Del perché leggendo “Soli e perduti” di Eskhol Nevo non ci si sente nè soli nè perduti

Forse non è il giorno della milanese sui libri, anzi di sicuro, ma avrete capito che, forse perché sono una donna fortunata, mi prendo la libertà di raccontarvi di libri quando ne vale la pena. Quando ho scoperto un gioiello, una perla, una pietra preziosa nello sterminato panorama dei libri pubblicati. Che tutti, io per prima, diciamo essere troppi. Ma poi, quando appunto succede che un titolo mi attira, che il nome di un autore mi evoca il commento di qualcuno, e poi che leggo un libro e vorrei che non finisse, allora penso ma forse se non venissero pubblicati così tanti libri, molti dei quali irrilevanti, non troveremmo quello che cerchiamo. Visto che siamo tutti così diversi… Avete presente i supermercati, che ora sono strapieni di prodotti analoghi ma diversi: ognuno di noi compra tendenzialmente le stesse cose, ma tutti insieme compriamo tutto quello che viene esposto…

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Ma basta menare il can per l’aia. Qualche settimana fa ero scesa nell’ufficio della mia amica Isabella Fava, che lavora per il settimanale Donna Moderna e riceve tonnellate di libri, e per questo io la invidio anche un po’, e mentre guardavo curiosa le pile di libri sulla scrivania, dietro e di fianco mi ha detto “Prendi qualcosa se vuoi”, e io non so dirvi perché ho scelto Soli e perduti di Eskhol Nevo. Conoscevo vagamente l’autore, nel senso che sapevo che era israeliano e che aveva la reputazione di bravo scrittore. Il titolo sì, aveva un richiamo forte: non ci siamo sentiti tutti soli e perduti, almeno una volta?

E ho portato a casa il libro e l’ho appoggiato sul tavolo e poi un giorno l’ho aperto e ho cominciato a leggerlo. Ed è un libro bellissimo.

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Come sapete non mi piace svelare la trama di un libro, ma cercare di raccontare perché mi è piaciuto.

E dunque in primis c’è il modo in cui è scritto, che è semplice ma di quel semplice che viene da un lungo lavoro di elaborazione, scelta ed eliminazione; quel modo di scrivere in cui resta solo il necessario.

E poi c’è un mondo, a me sconosciuto, quello di Israele e della religione ebraica con le sue tradizioni e anche stranezze. E tanti personaggi, nessuno brillante e dominante, ma donne e uomini come tutti, soli e perduti ma anche determinati a provare e cercare: un ebreo americano che vuole costruire un mikveh (bagno rituale) in onore della moglie morta, un gruppo di ebrei russi a cui viene offerta ospitalità in Israele, in un nuovo quartiere dove nessuno vuole abitare perché ritenuto maledetto, un sindaco che non trova pace dopo la morte del suo bambino, l’assistente del sindaco diviso tra il grande amore e la sua nuova famiglia e la sua vigliaccheria, una donna che fugge e ritorna.

C’è molto amore. Amore vero, non quasi amore o forse amore. C’è una bellissima orazione funebre, che vorrei trascrivere in toto.

E poi che altro dirvi? Andate in libreria, oppure collegatevi a uno store online, e compratelo subito!

Buon mercoledì!

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