Nella moda… va di moda lo Swap Party! Ecco perchè è bello partecipare

Settimana scorsa parlavamo di tendenze alla milanese. Che si moltiplicano e crescono rigogliose. Tra queste imperversano gli Swap Party e le Ciabattine non solo hanno piacere di raccontarvene, ma hanno anche di recente partecipato a uno di questi begli eventi e sono pronte con un reportage a quattro mani. O meglio, a quattro ciabattine!

Ecco la "testata" dell'invito allo Swap Party ricevuto via fb dalle Ciabattine

Ecco la “testata” dell’invito allo Swap Party ricevuto via fb dalle Ciabattine

Ciabattinadx, ovvero moi, comincia a parlarne in seno alla rubrica Trendenze… To Swap vuol dire innanzitutto BARATTARE. E il trend più contemporaneo è quello di organizzare dei party in cui ci si scambia moda, abiti e accessori. Non è in effetti solo una sana risposta alla crisi economica, per cui è meglio barattare e riciclare invece che cestinare e comprare nuovi capi: lo shopping resta sempre una delle attività più gratificanti, spesso al femminile, ma come si vedrà talvolta può essere egregiamente sostituita dallo swapping.

Ecco gli abiti in bella mostra, pronti per essere swappati!

Ecco gli abiti in bella mostra, pronti per essere swappati!

In più, è vantaggioso  anche per chi desidera liberare il proprio guardaroba da quegli abiti che non sono più in linea con il proprio look o la propria taglia. Ma è anche e direi soprattutto, un’occasione simpatica per condividere un’esperienza, passare una bella serata (o giornata) con le amiche, scambiarsi opinioni e idee nonsolomoda.

Ecco le swappatrici all'opera!

Ecco le swappatrici all’opera!

È compreso nell’evento anche il piacere di indossare i capi portati dalle altre partecipanti per verificare se la taglia e lo stile ci corrisponde: si procede – se si vuole!- con una mini sfilata davanti alle altre per fare valutazioni “comunitarie” e ricevere spesso anche ottimi consigli.

Questa volta a ospitarci era la nostra amica Luisa Di Bella, che ci ha accolte calorosamente, facendoci assaggiare anche alcune specialità vegane: lei oggi è una chef che propone corsi per imparare a cucinare secondo questa “trendenza” (eccone già un’altra… ne riparleremo!!) presso l’Arte del Convivio a Milano.

... e lo scambio comprende anche bocconi golosi, come la torta vegana al cioccolato, slurp

… e lo scambio comprende anche bocconi golosi, come la torta vegana al cioccolato, slurp

Quindi il palato e la buona compagnia sono state il trampolino di lancio, seguito dal vero e proprio scambio di oggetti di moda: lascio a Ciabattinasx il piacere di raccontare anche come si organizza tecnicamente il baratto, così che ci sia il miglior equilibrio tra quanto si è offerto, quanto si possa portare a casa, sempre in perfetta armonia e in completa soddisfazione di tutte. Aggiungo soltanto che in un articolo dell’anno scorso che trovate a questo indirizzo http://bit.ly/1tDZA2f, parlavo dei molti altri vantaggi del baratto, e vi ricordo che cliccando settimanadelbaratto.it trovate anche quest’anno i molti e fantasiosi modi di barattare servizi e beni con un soggiorno gratis nei B&B italiani!

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Ed eccomi qua: Ciabattinasx è una donna fortunata nella versione CityChic! Ecccomi con i miei noti in rete “messy hair” mentre analizzo un capetto che mi potrebbe interessare… sì, io mi sono davvero divertita allo swap party!

Perché mi è piaciuto? Innanzitutto è rilassante: guardi con calma le cose che le amiche o conoscenti hanno portato, e non ti devi preoccupare che siano troppo care, che se ne prendi una allora non ne prendi un’altra, e insomma tutte quelle considerazioni con cui si devono fare i conti, letteralmente, quando si fa shopping. Poi è istruttivo: cercare di capire perché una cosa che a te pare bellissima a qualcun altro non piace più, e scoprire che qualcosa che tu non hai mai messo piace un sacco a qualcun altro; perché è facile dire “ognuno ha i suoi gusti”, ma meno facile metterlo in pratica! E infine è un esercizio di stile: perché devi scegliere proprio solo con il tuo gusto, senza essere aiutata, o influenzata, dalla selezione fatta dal negozio (per non parlare del difficile rapporto con le commesse!).

Quanto alla pratica, ci sono swap party aperti a tutti in cui ci si accorda prima sul valore dei capi, con gettoni e simili; ma negli swap party tra amici il tacito accordo è che uno si porta a casa quel che gli va bene, e si riporta anche quello che di suo non ha preso nessuno. Del resto, è una forma di scambio indipendente dalle necessità economiche, che mi fa pensare a quei momenti di festeggiamento nei villaggi, quando per un po’ si fingeva che il bisogno e la penuria non ci fossero, e che lo scambio fosse un gioco e un divertimento, in cui il valore principale non era la capacità di sopravvivere ma quella di gioire.

Tre partecipanti Ciabattine: Ciabattinasx, Ciabattinadx e Laura-Dì che ottimamente collabora alla rubrica Milano By Morning

Tre partecipanti Ciabattine: Ciabattinasx, Ciabattinadx e Laura-Dì che ottimamente collabora alla rubrica Milano By Morning

Vorrei anche aggiungere che lo swapping sviluppa l’attitudine al remix, ovvero alla personale e libera interpretazione della moda, delle tendenze e delle trendenze! Esprimere la propria creatività nel modo in cui ci si veste fa bene all’animo, ma anche al lavoro: come insegna la nostra amica Anna Turcato, consulente di immagine, vestirsi in un modo in cui ci si sente a proprio agio aiuta a muoversi meglio nel mondo, del lavoro e non.

Per concludere, in epoca di personal branding e networking, niente è meglio di uno swap party!

I vestiti degli altri e le espadrillas

Sono tornata da un viaggio in Costa Brava, di cui vi racconterò in un ciabattinaround, e mentre aspettavo che la valigia scivolasse dal rullo e mi raggiungesse dal nastro trasportatore, ho pensato che non mi sarebbe piaciuto prendere la valigia di qualcun altro al posto della mia. Non tanto per una questione di possesso, privatezza o igiene. Quanto perché non scambierei volentieri il mio guardaroba con quello di qualcun altro.

Ora nella valigia di ieri c’erano sostanzialmente cose sportive, da corsa e da camminata, delle magliette (un paio a righe, ovvio), della biancheria e un paio di pantaloni. Ma anche quelli non avrei avuto voglia di scambiarli.

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Eppure per tanti anni il modo in cui erano vestiti gli altri mi piaceva più del mio. I vestiti degli altri erano come la vita degli altri: più originali, più adatti all’occasione, più belli, abbinati meglio, studiati meglio, portati meglio. Come la vita degli altri ottenevano il risultato senza sforzo. Come la vita degli altri non conoscevano incertezze, esitazioni, errori. Mentre la mia vita, e i miei vestiti, erano pieni di scelte che non resistevano alla prova di uscire in strada, che si smontavano al primo specchio.

Poi l’esperienza, l’età, la consapevolezza, lo studio mi sono venuti in aiuto. Certo capita che ogni tanto mi metta qualcosa che poi, nel corso della giornata, non mi piace più. Ma il mio guardaroba, e le mie valigie di conseguenza, mi piacciono. E sorprendentemente, il fatto che mi piacciano le cose che ho non mi impedisce di apprezzare i vestiti degli altri. Di guardarli senza invidia ma con interesse, magari prendendo uno spunto, un’idea. Mi capita anche di chiedere a qualcuno che non conosco, che incontro che so alla fermata dell’autobus o a una cena, dove ha comprato quel vestito o quelle scarpe che mi piacciono. Scoprendo che è una domanda che fa piacere e a cui non si sottraggono mai.

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Dunque ritirata la mia valigia che era effettivamente la mia, sono tornata a casa e ho pensato a che cosa avrei scritto nel mio Citychic. Nel viaggio non c’era niente di chic e niente di city. Però c’era la Spagna. Un paese bello per tante ragioni e con tante donne vestite in modo interessante. Non troppo diverso da noi ma allo stesso tempo inequivocabilmente diverso. Un po’ più disinvolto, meno perfettino, meno attento all’accessorio o al pezzo di moda. Un po’ più personale.

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E nelle tappe che ho fatto in piccoli paesi ho visto qualche negozio, qualche oggetto. Ero convinta che avrei portato a casa una maglietta a righe: che cosa sarebbe stato più adatto nella terra di Picasso? E invece niente. Arrivavamo troppo tardi, e non ero nello spirito di fare shopping: stare in mezzo alla natura mi fa questo effetto. Anche il blitz progettato al negozio di Castaner è saltato per una tempistica incompatibile.

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Ma Castaner ci porta alle espadrillas. Che per quanto si vedano principalmente ai piedi dei francesi sono nate in Spagna, nei Pirenei per la precisione. Proprio oggi leggevo su Grazia della persistenza della moda delle espadrillas. E mi son consolata. Perché le espadrillas mi piacciono proprio tanto.

espadrillasDal giorno in cui le ho viste indosso ad una ragazza che conoscevo a Pisa (dove sono cresciuta, nda), una tipa piuttosto esotica e per nulla simpatica. Avevano un’allure fantastica. Le ho desiderate fino all’estate in cui sono andata in Francia e me le sono comprate. Da allora non me le sono più fatte mancare. Anche negli anni in cui nessuno se le filava. Qualche anno fa, benedetti corsi e ricorsi della moda, sono ritornate, e non se ne sono ancora andate. Ovviamente, io me ne sono già fatta una scorta e quest’estate la rimpolperò.

Come portarle? Con dei pantaloni cachi e una camicia bianca hanno un fascino kennediano. Con i bermuda (non gli shorts che sono cose da ragazzine, suvvia) e una maglietta a righe, picassianamente. Con una gonna corta e dritta, semplice semplice. Con i boy-friend jeans e una t-shirt verde. Come vi pare, sostanzialmente… uomini compresi!

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Le valigie sono Carpisa, il top a righe di Mango, la ragazza con la gonna a fiori è una foto di Repubblica. Le espadrillas sono di Tierra. L’ultima foto è di The sartorialist (scusate se è poco…)

 

 

Ed è tutto rose e fiori

Sabato a Milano era una splendida giornata di sole, nonostante fossero stati annunciati nuvoloni e piogge. I balconi di tutta la città erano un trionfo di verde e di fiori.

 

Venerdì avevo scritto di leggere nei prati.

Era inevitabile arrivare ai fiori, che questa primavera la moda ci regala a profusione.

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Mi piacciono? Si, molto, moltissimo. Anche se il mio stile in genere è molto sobrio, anche se non amo i contrasti di colore ma piuttosto i ton sur ton. I fiori sono femminili. Lo so che quest’anno le passerelle della moda maschile erano piene di giacche e pantaloni a fiori. E non escludo che qualche ragazzo risulti molto carino così abbigliato. Ho trovato anche l’immagine di un caban-soprabito a fiori. Da uomo. Con sotto una calzamaglia bicolore. Di quelle cose che vanno bene nelle sfilate, ma se lo incontrate dal vero nel corridoio dell’ufficio, beh, stesse a voi di dargli una promozione sono sicura che non lo fareste. Quanto ad andarci a bere un aperitivo, beh, quello non si nega a nessuno, no?

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Ma torniamo a noi. I fiori sono nella moda da sempre, e ci stanno proprio bene. Sono leggeri e mettono buon umore. Fanno pensare alle meraviglie della natura, che a noi cittadini manca tanto anche se non ci trasferiremmo mai. Fanno anche pensare di essere in vacanza, o di stare per uscire, di casa o dall’ufficio o dalla quotidianità (se necessario).

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E si portano facilmente. Quest’anno sulle riviste e alle sfilate (non che io ci vada, anche se non escludo che, se continuate a leggermi e seguire i miei consigli, presto qualche stilista mi inviterà, in caso ve lo farò sapere) si vedevano anche eccessi di fiori. E molti erano bellissimi. Ma diciamo che in generale si può mettere una cosa a fiori, una gonna, dei pantaloni, un vestito. E il resto può essere neutro e semplice. Ballerine se la gonna è svolazzante. Un golfino come quello di Alexia Chung nella foto qui sopra. Un soprabito, of course, se siete corsi a comprarlo dopo avermi letto la settimana scorsa. Anche un trench sopra un vestito a fiori è molto chic. E sapete che non amo i trench, quindi ho fatto un’eccezione proprio per voi.

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Un ultimo consiglio, da amica forse antipatica. Se non siete più delle ragazze, come me, evitate i legging a fiori (ricordando, come la nostra amica Anna Turcato ci ha detto anche su Twitter, che i legging non sono pantaloni), evitateli come la peste, e altrettanto fate con i bomber e giubbettini fiorati. E se vedete una bella borsa a fiori fatemelo sapere!

La prima immagine viene da ditendenza, il vestito con il fiocco è di Antonio Marras come l’ultimo, il tubino a fiori è di Zara, gli orecchini Luisa via Roma, la gonnellina con il golf nero è Ovs. E Alexa Chung è Alexa Chung.

I soprabiti di @soprabito

La ciabattinadx qualche giorno fa ci ha edotto e divertito sulle differenze naturali e culturali tra uomini e donne, in particolare per quanto riguarda la peluria. Ambito nel quale le differenze naturali sono stati ultimamente soppiantate da quelle culturali. Nell’ambito della moda, e del guardaroba, natura e cultura si sono mescolate e rimescolate infinite volte. E oggi, parallelamente alla scomparsa dei peli, si assiste alla comparsa di borse a mano, sovrapposizioni di strati, mix di colori e pose che qualche tempo fa erano appannaggio del mondo femminile.

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Sicuramente, i due mondi, almeno per quanto concerne i vestiti, si palleggiano desideri e invidie.

Io personalmente invidio al guardaroba maschile le cravatte (per la quale sono stati inventati tessuti e disegni e colori semplicemente meravigliosi) e i boxer tanto per fare un esempio. Ma sono certa che gli uomini ci invidino i soprabiti. Lo so che secondo la definizione ufficiale i soprabiti sono anche maschili.

E non sto parlando dei trench, che anzi siamo noi che li abbiamo rubati a loro. A proposito dei quali confesso, a costo di ricevere strali avvelenati, che non li amo molto. Non è che non mi piacciano, né che non siano chic o adattissimi ad una signora. E ce ne sono tante interpretazioni e tante varianti da accontentare se non tutti davvero molti. Ma così, non mi colpiscono. Forse ne ho visti troppi, forse non li capisco, forse semplicemente mi sembrano poco interessanti.

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Mentre invece, e chi mi segue su Twitter lo sa, ho una vera passione per i soprabiti. Al punto che ne ho fatto il mio nickname. E che sono stati per tanti anni un capo dimenticato, una cosa da signore di una volta, incompatibili con la praticità e la disinvoltura del mondo contemporaneo. Poi qualcosa è successo e qualcosa è cambiato e questa primavera i soprabiti sono tornati alla grande. Ed è tornato anche il nome soprabito, a definirli.

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Io nel mio guardaroba di soprabiti ne ho tre. Non sono molti ma sono abbastanza. C’è da dire che in  una città come Milano il tempo del soprabito è davvero ridotto. Quel fresco del mattino e della sera, accompagnato magari da un leggero venticello, ci delizia in giugno e in settembre. Ma in giugno imperversano i temporali, e un bel soprabito non può essere esposto ad un acquazzone, proprio no. E a settembre il fresco ci mette nulla a diventare freddino, con buona pace dell’abbronzatura sulle gambe che si sa, è quella più difficile da ottenere.

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Dunque il soprabito abita l’armadio soprattutto, e questo è un peccato. Ma al momento, non essendo imminente un trasferimento a Los Angeles dove non fa mai caldo oltre a non fare mai freddo, mi devo accontentare dell’inizio e della fine dell’estate. E intanto contemplare tutti quei soprabiti che mi sentirei autorizzata a comprare se abitassi in un altro clima…

I soprabiti delle foto sono, visto su Stylosophy, Zara, visto su StylebeginsatForty, Max and co. La sfilata maschile viene da lifestyle.tiscali.it

 

Back to basic: la camicia azzurra

Con l’inverno cupo e piovoso che abbiamo avuto, e l’entusiasmo per una primavera più calda e luminosa del solito, mi sono lanciata direttamente alle magliette senza passare dalle camicie.

Poi qualche giorno fa ho letto su Style.com l’intervista al direttore creativo di Gap, Rebekka Bay, che ha dedicato un intero settore del negozio Gap di New York alle camicie azzurre, parte integrante di un progetto di ritorno al basic. Mi ha piacevolmente colpito la  filosofia che la Bay sostiene per le sue collezioni:

La vostra personalità brilla di più se non la nascondete dietro a quello che indossate.

Rebekka Bay viene da Cos, altro marchio che mi piace molto per quel suo minimalismo rigoroso che balza all’occhio proprio per l’assenza di fronzoli, decorazioni e aggiunte. Non a caso sulla home page del sito c’è una camicia azzurra!

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Io sono un po’ less is more, lo confesso. L’avreste scoperto da soli, non ne dubito, ma tanto vale dichiararsi.

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Ecco, la camicia azzurra non frappone nulla fra voi e la vostra personalità. Si può mescolare e abbinare e combinare in infiniti modi. Può essere androgina, abbottonata fino al collo, anche messa dentro una gonna (la stessa pencil skirt di due volte fa, per esempio, che sono sicura avete già comprato tutte) o dentro un paio di pantaloni con le pinces, corti e stretti sulla gamba.

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Può essere very american, con dei pantaloni kaki e un bel paio di mocassini di cuoio. Può essere disinvolta, portata fuori dai pantaloni, magari di un paio di taglie in più, lasciata aperta generosamente sulla scollatura e anche negli ultimi due bottoni.

Può essere femminile, annodata in vita sui pantaloni capri, in queste giornate quasi estive o per chi abita, fortunata lei, vicino al mare. E può anche essere sexy, secondo me, se la mettete in casa senza nulla sotto ed è quella del vostro marito o fidanzato.

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E siccome erreerrearchitetto reclama a gran voce che si parli di stile e moda anche per i signori uomini, la camicia azzurra è il tema ideale.

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Molti e giustamente la portano in ufficio, con la cravatta e la giacca, e sicuramente è elegante e sta bene. Ma è bellissima anche con i pantaloni cachi, nel dress down friday o per tutti quelli che fanno un lavoro non formale, di primavera, mentre non si smette di portarla anche d’inverno, con dei cachi più pesanti o con dei pantaloni di velluto. Quando scoppierà l’estate, portata sciolta sopra i bermuda fa un po’ shabby chic ma soprattutto chic (lo so che vi sembra un aggettivo femminile, ma pensate cosa succede se cominciamo ad usarlo anche al maschile!).

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Insomma, un vero elogio della camicia azzurra. Che metterei tra le poche cose che stanno bene a tutti.

 

Anche il piede vuole la sua parte

Poi arriva una mattina in cui i piedi si ribellano, e al solo pensiero di una scarpa un po’ stretta e magari con il tacco ti fanno sapere che a camminare non ci pensano proprio.

Così bisogna trovare una soluzione. E la soluzione c’è: si chiama sneakers.

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Che sorpresona, direte voi. I negozi sono pieni di scarpe comode, più o meno dissimili dalle autentiche sneakers, e tutti le portano e così via.

Ma sapete anche che sono tricky, ci vuole un niente perché distruggano un insieme altrimenti assai curato.

So che i gusti sono non disputandum, tuttavia mi permetto di dire che la categoria “scarpe comode” è tutta piuttosto triste e tende a fare vecchia signora. Ora una signora non vorrebbe mai essere scambiata per una vecchia signora, che non si intende mai come complimento, e che credo nessuno di noi vorrebbe diventare neppure quando fossimo davvero vecchie.

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Quindi, quando il mio piede reclama il suo spazio vitale, vado proprio sulle sneakers vere. Ce ne sono di bellissime. Io uso molto le New Balance, perché sono sobrie e attraversano indenni le stagioni della moda, oltre al fatto che le portava sempre Steve Jobs e scusate se è poco.. Trovo molto carine le Diadora Heritage, con tanti colori con cui sbizzarrirsi. E ho visto in giro, ai piedi di alcune signore, delle sneakers di colori accesi e flou, molto vistose ma belle. In particolare c’era una signora su un autobus, un paio di giorni fa, con dei pantaloni chiari un po’ corti e delle sneakers sui toni dell’arancio e del viola che mi ha colpito per il suo stile. Devo proprio fare un corso di fotografia ed essere più pronta a cogliere lo street style quando lo incontro. Ah, naturalmente, perfette le Converse, che abbiamo visto ai piedi di Jane Birkin, e le Superga, un vero classico.

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Bene, ora il piede, anzi i piedi, son contenti e vanno che è un piacere. Ma sopra cosa ci mettiamo? Non essendo più ragazze, escluderei le gonne. Non che non mi piacciano, anzi. Ma è uno di quei casi in cui bisogna dirsi, con coraggio e senso della realtà, non sono più una ragazza. E ho un sacco di alternative.

La più semplice è un bel paio di pantaloni classici. Di buona fattura, di quelli che cadono bene. Un po’ larghi, dritti, lunghi abbastanza da non sventolare. E ancora più sopra ci può stare una delle magliette a righe che sicuramente avete comprato dopo aver letto il mio pezzo della settimana scorsa. In questi giorni che fa caldo, nella città di citychic, anche una maglietta bianca di quelle che gli uomini mettono sotto va benissimo. Con un pullover corto, se avete freddo. Corto per due ragioni: una perché volete far vedere sotto la maglietta a righe (sempre per seguire i miei dictat della scorsa settimana) e due perché con i pantaloni larghi un maglione largo e lungo è goffo e non ci piace.

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Non proprio larghi i pantaloni, ma classici con risvolto.

La più complicata sono dei pantaloni larghi e corti, come la signora incontrata in autobus. Può essere molto forte e piacere, ma va portata con disinvoltura e richiede che abbiate comprato dei pantaloni di quel tipo. Sui giornali ce ne sono, per l’estate, e a me piacciono molto anche se non so se li comprerò. Anche qui, sopra corto di rigueur.

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La via di mezzo, dove risiede la virtù (ma non tanto nella moda) sono dei pantaloni un po’ corti e un po’ stretti. Dico un po’ perché ad una signora i pantaloni incollati a pelle non di addicono. E qui ci si può sbizzarrire con il sopra, che può essere corto, maglietta che sporge o no, o anche largotto e lungo.

 

Sneakers-si-portano-Sophisticated-Casual-Chic-pantaloniBene, non ci resta che mettere le gambe in spalla e partire!

ps il completo elegante è di Armani, i pantaloni corti e stretti li ho rubati a SilviaSweetFlo che ringrazio

 

E’ primavera e non ho niente da mettermi

Stagione difficile, quella del passaggio dall’inverno alla primavera.

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Stagione in cui si vede in giro di tutto un po': i freddolosi che non si staccano dai piumini, protetti al mattino e alla sera da un guscio che non si arrischiano a togliere, gli entusiasti che si sono levati le calze e hanno già i sandali sulla porta di casa, e tutto quello che ci sta in mezzo, ovvero chi scopre una caviglia, chi le braccia, chi il collo.

E poi è cambiata la luce. Pullover che abbiamo portato tutto inverno mostrano i pallini accumulati sfregandoli sotto i cappotti, calze che ci sembravano ancora portabilissime mostrano segni di affaticamento, colori uguali che facevano un perfetto effetto tutto nero e tutto blu si rivelano diversissimi e quasi incompatibili.

Ma mentre, meravigliosa con i suoi fiori e alberi pieni di fogliette tenere, la primavera ci risveglia e rincuora per le strade e nei parchi e sui balconi, sembra essere totalmente assente nei negozi di abbigliamento, dove siamo passati all’estate più torrida e piena. E dove al massimo resta in saldo qualche vestitone di lana che viene caldo solo a guardarlo.

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Però le soluzioni ci sono. La stratificazione innanzitutto: una maglietta leggera sotto, un’alta sopra, e poi un cardigan o un pullover, non troppo spessi naturalmente. A me piace avere una maglietta che spunta da sotto il pullover, e mi piacciono particolarmente quelle a righe. Mi piacevano anche quando non erano di moda, ma quest’anno sono fortunata, perché i negozi ne hanno tantissime e una più bella dell’altra. Moltissime bianche e blu, Petit Bateau docet, di cui farei la collezione, oddio, se guardate il mio cassetto sono già sulla via della collezione….

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E poi le gonne. E’ vero che d’inverno le gonne con gli stivali garantiscono un’eleganza austera che io amo molto. Ma è anche vero che come arriva la primavera si ha voglia di quella leggerezza e quella femminilità che danno le gonne. Se si pensa che fino a qualche tempo fa si chiamavano sottane! Niente a che vedere con l’inglese skirt, che dà subito un’idea di movimento, o con il francese jupe, che ci aggiunge anche un po’ di malizia.

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E sono stata proprio contenta quando ho visto ricomparire le pencil skirt, sottili e lunghe appena sotto il ginocchio. Sulle passerelle e sui giornali sono sempre messe senza calze e con tacchi vertiginosi. Ma in marzo sono molto belle anche con delle calze scure scure e gli ankle boots; tra un mese magari si possono rinnovare con delle calze trasparenti, invisibili, e delle decolleté (pumps, se vogliamo restare sull’inglese) con le punte e i tacchi medi, anche quelle tornate in auge con grande gioia delle signore.

Insomma la moda con i suoi corsi e ricorsi non ci lascia mai senza idee. Anche se sono tornate le mezze stagioni!

ps Le gonne fotografate sono di Zara e di Max Mara