Billy, Billie e Babila: tre B per una serata jazz di serie A.

Metti un aperitivo dietro una delle chiese più antiche di Milano, aggiungi la compagnia di cari amici, gustati un concerto di Jazz in un teatro un po’ demodè, con una foyer che sembra uno di quegli androni di certi condomini anni ’70, un pizzico di atmosfera con buona musica alla maniera della vecchia America anni ’60, ed il gioco è fatto! Chiudo gli occhi…e come d’incanto mi sembra di stare nella Milano delle nebbie, quella che ricordiamo tutti, da bambini, in cui comparivano solo le luci al neon dei night club più raffinati, dove si esibivano gli artisti emergenti. E’ quello a cui mi è accaduto di assistere il 3 marzo, al Teatro S. Babila, in occasione del ciclo di concerti organizzati dal Conservatorio di Milano: gli allievi “più talentuosi” si esibiscono in rassegne di musica colta, per palati fini.

Un momento del concerto

Un momento del concerto

Si tratta di un’ambiziosa rassegna di otto concerti in cui la musica classica di differenti epoche e diversissimi organici (per nulla la manifestazione si chiama Arcobaleno della Musica) si intreccia con appuntamenti di Jazz (come nel caso in oggetto), anche per eliminare alla radice il luogo comune per il quale spesso si immagina il Conservatorio, capace di proporre solo repertori un po’ “polverosi”. E così abbiamo assistito ad un concerto divertente, fin dal titolo: Billy Billie e Babila, per omaggiare nel centenario della nascita, due grandi protagonisti della musica moderna come Billy Strayhorn, che ha scritto indimenticabili pezzi per Duke Ellington, e Billie Holiday, che non ha certo bisogno di presentazioni. Il tutto impreziosito da una cornice d’eccezione in quello specialissimo spazio del Teatro S. Babila, a cui si accede da uno stretto vicoletto sul fianco della più antica e omonima chiesa milanese.

Così dopo un inizio leggermente istituzionale, un po’ per la sede (un palcoscenico storico che ha visto calcare le scene da Calindri a Buazzelli, da Fantoni a Vannucchi) e un po’ per una doverosa presentazione dell’ensamble da parte del musicista Tracanna, ci siamo trovati, un po’ a sorpresa davanti ad un recital di canto capeggiato da due interpreti ,seppur giovanissime, validissime (Beatrice Arrigoni e Soleil Vaccarella) accompagnate da un combo di percussuioni (Riccardo Tosi), piano (Lorenzo Blardone), contrabbasso Marco Rottoli) e dal convincente suono di una promessa del sax (Fabio Chesini). Il progetto, ambizioso per l’età degli interpreti, ha proposto, come dicevo, un repertorio di pezzi di Billy Holiday, attrevarsando il mondo dello swing e del blues e con escursioni nel suggestivo universo creato da Billy Strayhorn, cui appartengono brani come Chelsea Bridge e Upper Manhattan Medical Group.

Nel programma, tra i pezzi eseguiti, si sono distinti indimenticabili brani come Fine and Mellow e Take the “A” Train, e composizioni più sofisticate e particolari come Good Morning Hartache e Isfahan, di cui il gruppo ha proposto arrangiamenti estremamente personali.

 

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