Tennis per non tennisti

Si sono verificate diverse convergenze tennistiche in questo sabato, e quindi il libro di cui vi racconterò è Open di André Agassi.

la bella copertina del libro

la bella copertina del libro

Tra le convergenze annovero il fatto che dopo alcuni mesi torno a giocare a tennis, il fatto che volevo parlare di un libro che non fosse un romanzo, e perché no anche il fatto che nonostante il libro sia in giro da un paio d’anni è ancora in bella vista nelle librerie. Il che genera quell’effetto circolare e benefico, del tipo se è ancora in vetrina è perché è piaciuto e se è piaciuto allora lo mettiamo in vetrina.

Il mio personale Open mi è stato regalato da un’amica con cui ho condiviso molto tennis, sui campi milanesi ma anche su quelli di uno sperduto paesino marchigiano, Montelparo (e qui mi spiace che non ci sia l’audio, perché modestia a parte imito l’accento a perfezione) dove c’è un albergo che ha più campi da tennis che camere (si fa per dire).

E André Agassi è uno di quei tennisti di cui ci si ricorda anche se non si gioca a tennis. Ci si ricorda quelle sue pettinature (sarebbe meglio dire parrucche) che andavano negli anni ottanta e ora le trovate  soltanto in Canton Ticino. Ci si ricordano i pantaloncini di jeans, le magliette rosa, in un’epoca in cui il tennis era ancora tutto bianco e ingessato. Ci si ricorda che era fidanzato e poi sposato con Brooke Shields. Avete indovinato la mia età?

il tennista improbabile

il tennista improbabile

Non importa. Perché Open, e anche Agassi, ci danno la prova provata che lo sport a livello eccellente è una fatica improba e che il talento non basta, il talento non è che l’inizio, e dopo c’è fatica, stress, paura, scoraggiamento, esaltazione, e di nuovo fatica, stress, paura, scoraggiamento, esaltazione. Che anche per un giocatore che ha vinto più di tutti sono di più le partite perse che quelle vinte. Che anche un giocatore supertalentuoso ha bisogno di un allenatore, che tiri fuori il meglio di lui soprattutto psicologicamente. Che ogni partita si fa “un punto alla volta”. Somiglia parecchio alla nostra vita, vero?

elegante pantaloncino mai più riprodotto

elegante pantaloncino mai più riprodotto

Ed ecco, io ho apprezzato in questo libro, oltre alla piacevolezza della lettura, al ritmo da romanzo, alla quantità di informazioni che non sapevo neppure di non avere, lo sfatare il mito dei grandi, sportivi o non sportivi che siano, e la credenza che vedo affermarsi, per cui una volta che uno ha un talento poi tutto il resto viene da sé. Che secondo il mio modesto parere ha due conseguenze tra le quali non saprei quale scegliere: che chi ha talento sia un essere superiore e che per questo debba essere strapagato e strapremiato,  e che chi non ha talento si possa sedere tra gli spettatori e lì rimanere.

Dunque buon sabato a tutti, buona visione (qui sotto Agassi da Fazio) e buona lettura!

ps: se qualcuno ha voglia di scrivere, infociabattine@gmail.com

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