Cosa ho scoperto e imparato alla Social Media Week

La ciabattinasx non si sarebbe persa la Social Media Week per nessuna ragione al mondo. Avrebbe voluto andare anche a quella di Londra, ad essere sincera, ma non ci è riuscita.

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Quella di Milano è cominciata lunedì ed è ancora in corso. Ha un titolo bellissimo: Reimagining human connectivity. Bellissimo anche perché una delle cose belle della Social Media Week, come del Salone del libro di Torino o del Festival di Mantova o di Bookcity, è che incontri tutti quelli con cui normalmente ti parli via email, Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e qualsiasi altro social vi venga in mente. Ci parli guardandoli in faccia, e per quanta gratitudine si possa avere verso i social network, beh, niente sostituisce un incontro di persona!

Come sempre ci sono moltissimi eventi e in genere quelli che mi interessano sono in contemporanea… scegliere è difficile ma obbligatorio. Un’ulteriore scelta è che cosa vi racconto.

imagesAllora ne ho scelti tre.

Il primo evento a cui sono andata era Storytelling & Data Visualization: Come dare un senso ai big data, in cui si raccontava e si mostrava come i dati prendono forma e senso nel momento in cui vengono rappresentati visivamente e raccontano una storia. Ci sono dei modi ormai molto sofisticati di farlo, e ne sono stati fatti vedere alcuni esempi. Ovviamente è stato detto anche come raccontare i dati vuol dire interpretarli, ma sappiamo che non c’è altro modo di usare i dati se non quello di leggerli e rappresentarli. Dichiarare i propri intenti e sapere che si sta interpretando è forse l’unica garanzia da poter presentare a chi quelle rappresentazioni le legge o le guarda.

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Il secondo evento era Pensare in digitale: aziende, politica e innovazione, come fare (e comunicare) il change management. L’avevo scelto perché la speaker principale era Domitilla Ferrari, di cui sono grande fan, e devo dire che neanche questa volta mi ha deluso. Ha esordito dicendo che il cambiamento è quello che facciamo ogni mattina ognuno di noi, e non qualcosa che arriva dall’alto o dall’esterno. E poi ha affrontato, insieme agli altri relatori, il tema del valore della visibilità online dei singoli rispetto alle aziende: visto che succede che un’azienda ti sceglie per la tua visibilità, ma succede anche che la tua visibilità cresce perchè lavori per un’azienda ma poi se quell’azienda la lasci la visibilità te la porti con te, e succede che chi lavora continuativamente con un’azienda ha una sua visibilità che aggiunge valore a quello dell’azienda, e tante altre cose che non sono mai successe prima. E che sono state affrontate con grande calma e direi quasi con leggerezza… insieme a Martina Pennisi, Dino Amenduni e Enzo Baglieri.

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Il terzo era Donne e Personal Branding. Il web come accesso alle opportunità del lavoro e della politica. Evento legato al progetto She Factor a cui sono iscritta anch’io, e che quindi non potevo perdere. Oltre al fatto che c’erano Francesca Parviero, Luigi Centenaro, Paola Bonomo e Elisabetta Strada. Dove si trattava di come le donne potrebbero, potranno finalmente approfittare del web sul quale sono molto attive e presenti, per conquistarsi il posto al sole che si meritano. Ben sapendo che il tema della valorizzazione personale, e quindi della costruzione di un personal brand efficace, è un tema sul quale le donne hanno molto da imparare. Per fortuna che c’è She Factor, un’iniziativa gratuita che fa leva sul Personal Branding e sul Networking per valorizzare la presenza online delle donne favorendone un migliore accesso alle opportunità; ci sono 1300 donne iscritte, grandi discussioni su Facebook e Linkedin, ed è solo l’inizio…

E stasera HYPE presents Social Media Week Party 2015.

Let’s party!

 

 

 

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