Cose belle che succedono a Milano: meraviglie di carta e foto che dimostrano che senza Photoshop è meglio

IMG_3797

Questa è la prima location dove le ciabattine si sono trovate per una serata molto milanese, di vernissage in vernissage, allenandosi a stare sui tacchi, mangiare pochissimo e far durare moltissimo un quarto di bicchiere di vino, in vista del Salone del mobile con Fuori salone del prossimo aprile.

Lo spazio è quello della Galvanotecnica Bugatti, una bella struttura dei primi del 900 che è stata una palestra e ora è una location di eventi vari ed eventuali. L’esposizione era della società francese Arjowiggins (eh sì, il nome suona proprio francese!) che fa carta e cartotecnica. Una bella mostra, anche se non troppo sorprendente per quelli come me e la ciabattinadx, che lavoriamo nel settore da anni.

IMG_3799IMG_3803

Quello che mi piace sempre osservare in queste situazioni è la gente che mi circonda. Sarà che lavoro fuori Milano, sarà che lavoro nei libri, ma quando vado agli eventi più o meno artistici sono sempre affascinata dall’emergere e farsi vedere alla mia vista di una Milano che io non so. Come se ci fossero tante Milano, che si incrociano solo occasionalmente e che sono definite da un loro codice di abbigliamento e di comportamento. Ieri c’era una certa eleganza, soprattutto maschile, completi e giacche e cravatte appena un po’ più decontracté di quelli della finanza. E anche tra le signore prevaleva il rigore professionale. Da immaginarsi un mondo di creatività rigorosa, se non vi sembra una categoria troppo ossimora… di cui mi sembrano buoni esempi gli inviti che vi ho fotografato (con la consueta perizia!) sopra.

images

Il secondo vernissage era in realtà un post vernissage, perché quando finalmente, dopo numerose chiacchiere e incontri e soste e saluti e promesse di rivedersi presto e appuntamenti perché le promesse non restino lettera morta, quando finalmente le due ciabattine hanno raggiunto l’altro vernissage all’altro capo della città, alla Galleria Marco Rossi di Corso Venezia, le luci erano già state spente. Ma dato che la ciabattinasx è una donna fortunata, come sanno i milioni di lettori (o sono già miliardi?) che frequentano questo blog, e conosceva la ragazza che gestisce la galleria, le nostre due eroine hanno potuto godere di una visita guidata e privata tra le fantastiche foto di Rune Guneriussen. Le ho definite fantastiche non solo nel senso comune della parola ma anche nel suo senso letterale, perchè tutte le foto di Rune sono vere: estate o inverno, tra i boschi infiniti della Norvegia, Rune costruisce un set che rappresenta con grande poesia l’interazione e il dialogo tra l’uomo e la natura, e poi aspetta pazientemente che le luci siano giuste, che tutto sia come deve essere. E quando la foto è fatta non ha certo bisogno di Photoshop per diventare quello che non è… mi ha ricordato le storie che si raccontano del grande Ansel Adams e perché certe foto sono delle opere d’arte. Devo ringraziare Serena per averci accolto nonostante il tempo scaduto, e per averci raccontato qualcosa di bello ed evocativo.

Ecco, Milano è tutte queste cose belle. E, Expo2015 o non Expo2015, la ciabattinasx è felice di abitarci!

Confessa, figliolo, quanti ne guardi?

Se di peccato si parla, ebbene sì, io sono tra i peccatori. Ma quale sarebbe il girone dantesco che attende quelli come me all’inferno? Direi quello dei “guardatori seriali”. Che a livello mondiale una definizione l’hanno già e sono i cosiddetti Binge watchers (neologismo registrato persino dal sito Treccani, due anni fa). Binge, in inglese, si traduce letteralmente con “abbuffarsi”: ma di che scorpacciata si tratta? Guardare tanti episodi di seguito di una serie TV, o, in altre parole, seguire un nuovo sport: la maratona di visione di telefilm non solo alla televisione ma anche sul tablet o in streaming sul PC.

Una delle serie più "stra-viste": Dr. House

Una delle serie più “stra-viste”: Dr. House

Oggi infatti è possibile avere tutti gli episodi di una serie immediatamente disponibili in un’unica soluzione, grazie anche all’avvento di Netflix, un servizio che offre a pagamento contenuti televisivi e film con un abbonamento (da noi deve ancora arrivare, ma tra le PayTV e la visione in streaming ce la caviamo benissimo). Insomma, apri lo schermo e ti trovi lì bella pronta un’intera stagione di telefilm avvincenti e golosi da guardare, una puntata via l’altra da gustare come le ciliegie: come resistere a una tentazione così?

Un'altra storica serie campione: Lost

Un’altra storica serie campione: Lost

Ma allora, cosa guardano gli ingordi Binge watchers? Serie che per cinefili come me hanno la stessa grandeur di film da grande schermo, per la sceneggiatura, le scenografie e gli attori rubati proprio al cinematografo. Chi non ha sentito parlare dell’inarrivabile interpretazione di Kevin Spacey in House of Cards, per esempio, la serie da mito, che racconta la sua spettacolare carriera politica alla Casa Bianca, costruita tra intrighi, corruzione e trame diaboliche?

Fantastica Fanta-politica, con il mitico Kevin Spacey: House of Cards

Fantastica Fanta-politica, con il mitico Kevin Spacey: House of Cards

Ma ci sono autentici fenomeni in tema di successi di pubblico che hanno decisamente qualche annetto e molte stagioni in più sulle spalle come nel caso di – giusto per citarne qualcuno – Dr. House, 24 (eccellente idea visivamente innovativa sul concetto di “tempo reale” con un ottimo Kiefer Sutherland),

24: una serie il cui format è stato giudicato molto innovativo (qualche anno fa, ma resiste ancora)

24: una serie il cui format è stato giudicato molto innovativo (qualche anno fa, ma resiste ancora)

CSI Scena del Crimine, Lost, Twin Peaks (che colonna sonora!!), X-Files, Dexter, Downtown Abbey, How I Met Your Mother, i Soprano, Glee… e il campione tra i campioni “Il Trono di Spade” (non odiatemi, ma io non sono tra i suoi fan).

A molti piace la saga Trono di Spade

A molti piace la saga Trono di Spade

Personalmente, a parte la Casa Bianca di Spacey, io sono “lungamente” rapita da Homeland,

Grande successo anche per le 4 stagioni di Homeland

Grande successo anche per le 4 stagioni di Homeland

The honourable woman, Le regole del delitto perfetto,

Una delle mie serie preferite: Le Regole del Delitto Perfetto

Una delle mie serie preferite: Le Regole del Delitto Perfetto

The Killing, Fortitude e ho molto amato la miniserie sulla seconda Guerra Mondiale “Band of Brothers” dell’accoppiata Steven Spielberg e Tom Hanks

Band of Brothers, splendida miniserie sulla II Guerra Mondiale prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks

Band of Brothers, splendida miniserie sulla II Guerra Mondiale prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks

Va detto che questa famelicità seriale è studiata da molti ricercatori soprattutto perché il tempo dedicato alla visione dei telefilm “ruba” in molti casi il quotidiano tempo di vita. C’è chi vuole calcolare quindi in termini quantitativi questa maratona e lo fa con il sito Tiii.me: per quanto mi riguarda, gli ho dato solo un’occhiatina, ma ho letto che è facilissimo utilizzare questo contatore virtuale per verificare il tempo speso davanti a una serie. Qualche esempio trovato su Wired? Chi ha visto tutti gli episodi della Signora in giallo ha totalizzato 11 giorni e 5 ore, gli appassionati di E.R. Medici in Prima Linea hanno “bruciato” in tutto un bel 10 giorni, 8 ore e 14 minuti. Per alcuni si tratta di una vera bulimia e il rischio, secondo alcuni studiosi, può essere quello di ritrovarsi un po’ depressini, soprattutto se è vero che tra i fruitori ci sono molte persone sole che hanno trovato il modo per ammazzare il tempo. Io voglio continuare a pensare che il Binge watching sia tutto sommato non tanto un eccesso di appetito quanto piuttosto una sorta di “mezza maratona”. E se partecipi, come fai a non allenarti?

 

Quel che resta della festa della donna

festa-della-donna-mimose-1Sono passati tre giorni e nessuno se la ricorda più, la festa della donna. Siamo già proiettati sulla festa del papà. Poi quella del libro. Quella della mamma. La Pasqua. Il 25 aprile. Il 1 maggio.

Vi ricordate la canzone di Lucio Dalla, L’anno che verrà, in cui diceva “sarà tre volte Natale, e festa tutto l’anno”… preveggente?

Però non volevo parlare di feste in generale, ma della festa della donna. Non se ne è parlato abbastanza? Mi ci devo mettere anch’io?

Beh si. Perché sono un po’ frastornata. Non avete idea, o forse sì, di quanti commenti siano stati messi in rete… e fuori dalla rete. La festa della donna è una di quelle cose di cui tutti parlano perchè tutti ne parlano. Ho perso un’occasione per tacere, allora? Forse. Ma come sempre, in stile ciabattine, mi piace trovare quello che mi piace, in questa festa.

foto_71_2

Mi piace il giallo delle mimose e mi piace che le mimose siano diventate più ricche e famose grazie alla festa della donna. Fioriscono presto, appassiscono presto, sono un po’ gracili, hanno giusto questo colore squillante per farsi strada nel mondo.

Mi piace che Wired.it abbia scritto come è nata, la festa della donna, mostrando così come tutte le cose, anche le più consolidate, hanno origini umili e complicate.

Mi piace che Anna Turcato, consulente di immagine, abbia scritto di questo tema con garbo e delicatezza, raccontando le donne che incontra e il loro modo complicato ma pieno di stare al mondo. Mi piace che ne abbia scritto Alessandra Appiano, lei invece abbastanza arrabbiata e determinata a fare le necessarie pulizie di pasqua sulla caciara che impera sul tema della donna. Mi piace che nella mia casella di posta l’Huffington Post abbia messo, tra le tante cose, delle splendide immagini di donne al lavoro. Mi piace aver letto, stamattina, il tweet di un mio nuovo follower Paolo Cirica: “Auguri. Cosa mangiamo a pranzo? Mi hai stirato la camicia?”: questa la realtà. Purtroppo parecchio diversa da quella che appare sui social.

Schermata 2015-03-10 alle 09.34.09

Insomma quello che mi piace, come sempre, della rete, è che ci sono tante voci, e che ogni voce corrisponde a una persona con i suoi gusti e le sue opinioni, e che la rete gli dà la possibilità di raccontare quell’opinione e quei gusti.

Quanto alle donne, mi piace che ci siano, che siano tante e che io sia una di loro!

Buona giornata!

 

Billy, Billie e Babila: tre B per una serata jazz di serie A.

Metti un aperitivo dietro una delle chiese più antiche di Milano, aggiungi la compagnia di cari amici, gustati un concerto di Jazz in un teatro un po’ demodè, con una foyer che sembra uno di quegli androni di certi condomini anni ’70, un pizzico di atmosfera con buona musica alla maniera della vecchia America anni ’60, ed il gioco è fatto! Chiudo gli occhi…e come d’incanto mi sembra di stare nella Milano delle nebbie, quella che ricordiamo tutti, da bambini, in cui comparivano solo le luci al neon dei night club più raffinati, dove si esibivano gli artisti emergenti. E’ quello a cui mi è accaduto di assistere il 3 marzo, al Teatro S. Babila, in occasione del ciclo di concerti organizzati dal Conservatorio di Milano: gli allievi “più talentuosi” si esibiscono in rassegne di musica colta, per palati fini.

Un momento del concerto

Un momento del concerto

Si tratta di un’ambiziosa rassegna di otto concerti in cui la musica classica di differenti epoche e diversissimi organici (per nulla la manifestazione si chiama Arcobaleno della Musica) si intreccia con appuntamenti di Jazz (come nel caso in oggetto), anche per eliminare alla radice il luogo comune per il quale spesso si immagina il Conservatorio, capace di proporre solo repertori un po’ “polverosi”. E così abbiamo assistito ad un concerto divertente, fin dal titolo: Billy Billie e Babila, per omaggiare nel centenario della nascita, due grandi protagonisti della musica moderna come Billy Strayhorn, che ha scritto indimenticabili pezzi per Duke Ellington, e Billie Holiday, che non ha certo bisogno di presentazioni. Il tutto impreziosito da una cornice d’eccezione in quello specialissimo spazio del Teatro S. Babila, a cui si accede da uno stretto vicoletto sul fianco della più antica e omonima chiesa milanese.

Così dopo un inizio leggermente istituzionale, un po’ per la sede (un palcoscenico storico che ha visto calcare le scene da Calindri a Buazzelli, da Fantoni a Vannucchi) e un po’ per una doverosa presentazione dell’ensamble da parte del musicista Tracanna, ci siamo trovati, un po’ a sorpresa davanti ad un recital di canto capeggiato da due interpreti ,seppur giovanissime, validissime (Beatrice Arrigoni e Soleil Vaccarella) accompagnate da un combo di percussuioni (Riccardo Tosi), piano (Lorenzo Blardone), contrabbasso Marco Rottoli) e dal convincente suono di una promessa del sax (Fabio Chesini). Il progetto, ambizioso per l’età degli interpreti, ha proposto, come dicevo, un repertorio di pezzi di Billy Holiday, attrevarsando il mondo dello swing e del blues e con escursioni nel suggestivo universo creato da Billy Strayhorn, cui appartengono brani come Chelsea Bridge e Upper Manhattan Medical Group.

Nel programma, tra i pezzi eseguiti, si sono distinti indimenticabili brani come Fine and Mellow e Take the “A” Train, e composizioni più sofisticate e particolari come Good Morning Hartache e Isfahan, di cui il gruppo ha proposto arrangiamenti estremamente personali.

 

Minions: i gialli che possono sbaragliare le sfumature grigie

Numeri e statistiche parlano chiaro, anche al botteghino of course. Si parla di incassi record a proposito del film “Cinquanta sfumature di grigio” tratto dal libro di E. L. James: a Milano ha sicuramente spopolato. Ma tutti i giornali del globo hanno titolato che già dopo il primo giorno aveva registrato incassi record: box office USA, 81.7 milioni di dollari, sul mercato internazionale 158 milioni in soli tre giorni, insomma il film è partito intascando 248 milioni di dollari. Eppure questo grigio rischia tra non molto di essere messo in ombra da un altro colore ben più vivace: il giallo. Stiamo parlando dell’arrivo, la prossima estate, del film THE MINIONS!

The Minions, lo scatenato minipopolo giallo che ha fatto innamorare il globo

The Minions, lo scatenato minipopolo giallo che ha fatto innamorare il globo

Le strane ma irresistibili creature tanto minuscole quanto gialle, sono sì legate al cinema d’animazione, ma la loro simpatia ha conquistato non di certo solo i più piccoli, perché ha fatto innamorare anche il pubblico degli adulti. Prima di dare due cenni biografici sui Minionspeople per i meno informati, sono certa che anche il pubblico meno avvezzo a seguire film d’animazione si sia imbattuto sul web e in modo particolare sui social media sulle buffissime immagini e piccoli video di questi gialli protagonisti. (A seguire uno dei “corti” più adorabili in cui è svelata tutta la passione di questi piccoli gialli per la banana!)

Nati come personaggi comprimari dei film Cattivissimo Me e Cattivissimo Me 2, hanno avuto un tale, strepitoso successo da oscurare l’importanza del protagonista principale e meritare uno spin-off, cioè un film dedicato a loro soli. E tornando alle cifre, il trailer del film che racconta le loro origini, in pochi giorni, già alla fine del 2014, aveva superato le 10 milioni di visualizzazioni sul web!

Una she-minion: un po' come i Puffi, la versione femminile è praticamente inesistente

Una she-minion: un po’ come i Puffi, la versione femminile è praticamente inesistente

Non ho numeri aggiornati, ma la casa di produzione Illumination Entertainment ha rilanciato in vari modi e con vari “tagli” il trailer, aumentando sempre di più l’aspettativa dei cinefili… Esistono ovviamente i Minions profili su Facebook, su Twitter, e poi gli emoticons… Di sicuro uno dei segreti del successo dei Minions, è il loro linguaggio ridicolissimo, che mixa espressioni linguistiche di varia provenienza, anche italiana. Dal trailer è stato tratto addirittura un #, cioè un topic che raggruppa i commenti di tutti i Minionlovers del mondo sui social media. È il divertentissimo #PAPAYA: non potete perdere questo pugno di secondi di trailer per capire meglio (fantastico il corteggiamento all’idrante scambiato per una sexy girl!).

“Hallo papaghena tu l’è bela con la papaya” è diventato un super tormentone! E sul web impazzano gli auguri che le persone (anche adultissime) si scambiano per compleanni, per il Natale eccetera… Ma è solo dalla prossima estate, e per quanto riguarda l’Italia dal 27 agosto, che sapremo se la MinionsMania riuscirà a tingere di giallo un successo che quest’inverno al botteghino è tutto grigio!

Cose belle che capitano a Milano

IMG_3480

Capita che una sera vai a bere una birra (una birretta, come si dice ora) con tua sorella, che vive negli Stati Uniti ed è qui in visita ma siamo verso la fine della sua visita, e che mentre stai seduta e ti guardi intorno vedi un manifesto di un teatro che titola “CATTIVE STRADE. Per Fabrizio De André”, e tu e tua sorella avete sempre molto amato Fabrizio De André e ci siete anche un po’ cresciute insieme per cui vi dite ma sì, andiamo, perché no?

E poi capita che il giorno dopo tu e tua sorella vi incontrate all’Upcycle, che è un locale che a te piace molto e a lei anche e per lei è anche comodo perché c’è wifi superfunzionante, e anzi lei ci sta passando il pomeriggio e ti chiama e ti dice sai però stasera qui c’è una specie di presentazione di un viaggio in bici, mi piacerebbe, e tu dici ma sì, perché no, invece del teatro fermiamoci da Upcycle e vediamoci questo Bikepacking.

E poi capita che quando arrivi da Upcycle che è un posto in cui davvero si sta tranquilli e rilassati come a casa propria, tu e tua sorella prendete l’aperitivo e poi guardate l’orologio e vi dite che strano che la presentazione non è ancora cominciata, e allora controllate il segnaposto e leggete che la presentazione era il giorno prima…

IMG_3470IMG_3482

Così capita che vi mettete a guardare un Vivimilano online, perché è troppo tardi per andare a teatro, e vi imbattete nel concerto dei The Beat Barons al Nidaba Theatre. Mai sentito? Neppure io. Mai sentiti i The Beat Barons? Neppure io. E quindi sì, perché no, andiamo al Nidaba Theatre. Che è in zona Navigli, appena dietro via Ascanio Sforza, ed è un locale minuscolo, very very tiny, parecchio buio, per niente trendy e cool, per niente milanese. Accogliente, quando arriviamo ci siamo solo noi e la band che sta mangiando e chiacchierando, e poi il locale pian piano si riempie, la band sale sul minuscolo palco e la band sono tre signori inglesi non tanto giovani ma pieni di energia e divertiti e divertenti, che suonano il Merseybeat: un fenomeno musicale che esplose a Liverpool nei primi anni ’60 e fu portato alla grande popolarità da formazioni storiche di quella città quali i Beatles, i Searchers, Gerry & The Pacemakers e gli Swinging Blue Jeans.

IMG_3477

E quindi capita che si passa una serata piacevole e imprevista. Per cui, cari lettori e amici di ciabattine.net che seguite sempre i nostri consigli alla lettera, una sera che siete in zona fate una capatina al Nidaba Theatre e poi diteci se vi è piaciuto!

 

 

Cosa ho scoperto e imparato alla Social Media Week

La ciabattinasx non si sarebbe persa la Social Media Week per nessuna ragione al mondo. Avrebbe voluto andare anche a quella di Londra, ad essere sincera, ma non ci è riuscita.

images-1

Quella di Milano è cominciata lunedì ed è ancora in corso. Ha un titolo bellissimo: Reimagining human connectivity. Bellissimo anche perché una delle cose belle della Social Media Week, come del Salone del libro di Torino o del Festival di Mantova o di Bookcity, è che incontri tutti quelli con cui normalmente ti parli via email, Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e qualsiasi altro social vi venga in mente. Ci parli guardandoli in faccia, e per quanta gratitudine si possa avere verso i social network, beh, niente sostituisce un incontro di persona!

Come sempre ci sono moltissimi eventi e in genere quelli che mi interessano sono in contemporanea… scegliere è difficile ma obbligatorio. Un’ulteriore scelta è che cosa vi racconto.

imagesAllora ne ho scelti tre.

Il primo evento a cui sono andata era Storytelling & Data Visualization: Come dare un senso ai big data, in cui si raccontava e si mostrava come i dati prendono forma e senso nel momento in cui vengono rappresentati visivamente e raccontano una storia. Ci sono dei modi ormai molto sofisticati di farlo, e ne sono stati fatti vedere alcuni esempi. Ovviamente è stato detto anche come raccontare i dati vuol dire interpretarli, ma sappiamo che non c’è altro modo di usare i dati se non quello di leggerli e rappresentarli. Dichiarare i propri intenti e sapere che si sta interpretando è forse l’unica garanzia da poter presentare a chi quelle rappresentazioni le legge o le guarda.

Social_Media_Week_Milano_2015

Il secondo evento era Pensare in digitale: aziende, politica e innovazione, come fare (e comunicare) il change management. L’avevo scelto perché la speaker principale era Domitilla Ferrari, di cui sono grande fan, e devo dire che neanche questa volta mi ha deluso. Ha esordito dicendo che il cambiamento è quello che facciamo ogni mattina ognuno di noi, e non qualcosa che arriva dall’alto o dall’esterno. E poi ha affrontato, insieme agli altri relatori, il tema del valore della visibilità online dei singoli rispetto alle aziende: visto che succede che un’azienda ti sceglie per la tua visibilità, ma succede anche che la tua visibilità cresce perchè lavori per un’azienda ma poi se quell’azienda la lasci la visibilità te la porti con te, e succede che chi lavora continuativamente con un’azienda ha una sua visibilità che aggiunge valore a quello dell’azienda, e tante altre cose che non sono mai successe prima. E che sono state affrontate con grande calma e direi quasi con leggerezza… insieme a Martina Pennisi, Dino Amenduni e Enzo Baglieri.

images-2

Il terzo era Donne e Personal Branding. Il web come accesso alle opportunità del lavoro e della politica. Evento legato al progetto She Factor a cui sono iscritta anch’io, e che quindi non potevo perdere. Oltre al fatto che c’erano Francesca Parviero, Luigi Centenaro, Paola Bonomo e Elisabetta Strada. Dove si trattava di come le donne potrebbero, potranno finalmente approfittare del web sul quale sono molto attive e presenti, per conquistarsi il posto al sole che si meritano. Ben sapendo che il tema della valorizzazione personale, e quindi della costruzione di un personal brand efficace, è un tema sul quale le donne hanno molto da imparare. Per fortuna che c’è She Factor, un’iniziativa gratuita che fa leva sul Personal Branding e sul Networking per valorizzare la presenza online delle donne favorendone un migliore accesso alle opportunità; ci sono 1300 donne iscritte, grandi discussioni su Facebook e Linkedin, ed è solo l’inizio…

E stasera HYPE presents Social Media Week Party 2015.

Let’s party!