Salva con nome… Morozov

Morozov, il guru anti-internet americano, è in realtà un profondo pensatore, che fa il suo bravo lavoro di avvocato del diavolo di chi a internet attribuisce il potere di cambiare il mondo, ha appena scritto un libro che si chiama “To save everything, clik here“. Verrà pubblicato in italiano all’inizio del prossimo anno, con il titolo pari pari “Per salvare tutto clicca qui”.

to save everythingOra per un blog con una voce lessicalità già con il titolo si va a nozze. Usiamo il tasto save con nonchalance, anzi ci ricordiamo di salvare più volte un documento e ci infuriamo quando il programma salta prima che abbiamo avuto la possibilità di salvare. Ma neppure io, con il mio background di copywriting e una passione mai spenta per le parole, avevo mai fatto caso alla portata del termine scelto per un’operazione così banale e frequente.

MorozovMi ci ha fatto pensare Morozov, che apre il suo libro con delle considerazioni sulle “soluzioni” che la Silicon Valley tutte le mattine cerca ai problemi del mondo, e su come l’atteggiamento per cui ogni problema ha una soluzione tecnologica (e remunerativa per qualcuno) sia garanzia di grandi guai. Non tanto per i rischi da facile associazione con la “soluzione finale” di fresca memoria, quanto proprio per il modo sbagliato di considerare i problemi come resolubili in modo meccanicistico, eliminando la componente dinamica, di disordine, imprevedibilità e creatività che è quella che poi definisce gli umani rispetto al resto del creato (creato?).

Senza contare l’arroganza di qualcuno che pensa di poter risolvere i problemi di tutti… il “faso tutto mi” del nostro decaduto era niente, al confronto!

E dopo più di una dècade, finalmente decàde.

Merita un posticino nella categoria di Ciabattine “Lessicalità”. Poiché ci piace cogliere le infinite sfumature della nostra bella lingua italiana, ecco che appare inevitabile la micro riflessione su un termine che in una sola persona ben rappresenta simultaneamente due accezioni assai diverse. Quella che riguarda il Cavaliere e di cui tanto si parla. E quella che riguarda sempre il Cavaliere. Il quale non ha lesinato il suo impegno nel diffonderla e affermarla nel nostro Paese: DECADENZA.

Un premier in fatto di eleganza espressiva

Un premier in fatto di eleganza espressiva

Spic e SPAM

Quante ore impiegate ogni mattina per ripulire il/i vostro/i indirizzo/i di posta elettronica? Molta pubblicità ci offre informazione utilissima, ma quella indesiderata e spedita in quantità pachidermica è decisamente d’inciampo e un po’molesta. Confesso di aver conservato qualche messaggio SPAM davvero spassoso per il lessico – diciamo così – improvvisato… o tradotto da lingue forestierissime… Non posso non ammettere che il contenuto sia alquanto osé, eppure irresistibile… Dopo per esempio aver ricevuto la mail di ”patatona@mail.it “che mi proponeva “incontri intimi collettivi”, o, in un’altra, “il zio” che “restava completamente debole” e mi suggeriva di fare uso, come lui, di pastigliette azzurre, per non parlare di quando mi hanno offerto degli imperdibili perizoma maschili… ebbene, oggi ho trovato nella casella di posta una missiva elettronica da una tipa che desidera conoscermi biblicamente e afferma Aspetto una riscontro con insofferenza, se mi replicherai, ti mandero piu mie foto”. Adorabile traduzione automatica! Ma il termine Spam? No, nessun riferimento al bisogno di far pulizia nella mail a botte di Spic & SPAM. Il termine Spam ci rimanda a un esilarante sketch del Monty Python’s Flying Circus: la cameriera di un locale offriva insistentemente decine di pietanze a base di Spam, carne in scatola molto economica e molto in voga in UK dopo la seconda guerra mondiale.

La carne in scatola più amata (e odiata) dagli Inglesi nel dopoguerra

La carne in scatola più amata (e odiata) dagli Inglesi nel dopoguerra

Surreale è la presenza di Vichinghi nello sketch che in coro osannano la carne Spam.

In realtà la Spam, nel linguaggio informatico, si definisce con il sintagma di junk-mail, posta spazzatura. Però certi contenuti ameni e divertenti a parer mio spazzano via anche il malumore nelle giornate più grigie. Personalmente organizzerei un concorso che premia le missive dall’aria più comica. Spassose & Spammose.

VERBA VOLANT, POST MANENT.

Parole, parole, parole è una deliziosa commedia musicale francese del 1997, ma anche la ben nota canzone che vedeva protagonisti Mina e Alberto Lupo.

Un film di cui si parla ancora!

Un film di cui si parla ancora!

E sono anche il mio pane, in quanto copywriter di lungo corso. In realtà mi ingolosiscono tutte le espressioni verbali, anche le più bislacche. Colleziono pertanto ricordi, immagini, testi, specialmente quando la parola prende una forma insolita e godibilmente buffa. Da ciò nasce anche l’idea di lessicalità.

E qui, insieme alla mia co-Ciabattina, raccoglieremo tante memorie verbali insolite… Io trovo spassose certe insegne fantasiose di negozi, affissioni locali curiose, cartelli e graffiti davvero divertenti.

Ma non dimentichiamoci della “tradizione orale”. Non sono poche le persone che preferiscono citazioni o riferimenti colti a un quotidiano eloquio, in verità assai meno rischioso.

Un paio di esempi per tutti: succede spesso che si scomodino i nostri antenati latini utilizzando le loro parole ma, ahinoi, dimenticando qua e là di declinare i termini e lasciandoli, per così dire, un po’ sguarniti… che dire di DEO GRATIA, che suona come un nuovo brand femminile di deodoranti. O ancora HABEMUS PAPA!, filiale esclamazione per avvertire la madre di calare la pasta al rientro del padre dopo una lunga giornata di lavoro. La nostra verbo-ricerca non è che all’inizio e il nostro desiderio è di abbracciare tutti i temi della lessicalità, ma proprio tutti. Considerateci liberamente, quindi, le vostre Ciabattine FAXTOTUM!

Pizzini che scoppiano di salute

Cure mediche? Per molti ma non per tutti, in tempo di crisi greca. Ne parla oggi l’Huffington Post. E’ sempre di scottante attualità il tema della sanità, ma per una volta mi si permetta di parlarne in modo leggero e, se possibile, sorridente.

Parecchi anni fa una carissima zia siciliana mi fece dono di una mini pubblicazione, “30 anni di farmacia”, in cui l’autore raccontava dei pizzini che  venivano depositati in un piccolo contenitore di cartone, a disposizione dei clienti sul bancone della farmacia di un suo congiunto. Tali foglietti, ben catalogati per argomenti nel libro, raccoglievano le richieste di medicinali da parte della gente al farmacista ed erano regolarmente scritti in un dialetto siciliano dal tono molto colloquiale e genuino ma di non facile interpretazione: questi pizzini rappresentano oggi un vero e proprio capolavoro espressivo di cultura popolare. Qualche esempio? Un comune sedativo viene chiamato “u miricinali contru u scantu”, il medicinale contro l’angoscia o meglio ancora, la paura.  E che dire dell’”Olio Dirigine per gristero”? O un farmaco che dia sollievo dai disturbi de “lorecchione”? E una fiala di aqua Stellata? Ancora più gustosa l’interpretazione dei brand, che pur avendoli sott’occhio sulle confezioni, venivano riportati con nomi veramente degni di Catarella, splendido personaggio dei romanzi di Andrea Camilleri.

Qualche citazione? Le Fave di Fuga, la pomata Viggi daluminio, Fisiox Lacca… Alcuni saggi eccellenti si possono rintracciare in queste immagini, in particolare quando si parla di Vick’s Vaporub, riportato in modo davvero sorprendente.

Vick's e altri rimedi

Vick’s e altri rimedi

E che dire delle definizioni legate al ciclo, in questa immagine? Invito soprattutto a leggere il pizzino in alto a sinistra e quello in basso a destra!

regole, affari e le mostrazione

regole, affari e le mostrazione

Se è vero che da  sempre il pizzino viene associato a tragiche questioni di mafia, per una volta si trasforma in un piccolo, prezioso documento di lessico dialettale, che ci aiuta a dimenticare il logorio della vita moderna. Senza neanche bisogno di assumere le Asperine!