Cose belle che ho visto e fatto. A Milano e a Firenze

Che sono una donna fortunata lo sapete, ma io ogni tanto ve lo ripeto, come premessa per raccontarvi tutte le cose belle che vedo senza farmene un vanto e senza che crediate che siano un privilegio. E forse sì, un po’ lo sono…

12004947_423155267871207_8228947803470732917_nAllora, cose di libri, da milanese sui libri: vi avevo già scritto di un reading che avevo fatto insieme agli amici di Stoleggendo. Mi era piaciuto così tanto leggere ad alta voce che avevo sbandierato a destra e a manca quanto era bello e quanto era un’attività che poteva arricchire un evento, visto che dentro i libri, a saper cercare, si trova di tutto. Allora le mie amiche di Vavél, che sono un terzetto di creative (Verde Alfieri fa gioielli, Valeria Casamirra fa vestiti e Laura Narcisi oggetti di design) superdinamiche e vulcaniche, quando hanno organizzato il loro evento a Milano mi hanno chiesto se volevo fare un reading sulla moda… detto fatto! E’ successo sabato scorso ed è stato davvero bello.  Spero che lo ripeteremo presto, anche su altri temi.

Mi è dispiaciuto perdermi il resto dell’evento. Ma avevo un’altra cosa bella da fare: a Firenze, in occasione di una fiera dell’editoria anarchica, mettevano in scena Idea d’amor, uno spettacolo su Pietro Gori (l’autore di Addio Lugano Bella), di cui la mia amica fondamentale, quella che mi è amica da quando andavamo a scuola insieme ed io ero malmostosa e complicata e difficile, aveva fatto l’adattamento dei testi.

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Lo spettacolo è  una produzione Teatrofficina Refugio, di cui avevo visto altri brevi lavori che mi erano piaciuti tantissimo per la forza e l’essenzialità. Di Idea d’amor ero rimasta affascinata durante le prove, avrei voluto recitare anch’io da tanto bella era l’energia, con la fatica e la gioia, che emergeva dal lavoro. E anche a Firenze mi è piaciuto tantissimo (lo so sono di parte ma mi è piaciuto molto al di là dell’amicizia), nonostante l’audio fosse pessimo. C’era l’essenzialità nella scena e negli oggetti di scena, nei costumi e nei movimenti; ma essendo un adattamento da testi dell’Ottocento, il linguaggio aveva conservato la ricchezza e il romanticismo e il lirismo di quel tempo.

3Dnn+9_7B_med_9788804658306-la-parabola-delle-stelle-cadenti_originalGiovedì invece allo spazio Formentini ho avuto modo di chiacchierare, e veder chiacchierare, una giovane esordiente, Chiara Passilongo, che ha scritto La parabola delle stelle cadenti. Da donna fortunata e anche addetta ai lavori ho letto il libro ancora prima dell’estate, e sono stata proprio contenta: perché finalmente c’era un libro di un giovane esordiente italiano che parlava di cose vere, del mondo che ci sta intorno, che prendeva la realtà del nostro paese per le corna e raccontava una storia che aveva un bel respiro e un bel passo, quasi come nei romanzi classici. Niente viaggi intorno all’ombelico, per intenderci. E mi piaceva anche, quella sera, avere intorno librai e giornalisti e blogger. E’ un micromondo, lo so, ma sono contenta di esserne parte!

Buona giornata!

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