Torna a far la calza, va! Se invece lo chiami knitting, a Milano fa chic

knitting-not-exercise

C’era una volta un mondo in cui le donne facevano la calza, che era il mondo in cui le calze non erano in vendita, come peraltro nemmeno i vestiti, e ognuno si faceva i suoi, o se li faceva fare.

C’era una volta un mondo in cui si diceva alle donne che studiavano, che lavoravano magari in modo intellettuale e con delle pretese di riconoscimento, di tornare a far la calza. E questo non è un mondo neppure troppo lontano da noi.

Poi c’è un mondo in cui le donne tornano a far la calza, o meglio lavorano a maglia, ma lo fanno quando gli pare e lo fanno più per esprimere la propria creatività e voglia di fare che non per necessità. Ed è un mondo in cui anche gli uomini, anche se sicuramente in numero inferiore, trovano questa attività bella, inventiva, rilassante.

Io vengo da una famiglia di grandi tradizioni di maglia. Si facevano addirittura dei cappottini, con delle fodere di tessuto oppure di jersey. Lavori anche lunghissimi, fatti con passione e dedizione, applicazione, precisione. Una grande scuola, in realtà: perché qualunque cosa venga fatta con costanza, dall’inizio alla fine, con consapevolezza, insegna qualcosa su come fare le cose. Però, probabilmente influenzati da quel “torna a far la calza”, solo gli amici intimi sanno che proseguo quella tradizione con altrettanto entusiasmo e dedizione di mia mamma, mia zia, mia nonna, la mia prozia (che era una specialista di uncinetto) e vari avi femminili prima di loro. Si, adesso con il blog di moda scrivo qualche volta che un maglione che indosso l’ho fatto io, ma non lo faccio con l’orgoglio che il lavoro meriterebbe.

Ci aiuta il fatto che alcuni uomini lavorino a maglia? O che ci siano attrici e modelle che, tra un cast e uno shot e l’altro, si fanno sciarpone o altro? Forse. Ci aiuta internet con i tutorial, i venditori di filati, i  blog dedicati, il chiamarlo knitting? Forse. E forse la maglia resterà un lavoro da donne, per la pazienza, per il vantaggio delle mani piccole, per la scarsa propensione all’ozio che le donne in genere dimostrano. L’importante sarebbe che non fosse considerata un’attività di livello inferiore rispetto che so, a costruire navicelle con gli stuzzicadenti. Ci arriveremo? Io mi auguro di sì.

Intanto vi consiglio di provare. C’è un elemento ripetitivo, nel lavoro a maglia, che rilassa e che facilita il pensiero laterale; un po’ come quando si guida la macchina, che una parte del cervello è occupata e quella che resta libera è creativa e propositiva. A Milano tra l’altro c’è un bellissimo negozio, Lanar, in via Bixio, dove organizzano corsi di ogni livello!

Buona giornata!

Anna da Re

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s