In Italia, più ladri, più furti, più paura. E in più… alcune precauzioni per i milanesi!

Il magazine Panorama, in un esauriente articolo, li definisce una categoria quasi protetta: sono ladri, rapinatori e scippatori. In Italia, così come a Milano. E visto che spesso ci si interessa maggiormente a un problema quando se ne rimane colpiti, faccio la mia onesta ammissione di colpa: oggi ne parlo non solo perché è uno degli argomenti di punta dei media e riguarda fin troppo da vicino la nostra città, ma anche perché troppe persone che conosco, sono state di recente vittima di un tentativo di scasso presso il proprio appartamento.

La Banda Bassotti: i soli ladri che meritano tutta la nostra simpatia

La Banda Bassotti: i soli ladri che meritano tutta la nostra simpatia

Se è vero il proverbio “mal comune mezzo gaudio” (gaudio che francamente non ho mai provato), essi dovrebbero sentirsi confortati dalle fantasmagoriche statistiche sui furti nel nostro Paese. Al contrario, penso sia più che legittima la paura di ogni cittadino, se si considera (sempre secondo l’articolo di Panorama) che i dati ufficiali raccolti dai ministeri dell’Interno e della Giustizia parlano di 1.560.000 furti in totale nel 2014, più precisamente 689 al giorno, 29 ogni ora e 1 ogni 2 minuti. E badate bene, le etnie di malviventi, autoctone o straniere, se la giocano all’incirca alla pari!

Gli anziani sono tra i più raggirati da postini, tecnici del gas e della telefonia, bancari... tutti fasulli.

Gli anziani sono tra i più raggirati da postini, tecnici del gas e della telefonia, bancari… tutti fasulli. (photo: http://www.triesteallnews.it)

Il vero problema però, tornando a ciò che dicevo in principio, è che la categoria dei criminali opera con la quasi assoluta sicurezza dell’impunità. Ancora secondo i dati segnalati, solo il 7% dei furti dichiarati (il 20% non viene neppure denunciato) si conclude con l’arresto dei delinquenti, che comunque non porta con totale certezza a una condanna definitiva. Sapete che tra i “topi d’appartamento” che hanno agito nel 2013 solo il 6% è finito in “gabbia”?

Senza parole (photo: tuttogginfo)

Senza parole (photo: tuttogginfo)

Però c’è una mezza buona notizia, secondo la Repubblica: i ricercatori delle Università Cattolica e di Trento, insieme al dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno hanno condotto uno studio che indica i quartieri ad alto rischio di furto, aiutando i cittadini a prevenire tali imprevisti.

Il quartiere Isola a Milano, nell'occhio del mirino a Milano (photo: www.linkiesta.it)

Il quartiere Isola a Milano, nell’occhio del mirino a Milano (photo: http://www.linkiesta.it)

Milanesi, prendete nota! Riporto fedelmente: le zone “allarme rosso” sono quella della Stazione Centrale, corso Buenos Aires, Porta Venezia, corso XXII Marzo, la gettonatissima Isola, De Angeli e Monte Rosa, Lambrate, Loreto, Città Studi e Porta Romana.

Porta Venezia a Milano è una delle zone indicate per l'alto tasso di furti in un interessante articolo de la Repubblica.it

Porta Venezia a Milano è una delle zone indicate per l’alto tasso di furti in un interessante articolo de la Repubblica.it

Quando aspettarsi una visitina? I picchi si registrano il venerdì e il sabato, tra le 8 e 10 e tra le 17 e le 20, e spesso, come le ciliegie, un furto tira l’altro, così i malandrini vanno a trovare anche i vicini delle persone già derubate, in un raggio di 50 mt. In più si è registrato che i ladri prediligano svaligiare gli appartamenti nei pressi dei negozi “compro oro” per poter rivedere subito i preziosi sottratti.

Il disastroso ladro interpretato da Woody Allen nel mitico film "Prendi i soldi e scappa" che si costruisce una pistola di sapone (che poi si scioglierà...)!

Il disastroso ladro interpretato da Woody Allen nel mitico film “Prendi i soldi e scappa” che si costruisce una pistola di sapone (che poi si scioglierà…)!

Ma gli italiani cosa fanno? Molti si armano, e comunque reagiscono. Ma il lieto fine non è assicurato, anzi. La sapete quella dell’agricoltore toscano che a marzo, dopo essere stato sorpreso dai ladri due volte in due giorni, li ha assaliti a colpi di martello? Mentre i due scappavano, l’agricoltore ha chiamato i carabinieri. Morale: il malvivente colpito, in ospedale ha dichiarato di essersi ferito cadendo (sai la novità) ma non ci sono prove a loro carico riguardo al furto e relativa aggressione subita. Intanto all’agricoltore non hanno riconosciuto la legittima difesa e rischia almeno 7 anni di galera. Il clima di terrore gioca brutti scherzi… ricordate per esempio il caso del calciatore di Nerviano Luciano Re Cecconi, famoso negli anni Settanta?

Il famoso calciatore Re Cecconi a cui negli anni '70 uno scherzo lagato a una rapina costò la vita

Il famoso calciatore Re Cecconi a cui negli anni ’70 uno scherzo lagato a una rapina costò la vita

Una sera con un paio di amici si presentò in una gioielleria di Roma e probabilmente confidando nella sua notorietà, non pensò al peggio minacciando il gioielliere di rapina. Questi non lo riconobbe e gli sparò con una calibro 7,65 in pieno petto, uccidendolo. Per tornare a sorridere un po’, ricordo una notiziola che riguarda un mito della mala milanese (di cui ci ha parlato Erreerrearchitetto in questo post: http://bit.ly/1btIQ7H), Renato Vallanzasca.

Renato Vallanzasca da giovane... di recente tornato alla ribalta per un furto alquanto assurdo

Renato Vallanzasca da giovane… di recente tornato alla ribalta per un furto alquanto assurdo

Il celebre “bel René”, dopo anni in gattabuia, godeva di un regime di semilibertà (pur vantando un curriculum di tutto rispetto: 4 ergastoli e condanne a 296 anni di carcere), ma è stato pizzicato all’uscita di un supermercato con poca merce rubata: attrezzi per giardinaggio e due paia di mutande. Vogliamo tradurcela così?… È certo che la crisi e il conseguente impoverimento dei cittadini abbia accresciuto la corsa ai furti, ma nonostante le statistiche, il caso di Vallanzasca lascia sperare che anche i criminali, come si suol dire, restino in mutande!

 

Un nuovo regalo da Ciabattine: un itinerario dalle antichità milanesi a un quartiere nuovo di zecca!

Dopo che il Comune di Milano ha approntato l’ultimo tratto della pista ciclabile di Via S. Marco-Melchiorre Gioia collegandola da una parte con il Duomo attraverso un nuovo tratto realizzato su Via Brera e dall’altra andandola a innestare a quella appena inaugurata nel nuovo quartiere di Porta Nuova (con tanto di passerella sospesa), vi consigliamo un bel giro, da percorrere a piedi o in sella ad una bicicletta. Si tratta di un percorso agevolissimo, tutto in piano, consigliabile anche per i più piccoli, che impareranno ad apprezzare di più la città in cui vivono. In questa avventura, Ciabattine vi accompagna con i suoi “racconti” attraverso la “Milano che non si sa”, per scoprire cosa si può vedere lungo i due Km di questa nuova pista ciclabile. In altre parole, una Milano inconsueta, anche rispetto alle segnalazioni proposte dalle classiche guide turistiche, da godere da soli o con la vostra famiglia, approfittando della bella stagione.  A tal proposito, anche in questa nuova occasione, vi allego una mappa col numero successivo delle tappe, a cui sono collegati gli interventi sui quali troverete le spiegazioni (che forse avete già letto durante i nostri trascorsi appuntamenti settimanali). Con un click potete aprirli, stamparli e metterli nell’ordine prescritto e improvvisarvi ciceroni delle antichità milanesi, ma anche delle sue trasformazioni moderne.

Mappa itinerario Duomo-Porta Nuova (by Robert Ribaudo)

Mappa itinerario Duomo-Porta Nuova (by Robert Ribaudo)

1-     Duomo: Ma sulle guglie del Duomo hai visto chi ci sta?

2-    Via S. Redegonda: Milano 1880: il primo Natale illuminato (partendo da un monastero che ora è un supercinema!)

3-    Piazza s. Fedele: Un calderone al centro di Milano. Ma quanti centri ha avuto la città?

4-    Palazzo degli Omenoni: Un fortunatissimo uomo in carriera. E la casa degli 8 giganti

5-    Palazzo della Banca Commerciale: Le Case Rotte di Milano: il destino di un nome e la (s)fortuna di una famiglia.

6-    Palazzo Marino: Palazzo Marino: le mille e una leggenda

7-    Galleria Vittorio Emanuele: La Galleria de Milan: una Tangentopoli da fine ‘800 per il primo “centro commerciale”

8-    Piazza Scala: Piazza Scala come in un trailer: 2 palazzi, la movida di fin siècle e la prima edicola

9-    Teatro alla Scala: Perchè la Scala è la Scala

10-  Palazzo di Brera: Brera: un Orto e altre meraviglie!

11-   Ponte delle Gabelle e Naviglio di S. Marco: Chiuse, conche e barconi: silenzi e rumori del Naviglio di S. Marco

12-  Via Melchiorre Gioia, ang. Via Monte Grappa: vecchia Stazione della linea ferroviaria Milano-Monza:

13-  Nuovo quartiere di Porta Nuova

e area delle ex varesine

P.S. Naturalmente è possibile improvvisare il percorso a ritroso o dal punto per voi più comodo. Buona passeggiata!

INVITO AI NAVIGANTI: se vi piacciono i nostri racconti su “Ciabattine Piccine” e sulla “Milano che non si sa”, vi chiediamo di sostenerci. Come? Diffondete le nostre idee e la nostra passione, mettendoci un like sulla pagina FaceBook di Ciabattine Ciabattine!… E se siete interessati a ricevere i nostri articoli freschi freschi di giornata, potete lasciarci la vostra mail, divenendo follower sul nostro sito Ciabattine.net!

25 aprile 1945 a Milano. La storia? No, la geografia. Ovvero perchè è importante ancora una volta ricordare!

Il 25 aprile di 70 anni fa è ricordato in tutta Italia come il giorno della fine degli aspri combattimenti contro il nazi-fascismo che aveva tenuto in scacco per circa un ventennio il progresso democratico di un’intera nazione. Fu convenzionalmente scelta questa data nel 1949, per proclamare una festa nazionale, un giorno della memoria per quanti persero la vita per raggiungere l’obiettivo, prima di resistere e poi di liberare l’intero paese. Ma è chiaro che non tutte le città d’Italia furono espugnate dalle truppe alleate e dalle colonne partigiane lo stesso giorno. Nel caso di Milano, che è anche Medaglia d’oro per il valor militare nella guerra di liberazione, i combattimenti iniziarono effettivamente il giorno 25 aprile ma il crepitio delle armi cessò in realtà solo la sera del 28. Già dalla mattina la Divisione Valtoce, entrata in città col grosso delle formazioni partigiane provenienti dalla Val d’Ossola, si era impegnata in aspri combattimenti per l’annientamento delle sacche di resistenza, nei rastrellamenti, assistendo agli immancabili regolamenti di conti.

Festeggiamenti per l'ingresso delle colonne partigiane in Corso Buenos Aires

Festeggiamenti per l’ingresso delle colonne partigiane in Corso Buenos Aires

Solo il 29, una bella domenica di sole, la gente potè sentirsi sicura di uscire, per festeggiare la liberazione. Le strade si riempirono di cittadini per accogliere con manifestazioni di giubilo le colonne alleate che sfilavano per la città e anche per episodi meno edificanti come l’esposizione al pubblico ludibrio dei cadaveri di Mussolini, Claretta Petacci e di 15 gerarchi giustiziati a Dongo il giorno precedente.

Iniziamo quindi proprio dalla fine, da Piazzale Loreto per illustrare una piccola geografia dei luoghi della Resistenza e della Liberazione di Milano. A quel tempo il piazzale tristemente famoso, era il capolinea per le autocorriere dirette in alcune località suburbane a nord e per Bergamo. Era anche dotato di un grande distributore di carburante, con una grande pensilina. Il luogo per il macabro festeggiamento non fu scelto a caso; poiché all’alba del 10 agosto del 1944 era già stato teatro dell’eccidio di quindici prigionieri, rinchiusi nel carcere di San Vittore per motivi politici. Furono trucidati per rappresaglia dai repubblichini agli ordini del comandante della polizia di sicurezza nazista. I poveri corpi furono ammucchiati a terra, dove rimasero fino a pomeriggio inoltrato. L’esecuzione doveva servire da monito per la popolazione, che sgomenta, rinominò il luogo “Piazza dei Quindici Martiri”. A ricordare il tragico evento fu messo un cippo dedicatorio, poi sostituito dal monumento di Giannino Castiglione realizzato nel 1960.

Il monumento ai Quindici martiri in Piazzale Loreto, ang. Viale Brianza di fronte all'UPIM

Il monumento ai Quindici Martiri in Piazzale Loreto, ang. Viale Brianza di fronte all’UPIM

Un altro luogo tristemente noto in quei giorni era l’Albergo Regina, in angolo tra Via S. Margherita e Via Pellico, oggi scomparso. Era divenuto il quartier generale nazista delle SS a Milano dal 13 settembre 1943 al 30 aprile 1945. Da qui il comandante delle SS Theodor Saevecke ordinava deportazioni e rappresaglie ai danni delle forze di opposizione (compreso l’eccidio di cui abbiamo parlato prima), nonché la persecuzione degli ebrei milanesi. Una lapide in marmo qui apposta dopo la fine del conflitto bellico, reca questa iscrizione: “Qui, dove era l’Albergo Regina, furono reclusi, torturati, assassinati, avviati ai campi di concentramento e di sterminio, antifascisti, resistenti, esseri umani di cui il fascismo e il nazismo avevano deciso il sistematico annientamento. Una petizione popolare ha voluto questa lapide, per la memoria del passato, la comprensione del presente, la difesa della democrazia, il rispetto dell’umanità”. ”
Qui infatti fu tenuto prigioniero Ferruccio Parri. Lo stesso gen. Rodolfo Graziani sarà condotto all’Hotel Regina da agenti dei servizi segreti statunitensi per sottrarlo alle forze partigiane nei giorni
della liberazione.

La sede della Decima E. Mori in Via Rovello.

La sede della Legione E. Muti in Via Rovello.

Un sito della “vergogna” fu quella porzione del Palazzo Carmagnola su Via Rovello, dove dal 1947 ha sede il Piccolo Teatro. Questo edificio dal 1937 ospitava le sale ricreative del dopolavoro dei dipendenti comunali, compresa un’aula destinata a riviste di avanspettacolo e cabaret. Ma nello stesso periodo, i sotterranei erano utilizzati dal regime fascista per i servizi di controspionaggio e per l’opposizione interna. Nel 1943 diviene la sede della Legione Muti comandata da Francesco Colombo, estromessa solo il 26 aprile 1945, famosa per i massacri e le angherie perpetrati ai danni di partigiani torturati e spesso poi assassinati nei prati della periferia.

In questa veloce disamina non si può non citare la Stazione Centrale con i suoi binari nascosti, quelli cioè che dovevano portare via, lontano dalla vista indiscreta dei cittadini milanesi, gli oppositori al regime o gli ebrei, fino ai campi di concentramento in Germania. Già nell’agosto 1943 aveva subito una feroce devastazione a seguito dei violenti bombardamenti che colpirono la città, ma non fu sufficiente per scongiurare il peggio. Infatti tra il dicembre 1943 e il maggio 1944 dai binari sotterranei cominciò il triste esodo frutto dei rastrellamenti. Pochi tornarono anni dopo per raccontare. Per quelli che non sopravvissero oggi è nato un Memoriale della Shoah presso il famigerato binario 21.

Il binario 21, all'interno del Memoriale, sotto la Stazione Centrale

Il binario 21, all’interno del Memoriale, sotto la Stazione Centrale

Un posto a parte merita il Carcere di S. Vittore, ancora oggi luogo di detenzione. Infatti durante il fascismo diviene anche carcere politico. Le sue mura assisteranno alla prigionia di centinaia di oppositori al regime, milanesi e non. Tra i tanti vale la pena ricordare Mike Bongiorno (in quanto cittadino americano, membro di nazione nemica), Indro Montanelli, Liliana Segre, o lo stesso Ferruccio Parri, dopo l’interrogatorio all’hotel Regina, dove era stato riconosciuto. Nel luglio 1943, dopo l’arresto di Mussolini, escono i prigionieri antifascisti. Ma dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, con l’insediamento della Gestapo fu anche peggio poiché centinaia di italiani soffrirono umiliazioni, patimenti e torture. Alcune guardie carcerarie che compirono gesti di umanità nei confronti dei prigionieri subirono la stessa sorte.

Altro luogo che uno non si aspetta di trovare in questo pellegrinaggio è la sede del Corriere della Sera. Via Solferino era un luogo nevralgico per le informazioni. Subito prima dello scoppio della II Guerra Mondiale nella via vi era il Comando Difesa territoriale. Proprio a due passi dalla redazione del illustre quotidiano. Ma il ruolo del giornale si fece via via più incisivo nei giorni della Resistenza, un vero punto di riferimento. In tipografia si stampavano le pubblicazioni del Comitato di Liberazione Nazionale e fogli clandestini. Per proteggersi contro gli arresti e le razzie della Repubblica sociale e della Gestapo all’interno era stato organizzato un servizio di avvistamento e allerta continuo, per avvertire i colleghi ricercati dai nazifascisti. All’interno del giornale si ebbero anche azioni di guerriglia. Molti lavoratori pagarono duramente, con la detenzione o morendo in un lager.

Tra i siti teatro di atrocità e fucilazioni non si può dimenticare il Campo Giuriati o l’Arena Civica. Qui alcuni detenuti nel carcere di San Vittore per attività antifasciste, vennero fucilati per rappresaglia contro l’attentato al federale di Milano Aldo Resega.

Villa Triste già Fossati, con al centro la chiesetta di S. Siro alla Vepra

Villa Triste già Fossati, con al centro la chiesetta di S. Siro alla Vepra

E ancora non si può tralasciare uno strano posto, fuori dal centro. Si tratta della Villa Fossati poi detta Triste in Via Paolo Uccello, che incorpora le vestigia della chiesetta rinascimentale di S. Siro alla Vepra. Durante la seconda guerra mondiale diverrà sede della banda di Piero Koch, che vi portava i detenuti politici antifascisti per sottoporli alla tortura. Sul cornicione della costruzione furono installati 24 riflettori e nei sotterranei allestite cinque celle. In qualche periodo vi furono stipate fino a un centinaio di persone. Le urla dei seviziati si sentivano fin dalla strada e ci furono proteste da parte della popolazione. Intervenne lo stesso cardinal Schuster. I componenti della banda furono arrestati tra il settembre e il dicembre ’44. La famiglia Fossati, proprietaria della villa, saputo dello scempio avvenuto, decise di non abitarla più e lasciarla in eredità a un istituto religioso.

In questa disamina vogliamo ricordare anche gli ultimi caduti per la Liberazione: sono i partigiani di Via Lodovico il Moro. La sera del 25 aprile 1945, nella zona del Naviglio Grande, una sessantina di garibaldini della 113ª brigata Garibaldi SAP, con solo cinque mitra, dieci moschetti, una decina di bombe a mano e “numerosissime rivoltelle non completamente cariche” bloccano un’autocolonna tedesca che punta sulla città. La colonna fa dietro-front. Ma sul terreno rimangono tre vite che non vedranno mai Milano liberata.

Studio BBPR - Monumento in onore dei caduti nei campi di sterminio nazisti, al Cimitero Monumentale

Studio BBPR – Monumento in onore dei caduti nei campi di sterminio nazisti, al Cimitero Monumentale (dal sito del Comune di Cinisello Balsamo)

Sono cosciente di non ricordare le centinaia di vite di cittadini comuni caduti per i loro alti ideali, spesso trucidati sotto le loro case o deportati nei campi di sterminio. Ma la pietà di chi è sopravvissuto ha spesso ricordato il loro sacrificio con una lapide posta sulla facciata della casa dove non è più tornato.

Uno sketchnote camp a Bologna e una visita a Sassuolo: questo week-end è stato una gioia per gli occhi

La milanese sui libri, lo sapete, è una donna fortunata.

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Un po’ di tempo fa avevo conosciuto Sara Seravalle, che mi aveva raccontato il suo lavoro di facilitatrice visuale, ed ero rimasta affascinata e incuriosita. Ora per favore non tormentatemi su che cosa vuol dire esattamente facilitatore visuale, Sara con la sua socia Monica Diari spiega tutto nel sito Sketchapensieri.

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Un po’ di tempo fa Sara mi ha detto che avrebbe organizzato, insieme al gruppo di Sketchnote, un bar camp sullo sketchnote.

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Ora io ho con il disegno un rapporto proprio poco buono. Mi piacerebbe moltissimo saper disegnare. Ma non lo so fare ed evito di farlo. Però penso che il disegno sia un po’ come tutte le cose, che anche se non hai un talento speciale lo puoi imparare fino al punto di farlo con soddisfazione. Ma penso anche che con il disegno, un po’ come con la scrittura, sembra che ci si debba cimentare solo chi può raggiungere le vette della somma arte. E invece, così come si gioca a tennis divertendosi anche se si sa che non si diventerà mai Agassi (che tra l’altro il tennis lo odiava, come racconta nel bellissimo libro Open), così si può scrivere e disegnare e cantare e suonare divertendosi.

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Allo Sketchnote bar camp sapevo che non avrei avuto scuse e avrei disegnato per quello che ero capace. Sapevo anche, o intuivo, che il disegno raggiunge territori che la parola non conosce, ed esprime sensazioni ed emozioni e stati d’animo che la parola non sa esprimere.

Ed è stato proprio bellissimo. Non come me lo aspettavo perché non sapevo che cosa aspettarmi. Ma ho seguito diversi workshop, sulla rappresentazione di sé, sul disegnare seguendo la musica, sulla prospettiva e cosa vuol dire letteralmente guardare le cose da un’altra prospettiva, e sul disegnare i propri progetti come se fossero dei semi che solo un buon terreno e una cura costante possono far crescere… Ho conosciuto persone interessante e piene di progetti e di idee e di iniziativa, e sono sempre più sicura che di fianco all’Italia stanca, in crisi, ferma, immobile, ci siano tante piccole Italie che silenziosamente e alacremente stanno lavorando e innovando e inventando e dandosi senza risparmio.

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Il giorno dopo, in compagnia di amici cari che mi hanno ospitato a Bologna, ho continuato la mia “rinascita visuale” andando a visitare il Palazzo Ducale di Sassuolo, che era stato trasformato, nel 600 da castello a Delizia, luogo di divertimenti e villeggiatura, decorato con affreschi che fingono di essere arazzi, puttini screanzati che escono da sotto gli arazzi, balaustre decorate sui soffitti, e ogni sorta di gioco visivo che sicuramente ai tempi andava per la maggiore e che anche oggi lascia sorpresi e divertiti.

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Insomma se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, il mio può dirsi soddisfatto!

Buona settimana!

I lombardi oltre confine nel Medioevo: il vero inizio di grandi commerci, banche e assicurazioni.

In occasione del nuovo intervento su Ciabattine Piccine, volevo illustrare un fenomeno poco conosciuto, ma fondamentale per la rinascita commerciale dell’intera Europa, dopo i secoli bui del primo Medioevo! Un fatto che ci da’ ancora una volta prova dell’operosità e intraprendenza del popolo lombardo.

Quando pensiamo alla Lombardia del l’XII e XIII sec. ci salta subito in mente l’opera di Verdi che ci racconta dei lombardi alla prima crociata. E’ lo stesso periodo in cui comincia a farsi strada una coscienza comunale: emerge con forza un ceto mercantile che chiede a gran voce riconoscimenti e rappresentanza politica nel governo delle grandi città, soprattutto contro lo strapotere dell’Imperatore germanico che con l’aiuto di alcune famiglie nobili tiene in scacco una grande fetta di popolazione che ha ormai strumenti finanziari e culturali sufficienti per autodeterminarsi. Le campagne sono invece appannaggio dei monaci, che con le grandi bonifiche di vaste aree impaludate, su impulso di Bernardo, a Chiaravalle, si stanno propagando per tutta la “bassa”. Tale politica fa accumulare all’ordine cistercense grandi patrimoni, prima terrieri e poi finanziari, con lo stoccaggio dei prodotti alimentari in grandi complessi rurali, poi noti col nome di cascine.

Lombard street- londra

Lombard Street- Londra. Voglio sottolineare come la posizione del luogo, anche nei casi successivi, sia non a caso, molto prossima al fiume, luogo di traffici e commerci molto intensi sin dall’antichità.

Rue de Lombards a Parigi

Rue de Lombards a Parigi

Lombardenstraat ad Anversa

Lombardenstraat ad Anversa

 

 

 

 

Insomma si profila uno scenario che le dottrine economiche dipingerebbero come pre-capitalistico. In questo scacchiere geografico (ricordiamo che la Lombardia medioevale non corrisponde esattamente a quella odierna, ma lombardi erano detti gli italici originari di un’area vasta che andava pressappoco dal piacentino fino ai Grigioni a nord, e dalle risaie vercellesi fino alle pianure veronesi) cominciano a delinearsi così una serie di fenomeni che daranno avvio alla nascita del capitalismo moderno. Vorrei a questo punto partire da semplici domande: vi siete mai chiesti perché molte strade nelle più grandi capitali d’Europa sono spesso dedicate ai lombardi? Avete mai sentito parlare di Lombard Street a Londra , Rue de Lombards a Parigi, Lombardenstraat ad Anversa (solo per fare qualche esempio)?Se presso le signorie e nelle grandi città italiane, il prestito a usura era appannaggio degli ebrei, all’estero, lontano dagli occhi indiscreti della chiesa romana, spesso erano i mercanti italiani, che reinvestivano i proventi dei loro redditizi affari, nel prestito a strozzo. Tali impavidi personaggi, che spesso affrontavano lunghi tragitti per rotte non protette, spesso le stesse dei pellegrini e dei cavalieri di ritorno dalle crociate, non erano solo i più rinomati commercianti toscani, tanto fortunati da divenire in seguito banchieri dai nomi altisonanti, come i Frescobaldi, i Bardi e i Peruzzi, ma anche i meno conosciuti lombardi.

Il ritratto dei coniugi toscani Arnolfini di Jan van Eyck del 1434, restituisce il successo e la penetrazione dei mercanti italiani nelle Fiandre, come in altre grandi centri commerciali dell'Europa del Nord

Il ritratto dei coniugi toscani Arnolfini di Jan van Eyck del 1434, restituisce il successo e la penetrazione dei mercanti italiani nelle Fiandre, come in altre grandi centri commerciali dell’Europa del Nord

Questi, nella maggior parte dei casi si erano ritrovati costretti ad inseguire i cavalieri tornati nei loro paesi d’origine, alla fine dalle crociate, per recuperare crediti fatti durante il loro passaggio in territorio italiano. Il più delle volte, al denaro veniva sostituita la merce pregiata, più spesso lana, utile per la nascente manifattura italiana. Questa fu l’occasione per creare una testa di ponte, una vasta rete di agenzie sul territorio, magazzini e fondachi (spesso proprio nella stessa strada dove vivevano), per poter esportare i raffinati tessuti italiani, che a loro volta producevano enormi proventi, da reinvestire nelle più svariate attività, non ultima l’usura, soprattutto dopo la cacciata degli ebrei dall’Inghilterra, da parte di Edoardo I, alla fine del Duecento. Per la prima volta la moneta si era trasformata in merce e il mercante può così diventare banchiere. Vengono inventati gli assegni e le prime obbligazioni, la doppia scrittura (introdotta da un monaco italiano), le lettere di cambio (sorta di fidejussioni che permettevano a chi si recava all’estero di condurre transazioni senza dover necessariamente avere con sé il denaro contante).

Quentin Metsys. Cambiavalute e sua moglie (1514)- La finanza è già divenuta un'impresa familiare.

Quentin Metsys. Cambiavalute e sua moglie (1514)- La finanza è già divenuta un’impresa familiare.

Qualunque fosse la provenienza, solo per il fatto di esercitare il prestito a pegno, erano malvisti dalla popolazione. Venivano considerati sordidi usurai, maledetti italiani, stranieri inaffidabili, sfruttatori, affamatori, gente che toglieva il lavoro importando beni a basso prezzo, e seppur divenuti in seguito banchieri, erano molto mal visti, fino al XV sec. Più volte, a Londra (ma anche in Francia nel XII e XIV sec.), scoppiarono delle rivolte che le autorità faticarono a contenere, fin nel cuore della City, proprio a Lombard Street (che però al tempo si chiama ancora in parte Great Tower Street, già roccaforte dei monti di credito degli ebrei) dove si erano insediati i banchieri italiani. L’espressione “lombard banking” è ancora oggi usata per indicare l’attività di prestito su pegno.

Marinus Van Reymerswaele-Prestatori di denaro-1542

Marinus Van Reymerswaele-Prestatori di denaro-1542

A quel tempo  “lombardo” è per questo considerata una parola, vagamente dispregiativa (un po’ come il tedesco “Welsch” e l’anglo-americano “Dago”) per indicare gli italiani in genere, proprio per l’impossibilità di distinguerne precisamente la provenienza. Si trattava in realtà, il più delle volte, come già spiegato, di mercanti-banchieri e non di individui dediti solo a speculare sul denaro: imprenditori, diremmo oggi, che avevano affiancato ben presto all’attività commerciale e bancaria quella assicurativa perché si erano resi conto che l’assicurazione era l’unico meccanismo efficace per limitare l’incidenza dei rischi. In breve tempo anche questa nuova attività si sviluppò in maniera imprevista e il numero dei mercanti italiani che a essa si erano dedicati si incrementò tanto che Lombard Street divenne anche sinonimo di centro delle assicurazioni. Nel 1691, Edward Lloyd lasciò la sua Coffee House aperta tre anni prima per trasferirsi al numero 16 di Lombard Street (dove rimasero peraltro fino al 1771). Fu il richiamo per far convergere su questa via molte altre banche e attività finanziarie.

Scorcio della Lombard Street di oggi (foto di Peter Jordan da Wikipedia)

Scorcio della Lombard Street di oggi (foto di Peter Jordan da Wikipedia)

Una volta aperta la prima Borsa a Londra, Parigi e Amsterdam, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX, altre banche furono in grado di fare prestiti con meno interesse e i lombardi come i veneziani, i toscani e i genovesi, già in difficoltà nei loro rispettivi territori, si ritrovarono ben presto in una crisi senza ritorno.

La bellezza dell’imperfezione. Persino in zona “prova costume”!

Qual è la vostra “misura” della bellezza? Grande domanda, direte, proprio ora che la prova costume è in zona Cesarini. Ma a rispondere per ora non sono io, dirò la mia più sotto. La prima risposta spetta a una nuova campagna pubblicitaria, realizzata dal produttore di intimo “plus size” Lane Bryant: se il famosissimo brand concorrente, Victoria’s Secret, aveva focalizzato la sua comunicazione su corpi perfetti, ecco che questo marchio invece propone un modello fisico più realistico.

Ecco la campagna per la bellezza curvy firmata dal brand di lingerie Lane Bryant

Ecco la campagna per la bellezza curvy firmata dal brand di lingerie Lane Bryant

In sostanza corpi veri, morbidi o “curvy”, come si dice oggi. Ecco scendere in campo per questa pubblicità modelle famose, soprattutto per le loro generose taglie. Il claim, diventato anche un # su tutti i social, è #ImNoAngel.

Un'altra immagine della campagna, basata su corpi e forme, normali, non da passerella

Un’altra immagine della campagna, basata su corpi e forme, normali, non da passerella

Ecco un'immagine presa dal profilo Instagram di Lane Bryant, pubblicata in un servizio sul tema, da d.reppubblica.it

Ecco un’immagine presa dal profilo Instagram di Lane Bryant, pubblicata in un servizio sul tema, da d.reppubblica.it

Insomma, anche se non hai una perfezione celeste, è bene amare il tuo corpo proprio così com’è. Ma non era quello che affermava il brand cosmetico Dove già a partire dal 2004, mettendo in mostra donne reggiseno-mutandate dalle rotondità multiple e very very normal??

2004: la campagna del marchio Dove sulla bellezza "dal vero"

2004: la campagna del marchio Dove sulla bellezza “dal vero”

A questa campagna, Dove aveva peraltro affiancato un Rapporto Mondiale sulla Bellezza, un’indagine che comprendeva 3200 donne tra i 18 e i 64 anni in 10 paesi del mondo. Pensate un po’: il 40% delle donne italiane si dichiarava infastidito appunto dalla superdiffusione di immagini di donne perfette. A conferma di questa difficoltà di fare i conti con le proprie forme se paragonate a quelle “perfette”, eccomi qui a tirar fuori dal cilindro un articolo di d.repubblica.it: il tema è un progetto realizzato dalla modella Sarah Coffman e dal fotografo Terrance Smalls che dà rilievo proprio a questi stereotipi di bellezza per i quali patiscono le donne con qualche curva in più. Ecco che le modelle, compresa quella citata, sono state ritratte coperte solo dall’intimo e da alcune linee, quelle che traccerebbe un chirurgo plastico per indicare dove intervenire, tagliare o modificare.

Una delle immagini del servizio di cui vi parlo, in cui si tracciano sul corpo i classici segni taglia-e-cuci da chirurgo plastico

Una delle immagini del servizio di cui vi parlo, in cui si tracciano sul corpo i classici segni taglia-e-cuci da chirurgo plastico

In altre parole, perfezione a tutti i costi? La mia amica e co-blogger ciabattinasx mi ha suggerito di leggere un bel post di Anna Turcato, Image Consultant, che titola “Il pregiudizio della bellezza”: è non solo molto interessante, ma in concreto invita a scoprire una buona consapevolezza di sé, ben lontana da stereotipi e da pregiudzi, appunto. Come quando per esempio ricorda che anche l’età che avanza per una donna diventa un tabù: o sei una gemella di Madonna o è meglio girare opportunamente coperta da un burqa.

E l'età? Altro limite per la bellezza... guai a scendere sotto il livello di over-tonicità di Madonna!

E l’età? Altro limite per la bellezza… guai a scendere sotto il livello di over-tonicità di Madonna!

Eppure le buone notizie ci sono: i suoi bei punti di vista hanno ispirato ciabattinasx ad aprire un altro blog, Chic after fifty, che come recita il titolo dedica riflessioni fashion a chi è “young inside”, giovane dentro. E lasciate che vi dica la mia. Ancora una volta mi avvalgo di una citazione da Anna Turcato: “… i tuoi difetti, che possono diventare un valore aggiunto di unicità”. Sì, la penso così! Io ho sempre amato le piccole (o medie!) imperfezioni “fisiche” di un compagno, di un’amica, e più di tutte le mie: sono più di un’impronta digitale, sono proprio segni identitari, e, se ci fate caso, sono perfettamente in sintonia con la personalità di chi le “indossa”. C’è di più: l’indimenticabile Robin Williams, nel film “Genio ribelle”, in una breve ma memorabile scena, spiega al giovane Matt Damon i segreti di un amore vero per “l’altro”: l’intimità tra due persone è tutta fatta di imperfezioni, anche bizzarre. Sono certi “difetti” a rendere unica una relazione tra due persone. E non c’è niente di più vicino alla bellezza, vi assicuro, di questo conciso e delicato monologo che vi invito a vedere (o rivedere). p.s. I love you, Robin

Cose belle che succederanno a Milano: #ioleggoperché in piazza Gae Aulenti e all’Hangar Bicocca

La milanese sui libri si sta già preparando: il 23 aprile è la Giornata mondiale del libro, patrocinata dall’Unesco e celebrata in tutto il mondo. Anche qui in Italia si è sempre fatto qualcosa, ma quest’anno si preannuncia qualcosa di veramente particolare.

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Sicuramente avrete visto l’hashtag #ioleggoperché e magari anche le polemiche sull’operazione collegata, che prevede il regalo di alcuni libri (tanti libri, in realtà, 240.000 in totale) attraverso dei “messaggeri” che si fanno portavoce della bellezza del leggere. E’ un’iniziativa della Associazione Italiana Editori e dato che il mondo dei libri e della cultura è fatto di parole, fiumi di parole sono stati riversati sul web per osannare o denigrare il povero hashtag #ioleggoperché. Ho letto diversi di questi commenti, tra i cui i più famosi che sono quello dello scrittore Nicola Lagioia su Facebook e quello del professor Claudio Giunta sul suo blog, e sì, ci sono tante cose che condivido, e sì, si poteva fare meglio, ma non riesco a non essere contenta che si faccia.

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E un’altra cosa mi ha fatto piacere: che non si sapeva prevedere in quanti si sarebbero proposti per fare i messaggeri (sul sito www.ioleggoperche.it) e si temeva sarebbero stati un migliaio… e invece hanno aderito in 25.000!

Penso soprattutto alla serata finale del 23 aprile, che a Milano sarà in piazza Gae Aulenti e all’Hangar Bicocca. Porterà tanta gente fuori di casa, in due luoghi milanesi che sono moderni o anzi contemporanei e che danno l’idea, a me e spero non solo a me, che il libro sia una cosa moderna anzi contemporanea. E sarà ripreso da Rai 3.

Io ci sarò. E voi?

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