Cari ottimisti a tutti i costi…

Nonostante i tempi malandrini, c’è chi continua a vedere sempre e comunque la vie en rose, come recitava la canzone di Edith Piaf.  Scartabellando online del resto, ovunque leggiamo che l’ottimismo è un’arte di vivere che fa bene tanto alla mente quanto al corpo. In più gli ottimisti vivono più a lungo. Ottimo! Non è facile però mantenere questa benefica posizione anche solo sfogliando virtualmente i quotidiani online… Anche quelli di oggi, puntualmente, ci fanno soffermare su qualche notizia – qui A CASO sinteticamente riportata – che può mettere a dura prova anche chi il bicchiere lo vede traboccante e mai mezzo vuoto: 1.  record in tema di disoccupazione giovanile (dal 77), oggi calcolato al 40,4% 2. Le polveri sottili nella Pianura Padana oggi possono far perdere fino a 3 anni di vita (non agli ottimisti che vivono di più) 3.  Secondo il rapporto “Doing Business 2014”, la capacità di fare impresa dell’Italia, penalizzata in primis dalle tasse,  si è aggiudicata il 65esimo (su 189 Paesi) posto seguito da Trinidad, Tobago, Ghana. Ecco. Per irrobustire l’ottimismo, ci sarà qualche scappatoia? Qui proponiamo un tris di ricette facili facili (sempre raccolte in rete), con un particolare, nostalgico risalto alla canzone  L’ottimista (da ascoltare!!) di un indimenticato Artista: Lelio Luttazzi.

Meglio abbondare

Meglio abbondare

s-punti di vista

s-punti di vista

Bob Marley sarebbe contento

Mi unisco alle 500.000 e passa persone che hanno visto il video “No woman no drive”, leggera e graziosa riedizione satirica della famosa canzone di Bob Marley per sostenere la causa delle donne a cui in Arabia Saudita è proibito guidare.

Come racconta nella sua Amaca su Repubblica Michele Serra, la limitazione delle libertà, che i regimi totalitari non possono fare a meno di praticare a man bassa, alla lunga è quello che li fa crollare. Unione Sovietica docet.

A tra poco, speriamo, una vacanza tra le libere donne dell’Arabia Saudita!

E qui il video:

Mamma ho perso la faccia

Vostra figlia sta per compiere 18 anni. Dilemma. Cosa regalarle? Un anello importante? Chissenefrega. La pelliccia? La rampolla è animalista. E se è un “lui”? Non avrete pensato spero a una Punto di seconda mano, ma nemmeno a una 500 di primo pelo… Ideona: perchè non regalare un ghiotto video PRE-DICIOTTESIMO?? Molti conosceranno già questo fenomeno di (mal)costume – ovvero un video montato di una ventina di minuti che anticipa il 18° compleanno – , ma per chi ne fosse ancora all’oscuro ecco un video chiarificatore che NON si può NON guardare!!!

Anche per la sagacia della Gialappa’s qui i commenti spiritosi sulla protagonista (scelta tra molte/i per lo spezzone “camicia-mutanda-scarpa rossa”)  sono troppo, troppo facili, perchè invero la realtà supera anche la fantasia più trash. Non sfugge a nessuno, del resto, la monster ineleganza della faccenda, ispirata al peggio di “Uomini e Donne” della superseguita Maria (De Filippi). La sindrome è evidente: patologia da esibizionismo precoce, disfunzione da look vulgaris, sospetta ereditarietà genetica di demenza familiare, visto che sono i genitori a pagare profumatamente il video, la cui visione è condivisa da tutti i parenti orgoglioni. Per non parlare della post-ricchezza cronica dei fotografi che realizzano questi video-gioielloni. Ma come diceva il saggio, c’è sempre un peggio al peggio: tutti dico tutti questi video sono anche passati in rete su YouTube. E qui non ci sono dubbi ahimè. Si tratta di conclamata infermità encefalica. In grave forma virale.

Dell’invidia cap V: fa bene alla letteratura, che a sua volta ce ne consola

Stamattina non ci stavo pensando, all’invidia.

Ma in una delle mie ricerche internettiane mi è balzato all’occhio un discorso su Ted, intitolato Ode all’invidia, della critica letteraria della New York Times Book Review Parul Sehgal, insomma tanta roba. E me lo sono ascoltato.

A parte alcuni elementi da Lost in translation, perché envy e jealousy sono sì invidia e gelosia ma contengono sfumature diverse, Sehgal dice che l’invidia e la gelosia ci costringono alla ricerca di conoscenza e di verità, ci spingono a cercare dettagli, immagini, informazioni. Ci fanno scoprire cose che di noi stessi non conoscevamo. E quando siamo preda della gelosia e dell’invidia ci raccontiamo la vita della persona che invidiamo o di cui siamo gelosi, diventiamo dei narratori. E per questo la letteratura, che non può spiegarci invidia e gelosia nè ce la può togliere, ci può però consolare e aiutare nel momento in cui ne siamo schiavi.

Un capitolo interessante e una voce autorevole. Anche divertente da ascoltare!

Questo post è solo un assaggio… delle magiche tentazioni del web!

Tutti ne parlano sul web, Sonia Peronaci di GialloZafferano (uno dei più autorevoli portali italiani di cucina) ti insegna a prepararla anche con un video… e così Ciabattinadx gioiosamente si è cimentata nella creazione della cosiddetta Torta Magica.

Cosa ve ne pare? Se il buongiorno si vede dal mattino, chissà il resto del weekend… quanti kg in più da lunedì (giorno della settimana peraltro preposto per iniziare le diete)? Questo è solo un primo spuntino… e voi come fate a resistere alle golose seduzioni della rete?

La magia è non mangiarla tutta in 5 minuti

La magia è non mangiarla tutta in 5 minuti

La banalità dell’invidia

Ciabattina dx sta facendo un meraviglioso scavo nel mondo dell’invidia. Questo sentimento così diffuso eppur così misconosciuto. Pensavo che c’è persino un sito che si chiama Invidia, Invidia Magazine, dove si trovano anche segnalazioni di libri e film, oltre ovviamente a un bel quantitativo di gossip sui personaggi più popolari (quelli che se non guardi la tv non li hai mai sentiti dire).

E’ un sito tutto rosa, e capisco che farlo verde come invidia chiederebbe sarebbe stato fuorviante: perché l’invidia delle starlette o dei famosi non è vera invidia. E’ un miscuglio di ammirazione e disistima, di considerazione e derisione, mescolato in parti diverse a seconda dei casi e delle persone. Non è quell’invidia vera che fa male o che si deve nascondere così fittamente da mutuare la beatitudine. E’ un’invidia così, un po’ all’acqua di rose.

La banalità invece è proprio di cui parla Hannah Arendt per il male: così diffusa e accettata e quotidiana da passare inosservata.

Si può vedere, a questo proposito, l’operazione che Philips ha fatto con le “Suocere anonime“: divertente ma assai amara.

De Invidia capitolo IV – Ah che Beati

Quante volte vi è capitato? Siete oggetto di un commento dall’apparenza bonaria eppure forse non vi accorgete che si tratta di una delle espressioni più raffinate ed ambigue per seppellirvi sotto una montagna di invidia. BEATO TE. E se ci fate caso, “la beatitudine” scatta in modo totalmente insensato al 100%. BEATO TE CHE VAI IN VACANZA, commenta il collega. Ma Tizio magari ha preso due giorni di ferie per raggiungere il paese d’origine dove si deve occupare di rogne famigliari, dopo un periodo di 3 anni in cui non ha saltato un giorno di lavoro. BEATA TE CHE SEI DIMAGRITA COSI’ TANTO… MA NON SARA’ UN PO’ TROPPO? Qui addirittura l’invidia gioca al raddoppio! Intanto per dimagrire la povera amica magari ha dovuto penare per mesi e mesi, fare miliardi di ore in palestra mangiando al massimo un gambo di sedano ogni tre giorni, e non si è trattato di un miracolo notturno. Ma la seconda parte della frase è un piccolo capolavoro, perché trasforma il malcelato moto d’invidia nera in una premurosa attenzione assolutamente… non richiesta! E poi BEATA TE CHE SEI COSI’ FORTE… è il classico commento quando hai dovuto sopportare così tante fatiche che Ercole al confronto si sentirebbe un pivello (e finirebbe per invidiarti!). Il Beato della situazione, in altre parole, è un poveretto che agli occhi dell’invidioso ha osato avere qualcosa in più, causando nell’invidiante un senso di svalutazione del proprio valore. Una comparazione del tutto soggettiva e discutibile… Ma va fatta anche una piccolissima considerazione sui BEATI. Oltre al pluridecorato “Beato fra le donne”, o al meno celebrato “Beato il marito di una donna virtuosa” o ancora “Beati i terzi perché non saranno secondi a nessuno”, in realtà chi è realmente un Beato? Secondo la Chiesa cattolica il Beato rappresenta il primo step nel processo di canonizzazione, per poi ottenere nel passaggio successivo la “promozione” a santo. Nell’aldilà potrà godere di una situazione di infinita beatitudine, ma per ottenere questo privilegio, molti Beati, nell’aldiqua, poverini, sono stati dei martiri… Forse anche  gli “invidiatori incalliti” hanno passato le loro: probabilmente un tempo sono stati quei bambini spinti dagli adulti, per aumentare la propria sicurezza, a prendere ad esempio le virtù e i successi altrui. Hai visto che bel voto ha preso Pinuccio? Hai visto come si tuffa bene Pinetto? Hai visto come parla bene inglese Pinotto? E al bastonato futuro invidiante bisognerebbe solo consigliare di ignorare il dato. Come si suol dire… Beata ignoranza.

Le vie dei Beati sono infinite

Le vie dei Beati sono infinite