Elogio di Sophie Kinsella

Chi mi segue su Chic After Fifty e su Giorni Moderni sa che la milanese sui libri oltre che dei libri ha la passione della moda. Come mettere insieme libri e moda non è sempre facile, anche se ovviamente in molti libri di parla di vestiti e di moda.

Dunque un po’ di tempo fa l’organizzatrice del Fashion Camp 2015, Arianna Chieli, mi ha chiesto di organizzare con @stoleggendo, per quell’evento, un reading sulla falsariga di quello di Torino, #zerogradidiseparazione, di cui vi avevo parlato proprio in questo blog. Che collaboro con @stoleggendo lo sapete ed è inutile che vi racconti di nuovo il perché e il percome.

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Cosa leggere ad un Fashion Camp? Penso che sia io che gli altri readerguest ci siamo arrovellati non poco. Io personalmente, dopo vari tentativi che comprendevano Au bonheur de dames di Zola, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, un racconto su un vestito rosso di Lisa Corva, sono atterrata su Sophie Kinsella. Vi devo confessare che a suo tempo, quando i primi I love shopping hanno cominciato a conquistare le lettrici, io sono rimasta indifferente. Certo una scrittrice non può raggiungere quel livello di fama e riconoscimento e vendite se non ha un qualcosa di forte che risuona nelle lettrici. Ma appunto, guardavo il fenomeno con interesse e stima ma anche distacco.

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Poi l’ultimo I love shopping, che si intitola I love shopping a Hollywood, mi ha conquistato. Per prima cosa quelle lettere di risposta, che in due pagine sono capaci di farci capire chi è la protagonista, di amarla e detestarla proprio come succede con le amiche. E poi quell’apertura su Becky, protagonista di tutta la serie, che chiusa in un camerino lotta con una tutina superelastica di due taglie meno della sua, e pur di non dire alla commessa che la tutina le toglie il respiro e che è talmente stretta che non riesce a togliersela, la tiene e la compra, per poi pianificare di liberarsene a colpi di forbice e cancellarne le tracce… anche qui, due pagine in cui un pezzo di mondo femminile, quello incomprensibile agli uomini ma vissuto almeno una volta da tutte le donne, anche le meno vanitose, è raccontato con tanta grazia, tanta dolcezza e tanto affetto quanto humour e sagacia.

Ecco, questo mi spinge ad un elogio senza se e senza ma di Sophie Kinsella. Il saper raccontare il mondo femminile con affetto ed ironia. Mi viene in mente una parola, caduta quasi in disuso ma che secondo me esprime questo modo: GARBO. Sophie Kinsella racconta il mondo con garbo. Dietro il suo garbo c’è una grande intelligenza e una grande umanità, un grande spirito di osservazione e una grande comprensione.

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Anche l’ultimo libro, Dov’è finita Audrey, un libro scritto per un pubblico young adult e che ho letto per lavoro, conserva questa capacità di raccontare con delicatezza e con ironia. Per quanto il genere young adult sia in questo momento uno dei più floridi (per quanto floride possano essere le vendite dei libri), si capisce che Sophie Kinsella non l’ha scelto per quello: il suo è uno young adult realistico e privo di romanticismi e sdolcinature, uno young adult che, letto da un adult, fa ritrovare l’adolescenza senza rimpianti e falsi miti.

Si, Sophie Kinsella è autentica, quando scrive. E il mio elogio lo è altrettanto.

Buona lettura!

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