via Ciabattoni, Offida

Quando una ha deciso di avere un blog che si chiama Ciabattine, poi tutto il mondo sembra ruotare intorno a questa speciale calzatura… o non calzatura! Ed ecco quindi che visitando Offida, cittadina medioevale tra le colline marchigiane, che cosa non ti vado ad incontrare se non la via Ciabattoni?

La via di Offida intitolata a Giuseppe Ciabattoni, eroe locale, a cui è intestata anche la scuola media

La via di Offida intitolata a Giuseppe Ciabattoni, eroe locale, a cui è intestata anche la scuola media

Chi fosse il signor Ciabattoni è difficile da sapere. Certo uno che da Offida è partito per la guerra e non è mai tornato, ma è stato ritenuto degno di una strada e anche di una scuola media a suo nome. Avendo visitato la città la sera molto tardi, per di più la sera dopo Ferragosto, non c’era anima viva. C’era aperta una gelateria, proprio in via Ciabattoni, che è stato il nostro unico ristoro.

Ma a prescindere da chi sia l’ineffabile signor Ciabattoni, questo plurale della definizione che mio padre si dava sugli sci mi ha molto divertito. Non potendoglielo raccontare di persona, gliel’ho raccontato nei miei dialoghi immaginari con lui: dei monologhi, in realtà, che spesso si dipartono dai libri ma qualche volta, come si vede, da buffi e teneri ricordi.

Crocs: così brutte che sono belle

Quest’anno non ho messo in valigia neppure un paio di ciabattine.

Perchè ci ho messo un paio di Crocs. Che sono anche talmente ingombranti che di ciabattine ce ne sarebbero state almeno tre, nello stesso spazio.

Le Crocs retro che mi ha reglato mia sorella

Le Crocs retro che mi ha reglato mia sorella

Quelle che vedete nella foto non sono esattamente le mie. E’ una foto presa dal sito, perchè le mie sono appunto in valigia e ieri sera non mi è venuto in mente di fotografarle.

Ma quello che mi piace in proposito è il fenomeno di certi oggetti, che la prima volta che li vedi ti sembrano di un brutto inguardabile, e poi piano piano, guarda che ti riguarda, cominciano a piacerti, e alla fine te li guardi indosso e sei proprio contenta di averli.

Io le prime Crocs le ho viste in America un bel po’ di tempo fa. Il nome da ranocchio era perfetto. La comodità ricordava i Birkenstock, altra calzatura ritenuta tedesca e orrenda per anni e poi sdoganata da qualche rivista di moda e ora declinata in mille varianti. Si capiva che ci avrebbero messo un po’ ma avrebbero avuto successo. Perchè avevano quel brutto che più lo guardi e più diventa bello. Così quando mia sorella, che vive in California, mi ha chiesto cosa volevo di regalo, mi sono scelta queste Crocs retrò style color ranocchio. E ieri mi guardavo allo specchio con una certa soddisfazione. Così ho deciso, niente ciabattine, quest’estate si va di Crocs.

Sciabattamenti intercontinentali

Questa vignetta sembra stata fatta apposta per il nostro blog!

La prova dell'autenticità della fonte della vignetta

la ciabattina Sx ha un debole per il New Yorker. Ce l’ho sempre avuto, anche quando leggerlo era fare il passo più lungo della gamba, in termini di conoscenze linguistiche, s’intende. A parte le copertine, degne di venire periodicamente raccolte in sontuosi coffee books, ci sono le vignette. Voglio dire, capitano dei numeri poco interessanti. E’ un settimanale, li si può perdonare. Ma raramente le vignette tradiscono. E questa non potevo non fotografarla (se dalla foto vi fate l’idea che abbia bisogno di un corso di fotografia avete ragione). Altro che sciabattare off e online! Un environment flip-flop friendly è qualcosa a cui noi europei, non solo noi italiani, non saremmo mai arrivati. Anche perché flip-flop è ancora più cacofonico di sciabattare… non vi sembra di sentire già i passi che vi raggiungono dal fondo del corridoio?

Nella vecchia trattoria…ia ia oh

Eccoci sedute a cena alla trattoria Sabbioneta, io e una mia amica. Una trattoria come quelle che stanno scomparendo, pulizia discutibile, prezzi alla portata delle tasche contemporanee, cibo onesto e servizio sciabattante. Davanti alla trattoria stazionano costantemente due Harley Davidson, ben tenute, roba da appassionati. Uno dei biker è il cuoco, che infatti invece del cappello porta una bandana a stelle e a strisce. L’altra biker serve a tavola, con braccia muscolose e tatuate. E poi uno dice si chiama Sabbioneda: che io avevo letto come Sabbioneta, se non sbaglio uno di quei luoghi assurdi nella piana umida del mantovano dove il principe Rodolfo metteva in atto un suo personale Rinascimento… guai a chi dice che a Milano non ci sono luoghi interessanti!

la trattoria Sabbioneda, che io credevo si chiamasse Sabbioneta (di rodolfiana memoria)

E per dire che anche in rete le sorprese non mancano, ecco Il corriere della polpetta che recensisce il ristorante. Altro che Trip Advisor!

http://ilcorrieredellapolpetta.wordpress.com/2009/06/23/trattoria-sabbioneda-da-romolo/

Grilli parlanti e grilli d’appartamento

Stanotte è entrato un grillo. Piuttosto grosso, diciamo un cinque centimetri di lunghezza, e proprio l’idea di dormirci insieme non mi piaceva. Così mi sono ingegnata a mandarlo fuori, e pensando di esserci riuscita ho dormito tranquilla. E invece stamattina, mentre mi apprestavo la colazione, eccolo di nuovo. Reso innocuo dal fatto che le mie botte di ieri lo avevano azzoppato e si doveva limitare a camminare. Per mia fortuna camminava verso la porta, e così quando finalmente era vicino all’uscita, ho preso la scopa e l’ho spinto fuori. Mi sembrava ridotto male, e a vederlo camminare sul pianerottolo ero un po’ in pena per lui. Sono certa che mia nipote, che non a caso studia veterinaria, lo avrebbe curato e rimesso in salto. Ma io non riesco ad andare oltre l’evitare di farli fuori, gli animaletti non domestici.

Un grillo parlante che fa tenerezza. Dev'essere un giocattolo dei primi anni del Novecento...

Un grillo parlante che fa tenerezza. Dev’essere un giocattolo dei primi anni del Novecento…

E poi, banalmente direte voi, mi son ricordata del grillo parlante. Non mi ricordo che fine faceva, di certo non era una figura simpatica e se uno ti dà del grillo parlante ci rimani male. Eppure il grillo parlante era solo uno che ci vedeva più lungo. Che non vedeva quello che voleva vedere ma quello che c’era.

Il grillo che ha passato la notte da me sicuramente vedeva che non era al suo posto. Si è mai sentito di grilli d’appartamento? Ma visto che non riusciva a raggiungere la finestra, essendo stato privato delle sue doti saltatorie, ha pensato bene di avvicinarsi alla porta. E ben gliene incolse.

Dal che si potrebbe dedurre, tutti i grilli sono parlanti nel senso che dicevo prima? Agli ardui la postera sentenza, come piace dire a una mia amica.

Prendere il topo per le corna

Che la ciabattina sx abbia una fissa per il linguaggio sarà ormai chiaro a tutti. D’altro canto, 20 anni di copywriting non si dimenticano così, senza un batter di ciglia. E dunque quando parlando con un’amica le ho detto la fatidica frase “prendiamo il toro per le corna”, lei mi ha raccontato di un’altra amica (a me sconosciuta) che alla fine di un discorso molto istituzionale e serio ha veementemente concluso “Bisogna prendere il topo per le corna!”.

Ho scelto un topino che fa tenerezza

Che mi sembra l’immagine perfetta dei tempi in cui viviamo. Perchè la ciabattina dx e qualunque altra scarpa o ciabatta in circolazione nel mondo contemporaneo concorderà che sia sfuggente e inafferrabile, e che neanche le più combattive intenzioni possono garantire un qualunque risultato. E immagino anche Zygmunt Bauman, dall’alto dei suoi 90 e dalla gloria di aver coniato un termine ormai entrato nell’immaginario collettivo, quello di modernintà liquida, concorderà che inventare una strategia per prendere il topo per le corna è difficile assai. Forse non ci basterebbe nemmeno Keynes. Ci vorrebbe un Leonardo come minimo!

Milano da co-lavorare

Entrambe le ciabattine, direi di concerto, si ricordano la Milano da bere. Quando credevamo che saremmo diventati sempre più ricchi, con tanti vestiti, tante vacanze, tanti oggetti tecnologici in casa e tanto tempo libero. E poi il mondo è cambiato. E ci ha fatto vedere, o almeno a me ha fatto vedere, quanto ridicolo fosse questo aspettarsi che la vita fosse un crescendo di benessere senza fine.

Lo spazio di co-working Login

Lo spazio di co-working Login

E a Milano (ma probabilmente prima è successo a New York, a Londra, a Berlino, a Copenhagen e chissà dove altro) è successo che la gente, che continua a concentrarsi qui per lavorare, ha capito che si deve lavorare insieme, e che condividere non è solo una parola della rete e dei social ma anche della vita reale.

Ora, se uno ricordasse la vita dell’umanità in generale, si ricorderebbe anche che si siamo sempre salvati grazie alle buone e sane relazioni con il prossimo. Vale per le crisi, è valso per le guerre, vale per i tempi normali.

E adesso, io credo anche grazie ai social network, abbiamo riscoperto le relazioni, e così proliferano i luoghi di coworking. Con formule diverse ma tutte interessanti. Ieri sera la ciabattina sx si è fatta un giro da Login, un nome un programma, da cui si è portata a casa anche una maglietta e una lattina di Hackatonic che non ha ancora avuto il coraggio di aprire e meno che mai di bere. Ma a parte questo Login ha una cosa che mi è piaciuta un sacco: delle cabine dove telefonare in privatezza e pace, con la spina per attaccarci il telefono  e un banchetto per prendere appunti, e la sedia imbottita da cui ciondolare la ciabattina. Le foto, brutte ma significative, le trovate qui:

http://piumedoca.wordpress.com/2013/07/19/enter-e-login-cose-intelligenti-a-milano