Tutti invitati alla festa della riparazione!

Cos’è un RESTART PARTY? E’ un’occasione d’oro – anzi, gratis! – per veder riparare i propri oggetti e apparecchi rotti, invece di liberarsene cestinandoli tristemente: il prossimo sabato è stata organizzata un’edizione di cui vi parlo volentieri, ma mi fa piacere prima fare un breve accenno a una giornata di Restart che ha avuto tanto successo! Era il 27 settembre 2014 e l’appuntamento era presso la Chiesa Valdese di Milano: che sia una chiesa Green (e progressista) credo lo sappiano già in molti, tant’è che ha ottenuto la certificazione del Gallo Verde, a testimonianza del suo concreto orientamento eco-sostenibile (chi meglio di un credente, può avere a cuore il Creato che ci è stato dato in dotazione?).

Il party in allestimento, nel settembre 2014, presso il tempio valdese di Milano

Il party in allestimento, nel settembre 2014, presso il Tempio Valdese di Milano (photo: LaRepubblica.it)

Proprio il Gruppo del Gallo Verde, insieme ad altre associazioni, hanno ricevuto in chiesa, tra i banchi e i testi degli inni sacri, i cittadini che hanno avuto modo di riportare a casa biciclette, computer, e molti altri apparecchi e piccoli elettrodomestici (ma persino vestiti!) riparati per benino da volontari capaci e disponibili.

Nella Chiesa Valdese, ecco i "repairmen" in attività!

Nella Chiesa Valdese, ecco i “repairmen” in attività!

In più, le persone esperte in tema di riparazione, hanno anche fatto un po’ di formazione affinchè ognuno diventasse poi autonomo in caso di una nuova necessità analoga e non sprecasse più oggetti riutilizzabili.

In riparazione anche le bici al primo Restart Party

In riparazione anche le bici al primo Restart Party (photo: LaRepubblica.it)

Ebbene, in attesa della seconda edizione nella Chiesa Valdese di Milano, ora il RESTART PARTY ritorna in città in un altro spazio, sempre con l’intento di dare una seconda vita a tanti oggetti: anche qui con il simpatico titolo di “Prove tecniche di riparazione”, i volontari dell’iniziativa attendono i cittadini al Corvetto sabato 31 ottobre 2015 dalle ore 15.00 alle 19.00 presso il Laboratorio di Quartiere via Mompiani, 5.

Ecco la locandina dell'appuntamento di sabato 31!

Ecco la locandina dell’appuntamento di sabato 31!

I grandi così sono a posto, ma i bambini? Per loro sarà presente  l’animazione organizzata da Elisabetta de Michele (G.A.G asd)! E tornando all’attività del party, oltre agli apparecchi vari, anche le bici potranno essere affidate alle amorevoli cure di Officina delle Biciclette associazione Miraggio e gli abiti saranno consegnati alla Sartoria Popolare del Laboratorio di Quartiere. Spero infine non sia troppo tardi per segnalare anche la chiamata alle armi riparatorie di cui trovate più sotto la locandina, che invita chi abbia una bella manualità o quelle persone (benedette!) che in casa sono in grado di riparare di tutto un po’… ad arruolarsi nei Restarters Milano e diventare un Repairman ufficiale.

Qui la chiamata alle armi riparatorie per tutti gli aggiustatori di buona volontà!

Qui la chiamata alle armi riparatorie per tutti gli aggiustatori di buona volontà!

Sono lontani i tempi in cui quando si parlava di “riparazione” si pensava solo agli antipatici esami che attendevano gli studenti più “pigri” a settembre, no? E allora, mancare questo appuntamento sarebbe un peccato… irriparabile!

Da Ibsen alla negoziazione: il percorso dei pensieri è spesso strano…

Stamattina sono stata a un piccolo workshop sulla negoziazione, organizzato da WorkHer, un sito e una piattaforma dedicati alle donne, per aiutarle a reinserirsi nel mondo del lavoro o a crescere e trovare nuove opportunità. Lo so, l’ho scritto anche su Chic After Fifty, ma lì, per la natura del blog e dell’argomento, non mi sono soffermata troppo sui contenuti.

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Nè qui ho intenzione di farvi la lezione sulla negoziazione. Però sono contenta perché, seppure in un’ora, con altre 30 signore e con un livello di rumore di fondo veramente “sfidante”, mi sono portata a casa alcuni concetti sui quali potrò pensare e lavorare nei prossimi giorni. Della serie “scusate se è poco”.

E ho pensato anche un’altra cosa.

C’erano altri due workshop, uno su “Funziona la mia idea di business?” e un altro su come ottenere fondi e finanziamenti. C’era un workshop ogni ora, ed erano tutti strapieni. Certo, direte voi, erano gratuiti, erano nella sede di Banca Intesa Sanpaolo, erano a Milano. E non erano strapieni di ragazze. Erano strapieni di donne, molto diverse quanto a età, abbigliamento, disinvoltura o imbarazzo con cui si muovevano. Accomunate dal senso di non saperne abbastanza e di volerne sapere di più; dal senso che si, se ci si prova, se ci si impegna, se ci si crede, le passioni possono diventare business; dal senso che il mondo si è ribaltato e ci ha mandato a gambe all’aria, e noi lo abbiamo guardato anche noi, e abbiamo visto le cose da un’altra prospettiva e ora, scosse e provate ma con un pezzo di comprensione e di esperienza in più, ci diamo da fare con determinazione.

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E che cosa c’entra Ibsen?

C’entra che mentre pensavo a come è cambiato il mondo, soprattutto nel femminile, mi sono ricordata di aver sentito alla radio, a Radio 3 Suite (trasmissione che adoro e ascolto tutte le volte che posso), il dramma radiofonico Casa di Bambola di Ibsen. Non lo avevo nè letto nè visto rappresentato, e avevo una vaga idea del tema. E il tema è che la protagonista, quando ha bisogno di soldi per salvare il marito, contrae un debito falsificando la firma del marito, perché alle donne, all’inizio del secolo, in Svezia e dovunque, non era permesso contrarre un debito. Non vi voglio raccontare come si svolge il dramma e a quale conclusione si giunge, vi posso dire che è bellissimo e che sembra scritto ieri. E mi ha fatto pensare che di strada ne è stata fatta…

Buona serata!

 

Un parco milanese alle pendici di un monte, dove toccare le stelle!!

Tra Expo e Bookcity attrattive per i bimbi in questi giorni ce ne sono tante….ma io sono per i giochi all’aria aperta, visto che le giornate ancora lo permettono e mia figlia la porterei in uno delle poche isole di verde che ancora resistono a Milano e pure in un buono stato di manutenzione!

E’ per questo che oggi vi parlo di una storica area verde della nostra città: il Monte Stella. L’unico monte di una città di pianura, già come idea di per se stessa deve essere un buon motivo per valorizzare e visitare un posto unico. Credo che tutti i bambini di Milano lo conoscano, se non altro per averlo intravisto dai finestrini dell’automobile di famiglia che si appresta a imboccare l’Autostrada dei Laghi o la Milano-Torino. E proprio lì al confine amministrativo di Milano, si erge questa collina (tanto da conoscersi anche come Montagnetta di S. Siro) in mezzo ad un ampio parco cittadino.

L'area del Monte Stella vista dall'alto, stretta tra il QT8 e l'imbocco dell'A8

L’area del Monte Stella vista dall’alto, stretta tra il QT8 e l’imbocco dell’A8

E allora parcheggiamo per una volta questa benedetta macchina, prima di recarci fuori città e facciamo scoprire ai nostri figli la storia e le meraviglie di questo luogo che poi è anche un posto caro alla generazione dei genitori.

Si trova in mezzo ad una zona di Milano conosciuta come Lampugnano, perché feudo dell’antica famiglia nobile dei Lampugnani, che già si era distinta nella resistenza contro Federico I Barbarossa. Il luogo, a ovest delle mura cittadine, in aperta campagna e disseminata di cascine fino all’inizio del XX sec., solo con il periodo fascista, viene inserito all’interno del territorio della città, per avvantaggiarsi dell’arrivo e della costruzione della erigenda barriera dell’autostrada, nel 1924. A guerra appena conclusa, nel 1945, si fa strada il progetto per il QT8 – acronimo di “Quartiere della Triennale Ottava” – a cura di un gruppo di progettisti, guidati da Piero Bottoni. Insieme al modello in scala reale del concetto anglo-sassone di città-giardino, prende forma anche una collina artificiale, costruita con la terra asportata dagli scavi per la costruzione delle nuove abitazioni, ma soprattutto con le macerie degli edifici bombardati all’interno della vecchia Milano. E’ così che dalle ceneri, e dai valori negativi delle devastazioni belliche, nasce il Monte Stella.

Il Monte Stella in fase di realizzazione, alla fine della II Guerra Mondiale.

Il Monte Stella in fase di realizzazione, alla fine della II Guerra Mondiale.

Ormai la Montagnetta di S. Siro fa parte del panorama del quadrante Nord-Ovest di Milano e per di più nel 2003 nel suo ampio parco alle pendici viene ricavato il Giardino dei Giusti, un luogo di memoria a ricordo di chi è caduto per chi si è battuto per le libertà, cadendo vittima delle tirannie. E’ un area perfettamente inserita nel contesto paesaggistico e costituita da discreti cippi di granito e da alberi dedicati a singole personalità particolarmente emblematiche. Questo luogo, di così profondo significato, ha vissuto, nell’ultimo periodo, momenti di acceso dibattito motivati da un controverso progetto che vorrebbe modificare l’attuale situazione. L’associazione Gariwo, che dal 2008 gestisce l’area del memoriale insieme all’Unione delle comunità ebraiche italiane e allo stesso Comune di Milano, ha presentato un piano che prevede la costruzione di muri di oltre 3 metri d’altezza, totem, portali e un anfiteatro per oltre 300 persone. Il progetto, per l’impatto sul luogo e per il suo anomalo iter di approvazione, ha alimentato una controversia che si protrae ormai da mesi. Come ormai è consueto, il dissenso si è palesato con la raccolta di 2.000 firme contrarie e la presentazione di appelli al Comune e al Consiglio di Zona 8 a firma di molti comitati cittadini, del WWF e di Italia Nostra

Ma perché il nome Monte Stella? Da bambino, ci andavo spesso la domenica con i miei genitori e le mie sorelle, e mi ero fatto l’idea di un posto a metà tra la città e la campagna, dove da questa immensa altura si potevano più facilmente toccare il cielo e il firmamento.

Illustrazione de Il Piccolo Principe (da terraetlibertà.it)

Illustrazione de Il Piccolo Principe (da terraetlibertà.it)

Ma ahimè, seppur altrettanto poetico il nome non risiede in questa infantile ragione. La motivazione ce la spiegano direttamente i figli dell’arch. Piero Bottoni, che questo posto l’ha ideato e che, con lo stesso rispetto, loro cercano di salvaguardare, con una lettera indirizzata al nostro sindaco. Così recita la missiva:

Egregio Sig. Sindaco Giuliano Pisapia,

le scriviamo a proposito delle decisioni che stanno per essere prese relativamente al Monte Stella.

Da bambini nostro padre, Piero Bottoni, ci portava spesso sulla collina artificiale da lui progettata che aveva un nome così a noi familiare: “Stella”. Stella è stata un’artista polacca e fu per moltissimi anni la prima moglie di nostro padre. Dopo la sua morte nostro padre si risposò e da nostra madre Giuditta nascemmo noi, Piero Alessandro e Stella.

Il grande amore che nostro padre aveva ancora per la prima moglie scomparsa e la grande generosità e elasticità mentale di nostra madre, permisero all’architetto Bottoni di avere ben due tesori della sua vita nominati con il nome di Stella: la figlia e la collina.

Solo questo può far capire a chi ancora non conoscesse la storia e la vita dell’architetto Bottoni quanto egli tenesse, oltre che alla figlia, anche alla collina da lui creata con tanta fatica e amore e contro la resistenza di molti che, a quel tempo, non avevano ancora compreso l’importanza per Milano di un simile incredibile progetto.

La collina è stata studiata da nostro padre in ogni suo dettaglio, inclusa la scelta delle essenze, alberi, cespugli e ancora i sentieri. Ogni dettaglio concorre all’insieme della collina, così come tante cellule compongono insieme e indissolubilmente un essere vivente.

Questa è la storia del Monte Stella e questa è la storia dell’architetto Bottoni, suo unico ed indiscusso ideatore e realizzatore. Un architetto e un artista a cui tutti, oggi, riconoscono unanimemente di avere regalato a Milano un quartiere modello e un polmone verde.

Il Comune di Milano ha poi insignito nostro padre di molteplici onorificenze di cui, tra le varie, la medaglia d’oro alla memoria e l’incisione del suo nome nel Famedio come milanese eccelso.

Oggi però nostro padre, se fosse ancora in vita, URLEREBBE DI DOLORE a sapere che su questa sua creatura qualcuno si sta apprestando a gettare tonnellate di cemento e COMBATTEREBBE COME UN LEONE per impedire questo!!! E sarebbe incredulo ed attonito a scoprire che, come sembra, sia proprio il Comune di Milano la forza oscura e negativa che spinge per questo bagno di cemento!!!

Ci auguriamo che il nostro breve racconto sulla nascita del Monte Stella e di come fortemente nostro padre, Piero Bottoni, abbia combattuto per realizzarlo e metterlo a disposizione di tutti i milanesi, possa indurre a una giusta pausa e riflessione per ripensare a scelte che MAI E POI MAI EGLI AVREBBE APPROVATO!!

 

Stella e Piero Alessandro Bottoni

4 ottobre 2015

Per Tognazzi era gigante, per noi mini e “anti-spreco”, e condito dalle parole di Gadda. Che specialità milanese è?

Siamo in “zona Cesarini”, visto che Expo 2015 sta per chiudere i battenti, e forse per questo oggi ci piace l’idea di raccontare una storia di cibo. Che parla di ieri e di oggi. Il super protagonista è indiscutibilmente un milanese DOC. Che ama parecchio andare a braccetto con un altro protagonista, il risotto allo zafferano: signori e signore, è l’Ossobuco! Perché nel titolo si dice che per Tognazzi era gigante?

L'indimenticato Ugo Tognazzi (photo: artventuno.it)

L’indimenticato Ugo Tognazzi (photo: artventuno.it)

In realtà erano esigenze di copione: il grande Ugo, che come tutti sanno ha diviso a metà la sua vita tra spettacolo e cucina (e voglio sottolineare, per quest’ultima passione è stato un grande anticipatore rispetto a suoi colleghi (perché ai suoi tempi, di Masterchef, Expo, siti enogastronomici e compagnia cantante non si parlava proprio!), ha portato molto, molto spesso nelle sue pellicole l’arte culinaria. Come nel caso del famoso e molto controverso film di Marco FerreriLa grande abbuffata”.

La Grande Abbuffata di Marco Ferreri, dove Ugo proponeva l'Ossobuco Gigante

La Grande Abbuffata di Marco Ferreri, dove Ugo proponeva l’Ossobuco Gigante

Me l’ha ricordato la nostra amica chef Mariangela Marchesi di Cucina Cre-Attiva, che come di consueto ha splendidamente rivisitato la ricetta tradizionale facendone una versione originalissima “L’Ossobuco sbagliato”! Partiamo dalla giga-versione: nel film di cui sopra, 4 amici annoiati dalla vita si chiudono in una casa e mangiano smodatamente, fino a morire. Per fare ciò, si avvalgono degli strumenti culinari approntati da uno dei quattro, Ugo (ovviamente è interpretato da Tognazzi), proprietario di un ristorante: proprio tra le sue pietanze più prelibate si annoverano gli “Ossibuchi giganti”! Uno dei temi cari all’Expo di oggi è stato quello di dare pieno valore agli alimenti, evitando gli sprechi, così che tutto il Pianeta possa avere cibo a sufficienza. Così la Chef Mariangela ha pensato a una versione superconcentrata dell’Ossobuco, che appaga il palato (e l’occhio!!) ma che non esagera. Del famoso taglio di carne, Mariangela ha eliminato l’osso, ma non il delizioso midollo (via l’osso, teniamo solo il buco!). Ha “destrutturato” il piatto e l’ha ricomposto creando una base di carne affogata nella salsa gremolada, l’ha ricoperto di ottimo risotto allo zafferano condito col midollo come richiede la tradizione, e ha letteralmente coronato il tutto con un anello di cialda di parmigiano.

Il ghiotto "Ossobuco sbagliato" della chef Mariangela Marchesi. Slurp!

Il ghiotto “Ossobuco sbagliato” della chef Mariangela Marchesi. Slurp!

Compatto e squisito, potete anche voi cimentarvi nella preparazione del piatto trovando tutte le istruzioni sul sito Cucina Cre-attiva. E a proposito di Expo, Mariangela è diventata Contributor Ufficiale dell’Expo worldrecipes: se cliccate questo link troverete tutte le golose pietanze da lei proposte che poi il comitato ufficiale ha scelto e inserito nel ricettario globale di Expo Milano 2015. Ancora una piccola annotazione: cos’è l’innovazione senza tradizione? Allora gustatevi una chicca: il grande Carlo Emilio Gadda, dall’alto della sua cultura gastronomica ben combinata con quella letteraria, ha scritto come si fa un super risotto alla milanese e lo trovate a questo link nell’archivio de Il Gatto Selvatico, rivista aziendale dell’ENI.

Il grande risotto alla milanese, che va a braccetto con l'Ossobuco

Il grande risotto alla milanese, che va a braccetto con l’Ossobuco

Ora che è la stagione giusta, ritrovate il piacere dell’Ossobuco: un gusto unico in…. carne ed ossa!

 

Che bello quando trovo un libro che quando lo sto per finire mi dispiace.

Che bello e che brutto, trovare un libro così. Per fortuna la milanese sui libri è una donna fortunata, che ha a disposizione molti più libri di quanti ne potrebbe mai leggere.

Tra tutti questi libri c’è La felicità dell’attesa di Carmine Abate.

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Devo confessare che all’inizio non mi sono entusiasmata. Mi sono detta Carmine scrive sempre lo stesso libro (cosa che peraltro si dice di tutti gli scrittori). Gli emigranti. Il padre assente. La Calabria. Il dolore di andarsene.

E poi, dopo una cinquantina di pagine, che sia lo stesso libro o no, si vive dentro quel libro. I personaggi diventano amici intimi, di quelli con cui non ti stanchi mai di parlare. Il ristorante italiano dove lavorano i protagonisti diventa il posto dove vorresti andare a mangiare stasera. Senti il profumo dei cibi, te li pregusti, sei quasi stupito di non vederteli in tavola.

Pagina dopo pagina, sei sempre più immerso nella storia, e quando realizzi che sei verso la fine, ti dispiace. Sai che ti mancherà, quella compagnia che ti fa il libro la sera, quando sulla casa scende il silenzio, il buio, gli impegni sono finiti e finalmente ci si può godere qualcosa di speciale e unico, che è la creazione di un mondo inesistente ma ciononostante verissimo, tutto nella nostra testa. Perchè lo sappiamo, è questa la magia della lettura.

E tra tutti i maghi scrittori, Carmine Abate è certo uno dei più bravi. Perchè per creare i personaggi, per renderli così reali e toccabili, ha creato una lingua e quindi un mondo. Una lingua che mescola l’italiano con il dialetto, con un effetto che io trovo meraviglioso, tanto che alla fine dei suoi libri mi piacerebbe trovare l’occasione per dire “sanizzo” di qualcuno che sta bene, “paccio” degli squinternati che incontro, un “pochicello” invece di un pochettino…

Ecco, vi ho detto quello che mi premeva. La trama, come sempre, la trovate sulla quarta di copertina, o la scoprite leggendo. Io ve lo consiglio proprio caldamente! E stampatevi grande sopra la scrivani questa citazione di Sant’Agostino

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E se siete a Bookcity Carmine Abate fa un incontro con il pubblico sabato alle 14.30 alla Libreria Mondadori di piazza Duomo.

Buona giornata!

Idee, bicarbonato e fantasia! Una guida per divertirsi a creare prodotti naturali e risparmiosi

Nel titolo abbiamo già detto  quasi tutto. Ma proviamo a capirci di più: innanzitutto è una proposta perfetta per Ciabattine Piccine, perchè si rivolge ai ragazzini. Ma la sorpresa è che l’idea può appassionare di sicuro anche i più grandi: in concreto stiamo parlando di ricette di “autoproduzione” per creare formulazioni tutte naturali, diverse dunque dai prodotti industriali, con l’obiettivo di rispettare la nostra salute e l’ambiente e persino fare economia… il tutto divertendosi. Vi starete chiedendo di quali prodotti si tratta, vero? Quelli di tutti i giorni! Dai detersivi come l’ammorbidente per la lavatrice o il brillantante per la lavastovigile, a quelli per la cura della persona come lo shampoo o lo spray antizanzare, fino al collutorio e ai rimedi per il mal di gola. Alla base delle formule, tanti ingredienti semplici e naturali, a partire dal bicarbonato. E infine un ingrediente fondamentale: una banda. Mi riferisco a “La Banda del Bicarbonato” pubblicato da Editoriale Scienza.

Il simpatico libro-guida "La Banda del Bicarbonato"

Il simpatico libro-guida “La Banda del Bicarbonato”

È un libro a chiamarsi proprio così: il suo autore, Gabriele Clima (insieme ad Allegra Agliardi che ha curato le illustrazioni) offre ai lettori 37 “formule magiche” tutte di carattere “eco-friendly”, attraverso il diario di Leo, un ragazzo che insieme all’amica Stefi crea questa insolita banda creativa, cercando, nel suo piccolo, di contribuire a cambiare un po’ il mondo. Certo che il piano “educherà” un po’ anche i loro genitori.

Quante cose si possono fare con il bicarbonato?? (photo: carolacorrea.cl)

Quante cose si possono fare con il bicarbonato?? (photo: carolacorrea.cl)

Non è la prima volta che su Ciabattine si parla di guide pratiche… come ricorderete avevamo indicato quella del potere del riordino, che ha semplificato la mia vita e quella di centinaia di migliaia di lettori. E oggi, tra le pagine di questo simpatico libro, penso di aver ritrovato un po’ la mia parte bambina e confesso di aver letto una dopo l’altra le ricette proposte dalla Banda del Bicarbonato. Da una parte mi diverte l’idea che i giovani e anche i lettori un po’ più attempati, si cimentino in questo gioco da “piccolo eco-chimico”, dando letteralmente vita a prodotti nella cucina di casa (un esempio irresistibile? L’antidoto per scarpe puzzolenti!)

A Milano, l'autore è pronto a incontrarvi e a raccontarvi tutto alla manifestazione Bookcity che si terrà dal 22 al 25.10.15

A Milano, l’autore è pronto a incontrarvi e a raccontarvi tutto alla manifestazione Bookcity che si terrà dal 22 al 25.10.15

Dall’altra penso che ormai nessuno si senta insensibile al richiamo che ci invita a essere più eticamente responsabili e orientati verso la sostenibilità, in poche parole, “green”: i ragazzi in particolare sono proprio quelli che erediteranno il nostro pianeta e sono forse le menti più aperte, proiettate verso idee più furbe e meno inquinanti. Se poi queste idee si tramutano in gioco (sempre sotto la supervisione degli adulti), meglio ancora, no? Di nuovo qualche esempio da condividere con i più grandi: i rimedi per togliere al volo macchie d’inchiostro o la gomma americana, per far brillare le cromature, per avere scarichi puliti… Che i ragazzi siano creativi lo dimostra Claudia R., di dodici anni, che ha letto il libro e che ha il piacere di conoscere l’autore: è stata sua la pensata di creare un booktrailer (la presentazione video di un libro, per chi non conoscesse il termine), e di studiarne lo script insieme a Gabriele Clima. Vi invito a dargli un occhio più sotto! E intanto medito sul fatto che, tra tante band (musicali), i ragazzi di oggi non disdegnino forse una banda, purché eco-creativa!

IMPORTANTE: se vi interessa incontrare l’autore Gabriele Clima, lo potete fare tra pochi giorni, in occasione di Bookcity Milano #BCM15, dal 22 al 25 ottobre 2015: sul sito potete consultare tutti gli eventi!

MILANO, finalmente città d’arte e di nuove tendenze?

C’è almeno un aspetto positivo di questo Expo (in verità davvero povero dei contenuti così ambiziosi che si era prefissato) che sta ormai per concludersi: ha puntato i riflettori su una Milano spenta, che era da sempre conosciuta dal turismo straniero solo per i pochi stereotipi a noi noti: moda, affari, design, mercato del lusso e poco altro. Queste risorse non sono mai stati sufficienti a renderla una tappa obbligata fra le città d’arte del Bel Paese; insomma una meta appetibile per il turista straniero. Ora non so, e forse non sapremo mai, quanti turisti siano davvero arrivati dall’estero in Italia solo per Expo Milano (alcune fonti parlano di un aumento del 35% in più delle presenze straniere a Milano!), ma tra questi una fetta consistente è data da russi, cinesi e americani.

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E’ notizia di questi giorni che il sito statunitense BuzzFeed, con un ironico articolo sull’Italia, come il peggior paese in assoluto, si è accorto di una Milano con uno spiccato appeal anche come città d’arte. Attraverso una trentina di schermate enumera i motivi del perché vale la pena fare una puntatina a Milano e insieme ai cliché prima elencati, indica una serie di sorprendenti motivazioni che ne fanno anche una città ricca di attrazioni artistico-culturali.

Lascio a voi, cliccando questo link, il piacere di sfogliarle.

Devo dire che attraverso una carrellata di immagini e angolazioni davvero particolari non hanno dipinto i soliti luoghi o siti che fanno di Milano la città che noi tutti siamo abituati a mostrare ai nostri ospiti in visita (a parte il Duomo e la Galleria naturalmente!).

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Parto da tutto questo per dire, che in città si respira aria effettivamente nuova; non so se per via dell’afflusso di stranieri o per via della globalizzazione accelerata a cui siamo stati sottoposti negli ultimi anni, oppure per il ritorno di alcuni “cervelli in fuga”, ma gli stessi abitanti  hanno subito una trasformazione, negli usi, nelle abitudini, ma anche negli stili di vita, soprattutto fra la popolazione più giovane, quella più propensa a farsi influenzare dalle nuove mode o a portare i semi della novità. E’ sempre più facile imbattersi in giro per la città in nuove “tribù metropolitane”. Ne elenco qui di seguito qualcuna:

  • malati della corsa

E’ sempre più facile incontrare, soprattutto per le strade intorno ai parchi, podisti estremi, che macinano migliaia di Km all’anno sulle strade cittadine, fino a spingersi sulle alzaie, lungo la martesana, fino all’hinterland, o magari praticare degli anelli fino allo sfinimento (quello dell’Arena al Parco Sempione è il più bazzicato, ma anche i Giardini Montanelli sono un buon terreno di confronto!). Pare che questa iper attività da moto produca endorfina in quantità tale da avere la sensazione di vivere in una città “migliore”. Mi chiedo se tutto questo giovi veramente alla salute, se partiamo dal presupposto che si inala un gran numero di polveri sottili in sospensione, nell’aria di una delle città più inquinate d’Europa. Ma su questa tema mi farebbe piacere che dirimesse la questione un medico.

foto da runnersworld.it

Corsa al parco coi cani (foto da runnersworld.it)

  • malati della corsa col cane

La nuova frontiera dei podisti sono quelli che amano correre col proprio cane, troppo spesso in sovrappeso per la vita sedentaria fra le mura domestiche: è il Paladog. Senza scomodare l’Agility dog , questa corsa a sei zampe discende dal cani-cross, la disciplina sportiva per i conduttori dei cani da slitta. Spesso durante la corsa, il conduttore porta una cintura alla vita, alla quale aggancia il guinzaglio lungo almeno 5 metri. Attraverso un gioco di richiami e premi, in poco tempo il cane impara ad ascoltare e ad obbedire ai richiami del proprio padrone, che in questo modo non solo ha una “lepre”, ma non è costretto più a correre da solo!

  • hipsters

Dopo i metrosexual (uomini ben curati, che fanno anche uso di cure estetiche dedicate al femminile), ora arrivano gli hipster. Al maschile la moda è declinata attraverso l’uso di abbigliamento da boscaiolo, con bretelle, folta barba, capello molto curato e occhiali dalla montatura marcata e un po’ retrò. Ecco se li avete riconosciuti girare per le vie del centro, ora riuscite a dargli anche un nome! Qualcuno li ha anche scambiati per integralisti islamici!

  • signore dell’alba

Pare che sempre più donne single, ma anche madri di famiglia, si siano impadronite delle prime ore del mattino per svolgere le loro passioni (yoga, corsa, palestra, ecc..), quando il telefono non suona, i bambini e/o i mariti non hanno bisogno di nulla o non sono ancora in grado di intendere o di volere: correre o fare un po’ di moto fa dimagrire, gratifica il corpo e la mente e in cucina e in terrazzo nessuno disturba.

  • appassionati dell’orto in città

Di questo abbiamo parlato anche questo lunedì per Ciabattine Piccine, ma pare che possedere un orto, un giardino o un terrazzo dove coltivare sia l’ultima frontiera del vivere sereni in città. Adesso anche il governo ha allo studio una serie di incentivi e detrazioni fiscali per fare attrezzare qualsiasi lastrico solare con un terreno dove coltivare frutta e ortaggi.

Una vasca da orto fai da te per un terrazzo (foto Ciabattine.net)

Una vasca da orto fai da te per un terrazzo (foto Ciabattine.net)

  • vegani e il bio

Questa è una vera e propria mania (o esigenza che sia). Al bando la carne, spesso anche le uova e i latticini per dedicarsi completamente al vegetale, spesso coltivando da sé le materie prime dei piatti che arrivano sulle nostre tavole. A volte si va cercando il cibo a Km zero (disincentivando anche trasporti e filiere commerciali troppo lunghe e quindi l’inquinamento), si aderisce ai sempre più numerosi GAS (Gruppi di Acquisto Solidali), oppure, per chi se lo può permettere, si è disponibile a spendere di più per acquistare cibo con l’etichetta “Bio”.

E voi, vi siete riconosciuti in una di queste tribù?