“Chi manda le onde”, il nuovo romanzo di Fabio Genovesi

Che La milanese sui libri sia una donna fortunata lo sapete, ve l’ho ripetuto fino allo sfinimento. Ma lo devo ribadire un’altra volta.

Perché ho letto per dovere un libro che avrei letto per piacere: “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi. Fabio lo conosco da tempo, e da quando lo conosco mi è simpatico. Abbiamo anche in comune la Toscana: lui è di Forte dei Marmi, io sono cresciuta a Pisa. Il suo libro Esche vive è tutto ambientato nelle campagne intorno a Pisa, quelle che percorrevo in bicicletta negli anni inquieti dell’adolescenza. Li avevo dimenticati, ma ora tutte le volte che ci passo di fianco, con il treno o con la macchina, li guardo con affetto.

E quando scrivevo su Piumedoca mi aveva regalato una bella storia, di lui e suo padre che pescavano. La trovate ancora sul blog. Trovate anche i vecchi articoli. Era un bel blog, mi è piaciuto farlo.

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Ma ora bando alle digressioni. “Chi manda le onde” era piuttosto atteso, qui in casa editrice. Forse perché era un po’ che Fabio non scriveva un nuovo romanzo. Forse perché durante un incontro aveva raccontato di essere stato ispirato, per il libro, da tutto quello che il mare porta alla spiaggia durante l’inverno, rifiuti tra cui si nascondono preziose evocazioni e regali inaspettati. Forse perché ha una bella voce, ed era bello immaginare di sentirgli leggere delle pagine (come spero farà durante qualche presentazione). O forse così, solo perché si ha voglia di un bel libro.

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E poi il libro è arrivato. Sull’iPad, per me. E ho provato di nuovo quella bella sensazione di quando sai che tra poco tornerai a casa e potrai rimetterti a leggere. E quella brutta sensazione di quando il treno è arrivato a destinazione e devi smettere di leggere…

No, non vi racconto la trama. Vi dico solo quello che mi è piaciuto: i personaggi con quella loro sfiga tipicamente italiana, ma anche gli stessi personaggi con una personalità inconfondibile e indelebile; i posti di villeggiatura in inverno, quei paesi di mare bellissimi e lasciati deserti, desolati ma fascinosi; la commistione dei linguaggi, onirico, surreale, dialettale, gergale, raffinato; le situazioni paradossali, così finte da essere vere e così vere da sembrare inventate; il mescolamento tra un surrealismo magico e una quotidianità squallida. Non credo di saperlo descrivere meglio. Vi direi solo di leggerlo….

Buon martedì e buona lettura!

 

 

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