Vite che non sono le mie: incontri e pensieri in margine ad un aperitivo da FeelFood.

images-6Capita che una sera non hai nulla di particolare da fare, sei nella zona in cui una tua amica ha da poco aperto un locale, il locale ha un nome che hai proposto tu, la tua amica ha una cucina buonissima e sana e leggera, fuori piove, dentro c’è un bel tepore, passi da lei e ti fermi per un paio d’ore.

Capita che mentre la tua amica fuma una sigaretta e tu ti stringi nel cappotto perché è umido ed è sera, e dopo mentre sei appollaiata su uno sgabello e sorseggi un calice di bianco leggermente frizzante la gente passa ed entra ed esce. Saluta, si ferma, compra, assaggia.

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E’ un altro mondo. Prima penso com’è diverso, stare tutto il giorno in un ufficio, davanti al computer, comunicare di persona solo con i colleghi, e con il resto del mondo via telefono o via email o via social. Poi penso anche quante vite esistono. Che spesso non incontriamo neanche per un attimo, solo perché non guardiamo. Non lo facciamo apposta e spesso crediamo anche di essere molto attenti, e ci stupiamo che il mondo sia così poco interessante, monotono, noioso. Poi capita che la vita decide di stupirci. Prima ci dà uno scossone, tanto per vedere se la pasta di cui siamo fatti è solida e resistente oppure la compattezza si sgretola al primo impatto. E dopo che ci siamo ripresi dallo scossone ci accorgiamo che appunto, non eravamo attenti per niente. Guardavamo senza vedere. O addirittura non guardavamo affatto.

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E nel momento in cui si comincia a guardare i colori si stagliano in tutta la loro brillantezza e gamma di pantone, gli incontri si fanno intensi, fulminanti, densi. E si è intensamente e completamente presente in ciascuno di quegli incontri, per breve che sia.

La signora che ha la galleria d’arte a Saint Tropez e che racconta che solo gli italiani hanno abbastanza iniziativa e inventiva per fare qualcosa di interessante. Il signore che cena prima di andare a prendere un treno, e ti chiede un libro bello, e tu cominci ad elencargliene decine. La coppia che ha cenato in compagnia dei russi più rumorosi del mondo e dice “che pace meravigliosa” dopo aver varcato la soglia. Gli habitué della porta accanto che ormai non cucinano più ma passano a prendere ogni sera qualcosa di diverso (e qualche volta si prenotano pure prima). Le ragazze affamate che aspettano impazienti il “paonazzo napoletano” che si sta scaldando nel forno.

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La biblioteca di via Melzo. Bellissimo liberty

E ti porti a casa delle vite che non sono le tue (ogni riferimento al libro di Emmanuel CarrèreVite che non sono la mia, è del tutto deliberato).

Per concludere, FeelFood mi ospiterà con una pila di libri per proporre ai clienti qualche regalo di Natale. Si sa che regalare un libro è sempre la scelta giusta. Voi cari lettori e amici sapete che vi ammannirò un post con i miei modesti consigli in merito. Ma intanto, se siete a Milano, in zona Porta Venezia, l’11 dicembre dalle 18.30 in poi, venite a prendere l’aperitivo con me e a chiacchierare di libri. FeelFood è in via Melzo 22. Vi sembra una pubblicità? Ebbene sì, lo è, ma per niente occulta!

 

 

 

 

 

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  1. Pingback: Del regalare i libri per Natale | ciabattine

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