Di libri femminili e di lettrici, con un pizzico di polemica verso il mondo dell’editoria

La milanese sui libri ha deciso di cominciare il 2015 con un pizzico di polemica.

Non è che l’ho fatto apposta, o che ho aspettato questo fatidico anno per tirar fuori “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge” (il correttore automatico ha corretto rugge in rughe, secondo me ha letto il titolo ed è già pronto). E’ che ho cominciato l’anno con tre libri. Due sono femminili. Il terzo no. E qui casca il primo asino.

La categoria dei libri “femminili”, pur essendo vasta e variegata, è uno di quei luoghi comuni che tutti capiscono (che tutti capiamo). Sono per lo più scritti da donne, analizzano i sentimenti, approfondiscono l’amore, prendono le storie dalla vita reale (che ha sempre superato la fantasia) o raccontano storie che potrebbero essere la vita reale; lo fanno con più o meno garbo e abilità; avvolgono e coinvolgono spesso al punto che i personaggi sembra di conoscerli davvero e la mattina ci si sveglia pensando al protagonista e chiedendosi come sta. Ma la categoria dei libri “maschili”? Quella non esiste. Non vi verrebbe mai da dire “è un libro maschile” e se lo diceste nessuno capirebbe a cosa vi riferite.

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E dunque leggo due libri femminili e uno no. “Una più uno” di Jojo Moyes è appena uscito. “I segreti di mio marito” di Liane Moriarty e “La grande bugia” di Luke Brown escono tra qualche giorno. Sono tutti e tre Mondadori, quindi sapete che li ho letti per lavoro oltre che per piacere.

Di Jojo Moyes ho già parlato perché mi piace. Ha quel modo appunto femminile di raccontare: vita vere, personaggi veri, situazioni vere; uno stile diretto, britannicamente scanzonato ed ironico; e un modo di tirarti dentro nella storia che ti sembra di essere entrato in un rabbit hole da cui non sai se e come uscirai (ma di certo non ti preme di uscirne!).

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Liane Moriarty è superfamosa nei paesi anglosassoni e sta facendo fiorire il “psichological thriller” ovvero quel thriller in cui non conta tanto la scoperta del colpevole quanto le mutazioni e le alterazioni che un delitto provoca, in chi l’ha commesso, in chi è parente o vicino di chi l’ha subito, e in tutto il mondo circostante. E “I segreti di mio marito” è esattamente questo. Quanto a “La grande bugia”, esordio dell’editor diventato scrittore Luke Brown, ambientato nel mondo dell’editoria e della Londra letteraria, pieno di alcool e di droghe, è una storia di diversi livelli di fallimenti personali e lavorativi, di riscatti e pentimenti, di dolore e di amicizia, in cui il perdono arriva gratuito e inaspettato (come fa sempre il perdono, peraltro).

Ora, è chiaro anche a voi leggendo questi miei ipersintetici e personali commenti che se doveste regalare un libro a una ragazza o a una signora scegliereste uno dei primi due, e se lo doveste fare a un uomo scegliereste il terzo.

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Luke Brown

Fin qui tutto bene, più o meno. Ma c’è una cosa che Luke Brown mette in luce, credo volontariamente e consapevolmente, che è questo: le redazioni. gli uffici degli editori, le feste dell’editoria, le fiere del libro sono piene di donne belle, intelligenti, eleganti, indipendenti, colte; ci sono sempre più donne che uomini; ma i boss sono sempre uomini. E ce n’è un’altra che ho notato io (e certo con me moltissimi altri): che le donne leggono molto di più degli uomini, che molti uomini non leggono affatto, ma la categoria “libri femminili” non è neutra o semplicemente funzionale. Ha un sapore amarognolo, di qualcosa di leggermente inferiore; non drammaticamente inferiore, per carità; non esattamente spregevole; ma neppure elogiativo.

E sono cascati altri due asini.

Faccio cadere il quarto dicendo che per molti anni, sebbene fosse chiaro che erano le donne quelle che leggevano di più, si producevano molti più libri “non femminili” che libri “femminili”. Poi un giorno qualcuno si è accorto di questa bizzarria e siamo stati invasi (o meglio invase) da una sovrapproduzione di libri “femminili”. Al punto che adesso credo molte donne storcano giustamente il naso di fronte alla categoria e a molti dei suoi contenuti.

Voi sapete che le ciabattine sono per la parità. Parità e differenza. Uomini e donne non sono uguali, ma hanno uguali diritti e devono avere uguali opportunità. Per ragioni di sopravvivenza, se non altro. E dunque la ciabattinasx, alias milanese sui libri, vorrebbe proprio che abbandonassimo queste categorie. Si sa che le categorie sono utili anche se semplificano e costringono. Quindi se proprio dobbiamo usiamole per mettere ordine in una biblioteca o in una libreria. Ma per giudicare, cerchiamo di essere più sottili, più fantasiosi, più articolati.

E regalate Luke Brown alla vostra migliore amica, Liane Moriarty a vostro padre e Jojo Moyes al vostro compagno. Poi scrivetemi i commenti!

Buona domenica e buona lettura!

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