Nuovi esperimenti sugli utenti di internet: dopo Facebook, Ok Cupid.

Ieri controllavo la mia timeline su Twitter e mi ha colpito questo tweet de Il post, per cui sono andata a leggere l’articolo.

Schermata 2014-07-31 a 15.49.53

Devo dire che il nome OkCupid è già di per sè tutto un programma. Tipicamente americano mescolare con disinvoltura il linguaggio della boxe con quello della classicità… ma in questo caso, trattandosi di un sito di dating online e quindi di amorosi (si spera) incontri, anche corretto, visto che le frecce di Cupido quando sono ok mettono veramente ko.

Ma veniamo agli esperimenti. Il primo, in occasione dell’apertura della sezione Appuntamenti al buio, è consistito nel rendere invisbili per un certo tempo le foto dei profili, lasciando però aperta la possibilità di scambiarsi messaggi. Il secondo esperimento prevedeva che per un piccolo gruppo di persone i profili, che di solito consistono di foto + testo di presentazione, avessero soltanto la foto. Il terzo consisteva nel prendere un campione di persone con una bassa percentuale di compatibilità – calcolata attraverso un algoritmo messo a punto dal sito – e comunicare lore che erano invece compatibili al 90 per cento.

Quali sono i risultati? Dal primo esperimento emerge che, se non si vede la foto della persona con cui si potrebbe avere un appuntamento, o si lascia perdere oppure ci si concentra sullo scambiarsi dei messaggi, sul cercare di conoscersi insomma attraverso altri mezzi che non siano il guardare una fotografia. Dal secondo appare che la foto, l’immagine, prevale, e praticamente la presentazione non viene letta se l’immagine è abbastanza eloquente. Infine il terzo esperimento ci dice che, se qualcuno pensa di essere compatibile con qualcun altro si comporta di conseguenza; altrettanto farà se gli diciamo fin dall’inzio che è incompatibile.

Ora questo tema, emerso dopo lo “scandalo Facebook”, ha fatto un discreto polverone su temi quali la privacy, l’informare o meno i propri utenti di quello che si sta facendo con i loro dati, una certa etica del rapporto con gli utenti, e via discorrendo. Tutto questo è raccontato molto bene in un articolo di Wired:

http://www.wired.it/attualita/media/2014/07/30/le-cavie-di-okcupid-e-quelle-di-facebook/

Quello che accomuna, ad un occhio neutro come quello della ciabattinasx che vi sta scrivendo, è l’ovvietà delle scoperte. Come dire, l’acqua calda è già un progresso al confronto… Prima Facebook scopre che i messaggi deprimenti e negativi tendono a rendere tristi, depressi e propensi a vedere i bicchieri mezzi vuoti. E udite udite, scopre che lo stesso effetto ce l’hanno i messaggi positivi! Eppure tutti cerchiamo di evitare quei colleghi molesti che, come si dice nella mia famiglia, “non la trovano mai pari” e ci importunano con visioni apocalittiche del futuro e della vita. E cerchiamo invece di accompagnarci, per quanto possibile nelle diverse occasioni della vita, con quei tipi che definiamo “solari”; quelli che riescono a vedere il lato buono delle cose, a ridere di sè e delle cose grottesche che ci succedono.

Poi arriva OKCupid che, con degli arditi esperimenti, ci dice che l’apparenza inganna, e che forse è meglio parlarsi e conoscersi per capire se si può stare bene insieme; ma ci dice anche che la forza dell’immagine e dell’apparenza è quasi totalizzante; e infine ci apre il magico mondo delle aspettative, da cui emerge che se di qualcuno mi hanno detto peste e corna sarà difficile che ne abbia subito una buona opinione…

Ecco io già ritengo che se uno goes social lo fa nel bene e nel male. Se vado a una festa invece che a casa di una mia amica, è possibile che incontri dei cretini e dei cafoni, e anche che non passi una gran serata. Ma è altrettanto possibile, e spero che la legge delle probabilità, se qualcuno dei miei lettori la conosce, mi conforti nel dire che è il 50%, è altrettanto possibile che incontri qualcuno di intelligente e interessante. E non è che se mi è capitata la serata spiacevole (la sfiga, si sa, ci vede benissimo al contrario della fortuna) la colpa è delle feste, e alè, sulle feste ci si mette una croce sopra!

Il che non significa che non dobbiamo lottare per una maggiore trasparenza, per la protezione dei nostri dati, e contro gli abusi. Però ho il sospetto che gli abusi siano altri, e non vorrei che questi polveroni privi di vera sostanza distogliessero l’attenzione dai problemi veramente importanti.

Ecco, ho detto la mia.

Agli ardui la postera sentenza!

 

 

 

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