Piccola “Guida-Linkabile” dei luoghi milanesi di Bookcity

La nostra amica ciabattina sx, mi dà il destro per parlare della cornice architettonica dei luoghi dove si è svolto il fitto programma della manifestazione di Bookcity 2013.

Oltre al Duomo e al Castello, vogliamo segnalare una serie di scenografici contenitori, dove si è dato vita alla maratona culturale. La quattro giorni ha animato luoghi storici e ci dà l’occasione per scoprirne alcuni; cliccate i link ed entrerete comodamente in:

Acquario Civico

Ambrosianeum

Archivio di Stato

Arena Civica

Auditorium S. Carlo

Banca Popolare di Milano

Biblioteca Ambrosiana

Biblioteca Sormani

Una serie di biblioteche comunali di quartiere (Accursio, Baggio, Calvairate, Cassina Anna, Chiesa Rossa, Crescenzago, Dergano-Bovisa, Fra Cristoforo, Gallaratese, Harar, Lorenteggio, Niguarda, Quarto Oggiaro, Quartiere S. Ambrogio, Sicilia, Valvassori Peroni, Venezia, Vigentina, Villapizzone, Zara)

Brera con la Biblioteca Nazionale Braidense

Alcuni CAM (Centri Aggregazione Multifunzionali) comunali (uno fra tutti quello di Corso Garibaldi 27, all’interno della ex Chiesa sconsacrata degli Angioli)

Camera del Lavoro

Camera di Commercio

Casa di Riposo G. Verdi

Cascina Cuccagna

Certosa di Garegnano

Circolo Filologico

Ex Chiesa di S. Carpoforo

Ex Chiesa del Parco Trotter

Fabbrica del Vapore

Villa Necchi Campiglio

Fiera Milano (area Congressi)

Palazzo Melzi d’Eril (presso gli spazi della Fondazione Cariplo)

Palazzo delle Stelline (presso gli spazi della Fondazione Mattei e Istitut Francais Milano)

Spazio Forma

I palazzi delle Gallerie d’Italia

Palazzo Spinola (negli spazi Del Goethe Institute)

Grand Hotel et de Milano

Palazzo Clerici (sede dell’ISPI)

Istituto dei Ciechi di Via Vivaio

gli spazi Feltrinelli presso la Stazione Centrale

Libreria Claudiana e il Tempio Valdese

L’Urban Center del Comune di Milano e gli spazi delle librerie Feltrinelli e Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele

Gli spazi Feltrinelli e il Museo Poldi Pezzoli presso il Palazzo Poldi Pezzoli

Gli spazi Mondadori presso i Portici meridionali di Piazza Duomo

La libreria Milano libri presso il Palazzo Talenti Fiorenza 

Palazzo della Veneranda Fabbrica del Duomo ospitante la libreria S. Paolo

Liceo Statale G Parini

Loggia dei Mercanti

Museo Archeologico presso il Monastero Maggiore

Museo Bagatti Valsecchi

Museo Civico di Storia Naturale

Museo del Novecento

Museo del Risorgimento

Museo Diocesano

Museo della Scienza e della Tecnica

Palazzo Greppi di Via S. Antonio

Palazzo Morando, sede del Museo del Costume Moda Immagine

Palazzo Reale

Palazzo Serbelloni

Piccolo Teatro Grassi presso il Palazzo Carmagnola

Politecnico Bovisa

Rotonda della Besana

Sinagoga Centrale

Società di Incoraggiamento d’Arti e Mestieri di via S. Marta 18

Società Umanitaria

Spazio Oberdan

Teatro Litta presso Palazzo Litta

Triennale di Milano

Università degli Studi di Milano

Un'occasione per rileggere la città

Un’occasione per rileggere la città

E ancora: tutta una serie di altre location private, sedi di associazioni, fondazioni,  luoghi della cultura, istituti, centri sociali, spazi espositivi, scuole, teatri, librerie, gallerie, caffè, pasticcerie, hotel , sparsi sul territorio, che fanno assomigliare sempre più la manifestazione agli eventi “fuori salone” del Salone del Mobile che ogni primavera rivitalizza la città tutta.

Chissà che anche questa sia una medicina per fare uscire Milano dal suo torpore e per fare capire (come ha fatto Mantova col suo Festival della Letteratura) che la cultura può essere uno dei traini per l’economia reale?

Bookcity ovvero Milano da leggere

Incomparabili Peanuts

Incomparabili Peanuts

L’altro ieri è finita Bookcity e ieri le pagine dei quotidiani davano soddisfatti il numero di visitatori, 130.000, e la crescita rispetto all’anno scorso, quando erano “solo” 80.000. Son proprio contenta, che la Milano da bere si sia trasformata nella Milano da leggere. #BCM13

il Castello Sforzesco nel suo fascino notturno

il Castello Sforzesco nel suo fascino notturno

Pare che il luogo più interessante e vivace fosse il Castello Sforzesco, ma io ero impegnata in altri incontro e non ci sono potuta passare. Però sarà l’influenza di Erreerrearchitetto che mi sta dando una visione di Milano che non avevo, anche solo geograficamente, sarà che una volta finita la kermesse ho potuto riposarmi, anche mentalmente, ma quando me lo hanno detto ho pensato beh, ha un senso, far ruotare un festival milanese intorno al Castello. C’è lo spazio, non costretto come nel centro intorno al Duomo. C’è la monumentalità, che si è conservata. C’è la storia, che i libri evocano quando non raccontano, e a cui sperano di essere consegnati a prescindere dal successo.

E poi ci sono stati tantissimi eventi. Per qualcuno troppi, e non abbastanza di qualità. Ma io, pensandoci a distanza, non penso che fossero troppi. O meglio, erano certo molti di più di quanti se ne potessero vedere o ascoltare. Ma si poteva scegliere. E contro quella corrente di pensiero che dice che abbiamo troppe cose tra cui scegliere e siamo in difficoltà, io penso che sia bello avere tante e anche troppe cose tra cui scegliere. Certo, ci si deve impegnare a scegliere. Ma non è un bell’impegno? E si può sbagliare. Ma si può vivere senza sbagliare? E non si tratta soltanto dell’essere cresciuti in un mondo in cui così tanta scelta non c’era. E’ proprio il fatto in sè, la ricchezza dell’offerta, che mi piace. Anche negli incontri di Bookcity. Dove ce n’erano anche di scarsa qualità, e dove ce ne sono stati di andati quasi deserti.
Aspettiamo ancora il capolavoro di Snoopy, tra l’altro…

Milano nella storia: due cuori, una città!

A poco più di 1 anno dall’EXPO, in cui Milano sarà al centro dei riflettori, bisognerebbe cercare di aggregare attorno a un progetto la cittadinanza tutta, al di là DEGLI INTERESSI DI POCHI, per dare carattere a una comunità spenta e demotivata. Ecco perché mi piace allora parlare ancora una volta del DUOMO, in quanto progetto simbolo della nostra città, e di quella che è stata PER SECOLI la più importante Fabbrica milanese. Infatti questo fu il più grande e antico cantiere cittadino e impregnò di sé l’intero abitato, non solo visivamente, con un forte impatto sullo skyline cittadino, e nella vita dei singoli, che spesso donavano tributi in denaro o in ore lavorative, ma anche nel linguaggio comune. Pensate che entrarono nell’uso quotidiano parole dedicate a questi “lavori in corso”: per esempio AD UFO proviene dalla scritta impressa nei barconi pieni di materiali per la cattedrale, ad Usum Fabricae Operis. O ancora il famoso  MAGUTT  non è che l’abbreviazione di  magister carpentarius, Mag Ut, presente nei libri di cantiere.

Un cantiere, una città!

Un cantiere, una città!

Persino la forma urbana fu in qualche modo influenzata dalle attività correlate alla costruzione del Duomo: la fossa interna dei Navigli, che doveva veicolare i barconi carichi di legname e pietre per la fabbrica vennero regolarizzati e allargati, le acque irregimentate per garantirne la navigabilità tutto l’anno, quello che era un fossato a difesa delle mura divenne una nuova idea per aumentare i traffici  e aprirsi al mondo dei commerci.  La città divenne talmente ricca e florida da far gola alle più grandi potenze europee: prima ai francesi alla fine del XV sec. e poi agli spagnoli all’inizio del XVI sec. Questi espansero fisicamente i confini della città, ben oltre la cerchia dei navigli, ormai arteria vitale della città, ideando una nuova cerchia muraria bastionata. Fu allora che anche nelle mappe cittadine Milano mostrò il suo nuovo cuore! In altre parole, il progetto urbanistico, pietrificato per secoli, a lungo si trasformò nel cuoriforme simbolo della città che cresce.

La rappresentazione del cuore di Milano, un altro simbolo cittadino!

La rappresentazione del cuore di Milano, un altro simbolo cittadino!

Ossignore!… ma quella cessa industriale sei proprio tu?

Che zarra, guarda… avevi i pantaloni a zampa original anni 70!  E qui? Eravate in quinta liceo… urca, avevi il taglio di capelli phonato alla mario tessuto!.. Ma nel 1967 la zia si pesava a quintali o a tonnellate?… e al ragazzo di tua sorella piacevano le donne coi baffi? Carissimi amiciparentiexcolleghi, siete proprio sicuri che ai vostri altrettanto cari amici e congiunti faccia piacere scoprire le proprie foto “d’epoca” pubblicate A SORPRESA sulle loro bacheche di facebook o  su altri social media? Immagini tutte corredate da didascalie mattacchione per ricordare magari che sì, sono già passati quei bei 30 anni o molto più…

Amarcord ciabattina

Amarcord ciabattina

Il mai dimenticato MarioTessutolook

Il mai dimenticato MarioTessutolook

È vero che il Corriere online ieri parlava di quel 93enne che si è stupito riconoscendosi in un video su Youtube tra i soldati del ’42 in partenza per la drammatica campagna di Russia. Ma chi è bello contentone di esibire or ora a tutti i colleghi, direzione compresa, i suoi butterati primi piani adolescenziali insieme a quelli dei suoi più cari compagni d’acne? O, se è una lei, la testina coiffata alla Cyndi Lauper anni 80 con cresta da pollame, magari con una depilazione non perfettamente “manutenuta”  sotto l’ascella… una bella scopertona soprattutto se stai scorrendo le tue news su fb in compagnia del maschiaccio con cui, dopo tanta attesa, magari sei uscita giusto un paio di sere? Orsù adeguiamoci senza indugio alle più contemporanee norme della privacy… e pubblichiamo i nostri personali post, tralasciando l’altrui past!

Multe ai senza dimora. Non è fantascienza, è fantacittà.

E’ successo a Parma. E in passato anche a Bologna (e in chissà quante altre città): qui ben 20 senza tetto accampati di fronte a un dormitorio comunale dove i posti disponibili erano esauriti,  furono multati (e sgomberati). La sanzione ammontava a 200€ a testa. Per fortuna in questo caso gli esponenti dell’Associazione Avvocato di strada erano riusciti a ottenere l’annullamento delle multe. Al di là della troppo facile retorica, appare grottesco che a pagare ancora una volta sia chi ha già perso tutto…  e dato il momento storico, a crescere è solo il numero di persone che vive in condizione di marginalità. E che in inverno vede aumentare in modo esponenziale le proprie difficoltà. E le Città che fanno? Milano nel periodo della giunta Moratti si era distinta facendo montare sulle prese d’aria della metropolitana dove i senza dimora potevano scaldarsi durante le notti più rigide, dei dissuasori che inibivano la loro sosta.

Senza parole per i senza dimora

Senza parole per i senza dimora

Ma per affrontare il discorso in modo più universale e simbolico,  torna utile uno spot molto applaudito in un’edizione di parecchi anni or sono del festival internazionale della pubblicità a Cannes, : vi invito DAVVERO a cliccare il video, le immagini sono straordinarie, ma le parole della ben nota hit così utilizzate sono il vero colpo al cuore (es.: …and find I’m number one…). Ecco una comunicazione – rivolta alla Città delle Città –  ben lontana dalla retorica della nostra Pubblicità Progresso e che si rivela veramente il progresso della pubblicità.

Mille grazie e mille di queste views!

Cari amici, lettori e viewer, grazie, grazie, grazie, mille volte grazie per il nostro Ciabattine!

Mi unisco all’entusiasmo di ciabattinadx e erreerrearchitetto: abbiamo raggiunto il primo traguardo delle 1000 views.

evocazioni da mille e una notte

Mille come le storie delle Mille e una notte che vorremmo raccontarvi, sperando di riuscire a divertirvi e intrattenervi.

mille euroMille come i mille euro che se avessimo in più ogni mese certamente troveremmo la felicità.

mille ominiMille come le vostre facce che ci immaginiamo mentre ci leggete.

mille psichedelicoMille come un futuro inimmaginabile ma esaltante, che celebremo in puro spirito psichedelico!

Un palazzo scomparso, una nuova storia e molti altri canditi

In Via della Chiusa a Milano, laddove c’era un tessuto di case antiche e un fiorire di conventi e chiese, tra una rete di rogge e canali (che persino il toponimo della strada tradisce ancora, essendoci qui una grande chiusa di contenimento delle acque della zona destinate ad alimentare la fossa del Naviglio interno), sorgeva tra il numero civico 14 e 8, ancora prima dell’ultima guerra, una casa a due cortili, dei quali, il più interno conservava l’antico impianto della metà del ‘400. E’ in questo contesto – ahimè spazzato via dalle bombe del ’43 e dove oggi sorgono palazzoni moderni – che nel 1919 si registra la nascita della pasticceria di Angelo Motta.

La pasticceria Motta in via della Chiusa

La pasticceria Motta in via della Chiusa

Per il suo esordio da pasticcere si organizza con strumenti di fortuna, tant’è che attrezza il suo forno con un gruppo elettrogeno militare comprato alla fiera di Senigallia!!! La sua idea è quella di trasformare il panettone basso e compatto, già invenzione della pasticceria Biffi e Cova, rivoluzionando l’impasto e la forma, e per farlo si avvale dell’antico metodo della lievitazione naturale. E’ così che nasce il panettone più alto, soffice e bombato, ricchissimo di canditi e uvetta.

Dolcezze di una volta!

Dolcezze di una volta!

Motta farà fortuna con i panettoni, con il celebre marchio a forma di M e con il Duomo stilizzato. (… perché, con un’idea di marketing ante litteram, decide di sottolineare prima di tutti gli altri l’origine e l’identità tutta milanese di questo dolce). Ben presto la pasticceria, che cominciava ad avere innumerevoli ordini, negli anni ’30 impianterà uno stabilimento in via Carlo Alberto (l’attuale Via Mazzini) prima e poi in Viale Corsica, in un ex deposito ATM. Sarà l’inizio di un successo esportato, a differenza dei primi panettoni artigianali, in tutto il mondo.