Delle potenze benigne

Cari lettori di Ciabattine, quest’anno i migliori auguri per il 2016 vi arriveranno con uno degli ultimi scritti di Dietrich Bonhoeffer, un teologo evangelico nato cento anni fa, il 4 febbraio 1906 e morto impiccato nell’aprile del 1945, nel campo di concentramento di Flossenbürg.

Così nella lunga notte della Seconda Guerra Mondiale e dei lager nazisti, in cui, come in poche altre occasioni della storia, sembrava essersi prosciugata anche l’ultima goccia di umanità, Bonhoeffer, dal fondo del carcere, medita sul farsi uomo della figura del Cristo e sul suo destino con queste parole:

Circondato fedelmente e tacitamente da benigne potenze,
meravigliosamente protetto e consolato,
voglio questo giorno vivere con voi,
e con voi entrare nel nuovo anno.

E tu ci porgi il duro calice, l’amaro calice
della sofferenza, ripiena fino all’orlo,
e così lo prendiamo, senza tremare,
dalla tua buona, amata mano.

E tuttavia ci vuoi ancora donare gioia,
per questo mondo e per lo splendore del suo sole,
e noi vogliamo allora ricordare ciò che è passato
e così appartiene a te la nostra intera vita.

Quando il silenzio profondo scende intorno a noi,
facci udire quel suono pieno
del mondo, che invisibile si estende intorno a noi,
l’alto canto di lode di tutti i tuoi figli.

Da potenze benigne meravigliosamente soccorsi,
attendiamo consolati ogni futuro evento.
Dio è con noi alla sera e al mattino,
e certamente in ogni nuovo giorno.

The starry night - Vincent Van Gogh- 1889

The starry night – Vincent Van Gogh- 1889

 

P.S.: Per chi volesse saperne di più, Dietrich Bonhoeffer, fu perseguitato e messo a morte, dopo un passaggio nel campo di sterminio di Buchenwald, per la sua netta contrarietà di mettere la chiesa protestante alla totale dipendenza dei piani criminali del nazismo, da cui prese, come pastore, sin da subito una netta distanza. La sua era una famiglia agiata, era anzi una delle grandi famiglie aristocratiche della Germania luterana, che avevano preso le distanze dal fanatismo dell’ideologia hitleriana. I von Hase, a cui apparteneva la madre, avevano stretti legami con la corte imperiale: la casa di Berlino, vicino al Tiergarten, aveva i muri in comune con il parco di Bellevue, dove giocavano i figli dell’imperatore. Non c’era ramo della cultura tedesca a cui i Bonhoeffer e i von Hase non fossero legati: teologia, musica, filosofia, psicologia, psichiatria, fisica, pittura, scultura. Eppure ebbe il coraggio di fare un’obiezione di coscienza rigorosa, anche contro e persino un altro grande teologo evangelico come Karl Barth, che pensava si potesse trattare con Hitler. L’intransingenza del suo pensiero davanti agli insegnamenti dell’evangelo portavano Bonhoeffer oltre il compromesso. Così era pronto ad accettare tutti i mezzi di lotta, per quanto potessero dispiacere alla sua coscienza di pastore: si impegnò nei due tentativi di cospirazione, quella dell’Abwehr dell’ammiraglio Canaris, e quella raccolta attorno al generale Beck, che culminò nell’attentato di Klaus von Stauffenberg. Se gli fosse stato possibile, disse, avrebbe ucciso Hitler con le sue mani.

 

Buon 2016 a tutti!

 

Natale in città: per una Milano da respirare! Reloaded

Dopo la notizia di ieri sera con cui il Comune di Milano, con una delibera ad hoc, applicherà il blocco totale del traffico veicolare dal 28 al 30/12/2015 (ma solo dalle 10 alle 16, e con una lunga serie di deroghe), riproponiamo una versione aggiornata dell’articolo di ieri che illustra la situazione del “clima” che circola in città.

E’ inutile ricordare come una coltre di smog e grigio ancora oggi continui a soffocare la nostra città da quasi due mesi. E altrettanto inutile è invocare alibi come la bassa pressione, le condizioni climatiche e la posizione sfavorevole dell’intera area omogenea del catino della Pianura Padana!

Per decenni abbiamo sentito le stesse cose a ogni innalzamento del valori della concentrazione del PM10 e quindi tutte queste analisi sono ormai considerazioni trite e ritrite. La verità è che il nostro è stato un sindaco fortunato perché per tre anni ha beneficiato di inverni favorevoli in cui le condizioni climatiche hanno allontanato il problema dello sforamento della soglia consentita dalla UE e dalla Regione Lombardia (che ha già in passato aveva ritoccato all’insù i limiti consentiti) dei particolati!

Oggi però i nodi vengono al pettine e appare chiaro che nessuno si sia occupato del problema. Già. Il Comune di Milano, ancor più della Regione Lombardia, è apparso distratto sulle politiche ambientali, poiché i picchi maggiori ci sono e si stanno toccando, come dimostrano i rilevamenti delle centraline ARPA collocate in centro, proprio in città. E siamo consci anche del fatto che le politiche ambientali si costruiscano giorno per giorno, non solo allo scattare dell’emergenza!!

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Allora partiamo dall’inizio, ovvero da quando – prima dell’elezione dell’ultimo sindaco – ai cittadini erano state promesse parecchie cose:

ALLARGAMENTO DI AREA C alla seconda cerchia, garantiendo che il traffico veicolare sarebbe diminuito sensibilmente (e non per effetto della crisi!
– incentivazione del TRASPORTO PUBBLICO LOCALE (in realtà, per effetto del dissesto finanziario di ATM molte linee di superficie non solo sono state assorbite da alcuni tratti di MM, ma alcune di essi sono state addirittura accorpate o soppresse!
– aumento dei km di PISTE CICLABILI (interi nuovi quartieri sono sorti senza uno straccio di pista ciclabile che sarebbe potuta nascere a costo zero, anche a scomputo di oneri di urbanizzazione!
– delocalizzazione delle attività dei GROSSISTI (soprattutto quelli cinesi per l’area Sarpi-Arena) a Lachiarella.

Non è poco mi pare, ma si sa che i fatti, come ci ha insegnato negli ultimi anni la politica, difficilmente seguono alle promesse. A tal proposito, permettetemi un appunto: il nostro sindaco ha impostato la sua carriera politica sui temi dell’ecologia, e dunque operare per la salvaguardia ambientale dovrebbe far parte del suo DNA. Ecco che il taglio di centinaia di alberi, giustificati dall’insopprimibile necessità di scavare per la posa della linea metropolitana appare davvero discutibile sia sul piano ideologico (per le ragioni prima esposte) sia a livello pianificatorio (si potevano trovare alternative al percorso soprattutto sull’asse di Porta Vittoria, approfittando degli spazi lasciati liberi dalle aree attigue agli scali
ferroviari dismessi) e sia a livello civico (riuscendo a compattare interi quartieri e a moltiplicare le associazioni di cittadini contro tali decisioni.
Forse questo presunto progresso potrebbe aspettare, soprattutto in tempo di spending review e nelle more di una crisi finanziaria in cui versano le casse del Comune.

Uno degli alberi da abbattere (o già abbattutto). Foto da giornimoderni.donnamoderna.it

Uno degli alberi da abbattere (o già abbattutto). Foto da giornimoderni.donnamoderna.it

E c’è ancora un altro punto da considerare, che è il CONSUMO DEL SUOLO delle aree dismesse (con il via libera a nuovi progetti speculativi), che sarebbero, se ben valorizzate, vera risorsa e forma di compensazione per l’eccessiva cementificazione a cui è stata sottoposta la città negli ultimi decenni.
Le dimissioni dell’assessore all’urbanistica, sorda a qualunque richiesta dei cittadini e la partita persa degli scali ferroviari, dovrebbe far riflettere su come lo sviluppo di questa città non può e non deve passare solo attraverso l’edilizia (settore che più di tutti ha sopportato la crisi). E più che mai appare stringente una green belt, capace di far “respirare” almeno un po’ questa città, una zona di rispetto che ci protegga dalle esondazioni dei fiumi, da un eccessivo carico di traffico su gomma o dalla povertà del verde (anche qualitativamente!) per i suoi tanti bambini.

L'anello ferroviario intorno alla città con i relativi scali dismessi a disposizione (fonte Comune di Milano)

L’anello ferroviario intorno alla città con i relativi scali dismessi a disposizione (fonte Comune di Milano)

Chiudiamo in ultimo con le passate e tanto vituperate “domeniche ecologiche” che le giunte precedenti distribuivano nell’arco dell’anno e che puntualmente venivano criticate come misure tampone. Ma anche queste negli ultimi giorni avrebbero dato un segnale, un segnale educativo oltre che di civiltà. Questa proposta, come quella delle giornate con targhe alterne o della necessità di un fermo totale del traffico, sotto Natale sarebbero forse stato un schiaffo troppo grande al rilancio dei consumi! Tant’è, la situazione rimane stagnante come l’aria mefitica che aleggia sopra le nostre teste.

 

Natale in città: per una Milano da respirare!

Come passeranno i Milanesi che restano in città le prossime festività? Sembra che più che con Babbo Natale, saranno costretti a trascorrerle con la Befana, che ultimamente ci ha portato carbone, tanto carbone. In concreto, sono convinto che i conti non tornino, soprattutto in qualità di vita metropolitana.

Una Befana da Carbon-Tax. Immagine di Roberto Mangosi

E’ inutile ricordare come una coltre di smog e grigio ancora oggi continui a soffocare la nostra città da quasi due mesi. E altrettanto inutile, mi sembra a questo punto, invocare alibi come la bassa pressione, le condizioni climatiche e la posizione sfavorevole dell’intera area omogenea del catino della Pianura Padana. Per decenni abbiamo sentito le stesse cose a ogni innalzamento del valori della concentrazione del PM10 e quindi tutte queste analisi sono ormai considerazioni trite e ritrite. La verità è che il nostro è stato un sindaco fortunato perché per tre anni ha beneficiato di inverni favorevoli in cui le condizioni climatiche hanno allontanato il problema dello sforamento della soglia consentita dalla UE e dalla Regione Lombardia (che ha già in passato aveva ritoccato all’insù i limiti consentiti) dei particolati. Oggi però i nodi vengono al pettine e appare chiaro non nessuno si sia occupato del problema. Sì! Il Comune di Milano più della Regione Lombardia è apparso distratto sulle politiche ambientali, poiché i picchi maggiori ci sono e si stanno toccando, come dimostrano i rilevamenti delle centraline ARPA collocate in centro, proprio in città. E siamo consci anche del fatto che le politiche ambientali si costruiscano giorno per giorno, non solo allo scattare dell’emergenza!

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Allora partiamo dall’inizio, ovvero da quando – prima dell’elezione dell’ultimo sindaco – ai cittadini era stato promesso l’allargamento dell’Area C alla seconda cerchia, garantito che il traffico veicolare sarebbe diminuito sensibilmente (e non per effetto della crisi!), incentivato il trasporto pubblico locale (in realtà, per effetto del dissesto finanziario di ATM molte linee di superficie sono state assorbite da alcuni tratti di MM, accorpate o soppresse!) e aumentati i km di piste ciclabili (interi nuovi quartieri sono sorti senza uno straccio di pista ciclabile che sarebbe potuta nascere a costo zero, anche a scomputo di oneri di urbanizzazione!), delocalizzate le attività dei grossisti (soprattutto quelli cinesi per l’area Sarpi-Arena) a Lachiarella. Ma i fatti, come ci ha insegnato negli ultimi anni la politica, non seguono alle promesse. A tal proposito, permettetemi un appunto: lo stesso nostro sindaco è un ex senatore di SEL, sigla che è acronimo di Sinistra Ecologia e Libertà, e operare per la salvaguardia ambientale dovrebbe far parte del suo DNA. Ecco che il taglio di centinaia di alberi, giustificati dall’insopprimibile necessità di scavare per la posa della linea metropolitana appare davvero discutibile sia sul piano ideologico (per le ragioni prima esposte) sia a livello pianificatorio (si potevano trovare alternative al percorso soprattutto sull’asse di Porta Vittoria, approfittando degli spazi lasciati liberi dalle aree attigue agli scali ferroviari dismessi), sia a livello civico (riuscendo a compattare interi quartieri e a moltiplicare le associazioni di cittadini contro tali decisioni). Sinceramente certo progresso può aspettare, soprattutto in tempo di spending review e nelle more di una crisi finanziaria in cui versano le casse del Comune.

Uno degli alberi da abbattere (o già abbattutto). Foto da giornimoderni.donnamoderna.it

Uno degli alberi da abbattere (o già abbattutto). Foto da giornimoderni.donnamoderna.it

Ma soprattutto vorrei ricordare come non è stato limitato il consumo del suolo sulle aree dismesse ( con il via libera a nuovi progetti speculativi), vera risorsa e forma di compensazione per l’eccessiva cementificazione a cui è stata sottoposta la città negli ultimi decenni. Le dimissioni dell’assessore all’urbanistica, sorda a qualunque richiesta dei cittadini e la partita persa degli scali ferroviari, dovrebbe far riflettere su come lo sviluppo di questa città non può e non deve passare solo attraverso l’edilizia (settore che più di tutti ha sopportato la crisi). E più che mai appare stringente una green belt (una cintura verde intorno al costruito), capace di far “respirare” almeno un po’ questa città, una zona di rispetto che ci protegga dalle esondazioni dei fiumi, da un eccessivo carico di traffico su gomma o dalla povertà del verde (anche qualitativamente!) per i suoi tanti bambini. Molto probabilmente chi verrà dopo questa amministrazione non invertirà la direzione di marcia sulle aree ferroviarie, ma almeno si è procrastinato un’ulteriore alterazione dello skyline di Milano. Le previste misure mitiganti, come gli orti in città, oggi appaiono solo un palliativo di bandiera per indorare una pillola davvero difficile da digerire.

L'anello ferroviario intorno alla città con i relativi scali dismessi a disposizione (fonte Comune di Milano)

L’anello ferroviario intorno alla città con i relativi scali dismessi a disposizione (fonte Comune di Milano)

Chiudiamo in ultimo con le passate e tanto vituperate “domeniche ecologiche” che le vecchie giunte di destra distribuivano nell’arco dell’anno e che puntualmente venivano criticate come misure tampone. Ma anche queste negli ultimi giorni avrebbero dato un segnale, un segnale educativo oltre che di civiltà. Questa proposta, come quella delle giornate con targhe alterne o della necessità di un fermo totale del traffico, sotto Natale sarebbero forse stato un schiaffo troppo grande al rilancio dei consumi! Tant’è, la situazione rimane stagnante come l’aria mefitica che aleggia sopra le nostre teste.

Sembra così che pure un Expo e un dopo-Expo mai concluso, usato come arma di distrazione di massa, abbia lavato la coscienza dei più con quel roboante tema di “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Ci ha allontanato forse per troppo tempo dai problemi reali e complessi di una città metropolitana come Milano, ad iniziare dalla bonifica dei terreni, su cui è sorta la stessa manifestazione e dove per mesi molti volontari e lavoratori si sono spesi per intere giornate. Forse che anche la possibilità di respirare aria pulita o a mangiare del cibo sano non sia esso stesso un diritto e un bene prezioso per cui valga pagare la TASI o L’IMU o la TARSI in questa città, che ha ancora molto cammino davanti per diventare una vera città verso cui l’Europa e il Mondo devono voltarsi a guardare?

Vicino a Milano, il presepe ha un volto, anzi, molti volti nuovi

Nel nostro Paese la tradizione del presepe, soprattutto in quelle famiglie in cui vivono bambini, è molto sentita. Ma negli ultimi tempi, come avrete letto tra le notizie, questa tradizione ha dato vita a non poche polemiche mediatiche: il tema riguardava l’opportunità o meno di allestirlo in una scuola di Rozzano. Senza entrare più specificamente in questo dibattito, posso dire di aver molto apprezzato un’iniziativa che mette da parte la pura difesa ideologica di un credo religioso, per offrire invece ai ragazzi (e anche agli adulti) una visione molto più laica dell’argomento, ma soprattutto autenticamente umana e molto ma molto più vicina a quello che dovrebbe essere lo spirito del presepio e di ciò che vuole genuinamente rappresentare. Ne ho parlato con Anna Bossi, un’insegnante della scuola media dell’Istituto Comprensivo Robecchi di Gambolò, in provincia di Pavia. Quasi in risposta a una polemica del tutto sterile e strumentale, ha scelto di vivere un’esperienza nuova e particolarmente contemporanea con i suoi allievi. Come potete vedere nelle immagini, ha chiesto loro di allestire un presepe con alcuni elementi essenziali come la capanna in cartone, e poi di animarlo con personaggi particolari.

Gli studenti costruiscono gli elementi essenziali del presepe

Gli studenti costruiscono gli elementi essenziali del presepe

Se i pastori, gli agricoltori e gli artigiani che un tempo avevano presenziato alla Natività potevano rappresentare nel presepio gli Ultimi di allora, Anna Bossi ha invitato i suoi studenti a sostituire le statuine che li rievocavano, con personaggi della nostra era.

Il presepe allestito al completo, con le immagini dei migranti ambientali

Il presepe allestito al completo, con le immagini dei migranti ambientali

Chi in particolare? I “migranti ambientali” (ben descritti sul sito di legambiente).

La descrizione presente nel presepio delle conseguenze dei cambiamenti climatici

La descrizione presente nel presepio delle conseguenze dei cambiamenti climatici

Costoro, di cui vi parlo tra poco, sono stati immortalati da un reporter d’eccellenza, Alberto Grassani: vi invito vivamente a visitare il suo sito straordinario. Ebbene, al centro delle sue toccanti e intense immagini, troviamo le persone che hanno subito le conseguenze dei cambiamenti climatici: le loro fotografie diventano in questo presepe, la raffigurazione degli Ultimi di questo nostro tempo.

Una famiglia profuga in migrazione dalla Mongolia

Al posto della Sacra Famiglia, eccone una profuga dalla Mongolia

I ragazzi hanno così conosciuto da vicino la vicenda di queste persone che, come indica chiaramente un cartello posto all’interno del presepe, hanno dovuto abbandonare le proprie dimore a causa di molteplici fattori ambientali.

Altri personaggi e relative storie di sofferenza, presenti nel presepe realizzato dagli allievi di Anna Bossi

Altri personaggi e relative storie di sofferenza, presenti nel presepe realizzato dagli allievi di Anna Bossi

I cambiamenti climatici infatti sono all’origine di carestie e povertà, e insieme a disastri ambientali come inondazioni, tempeste e terremoti costringono milioni di persone alla migrazione. Questi profughi sono destinati a rappresentare, come si legge sul sito del reporter, la nuova emergenza umanitaria del pianeta dei prossimi decenni. La forza di queste immagini e di queste storie ricostruite dagli studenti, a parer mio sono molto più emozionanti dei cosiddetti presepi viventi. E abbracciano davvero in modo ecumenico, senza false retoriche, popoli e culture di tutto il mondo. Gente che ha perso tutto ma che, almeno simbolicamente, può ritrovare il bene di una “casa interiore” davanti alla nascita di quel Bambino, che da 2015 anni rievoca con la sua terrena vicenda, l’umana fragilità.

P.S. La storia che abbiamo raccontato, può essere uno spunto anche per la creazione di un presepe casalingo! E per chi comunque si sente di voler celebrare la tradizione, anche solo come esperienza legata al vero mondo artigiano (perché legata a una sezione del Museo chiamata “Arti e mestieri di una volta”), invito a visitare la mostra di presepi organizzata dentro le capienti e possenti  Mura di Pizzighettone nella provincia di Cremona.

A Milano, la storia trasformista di un vecchio mercato comunale

Il mercato comunale coperto, a Milano è una vecchia tradizione. Però non tutti quelli dismessi sono stati sottoposti a una riqualificazione degna di questo nome. Da bambina frequentavo con mia madre quello di via Washington, che ora è diventata la sede di una sala bingo, luogo e relativa attività che non mi interessa assolutamente commentare. Un altro spazio che non è più stato valorizzato era quello del mercato di Piazza XXV Aprile, di fronte al Teatro Smeraldo (divenuto Eataly), entrambi scomparsi. Al contrario, è rinato quello sito in piazza Santa Maria del Suffragio.

Un'immagine del mercato comunale come si presentava negli anni "dell'abbandono" (photo:urbanfile)

Un’immagine del mercato comunale come si presentava negli anni “dell’abbandono” (photo:urbanfile)

Anche lì tra l’altro sono racchiusi altri miei lontani ricordi: quelli in veste di mamma con mia figlia piccolissima, che si faceva regalare bocconi ghiotti da salumai e formaggiai e che una volta ho colto (e bloccata al volo) mentre ripassava le mensole con sbarre di alluminio dove si appoggiavano le borse, e le detergeva accuratamente aiutandosi con … la lingua! Bando alle vecchie memorie e parliamo di novità: il piccolo mercato si è rifatto il look a partire dagli esterni, che da sempre sono senza barriere architettoniche grazie alla rampa sita vicino agli scalini.

L'ingresso del nuovo mercato con insegna e colori innovativi

L’ingresso del nuovo mercato con insegna e colori innovativi

E ci sono due dehors, di cui uno coperto.

Il dehors coperto su un lato del mercato new

Il dehors coperto su un lato del mercato new

Oggi però è nuova anche l’insegna che recita “Mercato con Cucina”. All’interno del neo-mercato si possono infatti fare sia acquisti sia degustazioni sul posto di cibo di qualità. Lo spazio è diviso tra una panetteria gourmet, un banco di prodotti ittici, un banco ortofrutticolo

Il banco ortofrutticolo

Il banco ortofrutticolo

e uno di salumi e formaggi,

Salumi decisamente di alta qualità artigianale

Salumi decisamente di alta qualità artigianale

e anche uno di gelato veramente artigianale. Il luogo naturalmente ha assunto anche nuove sembianze all’interno, con un design new wave, la stessa tendenza stilistica, insomma, del già citato Mercato Metropolitano vicino a Porta Genova. Il colore qua e là cattura lo sguardo, in modo particolare quello dei vivaci lampadari, tutti di diverse forme, nonché il logo su una parete interna.

I lampadari variopinti

I lampadari variopinti

Il logo all'interno dello spazio

Il logo all’interno dello spazio

Io ho fatto quattro chiacchiere con la persona addetta al banco dei salumi e devo dire che sono stata lieta di essere seguita con vera gentilezza e simpatia. Inoltre, leggo anche in rete, sono previste d’ora in poi iniziative aperte al quartiere, anche di matrice culturale e in generale con l’obiettivo di offrire occasione di svago per tutti i cittadini. Questo sì sembra essere diventato un mercato che mette tutto… in comune!

Per l’aperitivo a Milano, io preferisco l’enoteca. E voi?

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Sono diventata una signora da aperitivi. Rimango una milanese sui libri, certo, ma avrete notato che  ultimamente parlo più di Milano che di libri. Non che non stia leggendo, figuriamoci. E’ che spesso leggo delle cose che non mi lasciano molto, sulle quali non ho granché da dire. E qual è la mia politica lo sapete: parlo di un libro perché mi è piaciuto e ho voglia di farlo sapere a tutti e che lo legga qualcun altro e magari mi dica anche se è d’accordo!

Così parlo della mia città. Che amo molto anche se tra poco me ne andrò. Ma andrò vicino (ve lo dico in anteprima, andrò a stare a Monza) e continuerò ad amare Milano e continuerò a venirci.

Quanto agli aperitivi, sono una soluzione intelligente per incontrare gli amici, o i conoscenti con cui, di questi tempi di networking e rete e scambi digitali, è bello incontrarsi di persona e scoprire cosa si può fare insieme. L’impegno di una cena, non solo o non tanto economico quanto di scelta e tempo, raramente ce lo vogliamo prendere.

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Tra tutti i locali che ci sono a Milano, e che sono davvero tanti, io preferisco le enoteche. Mi piace bere semplice, un bicchiere di vino è l’aperitivo che preferisco. Non conoscendo i vini, mi piace assaggiare un gusto nuovo e farmi raccontare le storie che si nascondono dietro ogni produzione e addirittura ogni annata. Nelle enoteche gli stuzzichini sono semplici e piccoli, e io li preferisco a quei casi in cui la quantità prevale sulla qualità. E spesso nelle enoteche c’è silenzio, magari musica soffusa ma mai quell’assordante rumore di fondo che costringe a parlare a voce alta e uscire sgolati.

 

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Me ne vengono in mente quattro, di enoteche dove mi piace andare: il Bicerin in zona Porta Venezia, a cui darei il premio per il miglior arredamento; l’EnotecaWine di via San Giovanni sul Muro, che è di amici e che ha un coté giapponese che mi piace molto; Vino al Vino vicino a piazzale Bacone, dove il vino è accompagnato da pane e olio; e la Vineria di via Stradella, un po’ understated e per questo affascinante.

Sono posti dove mi piace tornare, e questo per i proprietari dovrebbe essere la maggiore soddisfazione.

E voi amici lettori dove andate?

Buona giornata!