Conversazioni, solitudine e social media. C’è un sacco di confusione in merito

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Di sicuro avrete sentito parlare dell’articolo pubblicato dal quotidiano Repubblica, in cui il magnifico scrittore Jonathan Franzen (del quale sto leggendo il bellissimo Purity, di cui vi parlerò a tempo debito) tesseva le lodi della solitudine e tuonava contro i social media. E magari avrete anche sentito parlare del libro Reclaiming conversation, di Shirley Turckle, in cui si accusa la tecnologia di essere responsabile di certi malesseri dell’animo umano. E poi avrete probabilmente visto in rete parecchi commenti sul tutto. E poi vi sarà capitato di assistere, o partecipare, a conversazioni tra amici o conoscenti, più o meno serie ed accanite, in cui qualcuno prende la parte di difensore dei social media, e qualcuno la parte di accusatore.

Ecco, per dovere di cronaca vi dico che io prendo sempre la parte del difensore dei social media.

Ho tanti motivi per farlo, oltre ad una terribile incapacità di tacere di fronte alle provocazioni!

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Sapete che mi ritengo una donna fortunata, e mi ritengo tale anche perché, un po’ prima del mezzo del cammin della mia vita, è arrivato Internet. Che mi ha portato un’innumerevole quantità di nuove opportunità, e mi ha fatto scoprire e fare cose che non pensavo avrei mai fatto. Cose che però erano dentro di me.

Molte volte ho pensato come sarebbe stata la mia vita se Internet fosse arrivato prima: sono cresciuta in una città di provincia (molto Gucciniana, per chi ha l’età per ricordarselo), una città universitaria ma non per questo meno isolata e provinciale. E’ vero, ho fatto più o meno tutto quello che volevo. Ma ho anche pensato: se avessi potuto scrivere delle email a tutte le università americane, se avessi avuto tutte le informazioni che ora sono a disposizione di tutti, forse sarei riuscita ad andare a studiare in America invece che in Belgio. Tanto per fare un esempio.

I social media (che senza Internet non esisterebbero, giusto per mettere i puntini sulle i) sono uno strumento. Potente. Che può essere usato male o bene.

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Secondo me tutto il resto è confusione. Abbiamo difficoltà nelle relazioni umane: ma li avete letti i romanzi dell’ottocento? Quelli che raccontano la vita delle persone, quella vera, quotidiana. Forse che allora le relazioni erano facili? Oppure la poesia greca antica, o i filosofi? Forse che i rapporti tra le persone erano lineari, limpidi, senza sofferenza? Abbiamo difficoltà a stare da soli: chi più chi meno, non è una novità. La gente in metropolitana guarda lo smartphone e non parla con i vicini: prendono la metropolitana tutte le mattine, quelli che gridano allo scandalo? Se la prendessero tutte le mattine, sicuramente preferirebbero che la gente guardasse gli smartphone piuttosto che raccontare ad alta voce i propri guai. Sarebbe bello che la sera in famiglia ci si ritrovasse a chiacchierare sereni, tutti insieme mentre si cena… questi hanno visto troppe pubblicità del Mulino Bianco!

Mi verrebbe quasi da dire che se questo è il tono della conversazione, preferisco vedere cosa scrivono i miei amici su Facebook!

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Insomma abbiamo uno strumento in più. Che certo, qualcuno usa per fare del male, a se stesso o agli altri. Ma non possiamo essere contenti di averlo? E cercare magari di insegnare, ai nostri figli, ai nostri partner, ai nostri amici, che il punto di partenza siamo noi stessi? Che invece di preoccuparci per un futuro sconosciuto, ci potremmo occupare di rispettare il nostro prossimo nel presente, oggi, in questo momento, anche attraverso i social media?

Ecco, adesso potete procedere con il linciaggio!

Buona giornata!

 

 

 

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