Invito a Milano con delitto

Un delitto molto milanese“, di Antonio Steffenoni, è un giallo che non poteva non far gola alla ciabattinasx, milanese ex pubblicitaria. Del resto è un consiglio della ciabattinadx, pubblicitaria ancora in forze.

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Penso che giallo sia la definizione giusta, perché il delitto compare nelle prime pagine e tutto il senso del libro sta nello scoprire non solo chi è/sono il/i colpevoli (non sperate che vi dia degli indizi, no no) ma soprattutto i moventi. Non ci avevo mai pensato con tale precisione: mica si può capire chi ha commesso un delitto, se non se ne capisce il movente. E in questo bel libro, con una suspense delicata e sommessa, i moventi sono i soldi, il sesso, il potere, cose ovvie e banali insomma, ma dalla cui miscela o prevalenza dipende tutto.

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E mentre l’indagine si dipana, e si snoda per avvicinamenti progressivi, senza fretta, entriamo nel mondo della pubblicità, quel mondo un po’ invidiato, immaginato come pieno di soldi e belle ragazze, dove ci si diverte lavorando e si è sempre in prima fila e si può anche diventare famosi. Visto però anche da dentro, un covo di vipere, giri di nero e fatture gonfiate, illusioni perdute e carriere vacillanti.

E camminiamo per Milano. Ci camminiamo moltissimo e sempre sotto la pioggia, dentro e fuori dalla questura di via Fatebenefratelli, nelle strade austere dietro il quadrilatero della moda, quei palazzi che nascondono con gelosia ossessiva i giardini e le bellezze dell’interno, per presentare all’esterno facciate sobrie e anche un po’ meste. Oltre alla pubblicità, viene in mente Cuccia, vengono in mente quei finanzieri tristi che le loro ricchezze enormi non si sa come se le godano e che il potere sembra rattristare ancora di più.

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Ci affezioniamo al commissario Ernesto Campos, mezzo spagnolo, con una sua cupezza alla delitto e castigo, essenziale e senza fronzoli né vanità, bravo, serio. Non ci commuoviamo per Marcello, la vittima, il proprietario dell’agenzia, né per Marella, la bella direttrice dell’agenzia, arrivista seducente e cinica. Non proviamo empatia per la ex moglie della vittima o per l’ex suocero. Simpatizziamo invece con il direttore creativo (forse qui dovrei usare il singolare, noi creativi ci identifichiamo nei nostri simili, abbiamo le nostre debolezze), perdente di cuore. E siamo dalla parte degli amici del commissario e di quelli che lavorano con lui. E un pezzettino di loro, sono sicura, resterà ancora per un bel po’ nei pensieri della ciabattinasx. E nei vostri, se decidente di leggerlo!

Buon sabato e buona lettura!

 

 

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