Una vera guida con itinerario tra ori, gioielli e preziosi: un forziere carico di tesori da scoprire a Milano!

Presentiamo oggi un itinerario piuttosto originale, che dovrebbe essere quasi scontato per una città come Milano, riconosciuta come una delle piazze mercantili e finanziarie più antiche e interessanti d’Europa. Allora la domanda sorge spontanea: quali sono i luoghi, ieri come oggi, dove veniva creata ed accumulata la ricchezza che ha fatto grande questa città?

Seguendo i punti successivi delle tappe riportate sulla mappa vi guideremo per attraverso i tesori di Milano

Tappe dell’itinerario: Seguendo la corrispondenza tra i punti successivi  riportati sulla mappa e la cronologia testuale vi guideremo attraverso i tesori di Milano.

1- Piazza del Duomo: anticamente aveva una conformazione completamente diversa, più trapeziodale ed occupata da una serie di edifici con esercizi commerciali al piano terra. Qui si muovevano non solo forti somme di denaro attraverso i commerci, ma molto intensa era anche l’attività dei cambia-valute per la presenza dei mercanti stranieri. La piazza medioevale, dove ogni giorno si teneva il più animato mercato del Nord Italia, contava una serie notevole di logge per i commerci e per le corporazioni e – pensate – ben 16 tra cappellette e chiese. Stessa cosa si può dire della scomparsa contrada dei Pellizzari, (sull’area dell’attuale Piazza Duomo), dove c’erano i banchi dei pellicciai, mercanti di pelli ovine, o della Piazza della Pescheria minuta (in un area localizzata pressappoco dove oggi c’è la facciata del Duomo) dove si vendevano gamberi e pesciolini piccoli almeno dal XII sec., o della pescheria Grossa (dove oggi la Via Mercanti si innesta su Piazza del Duomo).

2- Piazza Mercanti: fino al XIX sec. oltre a essere luogo di scambi era teatro della Fiera degli O Bej O Bej (termine che di per se stesso esprime la meraviglie degli avventori verso quello che veniva presentato sui banchi di vendita). Nel Medioevo, il Broletto comunicava con l’esterno tramite cinque porte che portavano verso i vari sestieri di Milano. Rappresentava il centro cittadino, dove ci si incontrava e mercanteggiava, ci si divertiva e si facevano affari. L’importanza di questo luogo per i commerci cittadini è testimoniato, fin dai tempi più remoti, da una serie di realtà: vi erano i depositi del sale, alimento tenuto in grande valore e per questo qui ben custodito; dal 1559 viene aperto qui un ufficio della posta di Stato, gestito dalla famiglia bergamasca Tassi, che aveva una fitta rete di sedi in tutta Europa. Nel 1593 viene istituito qui il Banco di Sant’Ambrogio, istituto di credito costituito con denari dei cittadini laici e religiosi. Si tratta della più antica istituzione creditizia in Milano. Vi era anche la Pietra dei Falliti, di cui è costituito il pozzo in centro alla piazza. Inoltre ancora nell’Ottocento, accanto alla Loggia degli Osii, dove vi era la Camera di Commercio, vi era un porticato chiuso da altissime inferriate dove si eseguivano le vendite giudiziali, la Ferrada, tanto che nel dialetto milanese si usava dire anda’ a la Ferrada, nel senso di essere venduto per autorità pubblica, cioè fallire. Inoltre sempre sulla piazza affacciava il Palazzo delle Ipoteche (oggi scomparso).

3- La Contrada dei Mercanti d’Oro ossia Via Orefici: è chiamata così per la presenza capillare, ancora oggi, di laboratori di metalli preziosi. sull’imbocco della stessa strada vi era, nel Medioevo, la Contrada dei Vaiari per la presenza dei banchi dei conciatori di pelle di un animaletto simile allo scoiattolo, chiamato “vaio”: era talmente pregiata che i membri del colleggio dei dottori, loro più importanti clienti, per mostrare il proprio rango (spesso nobili), vestivano la toga con un bavero di vaio. In seguito, cambiando anche le mode, gli stessi banchi e la zona limitrofa al fondo dell’attuale Piazza Duomo venne intitolata ai Profumieri, per la presenza di questi venditori.

4- Piazza Cordusio, una nuova City alla fine del XIX sec.: il toponimo Cordusio discende dai termine Curia Ducis, poiché ai tempi della dominazione longobarda, era sede del suo vice (il duca) in Milano, mentre il re risiedeva a Pavia. Qui prenderà possesso del palatium, e il Cordusio sarà occupato dai funzionari ducali, gli sculdasci. Questi riscuotevano ammende e tributi pubblici. Col basso medioevo, verrà corrotto il nome in Corduce o Cordusio, così come lo spazio antistante gli uffici pubblici Più che una vera e propria piazza era divenuta sempre più un’entità astratta ingombra di costruzioni fatiscenti, una sorta di slargo a forma di stivale. Solo dopo l’Unità d’Italia, nel 1865, si incomincia a pensare di farne qualcosa di diverso e nel 1886 prende forma l’idea di una piazza ovale intorno alla quale organizzare la “cittadella degli affari”. Dopo le demolizioni degli edifici preesistenti, tra il 1897 e il ’99 , l’arch. Luca Beltrami, satura il lotto che fa da sfondo alla Via Dante, per chi viene dal Castello, costruendo il Palazzo Venezia delle Assicurazioni Generali.

Successivamente lo stesso progettista, eleva il Palazzo Riandrà, cuneo concavo in angolo tra la Via Mercanti e la Via Tommaso Grossi.

Al Broggi tocca la costruzione del Palazzo del Credito Italiano, fondato nel 1895, che trasloca qui nel 1901. Ma già nel 1908 sarà ampliato mediante l’acquisto delle aree confinanti. E dal 1914, a più riprese l’istituto bancario ampia la sua sede fino a saturare l’isolato tra le Vie Tommaso Grossi/ Santa Margherita/San Protaso/Bassano Porrone, con continui rinnovi delle ali interne dei fabbricati.

L’ultimo lotto, che definisce l’ovale della piazza, è l’edificio delle Poste, che nasce nei primissimi del XX sec., in angolo con la Via Cordusio, come sede della Borsa (Vecchia). La prima borsa, era collocata dal primo decennio del XIX sec. in un’ala del vicino Palazzo dei Giureconsulti. Alla fine dell’Ottocento apre una sottoscrizione per la costruzione di una nuova e più moderna sede proprio nella “nuova” City. I lavori del nuovo edificio, iniziati il 10 maggio 1899 su progetto di Luca Broggi, si concludono nell’estate del 1901. Sulla facciata, in pietra di Finalmarina, vengono collocate anche delle statue: del Commercio e del Lavoro di Achille Alberti. Angelo Comolli dipinge il soffitto del vestibolo e del salone. L’arch. Broggi con la costruzione del palazzo va a colmare uno dei tratti dell’ellisse e apre la stagione, che durerà circa quaran’anni, per la costruzione del quartiere degli Affari che si estenderà sul vecchio tessuto tra il nuovo Cordusio e Piazza Borromeo.

5- Via Armorari: prende il nome dalle innumerevoli botteghe e officine che qui producevano e commerciavano in armi. Le fabbriche d’armi avevano reso Milano famosa e, a detta dello storico Galvano Fiamma nel XIV sec., persino Tartari e saraceni cercavano le armi lombarde. Fino al Cinquecento, qui si fabbricavano i migliori usberghi ed armi offensive e difensive. Se ne faceva traffico in tutta Europa, facendo anche da rappresentanti delle armerie della Val Trompia. In questa zona si impiantarono nel XV sec., ad esempio anche le famose botteghe dei Missaglia, che foraggiavano di spade e corazze tutta la corte prima viscontea e poi sforzesca. Divennero ben presto i fabbricanti di armature più conosciuti nel ducato. Con la rifunzionalizzazione del Cordusio alla fine del XIX sec, anche questa strada vede cambiare la sua identità. Infatti, contemporaneamente alla costruzione della Borsa Vecchia (ora Posta di piazza Cordusio), l’arch. Broggi costruisce sull’isolato retrostante il palazzo con il maestoso ingresso, all’angolo tra via Cordusio e via Armorari, e che sarà sede della filiale milanese della Banca d’Italia. Qui sempre in questi anni sorgeva al civico 4, la Banca Jarach, che a molti di noi non dice molto, ma subito prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale fu coinvolta nel finanziamento de Il Popolo d’Italia, giornale fondato da Benito Mussolini. Nel dicembre del 1916 la società Banca Jarach fu sciolta ed al suo posto si costituì una società in accomandita semplice con la ragione sociale “Banco Jarach & C” che successivamente fu coinvolta in uno scandalo politico-finanziario che coinvolgeva lo stesso Mussolini. Nel 1921, la banca fu venduta alla Banca dell’Italia Meridionale, con sede a Napoli, che divenne nel 1922 la Banca d’America e d’Italia. Oggi, forse i più piccoli conoscono la via per il fatto di ospitare il mercatino domenicale per i collezionisti di numismatica e filatelia.

6- Via della Posta: la strada, dall’andamento tortuoso fu aperta agli inizi del Novecento, in seguito alla distruzione di un’antico monastero di cui rimane il toponimo della sola chiesa in una via adiacente, che porta il nome di S. Maria Segreta. Fu pensata per ospitare uffici ed istituti del nuovo quartiere finanziario che si stava sviluppando sin dalla fine del XIX sec. intorno al Cordusio. Nel 1905 infatti fu edificata dall’arch. Cesa Bianchi, la nuova sede delle Poste Italiane. Fino agli anni Venti però non aveva sbocco sulla Via S. Maria Fulcorina per la presenza di un intricato isolato di vecchi edifici, abbattuti solo in seguito agli sventramenti fascisti che volevano un’espansione più a ovest del quartiere degli Affari. Del 1939 è infatti il vicino Palazzo del Banco di Roma (isolato d’angolo Via Bocchetto/Piazza Edison/Via Posta) dell’arch. Scoccimarro, che prese il posto di un più caratteristico palazzetto liberty, del 1905 a forma di sperone, che dal 1907 divenne la sede della Banca Jarach, proveniente dalla vicina Via Armorari 4, di cui vi abbiamo parlato prima. Ancora oggi l’austera architettura del Banco di Roma caratterizza la piazza per la sua soluzione d’angolo in cui svetta un torrione concavo.

7- Via Moneta: prende ancora oggi il nome dal tempio della dea, Giunone Moneta, cioè che ammonisce, protettrice dell’edificio romano preposto a batter moneta, che occupava un ampio isolato fino all’attuale Via Zecca Vecchia (anch’esso toponimo indicativo), forse affaciantesi addirittura sul Foro romano (proprio al di sotto dell’adiacente Palazzo dell’Ambrosiana). Secondo alcuni studiosi, l’edificio sacro andò a sostituire, secondo l’usanza di sovrapporre l’olimpo dei nuovi conquistatori a quello dei celti, un tempio dedicato ad una dea equipotente, dove erano conservate le insegne dell’alleanza delle genti galliche. A supporto di tale ipotesi, durante alcuni scavi è stato rivenuto un fossato del IV sec. a. C. a protezione di un edificio sacro, con opere difensive ancora in buono stato fino al II sec. a. C. Per ironia della sorte fu la costruzione della nuova sede della Banca d’Italia, nel XX sec, a fare piena luce su questa realtà: durante gli scavi per le fondamenta del nuovo edificio fu rinvenuto, l’ edificio rettangolare romano (44×16,85), orientato secondo il piano regolatore del Foro e ad esso parallelo. Ma non essendo stati fatti rilievi precisi, non si sa se si tratti del tempio o dell’edificio della zecca vero e proprio. La zecca comincia ad entrare in funzione quindi dalla metà del II a.C., anche se dapprima come zecca celtica, sotto il controllo dell’Impero. Solo con l’89 a. C. viene chiusa e termina il conio autoctono per abbracciare il sistema romano. Viene chiusa dopo il 271, per essere riaperta nel 352, solo per la coniazione dell’oro, che serviva a pagare militari e burocrati, a fornire i tributi a barbari fedeli, che sostenevano l’Impero con truppe, e a sostenere i servizi logistici e di difesa. Esercitò quindi un’attività, nel corso dei secoli, non continuativa, anche se fu ereditata dai Goti e poi dai Longobardi, che se ne servirono ampliamente, anche per il carattere sacro che per loro, come per tutti i barbari, rivestiva la moneta con il volto dell’imperatore.

8- Via Zecca Vecchia, ovvero una nuova sede per batter moneta: al contrario di quella di cui abbiamo parlato al punto precedente l’edificio a cui si riferisce questo toponimo ospita qui l’attività del conio solo col 1474, sotto Galeazzo Maria Sforza, che, dopo una riforma monetaria, fa edificare un nuovo stabilimento dove battere moneta per il ducato. A quel tempo era un complesso articolato in più corpi di fabbrica, uno in fila all’altro. Dell’ala pubblica, però, non resta più nulla: l’edificio viene abbattuto nel 1780, con la costruzione della nuova Zecca presso l’attuale Via Moscova e da allora la via prende il nome di “Zecca Vecchia”. Ma il personale di cui si serve lo Sforza, come vedremo nella tappa successiva, non rimane lo stesso che aveva per secoli gestito la zecca più antica. Alla sovrintendenza di tale importante attività infatti era stata preposta per secoli una famiglia nobile “de Monetariis” che vivevano in una torre a controllo della strada dove era già situata la zecca più antica. Questa casa patrizia milanese fu poi conosciuta come i Moneta, “arimanni” nell’epoca longobarda (la classe dei guerrieri), e che parteciparono anche ad una crociata. Furono poi guelfi combattenti, magistrati, sacerdoti. Ultimo discendente degno di nota fu Teodoro Moneta.

9- Casa dello Zecchiere: nell’ambito del Palazzo della Zecca di cui abbiamo parlato nella tappa precedente, sul lato di Via del Bollo, al n. 3, al primo piano , sono stati rinvenuti gli uffici che ospitavano le attività di rappresentanza e gli appartamenti privati del Maestro della Zecca, al quale era affidato il controllo del flusso finanziario del ducato nell’ultimo periodo sforzesco. A Bernardo Scaccabarozzi, personaggio di spicco ai tempi di Francesco II Sforza (1495-1535), è attribuita la commissione di alcuni originali affreschi arrivati fino a noi, eseguiti da più mani all’inizio del Cinquecento. Tali sale sono state affrescate infatti intorno al 1530 da pittori di influenza fiamminga con soggetti che alternano angeli musicanti, scene di gatti umanizzati, “grilli” (cioè figure fantastiche) e nativi del Nuovo Mondo. Sono i locali descritti da Giorgio Vasari nella sua celebre visita, ammirato dai dipinti di Luini, Cesare da Sesto e Zenale che pendevano alle pareti. il ciclo costituisce una tappa importante e fortunatamente recuperata della narrazione artistica milanese nel momento di trapasso dello Stato di Milano dagli ultimi Sforza all’età spagnola di Carlo V.
Da qui è possibile inoltre accedere alla cosiddetta sala del tesoro, il caveau del XV sec. della Zecca.

10- Piazza Affari : prende il nome dalla presenza dei più importanti uffici della Finanza del XX sec. Tale angolo di Milano prende corpo quando nel 1925 in seguito all’acquisto da parte della Camera di Commercio del Palazzo del conte Turati su Via Meravigli, si apre l’opportunità di sfruttare gli spazi retrostanti per la creazione della sede della nuova Borsa. Nel 1928 iniziano i lavori per la nuova Piazza degli Affari e per il nuovo Palazzo della Borsa dell’arch. Paolo Mezzanotte. Viene conservata al piano interrato una parte delle fondazioni del teatro romano, già riscoperto a partire dal 1880 sotto alcuni edifici di via Meravigli. Nel 1931 il nuovo palazzo della Borsa è terminato, poi detto, in onore del progettista Palazzo Mezzanotte, ma ancora circondato dal vecchio e intricato tessuto, che da lì a poco verrà abbattuto per dar vita alla piazza. L’edificio viene rivestito in travertino con facciata a 4 colonne. La Borsa, proveniente dal Piazza Cordusio, solo col 1932 prende sede qui, divenendo ben presto il centro di scambio titoli, merci e monete più importante d’Italia. Nel 1938, secondo l’ultima soluzione , la piazza antistante la Borsa sarebbe stata di forma rettangolare, ed il costruendo palazzo meridionale sarebbe stato munito di larghi portici pubblici; la piazza pressocchè quadrata, chiusa al traffico, avrebbe in tal modo costituito un ambiente adatto alle soste dei mercanti. Nel 1939 l’arch. Lancia, chiude la piazza con il suo palazzo (che svolge la funzione di delimitazione dell’ampio spazio) affiancato da due sottopassaggi. Agli inizi del XXI sec. nel centro della piazza viene posta la famosa scultura provocatoria di Cattelan con l’indice medio alzato.

Nuova Darsena, nuove idee: i talenti del DesignCircus tornano alla grande il prossimo weekend a Milano

Della nuova Darsena di Milano vi abbiamo già parlato. Ma oggi torna di grande attualità perché, presso lo spazio Maimeri sito nella zona, il 27 e il 28 febbraio, ci attende la prima edizione 2016 (ma settima dalla sua nascita) del DesignCircus.

La locandina dell'evento di domani e domenica

La locandina dell’evento di domani e domenica

Per chi non conoscesse ancora questo evento davvero speciale, è bene sapere che rappresenta una delle non molte iniziative della città volte a dare rilievo alla migliore autoproduzione italiana di design di qualità. I partecipanti che “si mettono in mostra”, rivelano talento e creatività senza limiti, dando vita ad oggetti tanto originali e gradevoli quanto utili.

Maya Design esporrà all'iniziativa

Maya Design esporrà all’iniziativa

Nato nell’ottobre 2014 e dopo aver raccolto più di 160 designer da tutto il territorio italiano e ottenuto il patrocinio del Comune di Milano, DesignCircus propone nella data di febbraio, 25 designer, artisti e piccoli produttori.

Un altro designer del "Circus" di febbraio: Stefano Epis

Stefano Epis è il creative director di DesignCircus

E visto che è un weekend e spesso ci si muove “in truppa” con tutta la famiglia, scoprirete che vi sono proposte per i grandi e persino una più che curiosa per i bambini. Per i primi, lampade del tutto inedite (e pensate anche nel segno della sostenibilità) capaci di creare giochi di luci e ombre, sculture, opere d’arte contemporanea insieme a borse, orologi, oggetti per la tavola, piccoli e grandi complementi d’arredo.

In mostra anche la creatività di Boca

In mostra anche la creatività di Boca

Mentre gli adulti osservano e acquistano, i bambini potranno darsi allegramente alla guida: ad attenderli un coinvolgente Test Drive gratuito della prima macchina a pedali stampata in 3D.

MQB presenta la macchina a pedali stampata in 3D: i bambini possono provarla a DesignCircus!

MQB presenta la macchina a pedali stampata in 3D: i bambini possono provarla a DesignCircus!

Ricordate tra l’altro che si è già parlato di stampa in 3D? Tornando al più creativo Circus che mai abbiate visto, va detto che ha già riscosso un gran bel successo di pubblico e di critica, considerato poi che molte testate blasonate ne hanno diffuso il verbo: da Domus a il Sole 24 Ore, a SkyArte solo per citarne alcune. Ho avuto il piacere di conoscere di persona Laura Alberti, fondatrice dell’evento insieme a Stefano Epis, Creative Director. Laura si occupa dell’Ufficio Stampa della manifestazione, ma nella vita è anche giornalista pubblicista e PR.

Laura Alberti, la vulcanica co-fondatrice dell'evento (photo: milanolifestyle.it)

Laura Alberti, la vulcanica co-fondatrice dell’evento (photo: milanolifestyle.it)

Sono rimasta sinceramente colpita dal suo appassionante e contagioso entusiasmo ben coniugato con una evidente e concreta professionalità, che ha messo al servizio dei protagonisti di questa iniziativa: nel sito designcircus.eu potete trovare la sua testimonianza in cui rivela che tutto è nato in seguito alla sua ricerca di un dono originale per i suoi testimoni di nozze. E dopo averlo individuato nella produzione di un designer, ha deciso di dare ascolto alle parole dell’autore quando ha dichiarato di non aver mai avuto modo di esporre le sue opere in una mostra capace di mettere in luce davvero la sua creatività. Detto, fatto. Ci ha pensato Laura.

Un'opera di Giovanni Di Vito, presente in un precedente evento

Un’opera di Giovanni Di Vito, presente in un precedente evento

E il resto è storia! Noi di Ciabattine andremo di sicuro all’evento, chi poi meglio del nostro erreerrearchitetto può apprezzare queste novità?

In un altro appuntamento Simone Siconolfi ha presentato questa oepra di cartapesta

In un altro appuntamento Simone Siconolfi ha presentato questa opera di cartapesta

E poi c’è anche una mini storia personale di cui mi fa piacere fare un micro accenno: ho conosciuto Laura tramite un gruppo di creativi – Gabriele Roveda, Lorena Tortora e Luca Lusardi ovvero il gruppo Tribu – con cui collaboro da sempre, e che ha partecipato a un’edizione di DesignCircus. Qui di seguito sono lieta di segnalarvi l’opera che ho scelto, realizzato ad hoc in plexiglass su una mia particolare richiesta. Non vi sembra proprio emblematica delle luminose idee proposte dal DesignCircus??

La "Lampadona" da tavolo disegnata da Tribu

La “Lampadona” da tavolo disegnata da Tribu

 

Appuntamento: 27-28 febbraio, Spazio Maimeri, Corso C. Colombo 15, dalle 11.00 alle 19.30. Free entry

Riaprire i navigli: sogni, opportunità o….

Mentre in aula comunale si discute ancora come e se rendere trasparenti i veri bilanci di Expo (che pare non siano così edificanti come la grancassa del comitato organizzatore aveva sbandierato sin dall’inizio), il candidato in pectore del centro-sinistra milanese, Sala, già direttore generale del comune dell’allora giunta di destra di morattiana memoria, ha sposato l’idea di riscoprire i Navigli. L’idea in sé non ha un’appartenenza politica, poiché da anni c’è chi, anche in altri schieramenti, si batte e si fregia di avere questa brillante e originale trovata. Tanto è vero che esiste già un progetto di fattibilità, confezionato dal Politecnico, per capire come le dissestate casse del comune possano reggerne l’aggravio economico e quali vantaggi verrebbero restituiti alla cittadinanza.

Il naviglio di via senato- Filippo Carcano,1885

Il naviglio di via senato- Filippo Carcano,1885

Ora, in linea di principio, l’articolo che vi riproponiamo, ci illustra una Milano più affascinante che ha voglia di tornare alle proprie origini e propensioni naturali. Ma allo stesso tempo appartiene ad atmosfere e assetti non più esistenti, e direi, improponibili, poiché anche la situazione attuale è ormai storicizzata, e lo stesso milanese è ormai “geneticamente” modificato. In primis porrei l’attenzione sui suoi comportamenti e sulle sue relazioni con l’uso dell’auto. Per citarne solo alcuni, il traffico automobilistico, sarebbe, gioco forza, deviato tutto sulla seconda cerchia e nella prima cerchia l’accesso ai carrai delle case prospicienti, dovrebbero riguadagnare il piano o il mezzo piano perduto in occasione della copertura.

Ma quello che sconcerta di più è come da 40 anni a questa parte si prefigura l’intero sviluppo di una città (per non dire di un intero paese) sull’edilizia e sui lavori pubblici, con le mastodontiche opere che andrebbero messe in campo in questa specifica occasione: i tagli dei cementi armati, la rimozioni dei piani stradali e la messa in sicurezza di argini e balaustre. Ho il timore insomma che finito l’Expo, il solito comitato d’affari si stia riorganizzando per coagularsi intorno ad uno nuovo interesse forte e di lunga durata, fatto apparire come una vera necessità per il milanese nostalgico. Ricordiamo peraltro che sarebbe forse più urgente in tema di investimenti agire sulle misure per limitare le inondazione del Seveso e sulla gran parte dell’idrografia milanese strozzata da tombinature ormai fuori portata.

La conca di Viarenna in Conca del Naviglio. Com'è oggi.

La conca di Viarenna in Conca del Naviglio. Com’è oggi.

Questo per dire che non si è contrari tout court, perché le zone a basso traffico veicolare, come la zona di Via Conca del Naviglio (che pare essere tra le prime ad essere interessate dal cambio di carattere), andrebbero effettivamente valorizzate e rilanciate come tra gli angoli più caratteristici della città. Ma se il risultato sarà simile a quello della nuova Darsena, con la relativa movida di cattivo gusto, forse è meglio soprassedere!!

Ma vediamo com’era questa Milano e vi renderete voi stessi conto di quale effetto di straniamento e di quale salto di scala e di realtà stiamo parlando. L’idrografia della città moderna è completamente diversa da quella storica, poiché oggi riconosciamo come vie d’acqua esistenti solo quelle che scorrono a cielo aperto, in superficie, o in qualche modo ciò di cui si ha memoria. Stiamo naturalmente parlando dell’orditura primaria di questo sistema. C’è poi una rete capillare di canali, fiumiciattoli, rogge e canali che oggi sono stati fatti confluire in fogna o canalizzati in sotterraneo, perché non più utili.

Una mappa della Milano post-unitaria, che fotografa ancora una città sull'acqua.

Una mappa della Milano post-unitaria, che fotografa ancora una città sull’acqua.

Iniziamo allora col comprendere, nella rete primaria, i corsi d’acqua di Milano: in primis i fiumi Olona, Seveso, Lambro, poi il Naviglio Martesana e i due Navigli, a sud, Grande e Pavese. In ultima analisi, lasciamo a parte la cerchia dei Navigli, oggi interrata, detta anche fossa interna, poiché anello di collegamento e confluenza di una serie di acque reflue minori della città. Abbiamo visto, nel corso di nostri altri interventi, come, fino all’inizio del Novecento, questo sistema venisse usato comunemente come mezzo per il trasporto merci da e per la città con il suo territorio limitrofo, come strumento per pulire le fognature e le strade dell’abitato. Ancor prima dell’era moderna l’acqua di questa stessa rete era utilizzata come elemento per riempire i fossati difensivi sotto le mura, per irrigare gli orti di cui la città era ricca e per dare forza motrice ai mulini, che si susseguivano su tutta la cerchia interna, in parte per fare girare le ruote dei magli per le fabbriche delle armi (come testimonia il nome del tratto della circonvallazione di via Molino delle Armi) e in parte per macinare cerali da farina (soprattutto sul tratto di Via Fatebenefratelli, oggi interrato).

Situazione attuale delle vie d'acqua in città (immagine da vecchiamilano.wordpress.com )

Situazione attuale delle vie d’acqua in città (immagine da vecchiamilano.wordpress.com )

Il Naviglio Grande lungo circa 50 chilometri, parte dal fiume Ticino, a nord-ovest di Milano, per finire nella Darsena di Porta Ticinese, un bacino artificiale di cui abbiamo parlato ampiamente e che è sottoposto in questo periodo a un progetto di riqualificazione in chiave EXPO.

Il Naviglio Pavese è più corto di quello Grande (circa 33 chilometri) e fa il percorso inverso: prende le acque dalla Darsena di Porta Ticinese, per poi portarle fino al Ticino, nei pressi di Pavia, dove i Visconti avevano fortissimi interessi, prima fondiari e poi commerciali verso il Po. Oggi è utilizzato principalmente per l’irrigazione.

Stampa ottocentesca della Cassina de Pomm, luogo dove oggi la Martesana si interra sotto Via melchiorre Gioia.

Stampa ottocentesca della Cassina de’ Pomm, luogo dove oggi la Martesana si interra sotto Via Melchiorre Gioia.

Il Naviglio della Martesana, che scorre all’aperto per 38 chilometri, prima di essere tombinato alla fine di via Melchiorre Gioia, nei pressi della Cassina de Pomm, ha sempre rappresentato una delle principali vie d’acqua di Milano, che attraversava la città da sud a nord, dalla chiusa di San Marco fino ai navigli pavesi, utilizzando come anello di congiunzione proprio la fossa interna, antica circonvallazione della città.

Il fiume Seveso, oggi interamente tombinato, scorre sotto la città per molti chilometri: circa 9 da Niguarda, a nord, fino all’unione con il Naviglio della Martesana, all’inizio di Via Melchiorre Gioia, subito prima di giungere alla Conca di S. Marco. Questo fu il primo fiume deviato, già dagli antichi romani, che lo fecero girare intorno alle mura difensive della prima città imperiale. Dirottato sull’odierna via Larga, le sue acque si ricongiungevano al canale della Vetra, sottopassavano la Fossa Interna dei Navigli, per poi confluire, ancora oggi, nella Vettabbia. Quest’ultima, seguendo la direzione di Corso Italia riaffiora alla periferia sud di Milano, pressappoco in zona Ripamonti, per immettersi poi nel Lambro.

Il corso del Nirone (tratteggiato) lungo il parco Sempione, in una mappa del 1870.

Il corso del Nirone (tratteggiato) lungo il parco Sempione, in una mappa del 1870.

Così anche il torrente Nirone, oggi scomparso, al tempo dei romani faceva lo stesso lavoro del fiume suddetto (per questo detto piccolo Seveso), ma nel senso opposto, girando intorno alle mura sul lato ovest: scendendo da nord per l’attuale Via Canonica, e irrigando sin dal Medioevo il borgo degli Ortolani, costeggiava il Parco Sempione, lato Arena, per poi dirigersi dietro l’attuale Basilica di S. Ambrogio, lungo una via che porta il nome del torrente (Nirone). Alla fine si ricongiungeva al Grande Seveso, all’altezza della Vetra. Anche della Vetra, nei nostri passati interventi abbiamo parlato; basta qui dire che rappresentava una sorta di area depressionaria per chi usciva dal recinto cittadino antico, spesso impaludata. Qui un cavo omonimo convogliava tutta una serie di rivi d’acqua, compresi a quelli sopra citati alla fine del circuito delle mura, e alimentava oltre alla Vettabbia anche il Naviglio di Via Arena che portava, attraverso un salto, l’acqua della fossa interna alla Darsena.

Tra i grandi fiumi di Milano non si può non citare il Lambro, il maggiore dei fiumi milanesi, che però è anche l’unico a scorrere a cielo aperto nella maggior parte del suo percorso nella parte più orientale della città: attraversando da nord Cascina Gobba, Cimiano, e il parco Lambro, arriva a Lambrate (il borgo che ne trae il nome) e attraverso il quartiere dell’Ortica, arriva al parco Forlanini.

Punto di origine del Redefossia porta Nuova, all'inizio dell'attuale Porta Nuova, in una mappa del 1884

Punto di origine del Redefossi a porta Nuova, all’inizio dell’attuale Porta Nuova, in una mappa del 1884

In ultimo, una doverosa citazione si deve anche al Cavo Redefossi, che era il vero e proprio canale di scolo delle fognature di Milano, fin dai tempi dei Romani. Si originava a Porta Nuova, proprio di fronte alla stazione ferroviaria della linea Milano-Monza, alimentato dalle acque del Seveso e dal Naviglio Martesana. Ma Il “Re’ De Fossi” divenne già con la costruzione delle mura spagnole, il canale esterno all’abitato, che scorreva, come una falce di luna, nel lato destro della città. Arrivato in Piazza Medaglie d’Oro, ancora oggi percorre, in sotterranea, l’attuale Corso Lodi e riaffiora a San Donato, dove confluisce nella Vettabbia e nel Lambro all’altezza di Melegnano. Sperando di avervi restituito una panoramica di tutti i principali rivi che irroravano i quartieri della nostra città, allo stesso tempo abbiamo tentato di illustrare come Milano fosse un’autentica città d’acqua e come da questi tronchi principali si dipartissero migliaia di canali che in alcuni casi si spingevano fino a servire i cortili delle singole case della vecchia città.

In principio era un borgo agricolo. Poi il Parco Forlanini. E da oggi il Grande Forlanini!

Con le prime belle giornate di sole della prossima primavera-estate, quando il tempo diventerà più mite, sarà più gradevole passare del tempo all’aria aperta. Ma per le famiglie milanesi quest’anno sarà ancora più piacevole, non dovendo affrontare un lungo viaggio, perchè la gita sarà possibile farla in un parco ai limiti dei confini urbani: il Forlanini!.. Dove città e campagna si sfiorano e soprattutto dove la vera e straordinaria novità sta nell’ampliamento della sua area (oggi di 750.000 mq, che in estensione dovrebbe superare i 3 milioni di mq).

L''estensione del parco Forlanini oggi.

L’estensione del parco Forlanini oggi.

Ma vediamo in cosa consisterà questo ampliamento: si renderanno fruibili i campi agricoli racchiusi tra via Tucidide/Corelli e viale Forlanini e via Cavriana e soprattutto le aree lungo il fiume Lambro. Ma soprattutto il grande parco collegherà, attraverso l’arteria Plebisciti/Indipendenza, il centro città con l’Idroscalo. Tre nuovi chilometri di percorso ciclabile creeranno non solo un anello per migliorare la fruibilità degli spazi ma consentiranno soprattutto a ciclisti, sportivi e pedoni di riscoprire anche il grande patrimonio agricolo e monumentale rappresentato dalle antiche cascine.

Diverrà insomma, secondo un recente progetto comunale, da parco periferico circondato da aree dismesse o agricole di frangia, ad un continuum vasto, una grande area verde che travalica i confini creati fino ad ora dalle infrastrutture che la città ha imposto col tempo a questo angolo di campagna (la tangenziale a Ovest, l’idroscalo a Est, lo scalo ferroviario tra l’Ortica e Segrate a Nord e l’area aeroportuale di Linate a Sud).

tavola tecnica del masterplan del Comune di Milano con cui si descrive l'ampliamento dei confini del nuovo parco.

Tavola tecnica del masterplan del Comune di Milano con cui si descrive l’ampliamento dei confini del nuovo parco.

Nei giorni scorsi è stato approvato dalla Giunta comunale il masterplan del Grande Parco Forlanini e contemporaneamente sono cominciati i lavori di sistemazione dei tracciati campestri esistenti, per poterli utilizzare anche come percorsi ciclabili e pedonali. Questa nuova fruibilità riguarda la parte ovest del parco, quella che anticamente era conosciuta come borgo di Cavriano, tra la via omonima sino al viadotto della tangenziale est.

Parte dell'antico borgo con la cascina Cavriana, rappresentata nelle mappe del catasto teresiano metà sec XVIII

Parte dell’antico borgo con la cascina Cavriana, rappresentata nelle mappe del catasto teresiano metà sec XVIII

Di questo piccolo abitato rurale è rimasto ben poco se non la via Cavriana stessa, la storica strada di comunicazione e qualche antica e malandata cascina tra i borghi di Monlué e Lambrate. Una porzione di città quindi di grande valore, sia dal punto di vista storico-monumentale sia per la persistenza di alcuni nuclei agricoli come la Cascina Cavriana , la Cascina Sant’Ambrogio (o ambrogino), la Cascina Taverna, la Cascina Casanova o la Cascina Case Nuove sulla Via Corelli. Ma è un luogo fatto anche di centri sportivi (come il Saini), di specchi d’acqua, caratterizzato pure dal parco canile/gattile, e che accoglie inoltre  insediamenti produttivi (alcuni dismessi), oltre alla centrale di teleriscaldamento che alimenta molta parte della città e, per ora, all’ingombrante presenza dei cantieri per la realizzazione della linea M4.

La località e la parte della Via Cavriana che attraversa il parco

La località e la parte della Via Cavriana che attraversa il parco

Si annuncia insomma la realizzazione di un parco metropolitano continuo, dalla città all’Idroscalo e con collegamenti verso l’ampio sistema verde di Segrate o verso San Donato Milanese. Un’area che ha come filo conduttore il fiume Lambro e che può rappresentare finalmente per la città, non più un convogliatore di scarichi ma una vera via ecologica di scala regionale, con la formazione di un corridoio urbano dal Parco Lambro al Parco Agricolo Sud Milano.

Scorcio tra Forlanini e Monluè

Scorcio delle aree verdi tra Forlanini e Monluè

I lavori per creare il grande Forlanini si presentano facili, perché dovrebbero autogenerarsi semplicemente ricucendo insieme realtà già esistenti, utilizzando tutte le risorse già insediate e che occorre far collaborare per “far sistema”. Un progetto che tuttavia appare anche problematico poiché con la presenza del lungo e invasivo cantiere dell’M4 lungo il viale omonimo, si concretizza pure come una misura di mitigazione degli impatti ecologici ingenerati dagli scavi, dal traffico e dallo sradicamento di alcune aree a verde dietro Viale Argonne. Così si metteranno in campo opere di riqualificazione ambientale che permetteranno di sistemare e attraversare il viadotto della tangenziale e realizzare un ponte ciclopedonale sul Lambro, per collegare la parte finale di Viale Argonne con l’Idroscalo attraversando gli spazi dell’attuale parco Forlanini, connettendo lo stesso con il centro sportivo Saini e la fiera di Novegro.

Un altro scorcio del parco Forlanini con un boschetto di pioppi

Un altro scorcio con un boschetto di pioppi

La costruzione del grande parco è un’occasione rilevante per le sue potenzialità ecologiche di “respiro” delle periferie. Il parco nasce peraltro dopo 15 anni di incubazione di un impegnativo concorso internazionale, che non è mai stato attuato per mancanza di risorse, e dalla collaborazione tra Comune, associazioni (Associazione Grande Parco Forlanini), università (Politecnico di Milano), Fondazione Cariplo, agricoltori e cittadini.

Una tavola tecnica del masterplan del Comune di Milano che mette in evidenza il ruolo di cerniera tra la città e l'Idroscalo e con il corridoio ecologico del fiume Lambro

Una tavola tecnica del masterplan del Comune di Milano che mette in evidenza il ruolo di cerniera tra la città e l’Idroscalo e con il corridoio ecologico del fiume Lambro

L’appuntamento allora è fissato per la bella stagione al Parco Forlanini, magari con un bel cesto da pic-nic!

Diversità a Milano: ieri eretiche oggi donne maltrattate e discriminate!

Dopo i recenti fatti di cronaca, che vedono le donne, ma anche le categorie più deboli, i diversi, gli ultimi, discriminati e spesso fatti oggetto di oltraggi, è pensiero comune che un paese civile debba prendere posizione. Il parlamento dopo anni di silenzio, sta cercando faticosamente di regolarizzare quanti vivono al di fuori della classica concezione del matrimonio, e non mi riferisco solo al mondo lgbt ma anche alle coppie di fatto . Ci sono ancora forti ostacoli da parte degli ambienti più conservatori e dalla Chiesa cattolica. Mi sembrava pertinente per assonanza e per intenti farvi partecipi di cosa succedeva a certe categorie di esclusi, e di libere pensatrici/tori solo qualche secolo fa. Molto si è fatto… ma molto si deve ancora fare.

Il processo e alcuni passaggi del processo del XIII sec., ai seguaci di Guglielma la Boema, prima proclamata santa e poi scomunicata come eretica

Il processo e alcuni passaggi del processo del XIII sec., ai seguaci di Guglielma la Boema, prima proclamata santa e poi scomunicata come eretica

Nel passato le donne, spesso sole, che avevano atteggiamenti anticonformistici erano bollate come streghe e macchiavano spesso dell’infamia dell’eraesia anche gli uomini che ruotavano intorno al mondo sommerso del pensiero non convenzionale, della conoscenza occulta e spesso della stessa scienza. A Milano c’è un luogo che ne ricorda gesta e supplizi. E così quando andate al Parco delle Basiliche a portare i vostri bambini a giocare, pensate a quanto sto per raccontarvi…Dove oggi c’è un’area verde, dove volano le rondini, corrono i nostri bambini, e fino a notte fonda aleggia l’allegria della movida milanese, un tempo si bruciavano gli eretici e le streghe. Ma non pensate solo a quelle streghe col pentolone sempre fumante, il gatto nero, il gallo e i simboli di Satana appesi alle luride pareti di qualche stamberga…

Magico cerchio di J. W. Waterhouse, 1886

Magico cerchio di J. W. Waterhouse, 1886

I processi venivano intentati contro donne del popolo, con le accuse più disparate: c’è chi aveva tentato di avvelenare il padrone o per essere soliti ritrovarsi in maniera sediziosa per organizzare un sabba, o per alcune misteriose ammissioni come quelle di certa Sibillia Zanni e Pierina de’ Bugatis impegnate nel misterioso  “Gioco di Diana che chiamano Herodiade”, o di Madama Horiente come signora del gioco. Insomma, i registri dei processi sono colmi delle più disparate confessioni, spesso estorte con l’uso della tortura. C’è persino il celebre caso di Guglielmina Boema, morta e sepolta come santa nel 1281, dissepolta e bruciata come eretica a Piazza Vetra nel 1300 insieme alla sua seguace, ancora viva, Manfreda! Ma torniamo alla Vetra: già luogo mefitico fin dall’antichità, per le acque impaludate e maleodoranti nella depressione oggi occupata dal parco, e stretto tra le due basiliche di S. Lorenzo e S. Eustorgio, è sempre stato il cuore di un’area popolare, densamente abitata, e irrorata di canali, rogge e acque putride.

Ecco come si presentava la Vetra e i Vetraschi dopo i bombardamenti dell'estate 1943

Ecco come si presentava la Vetra e i Vetraschi dopo i bombardamenti dell’estate 1943

Solo i bombardamenti dell’ultima guerra hanno cancellato questo vecchio tessuto di case e casupole addossate alle due chiese. Col basso medioevo divenne il luogo del dolore e di espiazioni delle colpe più turpi dove si tenevano supplizi, impiccagioni e condanne capitali, divenuto in breve famoso per le esecuzioni e i roghi dei condannati a morte. A ricordarlo c’è ancora il monumento a S. Lazzaro (non a caso il santo che assiste alla sofferenza) in sostituzione della croce precedente, ora poco visibile tra le aiuole di Piazza Vetra.

Giuseppe Elena, 1833 (Fondazione Cariplo) - veduta della Vetra, con la crocetta di S. Lazzaro: allora come oggi ancora visibile

Giuseppe Elena, 1833 (Fondazione Cariplo) – veduta della Vetra, con la crocetta di S. Lazzaro: visibile allora come oggi

Ma andiamo con ordine: partendo dal XIII sec. e da Piazza S. Eustorgio, che allora era solo uno slargo davanti alla chiesa dei Domenicani e al convento che ospitava l’Inquisizione. Qui tra il XIII e il XVI secolo si consumò più di una condanna al rogo per donne accusate di stregoneria o per uomini riconosciuti come eretici. Infatti già dal 1233 le strutture conventuali ospitano la sede del Tribunale dell’Inquisizione, in mano ai difensori della fede, i Domini canes (più facilmente conosciuti come Domenicani): preoccupato dal diffondersi dei movimenti ereticali a Milano, il papa Gregorio IX, sottrae l’Inquisizione al controllo episcopale e la affida solo a inquisitori di sua nomina, scelti fra Domenicani e Francescani. Il Tribunale è presieduto da due giudici di pari poteri, prelevati dai due ordini, affiancati da uno staff di giuristi.

Marc'Antonio Dal Re, veduta settecentesca della Piazza S. Eustorgio, con il convento sede dell'Inquisizione.

Marc’Antonio Dal Re, veduta settecentesca della Piazza S. Eustorgio, con il convento dei Domenicani, sede dell’Inquisizione.

Nel 1251, il domenicano Pietro da Verona, poi conosciuto come S. Pietro martire, è nominato inquisitore generale per i territori di Milano e Como, con sede nel convento. Sarà l’artefice di aspri processi e condanne per centinaia di uomini accusati di appartenere a sette eretiche, che alla fine esasperati ordiranno una congiura che porterà al suo assassinio. Alla fine del XIV sec., sempre qui, si apre la stagione dei processi per stregoneria con il temuto inquisitore Beltramino di Cernuscullo, il Torquemada milanese. Pian piano, con la perdita di importanza dell’Inquisizione a favore dei processi civili, le gogne pubbliche si spostano sul retro della Basilica di S. Lorenzo, alla Vetra. Così dal XVI sec. diviene questo il luogo deputato alle condanne a morte. I documenti archivistici ci raccontano di centinaia di processi e pene da infliggersi a donne e uomini accusati di strani riti satanici.

Vecchia stampa con il rogo di una strega.

Vecchia stampa con il rogo di una strega.

Ma la morte non aleggiava solo in mezzo alla piazza, ma tutta la zona era attrezzata affinchè i supplizi avvenissero con più sistematica celerità. Infatti, presso la vicina Via della Chiusa c’era già dal XIII sec. una torre a protezione dell’importante manufatto idraulico (la stessa chiusa che diede il nome alla contrada), riconvertita ad umida prigione nel XVI sec. Nel 1598 si pensa di farne un carcere apposito per le streghe. Tra i promotori dell’iniziativa c’è anche il cardinale Federico Borromeo. Nel 1611 il progetto, rimasto nel cassetto, viene rispolverato dal governatore spagnolo Velasco e nel 1620 si stanzia la cifra occorrente. Anche sta volta le streghe hanno la meglio e l’iniziativa non decolla e alla fine del XVIII sec. l’edificio ormai cadente viene demolito.

Sabba delle streghe di Goya

Sabba delle streghe di Goya

Solo con gli austriaci, nel 1814, il patibolo viene spostato da qui al “prato della morte” fuori dai Bastioni a Porta Ludovica, allontanandolo dalla vista del popolo milanese e dalla Vetra.

E’ partito il Darwin Day di Milano: appuntamenti fino a domenica con l’evoluzionismo!

Ciabattine vi ricorda che da oggi iniziano gli incontri al Museo di Storia Naturale per il Darwin Day. Vi aspettano una molteplicità di iniziative, comprese quelle nel week-end prossimo dedicate alle famiglie e ai bambini!

Locandina con una delle iniziative per i bambini

Locandina con una delle iniziative per i bambini

 

Prende avvio, come già vi abbiamo anticipato a inizio settimana, una serie di manifestazioni per celebrare la nascita di Charles Darwin (12 febbraio 1809), o meglio quello che in tutto il mondo, e anche in Italia, è noto come Darwin Day. Milano, seppur con una settimana di ritardo per via delle sovrapposizioni coi festeggiamenti del carnevale ambrosiano, non sarà da meno e al Museo Civico di Storia Naturale si prepara a festeggiare il grande naturalista inglese le cui intuizioni cambiarono il modo di pensare la creazione del mondo naturale, sedimentato per migliaia di anni. Ecco allora che il grande edificio sito all’interno dei giardini di Via Palestro si prepara ad aprire le porte a grandi e piccini per fare conoscere e ad approfondire alcune scoperte che sono ormai parte integrante del pensiero progressista occidentale.

La locandina di una delle iniziative con un originale ritratto di Darwin.

La locandina di una delle iniziative con un originale ritratto di Darwin.

E’ inutile dire che la figura di Charles Darwin, peraltro ricca di fascino anche per essere stato un instancabile e avventuroso viaggiatore e scopritore di mondi, anche in un Oceano Pacifico che a metà dell’XIX sec. rappresentava ancora un autentico mistero, costituisce una vera pietra miliare della scienza moderna e in particolar modo del naturalismo moderno.

Ora, che abbiamo introdotto la manifestazione è doveroso anche presentare la cornice milanese in cui si terranno tanti incontri interessanti. Conosciamo tutti dov’è il Museo di Storia Naturale, ma forse non tutti sanno che è anche un’istituzione antica di quasi due secoli fondata nel 1838 e cresciuta grazie a donazioni e acquisizioni di collezioni e reperti dal valore scientifico inestimabile. Oggi è il museo naturalistico più grande e importante d’Italia. La parte espositiva si articola in 23 sale con circa 700 vetrine e oltre 80 diorami, ricostruzioni fedeli di ambienti naturali. Tre sono i principali profili tematici di “lettura” proposti al pubblico: le forme della natura, l’evoluzione della vita sulla Terra ed i rapporti tra gli organismi e l’ambiente.

Facciata e ingresso principale del Museo Civico di Storia Naturale.

Facciata e ingresso principale del Museo Civico di Storia Naturale.

Ma l’istituzione ha saputo nel tempo anche evolversi e offrire un nuovo modo di fare didattica e informazione scientifica ai più piccoli e e alle famiglie… e questa iniziativa di cui vi abbiamo parlato oggi, ne è una dimostrazione. In più è anche il centro delle attività del Giardino delle Scienze, che comprende due grandi laboratori didattici, di cui sicuramente avrete già sentito parlare, come Paleolab e Biolab, nonché il Civico Planetario Ulrico Hoepli. Ma di tutte queste altre realtà parleremo prossimamente.

Ora per chi ne vuole saper di più, cerchiamo di spiegare per sommi capi perchè è importante la figura di questo scienziato e perchè vale la pena portare i nostri figli ad assistere ad alcuni degli appuntamenti del Darwin Day. Egli introdusse fondamentali concetti quali…

L’Evoluzionismo: una parolona che indica non tanto  l’esempio più comune che ci vede  discendenti da qualcosa di simile ad una scimmia, ma piuttosto crea una relazione tra noi umani e gli altri animali, come se esistesse un antenato in comune, all’interno di una stessa famiglia.

606px-human_evolution_scheme-svg

In più, da un certo punto in poi  migliaia di anni fa, ha origine quella diversificazione e attuazione di forme presenti oggi sul pianeta Terra.

La seconda sua grande intuizione consiste nel fatto che la maggior parte degli esseri viventi concepiti non sono in grado di preservarsi in quanto specie. Ci riescono soltanto quelli meglio adatti alla sopravvivenza, coloro che possiedono le caratteristiche migliori per vivere. Darwin ha così risolto una questione insita nel cuore della biologia (e dell’uomo in generale), ovvero quella della «finalità» degli esseri viventi. Mette così in discussione l’idea del creazionismo. Questa è un’altra parolona, che concentra in sé l’idea tipica di un certo pensiero religioso fondamentalista, cristallizzato per migliaia di anni, per cui Dio ha generato l’uomo a sua immagine e somiglianza e tutto il creato secondo leggi preordinate e fisse nel tempo.

Locandina della manifestazione.

Locandina della manifestazione.

Nonostante, con la fine dell’Ottocento, fossimo già all’interno di un pensiero positivista, basato sullo sperimentalismo scientifico, queste teorie sconvolsero come un terremoto non solo le poche certezze sull’esistenza umana, ma persino il modo di vedere il rapporto tra Dio e l’uomo ereditato dal sistema filosofico e soprattutto dalla Chiesa. Ma la cosa più sconvolgente è che a distanza di circa due secoli c’è ancora una parte della comunità religiosa occidentale che confuta la teoria dell’evoluzionismo. Ed è anche per questo che in tutto il mondo occidentale si celebra ogni anno, nel giorno della sua nascita, il Darwin Day, cioè per sensibilizzare i ragazzi ad un approccio più scientifico e meno dogmatico verso alcune verità. Ma c’è chi sta peggio di noi, in fatto di oscurantismo: Il Darwin Day è un perfetto sconosciuto in Africa e nel mondo islamico, così come  in Cina. A conferma di quanto rimanga stretto il legame tra pensiero scientifico e libertà.

Allora per darci un appuntamento pubblichiamo il programma delle manifestazioni organizzate per il Darwin Day.

QUANDO E DOVE: da Giovedì 18 febbraio a Domenica 21 febbraio 2016, al Museo Civico di Storia Naturale, presso i Giardini di Via Palestro.

 

Un gadget curioso ispirato alla libertà di pensiero e ai diritti dei cittadini: a Milano c’è!

In questo periodo – per fortuna! – il tema dei diritti civili è più attuale che mai. E tutti ne sono al corrente. Ma chissà se tutti sono invece consapevoli che proprio oggi ricorre una data davvero fondamentale nel segno della libertà: nel 1848, attraverso le Lettere Patenti, il re Carlo Alberto concedeva per la prima volta nella storia i diritti civili e politici ai valdesi, e poco dopo agli ebrei.

In uno stato democratico la libertà di coscienza è decisamente un valore fondante, ma ahimé non scontato. Che dovrebbe andare peraltro a braccetto con la laicità dello stato.

Uno dei fuochi di gioia che la sera del 16 febbraio si accendono nei villaggi delle Valli Valdesi in Piemonte per celebrare il 17.2.1848

Uno dei fuochi di gioia che la sera del 16 febbraio si accendono nei villaggi delle Valli Valdesi in Piemonte per celebrare il 17.2.1848

Sì, è un discorso tanto ampio che necessita di grandi e adeguati approfondimenti, anche perché a Milano, e in Italia più in generale, la verità vera è che solo pochi conoscono la comunità protestante presente nel nostro Paese. In particolare, in Italia e in Europa, la chiesa Valdese, che i più conoscono solo perché ad essa offrono il loro 8 per mille, vive da più di 800 anni, e fa parte della grande famiglia cristiana protestante che nel mondo conta più di mezzo miliardo di credenti.

Molti conoscono la comunità valdese per l'otto x mille, che essa devolve in opere di assistenza e mai per il culto

Molti conoscono la comunità valdese per l’otto x mille, che essa devolve in opere di assistenza e mai per il culto

Per accrescere un po’ di coscienza di questa importante realtà, si può partire da una piccolissima ma curiosa novità: l’azienda tedesca Playmobil ha prodotto il personaggio di Martin Lutero (che, non mi spiego come, ancora molti confondono con Martin Luther King!).

Il nuovissimo personaggio di Martin Lutero prodotto da Playmobil

Il nuovissimo personaggio di Martin Lutero prodotto da Playmobil

Più che un giocattolo è un gadget da collezione, data l’importanza della figura a cui si ispira: ricordiamo che fu questo monaco a guidare i cristiani a ritornare al Vangelo e a una Chiesa davvero apostolica, rivendicando il diritto di predicare liberamente la parola di Dio e diffondendo la comprensione del testo biblico. Un cambiamento epocale, quella della “Riforma”, il cui cinquecentenario verrà celebrato nel 2017: così la Playmobil ha voluto dare inizio a tale celebrazione, avvicinando anche i più piccoli alla figura di questo innovatore, che infatti ha in mano una Bibbia e una penna d’oca. Forse in memoria di quella che gli servì per redigere le 95 tesi in cui articolava il suo rivoluzionario pensiero.

Il Pastore Platone della Chiesa Valdese di Milano affigge le 95 tesi luterane (testo rielaborato dal Circolo Riforma della stessa chiesa)

Il Pastore Platone della Chiesa Valdese di Milano affigge le 95 tesi luterane (testo rielaborato dal Circolo Riforma della stessa chiesa)

Insomma, Lutero torna in un modo insolito a far parlare di sé, con 34.000 esemplari del suo personaggio Playmobil venduti in Germania in meno di 72 ore!… E a Milano? Si può trovare IN ESCLUSIVA presso la libreria Claudiana di via Francesco Sforza, o sul relativo sito. Sarà anche un gadget, ma ciò che più importa è che “nel suo piccolo”, sia un simbolo dell’inalienabile diritto alla libertà di culto e di pensiero.