Prodotti di stagione: Il vino di Milano e l’olio del Garda.

Proprio questa domenica è terminata la vendemmia. Qualche bambino ha avuto la fortuna di parteciparvi. E almeno una volta nella vita sarebbe bello poterlo fare. Le occasioni anche vicino a Milano non mancano. Tra i luoghi più prossimi alle porte della nostra città, ci sono le colline di S. Colombano, che seppur in territorio lodigiano, sono rimaste una enclave della Provincia di Milano. Infatti all’atto del referendum di istituzione della nuova provincia, il capoluogo non volle rinunciare al suo rinomato vino, pur distando 22 chilometri a sud-est dal resto del suo territorio.

Posizione di S. Colombano, ne cuore del lodigiano, rispetto al territorio milanese

Posizione di S. Colombano, ne cuore del lodigiano, rispetto al territorio milanese

E naturalmente per ogni manifestazione naturale che si rispetti, non si può far a meno di far festa. E infatti già dagli anni Cinquanta del secolo scorso, la domenica dopo la festa del Cristo (che si tiene la terza domenica di settembre), viene dedicato un grande evento al prodotto “principe” della collina: il vino. Con il patrocinio della provincia di Milano, da allora la giornata di festa è dedicata alle famiglie, ai bambini e naturalmente agli appassionati di enologia che accorrono numerosissimi. I più giovani sono attratti dalla sfilata di Carri Allegorici che movimentano il centro della città tra musiche e canti. Anche perché spesso loro stessi ne sono gli autori, divisi in numerose compagnie. Questi si sfidano con allegorie dedicate alla coltivazione del vino e alla vendemmia, ma non solo, su carri animati da maschere in cartapesta e da una coreografia di personaggi che cantano e ballano intorno a essi.

Uno dei carri allegorici della manifestazione a S. Colombano (photo Milanotoday)

Uno dei carri allegorici della manifestazione a S. Colombano (photo Milanotoday)

Ma al di là di S. Colombano, anche il Garda è un’altra zona dove poter fare esperienze di vendemmie, dalla Franciacorta fino al lago; oppure nell’Oltrepò pavese, dove le colline si riempiono di gente intenta ad affannarsi tra i filari. E magari qualche coltivatore tardivo potrebbe ancora ospitare voi e i vostri bambini per farvi assistere o per invitarvi a entrare tra le squadre dei raccoglitori, o ancora farvi pestare coi piedi gli acini di uva nei grandi tini, come si faceva una volta! Molte Cantine infatti aprono ai bambini: li portano nei vigneti, fanno fare la pigiatura coi piedi, raccolgono il loro mosto e lo indirizzano verso le vasche di fermentazione. Ad esempio, l’Azienda Montenato Griffini a Bosnasco, nell’Oltrepó è una di queste. Qui i più piccini sono sempre ben accetti e graditissime le loro domande ed il loro interesse.

Ma tante comunque sono le manifestazioni sul tutto il territorio lombardo e nelle regioni limitrofe, dal Piemonte al Veneto, dal Trentino all’Emilia. E non vi mancherà occasione (se non è per quest’anno sarà il prossimo), per poter partecipare a qualcuno di questi eventi, davvero istruttivi e interessanti per i vostri ragazzi! Tra le iniziative autunnali, vi segnalo un altro appuntamento con la natura, davvero imminente: quella delle olive!

Campagne di Ulivi nella versione di Van Gogh

Campagne di Ulivi nella versione di Van Gogh

Per questa occasione, di nuovo le campagne saranno prese di mira per partecipare ad un’antichissima attività, anche in Lombardia. Si! Perché anche in questo caso la nostra è una regione ricca di piante d’ulivo, anche se per via del clima la raccolta è spesso più tardiva. Infatti se in alcune regioni che affacciano sul mare le reti si stendono già a fine ottobre e a novembre, qui si inizia tra dicembre e gennaio, come nel caso della zona del comasco tra Griante e Sala Comacina, lungo la costa occidentale del Lario.
Ma rinomata è soprattutto la zona del Garda, con un clima più mite. Qui l’olio extra vergine d’oliva Garda D.O.P. è ottenuto dalla cultura di olivi posizionata alla latitudine più a nord del mondo! Questa particolare situazione è dovuta al lago che crea, alle pendici delle Alpi, proprio un microclima mediterraneo. Tanto che già da fine ottobre o inizio di novembre (a seconda delle annate), inizia la produzione di questo olio molto delicato, proprio come succede in Toscana o in alcune zone della Liguria. Quest’anno forse addirittura più avanti, verso la metà del mese di novembre, cosa che vi darà tutto il tempo di organizzare per la vostra famiglia, una bella gita fuori porta, a poche ore da Milano!

L’uomo che metteva in ordine il mondo: potessi invitarlo a casa mia oggi stesso lo farei

Eccomi con un nuovo libro da raccontare. Ieri sera sono passata alla libreria Gogol & company, dove non ero mai stata (ebbene sì, sto a Milano, ebbene sì, la conoscevo molto bene di nome, ma no, non ci ero ancora stata), che sarebbe un indie bookstore se fossimo in LA, e che è proprio bella e piena di iniziative. E se penso al libro bello che sto per raccontarvi e a tutti i libri che ho visto da Gogol & company sono meravigliata, e contenta, che l’umanità che fa tante schifezze (e sarà il periodo ma proprio ne fa tante tante) sia capace anche di produrre tante storie meravigliose (e qui ripeto volutamente il concetto di meraviglia).

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“L’uomo che metteva in ordine il mondo” è un bel titolo ma non, diciamocelo, folgorante. Corrisponde al contenuto, questo è vero, e in Svezia si chiamava qualcosa tipo “Un uomo di nome Ove”, che anche quello non era proprio folgorante. Ma probabilmente l’intento dell’autore, un certo Fredrik Backman a noi del tutto sconosciuto, non era quello di folgorare. Anzi. Ti mette un po’ alla prova, all’inizio, come lettore. Non ti tira dentro subito. Ti fa intravedere delle cose, come se ti dicesse, guarda se ti fidi entra, se non vuoi fidarti vai pure, io sto qui lo stesso. Inutile dire che io non me lo sono fatta dire due volte. Sono entrata e ho fatto bene, benissimo.

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L’essenziale è invisibile agli occhi (giustamente la più citata citazione da Il piccolo principe) ma noi abbiamo cinque sensi, non uno. E quindi l’essenziale di Ove, l’uomo che metteva in ordine il mondo, si fa presto strada nel nostro cuore. Mi commuovo tuttora a scriverne, di Ove. Perché è uno che è quello che è. Non si finge amabile e intelligente e colto per conquistarsi il favore dei suoi simili. Ma c’è. Solido, quindi ingombrante. Con una personalità, quindi fastidioso. Generoso, quindi spiazzante. Che brontola ma fa le cose. Che fa fatica ad accettare che il mondo non sia come sarebbe bello e giusto che fosse, e fa la sua parte per migliorarlo. Che non si tira indietro quando il brutto e l’ingiusto entrano in casa sua senza bussare. Che sì, non ce la fa più e vorrebbe suicidarsi, ma arriva subito quando lo chiamano perché hanno bisogno di lui.

In qualche modo, in una storia che è piccola e circoscritta e anche modesta, c’è nascosto il meglio dell’umanità. Non ve lo so dire meglio. Sulla fascetta del libro, di un bel giallo squillante, c’è strillato che è un libro COMMOVENTE. E be’, questa volta è vero. Io non faccio testo, che sono capace di commuovermi anche per la pubblicità della Barilla, ma sono sicura che piangerete anche voi. Di quei pianti in fondo belli, dolci e un po’ purificatori, quelli non del dolore ma della commozione appunto: quando l’anima che spesso se ne sta nascosta a fare il suo lavoro nelle retrovie trova uno spiraglio per affacciarsi e dire, ehi, c’è molto di più di quello che appare, dentro e fuori di te.

Si, correte in libreria a comprare la storia di Ove. E se vi delude prendetevela con me. Anch’io ho il mio pezzo di Ove (quello buono e anche quello ruvido) ben custodito dentro di me.

Buon sabato e buona lettura!

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ps Martedì 1 ottobre comincia una bella iniziativa da Gogol & company: cinque autori italiani raccontano i loro “nonni putativi”. Si comincia con Marco Missiroli che racconta Dino Buzzati… se vi sembra possibile perderselo…

 

La prima mattina Ciabattina: andar per foglie e farne di tutte le tinte

Le luminose mattinate a Milano, di questi ultimi giorni. Foglie, e poi foglie, e foglie ancora. E un’idea per trasformare il bello dell’autunno in qualcosa di utile. Milano by Morning comincia così!

Si comincia raccogliendo le foglie... (photo: Luigi Alloni)

Si comincia raccogliendo le foglie… (photo: Luigi Alloni)

Vi ricordate l’anticipazione di settimana scorsa? Questa nuova rubrica vuole essere un po’ di servizio, suggerire spunti, segnalare curiosità e anche fare piccole cronache di ciò che accade la mattina a Milano, un po’ diversamente dal solito, visto che comunemente si celebra la Milano by Night. E allora cominciamo dalla prima Mattina Ciabattina. Come? Approfittando di questo (speriamo) splendido autunno. Che ci regalerà, come ogni anno, quintalate di ottima materia prima: le foglie! Sì, perché l’idea è quella di trascorrere una mattinata raccogliendo foglie, gusci e altre materiali della Natura per poi trasformarli in tintura naturale.

Guidati dalle mani esperte di Paola, le scoperte mattiniere si moltiplicano

Guidati da mani esperte, le scoperte mattiniere si moltiplicano (Photo: Laura Donati)

Laura- dì, che vi ho presentato virtualmente settimana scorsa e che mi aiuta scovando idee simpatiche  in giro per la metropoli, mi ha raccontato di un’amica sua, che tra le molte interessanti attività, invita a tingere i filati naturali con le piante. Allora immaginate una mattina così: passeggiando con Paola della Pergola, così si chiama questa esperta e appassionata signora amica di Laura-dì, potrete imbattervi in una notevole quantità di piante; ne raccoglierete le foglie ma anche le cortecce, le bacche e i gusci di frutti, per poi ricavarne, la mattina seguente nel laboratorio di Paola, tinture tutte naturali per vostri i tessuti o indumenti. La proposta è nuova, ma ha un sapore antico, non solo perché così si faceva un tempo, ma anche perché Milano tradizionalmente era ricca di piante tintorie, e in più in Lombardia le filande si moltiplicavano, anche in funzione dell’abbondanza delle materie prime per filati, come gli allevamenti ovini e quelli di bachi da seta. Forse non molti sanno che anche Ludovico il Moro deve il nome non al colore della sua pelle, quanto al fatto che avesse introdotto nella Lombardia rinascimentale i gelsi neri per la coltivazione del baco. A queste attività si applicò la perizia nelle tinture: quante tonalità naturali, dai gialli più tenui come quelli delle tuniche delle cipolle, delle foglie di piantaggine e di pomodoro, all’écru dei gusci spinosi dell’ippocastano, al nocciola dell’edera, al verdino dell’ortica fino alle sfumature violette delle more di gelsi e delle bacche di Sambuco… Oggi come oggi si usa persino il nerissimo Riso Venere!

Una delle piante più consigliate per la tintura è il Verbasco

Una delle piante più consigliate per la tintura è il Verbasco

Tornando alla nostra mattinata, raccolte le materie prime, si va a tingere in laboratorio: i colori variano a seconda della stagione, del trattamento, del filato… una vera sperimentazione! Gratificanti sono i risultati: vantano un’invidiabile gamma di sfumature, il tutto altamente personalizzato e mai omologato. In altre parole… naturale! E naturale dovrà essere anche il filato o il tessuto del vostro indumento… ma sarete ben guidati da Paola,  se lo vorrete, che vi propone queste due mattine, una per la raccolta e una per la tintura, o dei veri corsi di tintura… a meno che non preferiate lanciarvi in un ardito fai-da-te (ma ben sostenuto da robuste informazioni, mi raccomando).

Una naturale magia: ecco uno dei passaggi della tintura

Una naturale magia: ecco uno dei passaggi della tintura

Cosa vi serve per cominciare? Non certo un’attrezzatura complicata e costosa: guanti e forbici da giardino, un paio di scarpe comode ed entusiasmo. E a tutti voi buonissima mattina Ciabattina!

N.B. Non dimenticate la fotocamera per riprendere tutte le fasi e farne dei post perfetti per ogni razza di social media così da far diventare gli amici un pelino verdi d’invidia. Ma un verde da tintura naturale, of course.

P.S. per contattare l’esperta: http://www.paoladellapergola.it

Vietato scrivere sui muri! Anzi, no!

VIETATO SCRIVERE SUI MURI. Così ci hanno detto fin da piccoli ; e così ogni giorno le istituzioni esortano i ragazzi che si esprimono attraverso scritte, spesso incomprensibili, sulle cortine dei nostri palazzi. Se poi le facciate sono di beni architettonici vincolati, in un’area soggetta a tutela ambientale, ai sensi del Codice dei Beni Culturali, il divieto è massimo. Ma ci possono essere dei ma… Soprattutto se l’operazione fa parte di un progetto artistico, finanziato e “bendetto” da una serie di istituzioni, e per di più, con l’autorizzazione dello stesso Comune di Milano, che vi vede un abbellimento di una piazza storica, nel centro di Milano. Non stiamo parlando in via teorica, ma di un interessante esperimento, MilanoWallArt, a cui sta dando vita l’Azienda Ospedaliera Gaetano Pini, proprio intorno alle sue strutture e in particolar modo nello spiazzo che si apre tra Via S. Calimero e Piazza Cardinal Ferrari. In poche parole, con il contributo della Fondazione Cariplo, e il supporto di una serie di istituzioni, l’ente sanitario ha deciso di valorizzare, anche i vista di Expo, i luoghi in cui si è installato ed è divenuto grande, fino a identificarsi con questo lembo di centro storico (c’è persino una piccolissima via che ne porta il nome).

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la zona interessata dagli interventi artistici. Vista dall’alto

La piazza in questione, in cui sorgono in realtà una serie di istituzioni, non ultimo l’Archivio Diocesano, il Monastero della Visitazione, (dietro l’alto muro che preserva la centenaria clausura), la Chiesa di S. Calimero con la sua canonica, ha subito lo stesso triste destino di molti dei Corpi Santi (come non ricordare l’infinito scavo di Piazza S. Ambrogio!) che punteggiavano il territorio milanese subito a ridosso delle antiche mura medioevali. Ricordiamo che i Corpi Santi erano gli antichi cimiteri che servivano i vari sestieri di Milano, menzionati nelle cronache spesso per la tumulazione dei membri del cristianesimo dei primi secoli o addirittura di qualche santo. Ora queste aree, anche per la loro posizione, un po’ defilata rispetto al tessuto abitativo storico, furono per molti secoli abbandonati o lasciati all’incuria, fino a dimenticarne la sacralità del suolo. Con l’espansione ottocentesca della città, spesso si ridussero ad anonimi vuoti tra le nuove costruzioni, spiazzi informi, circondati da qualche antica testimonianza architettonica (spesso una chiesetta o a volte una basilica a guardia dell’antico sepolcro). Proprio per questa scarsa propensione ad assumere una funzione di piazza, come luogo pensato per l’incontro o per il vivere comunitario, le passate giunte comunali, con un politica della mobilità piuttosto miope e tutta puntata sulle auto, pensò bene di destinare tali luoghi “senza più memoria” in parcheggi sotterranei. Era chiaro che dopo la prima “grattatina” i lavori sarebbero stati fermati dalla Sovrintendenza, per i ritrovamenti di ossa, lapidi o ritrovamenti di antichità varie. Il risultato fu per anni la scomparsa di interi lembi cittadini, inghiottiti dalle voragini fameliche del Piano del Traffico della Milano degli ultimi scampoli del XX sec. Questo preambolo, che in realtà era solo lo spunto per raccontarvi la storia di questo angolo di città, serviva per dire che la Piazza Cardinal Ferrari, riemersa dalle ceneri dei lavori per i parcheggi sotterranei, sconvolta da anni di polemiche e con un arredo urbano, punteggiato da ben pochi fili d’erba (chi non ricorda la grande aiuola al centro, con gli alberi di ciliegio, che riempivano di rosa i marciapiedi lungo la strada!) ha acquistato solo un modesto ampliamento dell’isola pedonale. Il luogo, ormai accozzaglia di stili architettonici diversi, poco ha guadagnato, e poco sorriso ha regalato agli abitanti della zona: una grande distesa rivestita di pietra, fredda d’inverno e calda d’estate, circondata di alti muri tinteggiati di diversi colori, spesso lordati da scritte di writers di passaggio!

Jannacci in versione pop sul muro del monastero di clausura  (foto milanowallart).

Jannacci in versione pop sul muro del monastero di clausura (foto milanowallart).

Ora, ben venga il progetto degli artisti Pao, Ivan e Orticanoodies, per regalare alla zona il piacere di vedere la piazza allegra, colorata, fresca, soprattutto “pulita”: le enormi superfici delle cortine murarie sono state strappate agli amanti dello spray facile, della più spregiudicata bomboletta; seppur nuova, la piazza era uno spazio non risolto, che aveva bisogno di un restyling reale; e la sosta delle persone è più stimolante se comincerà a chiedersi cosa c’è su quei muri…Ma vediamo cos’è raffigurato su quelle superfici intonacate, frutto della nuova tendenza dell’arte contemporanea, conosciuta come street art. Si tratta di 3 opere permanenti, di grandi dimensioni. In piazza Cardinal Ferrari, sul lungo muro del monastero delle suore di clausura gli Orticanoodies (Walter Contipelli e Alessandra Montanari), hanno immortalato eminentii intellettuali che hanno reso grande Milano. Il tutto, in stile pop.

Il pattern sul muro dell'Ospedale Gaetano Pini (foto milanowallart).

Il pattern sul muro dell’Ospedale Gaetano Pini (foto milanowallart).

In Via Gaetano Pini, il muro di recinzione dell’Ospedale omonimo, ospita l’opera di Paolo Bordino, in arte Pao, raffigurante le “contraddizioni”, secondo canoni tratti dalla graphic art.La cortina tra l’11 e il 13 di Via S. Calimero è stata infine felicemente reinterpretata da Ivan Tresoldi, in arte Ivan, che col suo consueto stile calligrafico, informa tutti i passanti che quel luogo custodisce le memorie della chiesa ambrosiana. Come un lungo messale srotolato lungo la facciata, lettere gotiche ricordano i documenti conservati nel limitrofo Archivio Diocesano. In alcuni casi le lettere nel loro ritmo serratissimo e obliquo ricordano antichi tomi ordinati sulle scansie di una lunga e sterminata sacra biblioteca.

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Il progetto artistico di Ivan: schema con i decori sulla facciata di Via S. Calimero 11. Le parti architettoniche sono le finestrature e l’arcone romanico in basso a sinistra (riproduzione milanowallart).

Insomma un esperimento del tutto riuscito, a dispetto di certe critiche levatesi dai più riottosi benpensanti di Porta Romana. Una bella prova per rivilitalizzare questa città ancora troppo sonnacchiosa, e inconsapevolmente impreparata ad ospitare un imminenete Expo. Ah, dimenticavo…ora portateci i vostri bambini e dite che non si scrive su certi muri!

Reading in America ovvero Il cardellino di Donna Tartt

Ci sono scrittori a cui ci legano altre cose oltre ai libri, o cose personali che sono successe mentre si leggeva un loro libro, o mentre un loro libro era uscito e tutti ne parlavano. Scrittori insomma mescolati con la nostra vita più di altri.

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Per me tra questi c’è Donna Tartt. Mi ricordo quando è uscito il suo primo libro, Dio di illusioni, che mi piacque ma neppure troppo, e di cui per svariate ragioni si parlò molto, sui giornali e con gli amici. Mi ricordo quando è uscito Il piccolo amico. E sicuramente mi ricorderò di quando è uscito Il cardellino.

Come alcuni di voi avranno letto nei miei tweet #AnnainLa e #readerguestastelleestrisce, è stato il libro che mi ha accompagnato nella mia estate americana. Memorabile, l’estate americana. E memorabile il libro.

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E’ difficile parlare di un libro di cui si sono scritti tanti articoli e pezzi. Non che io li abbia letti. Avendo deciso di leggere il libro a prescindere, mi sono deliberatamente astenuta dal leggere critiche e commenti, che per quanto belli e saggi e motivati e profondi, avrebbero influenzato la mia lettura e creato aspettative. Le aspettative, si sa, sono una delle più grandi fregature che la mente umana procura all’uomo, e siccome si generano anche per partenogenesi, senza essere richieste e spesso anche senza che ce ne accorgiamo, andarmele a cercare non mi pareva il caso.

Così ho messo l’ebook nell’iPad e sono partita. Ho finito di leggere Il figlio di Philippe Meyer, che mi è passato sopra come acqua fresca pur avendo richiesto un bel po’ di tempo, e ho cominciato Il cardellino. Con grande calma. Che pure se  ha una dimensione di voglio sapere come va a finire, non ha il passo del thriller o del mistery. E a lungo io e Il cardellino siamo rimasti insieme. Non avevo fretta di finirlo. Dato che mi piaceva, perché mai?

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Il cardellino è molti libri. Il che è sorprendente, se si considera che c’è un solo protagonista e che l’arco temporale in cui si svolge non supera i vent’anni. Ed è molti libri proprio nel senso dell’esperienza di lettura. Non solo perché ci sono dei momenti e delle situazioni molto precise, e il passaggio alla situazione successiva è netto e indicato con precisione. Ma anche perché ci sono diversi toni: c’è la storia di un mistero che si risolve solo alla fine; c’è la storia di un amore; c’è la storia di un’amicizia; c’è la storia dell’arte e di cosa non si farebbe per lei; c’è l’imprevisto che arriva e scardina tutto quello che esisteva prima; c’è la storia dei genitori e dei figli e dei loro rapporti complicati; c’è lo smarrimento, la perdizione, e il riscatto. C’è sicuramente tutto il viaggio dell’eroe, il grande archetipo di tutte le storie. C’è il nostro mondo; pur essendo un libro ambientato sostanzialmente in America, è il nostro mondo globale, interconnesso, pasticciato e goffo e meraviglioso. Per non parlare di Theo, il protagonista: quanto mi è mancato quando ho finito il libro!

Ecco, come sempre non vi ho raccontato la trama e men che mai fatto “la recensione”. Ma davvero, leggetelo. Prendetevi del tempo. Centellinatelo. Metteteci un mese, come me, o anche di più. Ma sappiate che vi piacerà, la sera, prima di dormire, poter ritornare da Theo. E vi verrà anche una gran voglia di andare a vedere il quadro di Carel Fabritius che dà il titolo al libro!

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Buon sabato e buona lettura!

Nasce Milano by Morning: il buongiorno si vede dalla Ciabattina!

Anche Ciabattinadx torna a scrivere insieme ai suoi due co-blogger e lancia una rubrica tutta nuova: Milano by morning! Tutti parlano di Milano by Night, noi vogliamo dalla prossima settimana riportarvi un po’ della vita mattutina di Milano, delle curiosità da scoprire, delle attività da fare. Insomma, la Mattina Ciabattina!

Per brindare alla novità mattutina... una tazza di caffè Ciabattina!

Per brindare alla novità mattutina… una tazza di caffè Ciabattina!

Sarà dunque una rubrica un po’ “di servizio”, per conoscere qualche proposta milanese antimeridiana: chi è lontano o in quelle ore in ben altre faccende affaccendato, potrà comunque “ciabattinare” virtualmente in giro per la città con noi. E dico noi, perché avrò alla mia destra (del resto sono Ciabattinadx) un’eccellente compagna d’avventura, sempre attenta alle piccole grandi novità e tendenze milanesi: è Laura Dì! Sì, il suo cognome comincia per D, ma il nickname Dì sottolinea la sua perizia nello scoprire cose che succedono durante il dì. Allora vi attendo settimana prossima al grido di “Goooood Moooooorning Milano”*!!

*mi fa molto piacere ricordare così anche il grande, grandissimo Robin

Shopping in America

Ed eccoci alla seconda puntata di #AnnainLa.

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Shop till you drop è non a caso una comedy che si sono inventati gli americani, che non a caso è durata molti anni ed è finita per diventare un modo di dire. Fare shopping in America è un’attività divertente, gratificante, sfinente. Divertente soprattutto per noi, perchè i commessi sono talkative e simpatici, alla cassa ti fanno i complimenti per quello che hai acquistato, se ti sei dimenticato una promozione te la ricordano, se c’è un modo per risparmiare qualcosa te lo propongono. Perchè di ogni cosa ce n’è una quantità così enorme che è difficile non trovare la tua taglia. Perchè  ci sono dei capi così enormi che non pensi possano andare a qualcuno, e poi vedi arrivare dei tizi che sono così alti e così prestanti che, accidenti, la XXXL l’avranno pure inventata per qualcosa.

 

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Gratificante perché c’è sempre qualcosa in saldo, e quindi anche le tasche meno capaci ce la possono fare. Perchè il basic c’è sempre ed è basic anche nel prezzo. Perchè i pantaloni ci sono in diverse lunghezze oltre che larghezze. Perché si ricordano che i vestiti si devono mettere indosso e la vestibilità non viene sacrificata a favore dell’estetica. E last but not least perché l’euro è una moneta forte, e l’unico momento in cui ci se ne accorge perché crea un vantaggio è quando si calcola che cosa ci costa in euro quello che stiamo per comprare.

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Sfinente perché c’è troppo di tutto. Troppi negozi, troppa offerta, troppa varietà. A cui però si può ovviare. Io ad esempio ho scelto di andare in un solo outlet, quello di Desert Hill; mi sono data un tempo limite di tre ore; ho studiato la mappa e scelto i marchi che mi interessavano. Poi invece ho fatto la flaneuse nei negozi di Big Bear Lake, di Pasedena, di Arcadia. E sono andata persino a Rodeo Drive, dove, mistero dei misteri, si incontrano un sacco di italiani… considerato che sono per lo più gli stessi negozi di moda delle loro città, che li vadano a vedere oltreoceano per me è un mistero! D’altro canto, se li ho visti vuol dire che c’ero anch’io… che però ho un’alibi: ero con mio nipote che adora le macchine di lusso, e sa che a Beverly Hills e Rodeo Drive ne vede una dietro l’altra!

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Bene, visto che non voglio annoiarvi, quello che ho comprato ve lo metto nella prossima puntata, e così potrete anche giudicare se il livello delle mie foto è migliorato! Ad esempio che ne ve ne pare di questo Sunset in Big Bear Lake?

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