Antonio Moresco: incontrarlo a Milano conferma che la semplicità è dei grandi.

Vi ricordate, vero, che la milanese sui libri è una donna fortunata? Quindi stasera, finendo giusto in tempo per evitare il temporale, ha potuto partecipare all’incontro, che peraltro aveva organizzato, di Antonio Moresco con alcuni blogger.

Se andate in libreria e vedete un tomo di mille pagine, che lui stesso ha chiamato mattone, con la copertina dietro invece che davanti, ebbene quello è Gli increati di Antonio Moresco. Nessuna fascetta, nessuna copertina seducente, nessun ammiccamento: la potenza della scrittura è tutta qua e non ha bisogno di fronzoli.

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Anche Antonio Moresco è un tipo senza fronzoli: quando gli chiedono di vedere che cos’ha in tasca tira fuori due fazzoletti di stoffa, un pacchetto di fazzoletti di carta, il portafoglio, l’orologio e una pila che si ricarica a mano. Ha una voce leggera, in cui la forza sta tutta dentro, ma arriva con immediatezza e semplicità.

Semplicità è la parola che mi ritornava mentre ascoltavo. La semplicità conquistata, quando si cerca e si toglie finché non resta che l’essenziale. Dice “quando scrivo non ho acceso gli abbaglianti, la strada è buia e la cerco e la scopro via via. E il lettore fa la stessa cosa, perché non è un contenitore ma un essere vivo e creativo”.

Io non ho ancora letto il libro, e quindi ho solo intuito che il romanzo e l’increazione sono qualcosa che mette insieme la vita e la morte, che la morte è l’accesso a qualcosa di sconosciuto, che scrivere è un modo per cercare la conoscenza al di là degli schemi che il nostro tempo e la nostra mente ci impongono.

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E in effetti c’è qualcosa, nel modo di raccontare di Antonio Moresco, che va al di là delle parole e che le parole non sanno tradurre. Non è solo la sincerità e il candore, che pure sono totali e immacolati. E’ qualcosa di più profondo, qualcosa che arriva passando sopra le parole.

Io sono commossa, alla fine della serata. E credo che ricorderò questo stato d’animo, insieme ad un paio di frasi che ho trovato bellissime perché dette da uno scrittore:

“Avere rispetto per il lettore vuol dire dargli il meglio. Dargli qualcosa di più, non qualcosa di meno.” In risposta alla dimensione del libro, alla copertina, al tono della scrittura.

“Mi piace più leggere che scrivere. Anche perché quando leggo sono nutrito e imboccato da qualcun altro”.

Dunque andate in libreria e compratevi Gli increati. Magari non lo leggerete subito, farete come me, lo terrete fra i libri da leggere quando non dovrete farlo soltanto nei ritagli di tempo. Ma tenetevelo di scorta. E se vi capita di sentire che Antonio Moresco parla da qualche parte, andateci. E’ un regalo che vi fate.

 

ps Ringrazio per le domande Gloria Ghioni di Critica Letteraria, Annamaria Trevale di Sul romanzo, Jacopo Cirillo di Finzioni, Stefano di Libreriamo, Chiara Beretta Mazzotta di Bookblister, Antonella Sbriccoli di Panorama.it, Monica di L’ultima riga, Gabriele Ferraresi di Cargo Collective, 404: file not found e Filippo Pretolani

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