Homo pluralis di Luca De Biase: no agli allarmi, si alla consapevolezza

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Ecco la milanese sui libri al lavoro di prima mattina. Non che normalmente non sia al lavoro di prima mattina. Solo che stamattina ci sono degli eventi alla Social Media Week di Milano e quindi comincio più tardi del solito e scrivo il post prima di andare al lavoro anziché dopo.

Con il caffè.

Del resto nell’Homo pluralis ci sta anche quello.

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Ci sono andata ieri, alla presentazione di questo libro. Da donna fortunata quale sapete che sono, sono stata invitata (ringrazio Codice Edizioni). Mi ha fatto sorridere il tweet di Barbara Sgarzi, che ho visto a fine presentazione, e intitolava Fifty shades of gray la foto dei tre relatori, Ferruccio De Bortoli, Luca De Biase e Morgan, ognuno con la sua variante di capelli grigi, brizzolati anzi.

Doveva essere una presentazione interessante, direte voi. E infatti lo era. Alla Fondazione Feltrinelli. Parecchio affollata, anche, che ci ho messo un po’ a potermi sedere.

Come sempre, vi dirò che cosa mi piace e mi è piaciuto. Innanzitutto il porsi ancora una volta il problema delle macchine e del peso e influenza che hanno nella nostra vita. De Biase ha ricordato come Ungaretti, si, il poeta, che è stato futurista e quindi credeva nelle macchine e ne esaltava la bellezza, ebbene Ungaretti nel 1953, scrivendo sulla rivista Civiltà delle macchine, scriveva di essere preoccupato per l’avvento dell’elettronica, perché le macchine avrebbero potuto superare gli uomini e togliergli l’immaginazione…

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Ma ho trovato interessante soprattutto quello che si diceva sulle piattaforme. Su come possano essere costruite per permettere delle azioni intelligenti e utili. Le piattaforme civiche, come ad esempio CIVICI, lo strumento di consultazione pubblica per le riforme costituzionali, sono luoghi dove non si dice “mi piace” o “non mi piace” ma si danno contributi veri e pensati. E naturalmente, se alla gente chiedete di dirvi solo mi piace o non mi piace lo fa, ma se gli chiedete qualcosa di più lo fa ancora più volentieri. Che il contesto sia importante se non determinante l’ha scoperto pure Facebook, quando segretamente ha fatto l’indagine su quanto vedere sul proprio wall messaggi ottimisti o pessimisti induceva ad essere più o meno sereni ed ottimisti. Che poi l’abbia fatto a nostra insaputa è grave assai, ma la rivalutazione del contesto è giusta. Ieri non è stato citato, ma Zygmunt Bauman ha sottolineato più e più volte nei suoi libri come sia terrificante essere ritenuti responsabili della propria vita in modo assoluto ed esclusivo, come se non ci fosse un contesto, come se le nostre scelte fossero fatte nel vuoto.

E a sostegno dell’importanza del contesto, delle piattaforme basate su dei progetti e non su dei like, Luca De Biase ha ricordato come anche la scoperta dei neuroni specchio va a confermare che siamo uomini, e donne, pluralis, definiti in primis dalle relazioni che intratteniamo con gli altri. Ed è essere consapevoli di questo che ci salverà, molto più di tutti gli allarmi che si possono strillare sulle macchine e la tecnologia.

Certo, poi si è detto molto altro. Ma io mi fermo qui. Un po’ perché devo andare a lavorare, un po’ perché penso che andrete a comprare il libro (lo fate sempre dopo i miei post, no?) e mi direte cosa ne pensate.

Io non l’ho ancora letto ma ce l’ho qui di fianco ed è nella to do list.

Buona giornata e buona lettura!

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