La bellezza dell’imperfezione. Persino in zona “prova costume”!

Qual è la vostra “misura” della bellezza? Grande domanda, direte, proprio ora che la prova costume è in zona Cesarini. Ma a rispondere per ora non sono io, dirò la mia più sotto. La prima risposta spetta a una nuova campagna pubblicitaria, realizzata dal produttore di intimo “plus size” Lane Bryant: se il famosissimo brand concorrente, Victoria’s Secret, aveva focalizzato la sua comunicazione su corpi perfetti, ecco che questo marchio invece propone un modello fisico più realistico.

Ecco la campagna per la bellezza curvy firmata dal brand di lingerie Lane Bryant

Ecco la campagna per la bellezza curvy firmata dal brand di lingerie Lane Bryant

In sostanza corpi veri, morbidi o “curvy”, come si dice oggi. Ecco scendere in campo per questa pubblicità modelle famose, soprattutto per le loro generose taglie. Il claim, diventato anche un # su tutti i social, è #ImNoAngel.

Un'altra immagine della campagna, basata su corpi e forme, normali, non da passerella

Un’altra immagine della campagna, basata su corpi e forme, normali, non da passerella

Ecco un'immagine presa dal profilo Instagram di Lane Bryant, pubblicata in un servizio sul tema, da d.reppubblica.it

Ecco un’immagine presa dal profilo Instagram di Lane Bryant, pubblicata in un servizio sul tema, da d.reppubblica.it

Insomma, anche se non hai una perfezione celeste, è bene amare il tuo corpo proprio così com’è. Ma non era quello che affermava il brand cosmetico Dove già a partire dal 2004, mettendo in mostra donne reggiseno-mutandate dalle rotondità multiple e very very normal??

2004: la campagna del marchio Dove sulla bellezza "dal vero"

2004: la campagna del marchio Dove sulla bellezza “dal vero”

A questa campagna, Dove aveva peraltro affiancato un Rapporto Mondiale sulla Bellezza, un’indagine che comprendeva 3200 donne tra i 18 e i 64 anni in 10 paesi del mondo. Pensate un po’: il 40% delle donne italiane si dichiarava infastidito appunto dalla superdiffusione di immagini di donne perfette. A conferma di questa difficoltà di fare i conti con le proprie forme se paragonate a quelle “perfette”, eccomi qui a tirar fuori dal cilindro un articolo di d.repubblica.it: il tema è un progetto realizzato dalla modella Sarah Coffman e dal fotografo Terrance Smalls che dà rilievo proprio a questi stereotipi di bellezza per i quali patiscono le donne con qualche curva in più. Ecco che le modelle, compresa quella citata, sono state ritratte coperte solo dall’intimo e da alcune linee, quelle che traccerebbe un chirurgo plastico per indicare dove intervenire, tagliare o modificare.

Una delle immagini del servizio di cui vi parlo, in cui si tracciano sul corpo i classici segni taglia-e-cuci da chirurgo plastico

Una delle immagini del servizio di cui vi parlo, in cui si tracciano sul corpo i classici segni taglia-e-cuci da chirurgo plastico

In altre parole, perfezione a tutti i costi? La mia amica e co-blogger ciabattinasx mi ha suggerito di leggere un bel post di Anna Turcato, Image Consultant, che titola “Il pregiudizio della bellezza”: è non solo molto interessante, ma in concreto invita a scoprire una buona consapevolezza di sé, ben lontana da stereotipi e da pregiudzi, appunto. Come quando per esempio ricorda che anche l’età che avanza per una donna diventa un tabù: o sei una gemella di Madonna o è meglio girare opportunamente coperta da un burqa.

E l'età? Altro limite per la bellezza... guai a scendere sotto il livello di over-tonicità di Madonna!

E l’età? Altro limite per la bellezza… guai a scendere sotto il livello di over-tonicità di Madonna!

Eppure le buone notizie ci sono: i suoi bei punti di vista hanno ispirato ciabattinasx ad aprire un altro blog, Chic after fifty, che come recita il titolo dedica riflessioni fashion a chi è “young inside”, giovane dentro. E lasciate che vi dica la mia. Ancora una volta mi avvalgo di una citazione da Anna Turcato: “… i tuoi difetti, che possono diventare un valore aggiunto di unicità”. Sì, la penso così! Io ho sempre amato le piccole (o medie!) imperfezioni “fisiche” di un compagno, di un’amica, e più di tutte le mie: sono più di un’impronta digitale, sono proprio segni identitari, e, se ci fate caso, sono perfettamente in sintonia con la personalità di chi le “indossa”. C’è di più: l’indimenticabile Robin Williams, nel film “Genio ribelle”, in una breve ma memorabile scena, spiega al giovane Matt Damon i segreti di un amore vero per “l’altro”: l’intimità tra due persone è tutta fatta di imperfezioni, anche bizzarre. Sono certi “difetti” a rendere unica una relazione tra due persone. E non c’è niente di più vicino alla bellezza, vi assicuro, di questo conciso e delicato monologo che vi invito a vedere (o rivedere). p.s. I love you, Robin

Chi non vorrebbe vivere in una famiglia che sa sentire davvero?

In effetti la famiglia di cui parlo, e che molti, se non tutti, conoscono già è un gruppo di persone che non hanno il dono dell’udito, ma sentono bene e forte tutto quello che conta. È La famiglia Bélier, protagonista di un bellissimo film campione d’incassi in Francia, che ha conquistato ovunque la critica oltre che il pubblico.

I componenti della straordinaria famiglia Bélier al completo

I componenti della straordinaria famiglia Bélier al completo

Senza fare alcuna recensione, permettemi almeno qualche doveroso accenno alla storia: tutti i familiari sono sordomuti, tranne la figlia Paula che sembra essere indispensabile a gestire la fattoria e a tradurre attraverso il linguaggio dei segni la comunicazione tra i suoi genitori e il fratello con il resto del mondo. La ragazza (interpretata da una simpatica e brava ex concorrente di The Voice francese) ha un dono: la voce. Un talento che forse la porterà lontano…

La brava protagonista, qui in un duetto, è stata una dei talenti di The Voice edizione francese

La brava protagonista, qui in un duetto, è stata una dei talenti di The Voice edizione francese

Ebbene, il travolgente e contagioso sentire assolutamente anticonformista di queste persone, per un paio d’ore fa sognare a chiunque di poter vivere al centro di una famiglia così: sì, perché questo film ha una capacità unica di far percepire l’handicap finalmente senza alcuna retorica, di più, ha il potere di far cogliere compiutamente quanta quotidiana normalità ci sia anche nella disabilità. Qui c’è un tema non secondario, che è quello dell’abbandono, in questo caso riferito alla figlia che sta per lasciare il “nido” familiare: al primo sguardo, o forse qui al primo ascolto, può sembrare che il solo problema in una famiglia di sordomuti sia il fatto di potersi trovare in difficoltà con la conseguente necessità di dover individuare qualcuno che, al posto della figliola “normo-dotata”, faccia da interprete a tutti… Ma credo che qualunque genitore, se volesse farsi un piccolo ma onesto esame di coscienza, viva comunque il cambiamento, ovvero la maturazione e l’allontanarsi di un figlio ormai cresciuto, un po’ come uno strappo: dunque… non è la stessa, universale “normalità” che sentono i familiari Bélier?

Una deliziosa vignetta dei Peanuts sul tema della separazione tra genitori e figli

Una deliziosa vignetta dei Peanuts sul tema della separazione tra genitori e figli

E allora scatta il complimento: bravi i francesi a pennellare questi splendidi ritratti umani, dove la disabilità prende le vere distanze dal conformismo. A riprova di quanto ho appena affermato, ricordo il meraviglioso e mai retorico film “Quasi amici”, la commedia ispirata a una storia vera, di un ricco paraplegico e del suo badante, un ragazzo di periferia di colore, portatore sano di allegria e vitalità: non solo diventano amici, ma il loro legame cambierà le loro vite per sempre.

La strana, splendida, divertente coppia di "Quasi amici"

La strana, splendida, divertente coppia di “Quasi amici”

Di sicuro funziona ben diversamente a Hollywood, dove si mettono in campo storie spettacolari ed esageratamente positive e attori di primissimo piano quando si tratta l’argomento disabilità, quasi si dovesse edulcorare la pillola.

"Rain main " con Dustin Hoffman e Tom Cruise. Il modo hollywoodiano di interpretare l'autismo

“Rain main ” con Dustin Hoffman e Tom Cruise. Il modo hollywoodiano di interpretare l’autismo

Tutte ottime produzioni, per carità, ma da “Rain Man” a “Il mio piede sinistro”, da “Scent of a woman” a “Forrest Gump” (che però ammetto di aver adorato!), si mette in scena davvero lo spettacolo, si applaude il protagonista che è più vero del vero nel rappresentare un portatore di handicap, sì ma…?

Al Pacino, il non vedente di Scent of a Woman, la versione americana di "Profumo di donna"

Al Pacino, il non vedente di Scent of a Woman, la versione americana di “Profumo di donna”

Personalmente ritengo non abbiano la lievità, l’intelligenza, la normale simpatia di queste commedie francesi, specialmente del film sulla Famiglia Bélier, dove è così sensibile la sceneggiatura da far vivere allo spettatore, in modo del tutto fisiologico, in una scena clou, quello che provano i familiari, mentre non possono ascoltare la voce della figlia cantante, ma sentono tutto quello che importa di più. So che il pubblico femminile è più disponibile dei maschietti a vedere questi bei film, ma ho un trucchetto per tutte le donne che ci leggono: al cinema ho sentito una tipa dire “Vediamo la famiglia BELEN??”… Provate a proporre il film al vostro amico/compagno/marito con questo titolo improvvisato: con un’attraente prospettiva del genere, come farà a dirvi di no?

La famosa panchina di Forrest Gump con un Tom Hanks da Oscar

La famosa panchina di Forrest Gump con un Tom Hanks da Oscar

Dagli spot alla realtà: sessismo, lavori domestici e carriera, per la coppia son una barriera!

A nastro, come direbbero i più giovani, ovvero con alto grado di ripetitività, i media – questa settimana l’ha fatto il Corriere.it – tornano ciclicamente a parlarci di quanto sessismo siano pregne le pubblicità, fin dagli anni ’50. In effetti è vero e lo sappiamo bene. E tengo subitissimo a precisare che non ho la benchè minima intenzione di fare un discorso femminista: sono più interessata a parlare di ruoli all’interno della coppia e di quanto certi stereotipi possano mettere a rischio il suo equilibrio, partendo appunto da pubblicità e propaganda in genere sui media, più che mai negli show televisivi. Giusto per una rinfrescatina di memoria, ecco qui di seguito alcuni annunci pubblicitari che fanno un po’ da storia del costume, quelli in cui la donna di una cinquantina/sessantina di anni fa (soprattutto secondo la cultura americana ed europea vigente) si realizzava solo nella parte di una femmina multiuso, specializzata nelle faccende domestiche e stop.

Che donna emancipatissima, la protagonista di questo annuncio pubblicitario!

Che donna emancipatissima, la protagonista di questo annuncio pubblicitario!

La donna quando non c'era Masterchef...

La donna quando non c’era Masterchef…

Quando lavare i piatti era una cura di bellezza per le mani!?!

Quando lavare i piatti era una cura di bellezza per le mani!?!

Permettetemi un mio personale punto di vista: quello che spesso salta all’occhio non è tanto il fatto che la donna svolgesse uno specifico ruolo all’interno delle mura domestiche, ma piuttosto che fosse raffigurata come una sempliciotta buontempona. Non resisto all’idea di ricordarvi quello spot TV che dovrebbe un po’ indignare, ma a me fa molto ridere, per la situazione paradossale: in quel commercial, il marito usciva bel bello a lavorare (il solo a portare a casa la pagnotta), mentre la signora se ne stava a sfregare i pavimenti come un’ossessa che non volevano tornare lucidi. Ma voilà, appariva il nerboruto Mastrolindo che come il genio della lampada di Aladino, le prometteva di mettere tutto a posto, così lei poteva andarsene a spasso tutto il giorno. Passavano le ore, quando lei, fannullona, finalmente tornava a casa, e trovava i pavimenti che erano uno specchio: sentendo il marito rientrare, ancora incappottata si metteva a passare lo spazzolone. E il coniuge rimaneva positivamente sorpreso vedendola ancora all’opera.

Negli anni '80 questo ancora attuale tipetto era protagonista di uno spot che mi faceva molto sorridere... e qui vi spiego perchè

Negli anni ’80 questo ancora attuale tipetto era protagonista di uno spot che mi faceva molto sorridere… e qui vi spiego perchè

Tutti avranno pensato: poveretta, vittima di un sessista schifoso. Errore! La buontempona lì rappresentata aveva solo la sfortuna di essere moglie di un cretino, che A) era felice di avere a casa una stupidina che lustrava lo stesso pavimento da 9 ore   B) non gli veniva neanche uno straccio di dubbio vedendola al lavoro con il cappotto… L’unico che ci faceva un figurone era il muscoloso Mastro, così gentile, efficiente, amico delle donne… da sposare!!

Torno seria per dire che da pubblicitaria non avevo memoria di spot sessisti al contrario, anti-uomo, insomma, così ho fatto una ricerca sul web e ho trovato un interessante trattatello. Partendo da questa immagine….

"Lui" superimpegnato nelle faccende domestiche e meno attivo come coniuge... (photo: medicitalia.it)

“Lui” superimpegnato nelle faccende domestiche e meno attivo come coniuge… (photo: medicitalia.it)

… si diceva che le fatiche domestiche condivise (visto il solito discorso della donna lanciatissima in fantomatiche carriere… quali poi?) dai maschietti, tendono a compromettere il desiderio sessuale. In sostanza l’eccessiva parità di ruoli sembra possa nuocere alla libido maschile. Così nel post sosteneva il News Times Magazine, riportando una ricerca di un altro periodico, l’American Sociological Review, che metteva in luce il delicato rapporto tra egualitarismo, dominazione e sessualità. L’uomo femminilizzato che svolge mansioni domestiche pare che faccia 1,5 volte di meno i suoi “doveri di coppia”, mentre la donna tende a non viverlo più come vero “partner sessuato”. E a farla da padrone è il Re Lavoro: la carriera soddisfa entrambi più dell’intimità. Carissimi tutti, queste sono solo le conclusioni di qualche ricerca. Io al contrario sono convinta che un maggior rispetto reciproco e un’adeguata condivisione dei compiti quotidiani, lontano da un antico sessismo, funzioni benone. E se proprio mi sbagliassi, per noi ragazze resta sempre una soluzione a portatissima di mano: il buon vecchio MastroLindo… avete visto che fisico?

 

Quella sera la poesia è volata fuori dalle sbarre ed è uscita a cena con Alda

Ero in scooter, quella sera, mentre mi recavo a questo incontro davvero speciale, e l’aria era già tiepida tiepida: non a caso la performance che mi aspettava titolava “A cena con Alda – Sono nata il ventuno marzo, a Primavera”. E non si trattava solo di una pièce rappresentata presso il teatro Oscar di Milano, perché l’invito era stato definito “un cenacolo meriniano”. In concreto, l’ouverture era un aperitivo e una risottata con lo zafferano, niente di più sintonizzato con la più milanese delle poetesse, quella dei Navigli: Alda Merini, nata il primo giorno di Primavera.

La locandina di questa e altre iniziative artistiche del CETEC Dento/Fuori San Vittore

La locandina di questa e altre iniziative artistiche del CETEC Dento/Fuori San Vittore

So bene che è un’artista assai controversa, di quelle che non possono piacere a tutti e che, tramite i suoi versi, sa dare una scossettina a molte coscienze. Ma qui il punto è che celebrando lei con – come dice la locandina – “i suoi amici più cari, le figlie, spettatori e attrici detenute” si voleva dare voce a donne folli, invisibili e soprattutto recluse (cito ancora una volta da un’altra locandina), proprio come la poetessa. Quelle persone che, a parer mio, sono ben ricordate in un aforisma della Merini: “CI SONO FIORI BELLISSIMI AVVINGHIATI A UNA SBARRA”. A molti ricorderanno magari un bel glicine, a me, da quella sera, gli interpreti della performance.

"fiori bellissimi avvinghiati a una sbarra"...

“fiori bellissimi avvinghiati a una sbarra”…

Sul palco infatti c’era la Compagnia Cetec Dentro/Fuori San Vittore, guidata dalla Presidente nonché autrice, regista e drammaturga Donatella Massimilla, con cui ho avuto modo di parlare e che mi ha colpito per una verve d’eccezione, un entusiasmo autentico, uno spirito forte e libero.

Donatella Massimilia (nello speciale TG indicato più sotto): la regista dello spettacolo, nonchè Presidente del Cetec, il cui slancio supera le barriere. E anche le sbarre.

Donatella Massimilia (nello speciale TG indicato più sotto): la regista dello spettacolo, nonchè Presidente del Cetec, il cui slancio supera le barriere. E anche le sbarre.

Una passione condivisa da Elisabetta Centis, una delle vitali anime dell’organizzazione, che mi ha raccontato insieme alla Presidente il percorso del Centro. L’originale serata metteva in scena non una, non due, non tre, ma una bella quindicina di Alde: la maggior parte di questi convincenti interpreti, che appunto esprimevano le molte sfaccettature della personalità della poetessa Alda, erano attrici e attori reclusi. Che fuori dalle sbarre hanno portato tutta la loro artistica intensità.

Un'immagine dello spettacolo, con un'Alda sopra e una sotto il palcoscenico

Un’immagine dello spettacolo, con un’Alda sopra e una sotto il palcoscenico

L’importante e pioneristico lavoro del Cetec, Centro Europeo Teatro e Carcere, si occupa infatti di realizzare progetti artistici nei luoghi della marginalità e del disagio: in particolare da 15 anni ha portato la ricerca teatrale nelle sezioni maschile e femminile del Carcere di San Vittore di Milano. Mi ha molto colpito sapere che tra questi attori c’erano anche persone ora libere, e che grazie a queste iniziative hanno potuto continuare a vivere la loro esperienza artistica. E la serata a cui ho preso parte io? Davvero speciale, tanti, tantissimi i versi della poetessa, uno in particolare vicino al lavoro del Cetec: “Mi chiedono… lei che è stata in manicomio, come ne è uscita? Io mi chiedo come ne sono entrata”….

Ecco gli a"attori reclusi" (tra cui alcuni ora liberi e ancora in attività a teatro) che hanno animato una serata singolare

Ecco gli a”attori reclusi” (tra cui alcuni ora liberi e ancora in attività a teatro) che hanno animato una serata singolare

Gli attori, ovvero le Alde, si muovevano sul palcoscenico, in mezzo a noi spettatori, e ogni tanto la recitazione era punteggiata da qualche brano di Adriano Celentano, e sono stata lieta di risentire alcuni versi di ”Storia d’amore”, interpretati a cappella da Lorenzo Castelluccio.

Se pensate che organizzare dietro le sbarre una performance sia semplice, vi sbagliate: perché oltre ai troppi steccati burocratici, a San Vittore non c’è alcuno spazio per queste attività, quindi gli attori provano nei corridoi. E mai gli interpreti maschili possono provare insieme a quelli femminili. Eppure qualche tempo fa hanno realizzato una pièce presso il Piccolo Teatro Studio Melato di cui i media hanno parlato parecchio. Poi, siccome tutti questi attori sono innanzitutto persone, ecco che sono stati “raccontati” nel TG3 Persone che va in onda la domenica alle 12, nella PUNTATA DEL 22 MARZO: ecco il link per chi lo volesse vedere: http://bit.ly/1FYWKvM. Sarebbe facile chiudere questo post con un pur rispettoso gioco di parole, ovvero ricordando che è stata una serata ricca di umanità nel segno dell’evasione, ma preferisco lasciarvi con un ultimo aforisma di Alda Merini, che immodestamente sento corrispondermi molto: “Noi donne disordinate siamo divine perché in principio era il Caos”.

Tante belle cose da fare in… Uno!

Non si diceva “Due è meglio di uno”? I tempi cambiano. Un proverbio nuovo di zecca pare non sia stato per ora coniato, ma si potrebbe azzardare un “In uno è meglio ancora”: molte tendenze lo dimostrano. O almeno illustrano che l’essere single in modalità “temporary” o costante, offre nuove e altrettanto godibili opportunità dell’essere in coppia. Se già da molto la grande distribuzione commercializza porzioni di cibo per singole persone, così da evitare sprechi di risorse economiche e alimentari, c’è chi ha già fatto un bel passo avanti. Mi riferisco a ciò che ho letto ieri su Corriere.it e in particolare a “EenMaal”: è un locale di Amsterdam che coniuga i concetti di “single” e di “One meal”, un pasto, autodefinendosi “il primo one-person restaurant in the world”.

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Due foto dello slide-show presente sul sito del ristorante "per Uno"  Eenmaal.com

Due foto dello slide-show presente sul sito del ristorante “per Uno” Eenmaal.com

Sì, perché è un ristorante che offre minitavoli i quali a loro volta prevedono un solo coperto, e un pasto per Uno. Il look è un po’ minimal chic e di sicuro permette a tutti i suoi singoli clienti di sentirsi perfettamente a loro agio e mai discriminati dalle duplici coppie di occhi compassionevoli, dei commensali in tête-à- tête. Di locali di questo tipo ne sono già sbarcati a Londra, ma sono attesi anche a New York e in altre capitali europee. E se Uno ha voglia di mangiare “chez soi” ma coccolandosi davvero? Non sono qui per parlare di come incontrare l’anima gemella: la gente sa più che bene come destreggiarsi in tal senso sul web, ci sono siti per tutti i gusti. Mi riferisco a lezioni di cucina effettivamente dedicate ai single: a Milano, Eataly per esempio ne organizza con la Cucina Italiana proponendo “giuste dosi e ingredienti genuini che fanno venire voglia di cucinare solo per te, senza rinunciare al sapore, anche se la ricetta è per una porzione”. Ma c’è anche Congusto, che ne allestisce non solo a Milano, anche a Roma o Catania. Un’alternativa? Un aiutino dalla nostra cara amica chef Mariangela Marchesi di Cucina Cre-Attiva, che avete già avuto il piacere di incontrare in tanti nostri altri post qui su Ciabattine. A chi è Uno, regala la ricetta “2 SPAGHI X 1”.

2 SPAGHI X 1: la succulenta ricetta della chef Mariangela Marchesi di Cucina Cre-Attiva

2 SPAGHI X 1: la succulenta ricetta della chef Mariangela Marchesi di Cucina Cre-Attiva

Come di consueto tutti i dettagli vi aspettano su http://cucinacre-attiva.weebly.com, ma vi anticipo che questa delizia prevede un pesto a base di fagiolini lessati, poco aglio (se vi è gradito), prezzemolo, grana, e qualche pomodorino secco. Poi si cuoce la pasta con patate tagliate a cubetti: una volta scolate si uniscono alla salsa e a qualche pezzetto di fagiolino e a qualche strisciolina di pomodorino secco, e ancora un po’ di grana. E se il Signor Uno o la Signora/ina Una dopo il ristorante e dopo la lezione di cucina con assaggi e dopo gli spaghi di Mariangela si sentisse lievemente appesantito/a? Ah beh, c’è un’innovativa soluzione… per Uno! Mettiamo che quell’Uno ami l’ambiente acquatico ma per smaltire non abbia tempo di fare quelle 50-60 vasche a stile libero o quelle attività tipo aquacycling (più il tempo per asciugarsi/phonarsi eccetera)… Ho visto che a Milano hanno aperto un posto che permette di immergersi in acqua e di pedalare in cabine individuali. In concreto, un aquabiking in un guscio che ospita una sola persona, che si trova “a bagno” sino alla vita e riceve anche la spinta di 22 getti d’acqua, il tutto – dice la pubblicità – per una piacevole e rivitalizzante remise en forme.

La formula di aquabiking x Uno di Acquago.it

La formula di aquabiking x Uno di Acquago.it (la foto è presente sul loro sito)

Un po’ ricorderà anche a voi l’indimenticato Carosello de L’uomo in ammollo, che aveva per straordinario protagonista il grande maestro del jazz Franco Cerri: sereno, si autoversava da solo in acqua il detersivo per lavarsi la camicia macchiata con risultati VISIBILMENTE sorprendenti. Con una doppia, splendida morale: lo spot è durato anni e anni, mentre il nostro jazzista ha continuato a esibire una gran forma, oserei dire, inossidabile. Merito dell’ammollo? E poi, appunto dedicato all’Uno del nostro articolo: quale miglior esempio per dire che chi fa da sé fa per tre?

Confessa, figliolo, quanti ne guardi?

Se di peccato si parla, ebbene sì, io sono tra i peccatori. Ma quale sarebbe il girone dantesco che attende quelli come me all’inferno? Direi quello dei “guardatori seriali”. Che a livello mondiale una definizione l’hanno già e sono i cosiddetti Binge watchers (neologismo registrato persino dal sito Treccani, due anni fa). Binge, in inglese, si traduce letteralmente con “abbuffarsi”: ma di che scorpacciata si tratta? Guardare tanti episodi di seguito di una serie TV, o, in altre parole, seguire un nuovo sport: la maratona di visione di telefilm non solo alla televisione ma anche sul tablet o in streaming sul PC.

Una delle serie più "stra-viste": Dr. House

Una delle serie più “stra-viste”: Dr. House

Oggi infatti è possibile avere tutti gli episodi di una serie immediatamente disponibili in un’unica soluzione, grazie anche all’avvento di Netflix, un servizio che offre a pagamento contenuti televisivi e film con un abbonamento (da noi deve ancora arrivare, ma tra le PayTV e la visione in streaming ce la caviamo benissimo). Insomma, apri lo schermo e ti trovi lì bella pronta un’intera stagione di telefilm avvincenti e golosi da guardare, una puntata via l’altra da gustare come le ciliegie: come resistere a una tentazione così?

Un'altra storica serie campione: Lost

Un’altra storica serie campione: Lost

Ma allora, cosa guardano gli ingordi Binge watchers? Serie che per cinefili come me hanno la stessa grandeur di film da grande schermo, per la sceneggiatura, le scenografie e gli attori rubati proprio al cinematografo. Chi non ha sentito parlare dell’inarrivabile interpretazione di Kevin Spacey in House of Cards, per esempio, la serie da mito, che racconta la sua spettacolare carriera politica alla Casa Bianca, costruita tra intrighi, corruzione e trame diaboliche?

Fantastica Fanta-politica, con il mitico Kevin Spacey: House of Cards

Fantastica Fanta-politica, con il mitico Kevin Spacey: House of Cards

Ma ci sono autentici fenomeni in tema di successi di pubblico che hanno decisamente qualche annetto e molte stagioni in più sulle spalle come nel caso di – giusto per citarne qualcuno – Dr. House, 24 (eccellente idea visivamente innovativa sul concetto di “tempo reale” con un ottimo Kiefer Sutherland),

24: una serie il cui format è stato giudicato molto innovativo (qualche anno fa, ma resiste ancora)

24: una serie il cui format è stato giudicato molto innovativo (qualche anno fa, ma resiste ancora)

CSI Scena del Crimine, Lost, Twin Peaks (che colonna sonora!!), X-Files, Dexter, Downtown Abbey, How I Met Your Mother, i Soprano, Glee… e il campione tra i campioni “Il Trono di Spade” (non odiatemi, ma io non sono tra i suoi fan).

A molti piace la saga Trono di Spade

A molti piace la saga Trono di Spade

Personalmente, a parte la Casa Bianca di Spacey, io sono “lungamente” rapita da Homeland,

Grande successo anche per le 4 stagioni di Homeland

Grande successo anche per le 4 stagioni di Homeland

The honourable woman, Le regole del delitto perfetto,

Una delle mie serie preferite: Le Regole del Delitto Perfetto

Una delle mie serie preferite: Le Regole del Delitto Perfetto

The Killing, Fortitude e ho molto amato la miniserie sulla seconda Guerra Mondiale “Band of Brothers” dell’accoppiata Steven Spielberg e Tom Hanks

Band of Brothers, splendida miniserie sulla II Guerra Mondiale prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks

Band of Brothers, splendida miniserie sulla II Guerra Mondiale prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks

Va detto che questa famelicità seriale è studiata da molti ricercatori soprattutto perché il tempo dedicato alla visione dei telefilm “ruba” in molti casi il quotidiano tempo di vita. C’è chi vuole calcolare quindi in termini quantitativi questa maratona e lo fa con il sito Tiii.me: per quanto mi riguarda, gli ho dato solo un’occhiatina, ma ho letto che è facilissimo utilizzare questo contatore virtuale per verificare il tempo speso davanti a una serie. Qualche esempio trovato su Wired? Chi ha visto tutti gli episodi della Signora in giallo ha totalizzato 11 giorni e 5 ore, gli appassionati di E.R. Medici in Prima Linea hanno “bruciato” in tutto un bel 10 giorni, 8 ore e 14 minuti. Per alcuni si tratta di una vera bulimia e il rischio, secondo alcuni studiosi, può essere quello di ritrovarsi un po’ depressini, soprattutto se è vero che tra i fruitori ci sono molte persone sole che hanno trovato il modo per ammazzare il tempo. Io voglio continuare a pensare che il Binge watching sia tutto sommato non tanto un eccesso di appetito quanto piuttosto una sorta di “mezza maratona”. E se partecipi, come fai a non allenarti?

 

Cara figlia, oggi ti scrivo così…

Ma oggi, come  scrivono madri (e padri) ai propri figli? Abbandonati da ere geologiche carta e calamaio, di novità, negli anni, ce ne sono state tante. Già mi aveva colpito anni fa un libro il cui titolo era “Ti ho lasciato un messaggio sul frigo” di Alice Kuipers in cui si raccontava la storia di una madre super-occupata e della figlia quindicenne che comunicavano solo scambiandosi post-it attaccati sulla porta del frigo, tutti i giorni nel corso di un anno.

Il rimanzo in cui madre e figlia si scambiavano messaggi solo via post-it sul frigo.

Il rimanzo in cui madre e figlia si scambiavano messaggi solo via post-it sul frigo.

L’epilogo ahimé era drammatico (e non ve lo anticipo, casomai foste interessati alla lettura del romanzo) ma devo confessare che anch’io e mia figlia ci siamo sempre lasciate bigliettini e post-it ognidove, dato che spesso i nostri orari di presenza in casa non coincidevano affatto. E fino a qui niente di strano. Il passo successivo è quando il figlio/a diventa proprietario di un cellulare: oggi come oggi, succede non molto dopo il periodo dello svezzamento. Qui il rapporto epistolare già da anni si consuma a botte di sms fino a quando, in tempi più recenti, ha preso il sopravvento lo scambio su WhatsApp, l’app di messaggistica che permette di scriversi senza pagare alcun costo di invio grazie all’utilizzo del piano dati web usato per le e-mail e la navigazione web. È vero che molti genitori hanno saputo aggiornarsi e fare propri i nuovi mezzi e strumenti di comunicazione, ma non per tutti è così. Già un annetto fa avevo scritto di quella mammina (ritwittatissima) che aveva salvato sul suo smartphone una ricetta da far avere al figlio, ma non sapendo fare uno scatto della schermata del telefono, aveva fotocopiato lo schermo inviandolo poi per posta. E poi anche l’utilizzo della tastiera e ancor più del famigerato correttore automatico, mette a dura prova il genitore non sufficientemente digitale… Ecco spiegato perché impazza su Facebook una pagina che ha meritato – fino ad oggi – quasi 268.000 like: “Mamme che scrivono messaggi su WhatApp”.

Ecco uno dei divertenti messaggi sulla pagina facebook “Mamme che scrivono messaggi su WhatApp”... perfetto per CIABATTINE!

Ecco uno dei divertenti messaggi sulla pagina facebook “Mamme che scrivono messaggi su WhatApp”… perfetto per CIABATTINE!

Questa raccoglie gli scambi di messaggi più comici e irriverenti tra genitori e figli e mette a nudo il gap generazionale di linguaggio (un autentico “slang” per i più giovani, amato però anche dai meno giovani, dove ha grande rilievo anche l’uso delle “faccine” ovvero degli emoticons), e di perizia nell’utilizzo dei mezzi digitali.

Questa volta lo scambio è con un papà

Questa volta lo scambio è con un papà

Un aneddoto personale: quello che segue è un messaggio tra la sottoscritta e la figlia 24enne, dove si evince che se non indosso gli occhiali, digito a casaccio sulla tastiera. E questi sono i risultati. E la conseguente replica della mia figliuola…

Traduco quello che avevo scritto a mia figlia senza occhiali "Sono a una mostra. visita guidata in Bocconi. richiamo dopo!!"

Traduco quello che avevo scritto a mia figlia senza occhiali “Sono a una mostra. visita guidata in Bocconi. richiamo dopo!!”

Concludo citando i miei cari, simpatici e spiritosissimi amici di cui vi avevo già raccontato a proposito della dieta “matrioska”. Qua si parla di un sms tra madre e figlia: quest’ultima lavorava in un museo e a un certo punto scrisse alla madre un messaggino dicendo che vi era in visita una delegazione di VIP e citava il nome di qualche personaggio illustre. Verso ora di pranzo la mia amica si vide scrivere questo sms dalla figlia che sarebbe tornata a casa di lì a poco: “Scola pure”. La madre andò letteralmente di corsa a mettere sul fuoco la pasta, pensando che la figlia stesse tornando a casa affamatissima. Anche voi avreste pensato a organizzare una bella spaghettata, vero? Peccato che la ragazza intendesse che al museo c’era pure Scola. Il regista Ettore Scola.

Ammetto che questo scambio potrebbe essere perfetto anche a casa mia

Ammetto che questo scambio potrebbe essere perfetto anche a casa mia

... e infine una ricetta imperdibile!!

… e infine una ricetta imperdibile!!