Condividere è prendersi cura: cito dal libro Il cerchio di Dave Eggers e resto perplessa

Detto così, “condividere è prendersi cura” è bello e suona come una cosa da condividere. Ma se avete, o aveste, letto tutto il libro Il cerchio di Dave Eggers avrete, o avreste, tutt’altra opinione su quel concetto e sul concetto di condividere, in particolare così come si è sviluppato da quando esistono i social network.

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Nel libro di Eggers il Cerchio è una megaazienda come una Google o una Amazon ingigantita, con degli impiegati così coinvolti e maniacalmente dediti che si danno un gran daffare per “completare il cerchio” e per convincere anche i più reticenti che condividere ogni attimo della propria esistenza è l’unico modo per migliorare il mondo.

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Come ricordava giustamente Francesco Musolino nel suo pezzo su Minima&Moralia, già Morozov nel libro “Internet non salverà il mondo” ha posto il problema: perché le aziende vogliono migliorare il mondo? Potrebbero limitarsi a produrre qualcosa di buono e utile, e invece l’ultima frontiera del capitalismo è diventata questa: migliorare il mondo. E sì che già la tradizione popolare diceva che il meglio è nemico del bene…

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Ma torniamo alla condivisione. Condividere è prendersi cura, dice ad un certo punto la protagonista del libro, e la frase viene stampata come un mantra perché nessuno la dimentichi. Bisogna condividere perché gli altri, quelli che non possono vedere quello che stai vedendo tu, non possono ascoltare quello che stai ascoltando tu, non possono provare gli stessi frisson che provi tu, gli altri hanno diritto a tutto questo, e privarli di questo sarebbe un atto di egoismo imperdonabile. Peggio, se non vuoi condividere forse è perché quello che stai facendo non è così bello e lecito…

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Il che ci porta dritto dritto all’altro tema forte del libro, che è la trasparenza. Un sostituto della morale, pratico e semplice da esercitare: chi farebbe qualcosa di illecito se sapesse con certezza che qualcuno lo sta guardando? Quindi perché avere una morale, un senso etico, perchè esercitare quel naturale anche se a volte faticoso senso del bene e del male, quando una telecamera può avere lo stesso effetto? Se vi ricorda Orwell, Il Grande Fratello prima che diventasse una trasmissione televisiva, bene, è proprio quello che Eggers vuole.

illusione_otticaE invece. Condividere è un bisogno, e i social media ci hanno offerto un modo immediato, veloce e facile per farlo. E’ anche un piacere e un divertimento. Magari in qualche caso è un prendersi cura, lo concediamo alla protagonista del Cerchio. Ma prima di condividere scegliamo. Che cosa, con chi, perché, quando… Mi suona un po’ banale e lapalissiano, sì. Ma capita, stando tanto su Facebook e sugli altri social per lavoro, che si vedano accampare pretese, o dare per scontato, o mancare di rispetto senza neppure rendersene conto. Non è una questione di privacy. E’ una questione di limiti. Gli psicologi insegnano che abbiamo intorno a noi una sorta di guscio invisibile ma inviolabile, e quando entriamo in contatto con qualcuno lo facciamo inconsapevolmente consci di quei limiti. Ecco, questo è l’unico cerchio che vale la pena di difendere!

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One thought on “Condividere è prendersi cura: cito dal libro Il cerchio di Dave Eggers e resto perplessa

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