Perché noi lettori vogliamo incontrare gli autori. A Mantova, a Milano, a Ferrara…

Torna anche la milanese sui libri. Sono sicura che ne avete sentito la mancanza! E magari, come succede quando nei supermercati manca il prodotto che avete sempre comprato e siete costretti a comprarne un altro, e scoprite che vi piace di più di quello a cui eravate abituati, magari avete trovato un altro blog che vi parla di libri e vi suggerisce qualcosa di appassionante.

Beh, in questo caso, potete leggerli tutti e due!

Settembre è il mese dei festival. Si comincia con il Festival della Mente di Sarzana, poi c’è il Festivaletteratura di Mantova e poi Pordenonelegge, per finire con Internazionale e in mezzo c’è anche il Festival della Filosofia. E ci sarà sicuramente qualcosa che mi è sfuggito, me ne scuso fin d’ora con gli organizzatori (che se mi volessero invitare sappiano che sono sempre ben accetti!).

Richard-Ford-007

Uno dei punti di forza dei festival letterari è che si possono incontrare gli autori. Io vi confesso, per tanti anni non capivo questo bisogno. Mi piaceva leggere, cercavo i libri, se un autore mi piaceva leggevo tutto quello che aveva scritto, e tanto mi bastava. Poi ho cominciato a frequentare i festival per lavoro, e ad osservare i lettori. Come ascoltano, che libri si portano dietro, come si muovono, cosa chiedono, cosa fanno durante la firma copia e quando incrociano un autore nel bar dove si sono fermati a bere un caffè. E ho notato quanto fosse forte il desiderio di ringraziare, di scambiare anche solo due parole con chi ti ha dato qualcosa che è prezioso e che forse ti ha aiutato e magari anche cambiato la vita. E quanto rispetto meritasse, quel desiderio.

n-LEAVITT-large570

Quest’anno ho fatto un giro a Mantova ma non per lavoro, ho presenziato a qualche incontro e poi, siccome sono una donna fortunata come non mi stancherò mai di ripetere, ne ho organizzato un paio io, di quelli proprio “da vicino”. E sebbene non mi vengano mai delle domande specifiche da fare, ho provato grande gioia ad ascoltare.

0A Mantova c’era Richard Ford, di cui ho letto poco ma con grande interesse, che stava in pubblico come nel salotto di casa sua e chiacchierava di letteratura come si parla delle scarpe o dei vestiti che porteremo il prossimo inverno. A Milano c’era Azar Nafisi, che ricordava con slancio incontenibile che “la letteratura è un sogno illegale“. Sempre a Milano, ma sono andati poi a Pordenonelegge, sono passati David Leavitt, quello che con Ballo di famiglia ci aveva fatto scoprire una nuova letteratura americana, e Ann-Marie MacDonald: la potenza e lo sconvolgimento di Chiedi perdono ce l’avevano già resa indimenticabile.

E allora adesso penso che un autore è anche più del suo libro. Il libro è quello che rimane, e l’autore non sostituisce il libro. Ma ci può aggiungere molto, come è giusto che sia, visto che nessuno di noi può essere contenuto in una sola attività o passione.AzarNafisi

Per questo vi consiglio, oggi, non tanto un libro quando di andare ad un Festival. Quello che vi è più comodo o più vicino, o la cui città avete comunque voglia di vedere. Poi sceglietevi uno o due incontri, che se ne vedete troppi fate fatica a giudicarli e ricordarli. E scegliete sulla base dell’istinto, di quello che vi ispira così, al solo leggere il titolo dell’incontro.

Per il libro c’è sempre tempo!

Buona giornata!

 

Un libro, il rapporto genitori-figli e tante risate per mettere a K.O. il bullismo

Ciabattine riapre le porte! E lo fa con una “puntata” di Ciabattine Piccine, accanto a Milano per i Bambini, proprio a breve distanza dal 1° ottobre: la data che quasi sino alla fine del secolo scorso segnava l’inizio della scuola, festeggiando i cosiddetti remigini (gli alunni che per prima volta si sedevano in un banco nella giornata dedicata a San Remigio).

I veri remigini di una volta! (photo: lavocedelserchio.it)

I veri remigini di una volta! (photo: lavocedelserchio.it)

E non è un caso se l’argomento del giorno l’ho introdotto con questo ricordo: oggi si riparte proprio dall’universo scolastico, in compagnia di una scrittrice brava e intelligente, che attraverso la lente d’ingrandimento rappresentata dal suo ultimo (bellissimo) libro, affronta una tematica molto attuale e delicata, davvero sentita anche nelle scuole di Milano. Il bullismo. Ma il mio intento non è ASSOLUTAMENTE quello di denunciare l’ennesimo brutto episodio, desidero invece porgere il messaggio superpositivo e al tempo stesso profondo dell’autrice, il tutto condito dalla sua garbatissima ironia. Il romanzo è “Dov’è finita Audrey?” firmato dalla famosa Sophie Kinsella (molti la ricorderanno per la serie di libri “I Love Shopping”).

la bella cover romanzo "Dov'è finita Audrey" edito da Mondadori

la bella cover romanzo “Dov’è finita Audrey” edito da Mondadori

Premetto da subito che è una storia dedicata ai ragazzini (o young adults) ma io la suggerisco con gran piacere anche alle mamme e ai papà. Cominciamo dalla copertina che già di per sé è invitante: bellissime illustrazioni raffigurano la giovane protagonista Audrey che porta sempre grandi occhiali scuri per nascondersi da tutti. Perchè guardare negli occhi non è facile, quando hai subìto qualcosa che ti ha davvero scosso interiormente.

Le deliziose immagini sul retro della copertina (photogiallozafferano.it)

Le deliziose immagini sul retro della copertina (photogiallozafferano.it)

Interessante è che la geniale autrice non racconta assolutamente quale pasticcio in tema di bullismo sia capitato alla povera Audrey, non è questo il punto. Ma piuttosto si occupa del disagio di questa quattordicenne, della sua scombinata famiglia e di un ragazzino, Linus, che aiuterà la protagonista a ritrovarsi e a ritrovare pure la voglia di guardare il mondo negli occhi. E le trovate gustosamente ironiche (come sempre con Kinsella) sono moltissime: sono proprio queste a spiegare ai più giovani come affrontare i momenti più difficili  senza paura, purchè orientati dai propri affetti più cari.

La brava autrice Sophie Kinsella (photo: Randomhouse.com)

La brava autrice Sophie Kinsella (photo: Randomhouse.com)

Ma ricorda pure ai genitori o agli adulti in generale, come mettersi in ascolto con i più giovani: emblematico, ma al contrario, è il lancio dalla finestra dell’adorato computer del fratello adolescente di Audrey, da parte della madre! Tanti i passi che commuovono ma ancor di più quelli che fanno ridere a voce alta…  E l’amore, le amicizie vere, i legami familiari pur sgangherati che siano, risultano più forti di tutto, persino del bullismo. Senza aggiungere altro relativamente alla storia,  mi limito a riportarvi due punti di osservazione del fenomeno di cui si parla, da parte di una ragazzina e di una madre. Claudia R., undici anni, l’ha letto dietro mio consiglio: mi ha colpita la sua maturità quando mi ha detto che il bullismo è un argomento superdelicato, ma che questo libro sa parlarne con leggerezza e una simpatia incredibile. Insomma, spero che a lei come a molti altri ragazzi, sia utile per avere un atteggiamento positivo e fiducioso, anche quando devono vedersela con eventi davvero sconcertanti. La mamma sono io: non sapete quanto mi sia ritrovata nel secolare incontro-scontro tra genitori e figli! Mi ha ricordato la mia parte ragazzina, quando non mi sentivo capita… e mi ha rammentato quei racconti dei giovani all’epoca ben più grandi di me, che avevano passato il periodo dei figli dei fiori, coi capelli lunghi e tutto il resto, e venivano considerati dei completi sbiellati dalla generazione dei loro genitori.

Il famoso "complesso" (le band di un tempo) dei Rokes che come altri, ispirarono tricologicamente molti giovani negli anni 60-70

Il famoso “complesso” (ovvero una band di un tempo) dei Rokes che come altri, ispirarono tricologicamente molti giovani negli anni 60-70

Però mi ha fatto anche ripensare al ruolo in generale “dei grandi”, quando sono concentrati solo sui propri problemi e non si sintonizzano assolutamente con le emozioni, gli imbarazzi, gli apparentemente piccoli, ma grandissimi dispiaceri dei più giovani. In concreto, come insegna Kinsella, ci vuole tanta sensibilità (e un pizzico d’ironia): niente di più bello contro il bullo!