stessi, anche alla propria ex-famiglia, abitazioni comprese. Il risultato più frequente? Che il figlio torni a essere figlio e la madre/padre a fare il genitore, con le stesse modalità “ante” matrimonio, con specifico riferimento – a titolo d’esempio – di servizi di lava-stira-cucina e via dicendo. E conseguenti interventi da parte dei genitori nel quotidiano dei figli (e dei nipoti). Insomma, il gioco delle parti non finisce mai!

Una famosa e allegra coppia inseparabile mamma-figlia, quella della serie TV "Una mamma per amica"

Una famosa e allegra coppia inseparabile mamma-figlia, quella della serie TV “Una mamma per amica

Ne parlavo con Liana Dugaro, counselor e coach, e le raccontavo l’esperienza di una ragazzina che conoscevo: si era recata con la madre dal ginecologo e quando il medico le aveva rivolto la domanda di prassi “Hai rapporti sessuali?” la madre si era scagliata sul dottore letteralmente urlando “No no, proprio no!!!!”. E questo senza neppure conoscere come stavano realmente le cose.

Genitori ingerentissimi anche sui social media, come dimostra un post apparso sul divertente pagina di facebook "Mamme che scrivono messaggi su WhatsApp"

Genitori ingerentissimi anche sui social media, come dimostra un post apparso sulla divertente pagina di facebook “Mamme che scrivono messaggi su WhatsApp

Ecco che Liana Dugaro mi ricorda che i genitori, in realtà, te li porti dentro anche quando non sono presenti, nel senso che interiorizzi e fai tue le esperienze fatte da chi ha vissuto prima di te. Nella sua attività professionale, con il coaching in particolare, Dugaro si occupa di aiutare i figli a distinguere tra il “devo” e il “voglio”. Nell’esempio precedente la madre impone un “come si deve fare”, ma la figlia viene supportata a trovare la propria autonomia e ad affermare la propria personale libertà e volontà. In definitiva, sembra che nei tempi moderni, debba crescere il figlio ma decisamente anche il genitore, specialmente in tema di autoconsapevolezza!

Se poi la mamma diventa anche suocera? (Ma vale anche per il padre!) Ne parlava il film "Quel mostro di suocera"

Se poi la mamma diventa anche suocera? (Ma vale anche per il padre!) Ne parlava il film “Quel mostro di suocera

Certo che anche negli spot pubblicitari così come al cinema di spunti ne abbiamo avuti a gogò: io ho lo spazio solo per ricordarvi un esempio spassoso di uno degli episodi di New York Storie – un film collettivo del 1989 -, quello geniale diretto da Woody Allen. Il protagonista ha un rapporto ossessivo con la sua tipica “jewish mother”, che si inframmette tra il figlio e la fidanzata. Durante uno spettacolo di prestidigitazione un mago fa sparire la mamma ma… il suo volto si materializza gigantesco nel cielo della città, visibile a tutti. E qui la donna si sbizzarrisce divulgando a più non posso la vita privata del figlio. Un incubo!

La Jewish mother di Woody Allen scompare per riapparire nel cielo di NYC spettagolando su di lui... Un grande film, New York Stories!

La Jewish mother di Woody Allen scompare per riapparire nel cielo di NYC spettagolando su di lui… Un grande film, New York Stories!

Per questo forse si dice (e sarebbe applicabile anche al padre, secondo me), con un certo sollievo, che di mamma ce n’è una sola?

 

Per il grande Quino, sono forse i genitori a non voler crescere mai!

Per il grande Quino, sono forse i genitori a non voler crescere mai!

 

Oltre l’Expo, nutrendo d’arte le generazioni future

Tutti sappiamo che ad Expo 2015 molti paesi della Terra stanno mostrando come hanno intenzione di affrontare nel prossimo futuro il tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, ma pochi sanno che in concomitanza si stanno svolgendo una serie di dibattiti e un percorso di coinvolgimento della società civile sui temi del diritto al cibo, accesso alle risorse e ai beni comuni, anche e soprattutto per i più piccoli. Oggi vi vogliamo raccontare di un progetto, lontano dall’area di Expo, ma in linea con i valori che il tema si è prefisso di perseguire, dai contorni non solo umanitari, ma anche artistici e culturali. E’ un progetto sperimentale e volontario, che promuove la “conoscenza dell’altro e dell’altrove”, attraverso l’incontro, il dialogo, e la partecipazione.  Ma più che altro coinvolge le nuove generazioni a cui lasceremo questo pianeta, soprattutto nella parte più svantaggiata del globo. Si tratta di un’iniziativa dal nome evocativo: Nutriamoli dArte.

Come tutte le avventure questa bella storia di solidarietà inizia con un viaggio nel Sud-Est asiatico, e precisamente in Vietnam, un paese reduce da un lunghissimo e logorante conflitto, un paese complesso e contraddittorio. Nell’agosto 2012, Elisabetta Susani, oggi presidentessa dell’associazione omonima, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, si reca presso la capitale Hồ Chí Minh City (più conosciuta da noi occidentali come Saigon) per sostenere e documentare l’attività di una sua studentessa neodiplomata, Anna Borghi, che ha deciso di impegnarsi volontariamente presso la scuola di Pho Cap. La scuola si trova in una strada assolata di un quartiere ormai tutto circondato da nuove costruzioni; è piccola, ma ha un ruolo importantissimo: ospita bambini che fino a poco prima non avevano di che nutrirsi. L’obiettivo iniziale è contribuire al servizio di mensa: offrire agli alunni l’unico pasto caldo garantito nel corso della loro giornata.

anutriamoli8Il fine ultimo non è, però, solo “riempire la pancia” ma rivolgersi al cuore, alla mente, all’anima. Ed ecco perché “Nutriamoli d’Arte”! Il contatto diretto con il disagio dei bambini, con i loro bisogni porta a sperimentare i primi laboratori artistici. Vengono offerti percorsi intellettivi ed emotivi che consentano di far esprimere in questi piccoli individui il proprio vissuto interiore e di scoprire le proprie potenzialità creative, alimentando passioni e attitudini.  La risposta di questi bambini è commovente ed entusiasmante! E incoraggia il gruppo a proseguire.

apho3Ma chi si vuole veramente “nutrire”? Sono esperienze aperte a tutti, ma i destinatari prediletti sono i bambini e i sofferenti, i malati, gli emarginati, le vittime, le minoranze. Si procede con il coinvolgimento di una istituzione importante e riconosciuta come l’Accademia di Brera (Terapeutica artistica), ci si cimenta con il crowdfunding  e con forme più tradizionali di raccolta fondi, si consultano esperti e rappresentanti delle istituzioni, si coinvolgono amici e sostenitori, fino alla verifica sul campo: nel febbraio 2014 si torna in Vietnam, per verificarne i risultati. Oggi i laboratori artistici continuano, anche attraverso il sostegno artistico a distanza .

anutriamoli9Da febbraio 2015 Nutriamoli d’Arte è una associazione. Tutti coloro che sentono di condividerne gli obiettivi possono contribuire.

Senza titolo Listener

C’è un motivo in più per parlarvene oggi, anzi due. Vorremmo segnalarvi due eventi che si inquadrano in questo contesto di condivisione delle risorse per tutto il pianeta. Si terranno proprio a Milano il prossimo 13 giugno: il tema è il cibo… e il suo spreco, in linea con il tema di Expo. E’ l’occasione per accrescere la consapevolezza su ciò che accade al di là del nostro “orto” fuori dai nostri confini e per cominciare a farci delle serie domande sui temi di Expo: nel mondo potrebbe esserci abbastanza cibo per tutti, eppure una persona su otto soffre la fame e ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile viene sprecato, mentre le risorse della Terra, le foreste e i mari sono sfruttati in modo insostenibile… Quanti sanno che il 3% della popolazione mondiale produce cibo per il restante 97%?

L’Associazione di cui vi abbiamo parlato, propone di partecipare così con i vostri figli ad una marcia contro la fame e ad una conferenza, organizzati dalle Chiese Cristiane Avventiste di Milano, con l’approvazione del Campo Nord e la collaborazione di Lega Vita e Salute. Avrete modo di vedere i risultati di un laboratorio di terapeutica artistica ideato e realizzato da Fiorenzo Fioretta e Stefania Benvenuti: alberi di carta che diventeranno parte di un’opera collettiva. Ogni bambino, inoltre, riceverà un palloncino che lasceremo volare, tutti insieme, in piazza Duomo. Ecco allora un memo per i prossimi appuntamenti:

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Marcia contro la fame. Abbi cura di te come dellaltro e dellaltrove

Partenza, ore 14:00 – Chiesa Cristiana Avventista di Milano, in Piazza Mirabello 2/bis

a13giugnoConferenza

Abbi cura di te. Il cibo, il corpo, la terra

conferenza presso la Libreria Claudiana, Via Francesco Sforza 12/a – ore 17:15

 

Visita a casa del Sindaco.

E’ di qualche giorno la volontà e il conseguente annuncio del Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di aprire al pubblico un’ala dell’edificio dove risiede la Giunta del Comune di Milano. A giudicare dall’affluenza di pubblico, l’idea è stata un successo: i milanesi si sono riappropriati delle stanze del “potere” e la città cerca di disvelarsi ai turisti giunti in città per Expo.

Sala degli Arazzi (foto da Repubblica.it)

Sala degli Arazzi (foto da Repubblica.it)

Per la precisione, oltre ai famosi cortili d’ingresso, dal 2 giugno si possono visitare la Sala Tempere (nominata così per le tele di un ignoto romano che raffigurano episodi della vita dei santi Pietro e Paolo), quella degli Arazzi (con storie mitologiche e della vita di Marco Aurelio), quella della Trinità che ha affreschi strappati dalla chiesa di San Vito in Pasquirolo e la Sala della Resurrezione che risplende degli affreschi salvati dalla distruzione del complesso di San Vincenzino , un monastero ormai scomparso (che insisteva tra le case di Via Camperio e Via S. Giovanni sul Muro), alle spalle di Via Dante. Ma partendo da questa bella iniziativa, impariamo allora aconoscere meglio la storia e lo sviluppo della “casa del Sindaco”. Abbiamo già illustrato in passato come la stessa Piazza della Scala  sia stata il frutto della sistemazione di questo palazzo rimasto incompiuto per secoli e ammantato di misteri e curiosità.

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La storia della dimora voluta dal banchiere genovese Tommaso Marino è segnata da infinite legende, sin dall’inizio: la prima vuole la sua costruzione legata all’amore del conte Marino per Ara, una nobil donna veneziana incontrata in S. Fedele, degna di una abitazione di pari fasto ad un edificio veneziano, come dettavano le condizioni del padre, per poter ottenere la sua mano. In quei giorni venne composta una canzone che a Milano ancora qualcuno ricorda: «Ara, bell’Ara discesa Cornara, de l’or fin, del cont Marin strapazza bardocch, dent e foeura trii pitocch, trii pessitt e ona massoeura, quest l’è dent e quest l’è foeura» (Ara, bell’Ara della famiglia Cornaro, dai capelli di oro fino, appartieni al conte Marino strapazza preti, dentro e fuori di casa ci sono tre bravi, con la mazza e i tre pesciolini, questo e dentro e questo e fuori). Da questo amore nacque Virginia, che sposò in seconde nozze Martino de Leyva, nipote di Antonio de Leyva, il primo governatore spagnolo di Milano. Dai due, che abitavano a palazzo Marino, nascerà nel dicembre 1575 (o nel gennaio 1576), pensate un po’, Marianna, la futura “Monaca di Monza” di manzoniana memoria. Un altro figlio del banchiere fu oggetto di un altro scandalo della Milano del XVI sec., avendo ucciso la moglie, tanto che dopo il successo ottenuto dai Promessi Sposi, intorno alla famiglia Marino erano già sorte delle leggende, che, confondendo i protagonisti dell’autentico dramma, attribuivano all’anziano Tommaso l’uxoricidio commesso in realtà dal figlio. A questo delitto, che sarebbe avvenuto in una fantomatica villa di Corbetta, si ispirano alcuni drammi e racconti romantici. Un’altra legenda vuole la costruzione del palazzo, legata ad una maledizione lanciata da un detrattore dell’usuraio Marino, per cui il frutto delle sue rapine si sarebbe trasformato in rovine (così fu dopo la bancarotta del conte, lasciandolo incompiuto, espropriato prima dagli spagnoli per i debiti accumulati dagli eredi e infine confiscato dagli Austriaci nel 1706).

Vecchia stampa riproducente il prospetto su Piazza S. Fedele, per secoli la facciata principale del palazzo

Vecchia stampa riproducente il prospetto su Piazza S. Fedele, per secoli la facciata principale del palazzo

Tale edificio tardo rinascimentale era stato concepito nel 1558  dall’architetto (che lavorava fino ad allora a Genova!) Galeazzo Alessi, per essere collegato col Duomo, sull’asse che passava davanti alla facciata principale (che in origine era quella che prospetta su San Fedele e non quella su Piazza Scala, quella rimasta per secoli incompiuta!), da Via Case Rotte alla trasversale dell’odierna Via Marino: anticipazione, seppur spostata di un isolato, della Galleria Vittorio Emanuele! Anche il cortile d’onore era stato concepito come sala aperta con accesso dalla stessa asse. Altro momento epico anche per la storia d’Italia, fu il periodo risorgimentale, quando il palazzo, già sede del Dazio e Tributi, nel 1848 divenne sede del Governo Provvisorio. Durante durante le V Giornate, diviene anche la redazione del giornale “Il 22 Marzo, organo ufficiale del Governo provvisorio. Lo dirige Carlo Tenca. Memorabile rimase anche, durante questo convulso periodo il discorso di Gabrio Casati, presidente del Governo provvisorio, che affaciatosi dal balcone sul lato di Piazza S. Fedele accoglieva i 150 volontari napoletani, reclutati e guidati da Cristina Trivulzio di Belgioioso. Dopo i moti, alcuni repubblicani contrari all’annessione della Lombardia al Piemonte invadono il palazzo e strappano la sciarpa al presidente Casati. Ma l’annessione Lombarda al Piemonte passa a maggioranza.

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La facciata su Piazza Scala, nel periodo post-unitario, dopo la demolizione delle catapecchie che ne ostruivano la vista

Con l’Unità d’Italia e la demolizione delle catapecchie antistanti per creare Piazza Scala, si mette mano alla facciata principale: nel 1892 l’arch. Beltrami, lo stesso che restaurerà il Castello Sforzesco, decide di completare la quinta riproponendo la copia del prospetto che si affaciava da secoli su Piazza S. Fedele, dove oggi campeggia la statua del cantore della vita della Monaca di Monza: Alessandro Manzoni

Leggere con calma: basta un ponte per cambiare passo. A Milano e dintorni

Il bello delle vacanze, o dei ponti, è che si fa tutto con calma.

Hai scoperto l’acqua calda, direte voi, e non avete torto. Ma mentre si è molto consapevoli della differenza tra fare colazione in fretta e farla con calma, tra il passare la giornata correndo da un posto all’altro al trascorrerla con tranquillità, di minuto in minuto quasi, si è meno consapevoli della differenza tra leggere e leggere con calma. Eh ma tu leggi per lavoro, non conta, mi risponderete adesso. E sì è vero che leggo per lavoro, ma leggo anche per piacere, altrimenti i consigli della milanese sui libri mica li avreste…

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E così questo lungo week-end ho letto con calma. Non nei ritagli di tempo, non mentre aspetto il treno o l’autobus, non guardando l’orologio che dovrei spegnere la luce ma voglio finire il capitolo, ecc ecc. Ho letto sdraiata comodamente sul divano. Ho letto su una panchina in un parco. Ho letto a letto senza guardare l’orologio. Ho letto sul terrazzino (qui la sedia non è granché comoda nonostante il cuscino, e con il sole l’iPad diventa inutilizzabile)… Ed era un modo diverso di leggere, ve lo assicuro. Assaporando ogni pagina. Tornando indietro se mi ero distratta a metà discorso. Interrompendomi se volevo seguire un pensiero. E mi è piaciuto un sacco.

Che cosa ho letto?

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La vita sessuale dei nostri antenati, di Bianca Pitzorno, di cui vi parlerò più avanti. 10.04: A novel di Ben Lerner, un romanzo americano di cui avevo visto una recensione sul Guardian o sul New York Times e che mi aveva ispirato al punto da comprarmi l’ebook. Il fiume ti porta via di Giuliano Pasini, un giallo di cui conosco il protagonista, il commissario Roberto Serra, dal libro precedente, e mi è simpatico e mi andava di scoprire anche la sua vita privata, come si evolveva. Questi ultimi due non li ho finiti e quindi anche in questo caso non ve ne parlo.

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Che cosa hai scritto a fare, allora, mi potreste dire (o mi dice quella vocina polemica che sta dentro di me ma attribuisco ad un altro immaginario)?

Beh, perché qui parliamo del piacere della lettura, che sussiste anche quando il libro non è fantastico. E’ proprio il mettersi comodi ed entrare in un mondo creato per noi (perché gli scrittori scrivono per i lettori, e ogni lettore può pensare che quel libro è stato scritto apposta per lui, anzi qualche volta ne è proprio sicuro), un mondo sconosciuto dove non sappiamo cosa troveremo… oppure quando il libro l’abbiamo cominciato, è il mettersi comodi ed entrare in un mondo che abbiamo scoperto e di cui vogliamo sapere di più!

Quindi buona mezza settimana e buona lettura!

L’invasione gialla arriva in estate: senti chi parla nel nuovo film dei Minions!

Sono delle vere “celeb” (termine super in auge sui magazine) i Minions, e come si era detto qualche tempo fa, al cinema è previsto il loro attesissimo ritorno, questa volta poi come protagonisti assoluti e non solo come personaggi comprimari nelle pellicole d’animazione “Cattivissimo me“. Prima di riproporvi il post che ampiamente descriveva questo divertente e spassoso “fenomeno giallo” , ho letto sul web che, essendo appunto un film di celeb, merita dei superfamosi vip come doppiatori nella versione italiana. Si sa che i piccoli gialli hanno un linguaggio astruso (come si evince dal nostro post più sotto), ma gli altri personaggi, tutti rigorosamente perfidi, in Italia avranno le voci della collaudata coppia Luciana Littizzetto e Fabio Fazio,

Littizzetto e Fazio: una coppia collaudata in TV oggi diventa anche una coppia di doppiatori (photo: Rai)

Littizzetto e Fazio: una coppia collaudata in TV oggi diventa anche una coppia di doppiatori (photo: Rai)

e poi di Riccardo Rossi e di Selvaggia Lucarelli. E poichè il film narra la storia dei Minions a partire dalla notte dei tempi, attraverso le molteplici epoche della grande Storia, fino ai giorni nostri, era necessario identificare una voce che avesse un’allure credibile, quasi si trattasse di un serioso documentario storico. Chi meglio di Alberto Angela?

Alberto Angela, scienziato anche per la storia dei Minions (photo: ilpaesenuovo.it)

Alberto Angela, scienziato anche per la storia dei Minions (photo: ilpaesenuovo.it)

La sua istruttiva voce fuori campo ci divertirà accompagnandoci lungo le molte ere “minioniche”.

Numeri e statistiche parlano chiaro, anche al botteghino of course. Si parla di incassi record a proposito del film “Cinquanta sfumature di grigio” tratto dal libro di E. L. James: a Milano ha sicuramente spopolato. Ma tutti i giornali del globo hanno titolato che già dopo il primo giorno aveva registrato incassi record: box office USA, 81.7 milioni di dollari, sul mercato internazionale 158 milioni in soli tre giorni, insomma il film è partito intascando 248 milioni di dollari. Eppure questo grigio rischia tra non molto di essere messo in ombra da un altro colore ben più vivace: il giallo. Stiamo parlando dell’arrivo, la prossima estate, del film THE MINIONS!

The Minions, lo scatenato minipopolo giallo che ha fatto innamorare il globo

The Minions, lo scatenato minipopolo giallo che ha fatto innamorare il globo

Le strane ma irresistibili creature tanto minuscole quanto gialle, sono sì legate al cinema d’animazione, ma la loro simpatia ha conquistato non di certo solo i più piccoli, perché ha fatto innamorare anche il pubblico degli adulti. Prima di dare due cenni biografici sui Minionspeople per i meno informati, sono certa che anche il pubblico meno avvezzo a seguire film d’animazione si sia imbattuto sul web e in modo particolare sui social media sulle buffissime immagini e piccoli video di questi gialli protagonisti. (A seguire uno dei “corti” più adorabili in cui è svelata tutta la passione di questi piccoli gialli per la banana!)

Nati come personaggi comprimari dei film Cattivissimo Me e Cattivissimo Me 2, hanno avuto un tale, strepitoso successo da oscurare l’importanza del protagonista principale e meritare uno spin-off, cioè un film dedicato a loro soli. E tornando alle cifre, il trailer del film che racconta le loro origini, in pochi giorni, già alla fine del 2014, aveva superato le 10 milioni di visualizzazioni sul web!

Una she-minion: un po' come i Puffi, la versione femminile è praticamente inesistente

Una she-minion: un po’ come i Puffi, la versione femminile è praticamente inesistente

Non ho numeri aggiornati, ma la casa di produzione Illumination Entertainment ha rilanciato in vari modi e con vari “tagli” il trailer, aumentando sempre di più l’aspettativa dei cinefili… Esistono ovviamente i Minions profili su Facebook, su Twitter, e poi gli emoticons… Di sicuro uno dei segreti del successo dei Minions, è il loro linguaggio ridicolissimo, che mixa espressioni linguistiche di varia provenienza, anche italiana. Dal trailer è stato tratto addirittura un #, cioè un topic che raggruppa i commenti di tutti i Minionlovers del mondo sui social media. È il divertentissimo #PAPAYA: non potete perdere questo pugno di secondi di trailer per capire meglio (fantastico il corteggiamento all’idrante scambiato per una sexy girl!).

“Hallo papaghena tu l’è bela con la papaya” è diventato un super tormentone! E sul web impazzano gli auguri che le persone (anche adultissime) si scambiano per compleanni, per il Natale eccetera… Ma è solo dalla prossima estate, e per quanto riguarda l’Italia dal 27 agosto, che sapremo se la MinionsMania riuscirà a tingere di giallo un successo che quest’inverno al botteghino è tutto grigio!