Una legge sul culto. Che apre la strada a una protesta cult.

Parto dall’America per arrivare dritti al cuore di Milano. Tanto il tema è così ampio da essere quello di cui si parla più o meno dalla cacciata dall’Eden: la libertà. Punto primo. Gli USA: sono andata a vedere Selma – La strada per la libertà, il film (che mi è piaciuto e consiglio caldamente) su una delle pagine più importanti della vita e della lotta di Martin Luther King. Il grande che aveva un dream fondamentale.

Martin Luther King e la sua celebre frase.

Martin Luther King e la sua celebre frase.

Al centro della vicenda una marcia di protesta per ottenere il diritto del voto ai neri: era il 1965, e in realtà la legge era già passata, ma farraginose e pretestuose regole burocratiche facevano sì che essi non potessero recarsi alla urne, con il risultato che non fossero poi politicamente rappresentati, e dunque che non potessero ottenere altre sacrosante conquiste sociali.

La locandina del bel film che racconta un'epica pagina della  lotta di Martin Luther King per i diritti civili

La locandina del bel film che racconta un’epica pagina della lotta di Martin Luther King per i diritti civili

Sacrosante non è un aggettivo che ho buttato lì a caso. Perché introduce il tema numero due. La recente legge regionale lombarda che promuove restrizioni, prescrizioni e complicazioni -specialmente di tipo urbanistico – affinchè i Comuni abbiano grandi difficoltà a rilasciare licenze per aprire nuovi luoghi di culto. Non voglio nemmeno per un attimo entrare nel vivo di una polemica legata alla volontà di negare spazi che favoriscano aggregazioni terroristiche (c’è chi sui media ha più titolo di me per parlarne in modo approfondito, serio e opportuno), ma desidero allargare il discorso abbracciando una ben più comune quotidianità. Queste restrizioni minano infatti la libertà di culto di OGNI confessione, in un orizzonte rispettoso di tolleranza,  pluralità sociale e dialogo tra culture. Un terzo spunto è una festa che viene celebrata oggi, e che molto ha a che vedere con il tema della libertà. È il giorno della memoria, o meglio, la festa della libertà dei cittadini di fede evangelica valdese: il 17 febbraio 1848 il re di Sardegna Carlo Alberto firmava le “Lettere Patenti” che chiudevano un lunghissimo periodo di discriminazione e persecuzione per queste persone, e solo qualche giorno dopo con un analogo provvedimento riconosceva i diritti civili anche ai cittadini di fede ebraica. Ho letto in un articolo che mentre le feste di solito commemorano vittorie o momenti di gloria, queste in effetti rievocano solo sofferenze e dolore. Ma tant’è.

La firma delle Lettere Patenti (photo: chiesavaldese.org)

La firma delle Lettere Patenti (photo: chiesavaldese.org)

Il fatto che le espressioni di diverse confessioni religiose debbano essere non solo tollerate ma anche pienamente riconosciute (e dunque libere di trovare gli spazi per essere vissute e condivise), per me è e deve essere un fatto imprescindibile in una società civile moderna. Quale dovrebbe essere la nostra Lombardia. Non solo: se uno Stato come il nostro si definisce laico e coerentemente opera, non può limitare i cittadini nella loro professione di fede. Non dico certo niente di nuovo affermando che la volontà di ESCLUDERE, possa solo generare reazioni perniciose e un’intollerante protesta. Pur sottolineando anche da parte mia un autentico e sincero intento laico con queste riflessioni per dare voce al tema più generale della libertà, nondimeno mi permetto di chiudere con le parole del Cristo, puntualissime sull’argomento dell’INCLUSIONE, che ha ricordato il Pastore Valdese Giuseppe Platone di Milano e che sono tratte da una variante di alcuni versetti presenti nel Vangelo di Luca, tradotto in latino per opera di  Gerolamo (la Vulgata). Quando i discepoli si rivolgono al Maestro chiedendo di poter sterminare i Samaritani (lontani dal loro credo), il Cristo li rimprovera. E nella versione sopra citata afferma “Il Figlio dell’uomo non è venuto per perdere le anime degli uomini. Ma per salvarle”. Ecco, io a quel “perdere” darei un’accezione ampia e umana a tutto tondo… come dire, che sulla strada dell’accoglienza e della libertà, chi viene perso, può smarrire a sua volta il valore della tolleranza. Meditate, Lombardi. Meditate.

Una copia della ben simbolica Statua della Libertà che si trova proprio... sulle guglie del Duomo di Milano!

Una copia della ben simbolica Statua della Libertà che si trova proprio… sulle guglie del Duomo di Milano!

Cara Vodafone ti scrivo, perché ti lascio

vodafone-1-2054002Cara Vodafone,

ti chiamavi Omnitel quando ci siamo conosciuti. Eri fresca e nuova: in un paese dominato dal monopolio di stato era bello che finalmente qualcuno si decidesse ad operare in modo diverso, seguendo le leggi della concorrenza che, così dicono gli economisti, avvantaggiano il consumatore. E i telefoni erano grossi e pesanti e ci si poteva solo telefonare. Ma era una bellissima novità, e io ero felice di averti conosciuto e di aver firmato un contratto con te.

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E abbiamo cominciato a stare insieme. Ero contenta. Anche quando facevo dei confronti con delle amiche, ero fiera di come mi stavi di fianco. Non eri priva di difetti, certo, ma come si dice, chi è senza peccato scagli la prima pietra!

Sono passati 14 anni, da allora. Siamo cambiati. Tu hai cambiato persino il nome. Io ho cambiato tanti telefoni, approdando alla fine ad un iPhone, dei miei amici Apple (e vedrai che non è un caso se li cito proprio ora).

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E alla fine di questo lungo percorso, ho deciso di lasciarti. Le mie motivazioni ti sembreranno quelle che portano al disfacimento di tante coppie, ma quelle sono e te li dico con sincerità. Non ti sei occupata di me, cara Vodafone. Mi hai data per scontata. Hai aumentato i prezzi delle mie bollette senza che io potessi capirne il motivo, e quando te l’ho chiesto mi hai fatto rispondere da un call center (in cui nessuno è responsabile, ovviamente) o invitato a leggere paginate su paginate di conto telefonico. Mi fai pagare ogni mese 10 euro per l’accesso a internet, quando io sia in ufficio che a casa sono collegata tramite wifi, e quando ti ho chiesto spiegazioni mi hai mandato da Erode a Pilato finchè mi sono stancata di chiedere. Mi mandi degli sms e degli email con delle offerte, ma non ti è mai venuto in mente di chiedermi che cosa per me ha valore davvero. Non pensi di premiare la mia fedeltà, visto che la ritieni una cosa dovuta. Mi ignori ma se mi permetto di dirtelo ti difendi con le formule di rito: sono io che capisco male, questo è quello che fanno tutti, sei una grande azienda, non devo prendere le cose in modo personale. E il fatto che io sia con te da 14 anni ti fa pensare che resterò con te per sempre.

Ebbene è venuto il momento di dirti addio. Con serenità e senza rimpianti. Tutto finisce.

tumblr_kvosftt5pm1qzmfy5o1_400O meglio non tutto. Giusto perché tu lo sappia, di Apple sono amica da… 30 anni? Non me lo ricordo, ma era Apple il mio primo Mac ed è Apple il Mac su cui scrivo adesso. E’ Apple il mio iPad. E’ Apple il mio iPhone. Li ho scelti e li riscelgo ogni volta. Ci sarà un motivo, non credi?

Se poi ti venissero dei rimpianti, ricordati questa citazione: “Fidarsi di qualcuno è come tenere dell’acqua nelle mani chiuse a coppa: è facile perderla irrimediabilmente“. Viene da Ken Follett. Ogni tanto guardarsi intorno è bello e utile.

Lavoro gratis o retribuito? Ecco un caso per la rubrica “Milagno”.

La nostra rubrica Milagno, è nata proprio per dar voce a casi come questo, che a Milano coinvolgerà di sicuro tantissimi giovani.

Indicatomi da Ciabattinasx, ecco che su FB (rilanciato da quotidiani online come la Repubblica.it) questa settimana sta girando il contro-spot sui volontari per Expo, realizzato dai ragazzi di act-agire.it, realtà che prende posizione contro la precarietà.

Perché “contro”? Perché Expo ne ha approntato e diffuso uno in cui si invitano i giovani a partecipare in qualità di “volontari” all’Esposizione universale che avrà luogo a Milano l’anno prossimo. La promessa per tali giovani è quella di moltiplicare – grazie a questo volontariato – le opportunità di relazione/scambi/collegamenti capaci di traghettarli più facilmente nel mondo del lavoro.

Su "Il Manifesto" il 16 ottobre è apparso un articolo su questo tema, e queste immagini ne facevano eloquentemente parte

Su “Il Manifesto” il 16 ottobre è apparso un articolo su questo tema, e queste immagini ne facevano eloquentemente parte

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E cos’hanno fatto i ragazzi di Act? Sostengono di “aver fatto una piccola doverosa, precisazione”. In sostanza hanno inserito dei nuovi frame (fotogrammi) nello spot per dare la loro versione della proposta Expo: ecco che LAVORARE GRATIS come VOLONTARI si può tradurre concretamente nel fatto che circa ventimila persone LAVORERANNO SENZA ESSERE PAGATE.

Vediamo ora lo spot a cui è stato fatto un po’ di maquillage:

In pratica se la comunicazione dell’Expo parla di ipotetiche occasioni che chi lavorerà a zero euro potrà incontrare sul suo cammino, quella di Act sottolinea fortemente che il LAVORO DEVE ESSERE PAGATO e che l’unica cosa che non ha prezzo è la DIGNITA’. Io vorrei aggiungere “Milagnondomi” che l’accezione di VOLONTARIATO praticata da Expo è usata con un certa libertà interpretativa, perché nel linguaggio comune il suo valore intrinseco è associato a un’attività di sostegno e di assistenza solidale rivolta a casi generalmente di carattere sociale. Sì, anche di filantropia per sostenere sempre a titolo gratuito attività e opere culturali che non godano di sovvenzioni pubbliche, come invece avviene nel caso dell’Expo, evento peraltro a carattere commerciale.

Da “Milagnese” vi ricordo un altro caso, questa volta napoletano, che ha indignato molti dopo l’estate. Il Comune di Napoli aveva indetto un concorso per “la selezione di un’immagine coordinata della città di Napoli” ma a costo zero! Una risposta secca è giunta da parte dei creativi aderenti all’Aiap, Associazione italiana design della comunicazione visiva. I grafici rivoltosi hanno proposto quindi una campagna di comunicazione che presentava solo una X nera a mò di logo, sottolineando per scritto che “ riteniamo nostro dovere difendere sia la qualità del lavoro di progettazione (….) che il diritto a vedere retribuito a ognuno il proprio lavoro, come è previsto sia dal comune buon senso che dalla Costituzione (Art. 36)”.

La campagna di protesta dei creativi contro la richiesta del Comune di Napoli di produrre un lavoro a titolo gratuito

La campagna di protesta dei creativi contro la richiesta del Comune di Napoli di produrre un lavoro a titolo gratuito

Sembra che la crisi economica – e la relativa propaganda di segno negativo – che tanto ha influenzato il mercato del lavoro, autorizzi chicchessia a offrire servizi e prestazioni di qualità a retribuzione zero, e con la sola gratificazione di un ritorno in termini di un’auspicata, ma non sicura, visibilità o di probabili contatti professionali. E tutto nel segno di un “volontariato coatto”. Se è vero che difficilmente la protesta ottiene i risultati desiderati, forse è sano, per chi prende in considerazione queste proposte, almeno fare bene i conti a titolo personale non solo col proprio borsellino, ma anche con la propria coscienza, dall’alto della propria dignità. E questo sì è un consiglio gratis.

Torna MiLagno!… a fuoco incrociato nel Parco delle Basiliche.

Torna la rubrica MiLagno per dar voce alla protesta di due controparti milanesi, che ha suscitato non poche polemiche da un po’ di giorni. E che ha trovato posto di rilevo su laRepubblica.it e su altre testate web. Da una parte le mamme, anche ribattezzate le genitore, che hanno casa intorno al Parco delle Basiliche (di cui ci ha parlato Erreerrearchitetto lunedì, raccontando delle streghe della Vetra), e dall’altra i promotori dell’abusiva multisala Zam, in via Santacroce 19, negli spazi un tempo occupati da una scuola elementare. Quello che ci ha colpito non è solo il COSA, ma molto di più il COME.

Voilà il Pacro delle Basiliche, scenario delle MiLagne (photo: Luigi Alloni)

Questa la zona scenario delle MiLagne (photo: Luigi Alloni)

Le mamme, hanno preso posizione contro la gestione abusiva presso quegli spazi di un ristorante, di una discoteca, della vendita di superalcolici a minorenni: il tutto, si lamentano, per un giro di affari di 4000 € in nero ogni weekend, ma per quelli dello Zam, a costo zero, perché non pagano tasse, non pagano l’affitto perché i locali sono del Comune di Milano, non pagano neanche le bollette che sono a carico dei cittadini, e fanno concorrenza sleale a tutti i locali della zona proponendo, per esempio, un drink a soli tre €. Come se non bastasse, le mamme denunciano spaccio di droga nei campi giochi e in più si MiLagnano per il fatto che nella Piazza di Sant’Eustorgio i muri siano stati occupati dai loro murales.

La street art secondo Zam, anch'essa nel mirino della MiLagna

La street art secondo Zam, anch’essa nel mirino della MiLagna

E ora, il come! Per mettere in campo, soprattutto mediatico, la loro protesta, le mamme sono passate alle vie… creative! Sì, realizzando un video musicale alquanto trash ma non poco arguto! Eccolo:

In sostanza, ben sostenute da un gruppo organizzato ad hoc in cui appaiono anche un creativo pubblicitario, un giornalista, una architetto (ottantenne, ma molto uptodate) e altri ancora tra cui persino il giovane rapper Neuro che presta la sua voce nel video clip (perché in polemica con i ragazzi dello Zam, da lui considerati “bamboccioni fighetti” figli di papà, che si presentano come dei punkabbestia solo a fini strumentali e tuttalpiù commerciali) hanno approntato il video. Esso fonde un cartone russo dell’era staliniana, con evidente sfottò del taglio sinistrorso dei ragazzi dello Zam, e alcuni video di un complesso sottoculturale russo, il tutto rimixato ad arte con un jingle firmato dalle mamme del parco.

Il complesso pop russo reintepretato dal mum sound!

Il complesso pop russo reintepretato dal mum sound!

In attesa di trovare riscontro nel consiglio comunale, le genitore ricordano al Primo Cittadino di Milano che, qualora volesse essere rieletto, la loro protesta vale un bel 20.000 voti!

Ma veniamo alla replica, perché se c’è una cosa che i giovani dello Zam sanno fare bene, è creare e inventare. Ben presto hanno quindi realizzato un video a loro volta, con un rap di tutto rispetto. Eccolo:

Se avete ascoltato le loro parole, avrete colto il messaggio che parla di un luogo abbandonato, che nessuna istituzione ha la volontà di ristrutturare e che invece i ragazzi dello Zam si sono impegnati a utilizzare riproponendolo con una gran quantità di servizi ai giovani, a cui mancano sempre spazi aggregativi.Qui offrono – parole loro – lo sharing of knowledge, la condivisione di conoscenze, si sono costruiti da soli una palestra (anche con una zona per arrampicare), poi hanno dato vita, con il loro pollice verde, a un orto e con i suoi frutti, a Km zero, riforniscono la loro osteria. Nelle immagini appare anche la discoteca, ma non di meno i molti laboratori organizzati. E chiedono ai cittadini di abbandonare i pregiudizi, di non giudicarli dei drogati poco di buono.

La plaestra di roccia creata dai ragazzi Zam

La plaestra di roccia creata dai ragazzi Zam

Il tema della legalità, del rispetto delle regole e del patrimonio architettonico cittadino di cui si fanno paladine le mamme non può e non deve lasciare indifferenti, a parer nostro. E’ anche vero che le politiche sociali a favore dei giovani sono praticamente inesistenti, a tutto tondo, meno che mai quando la richiesta è quella di assecondare il loro bisogno di trovare spazio per aggregarsi e condividere momenti di svago e intrattenimento, anche culturale. E chi meglio delle mamme può condividere questo tema di frustrazione, proprio in prospettiva della vita futura dei propri figli oggi ancora piccini? Di sicuro però qui mi sento di dire “chapeau”, cioè togliermi il cappello e inchinarmi di fronte ai mezzi utilizzati da entrambe le fazioni, modernamente mediatici, creativamente propositivi. La comunicazione qui si fa spettacolare, rendendo la protesta più aperta e condivisa a chiunque transiti sul web. Magari ci fosse altrettanta creatività, seppure concreta, nella risposta dei politici!!

Ancora un bel ritratto di zona (photo Luigi Alloni)

Ancora un bel ritratto di zona (photo Luigi Alloni)

Mentre attendiamo con piacere vostri commenti in merito o altre MiLagne che vi stanno a cuore, viene per un attimo da pensare al manzoniano “ai posteri l’ardua sentenza”. Se quei posteri saranno i figli di Milano, oggi in passeggino nei parchi, auspichiamo che possano godere almeno loro delle risposte che forse nel frattempo saranno giunte dal Comune, e che abbiano ereditato e messo a frutto la creatività con la quale genitori e giovani di un tempo si sono misurati MiLagnosamente.

Da oggi Milano è anche MiLagno!

Ecco la rubrica che darà voce al disappunto delle Ciabattine, in tema di… moltissimi temi. Di attualità e non. Di Milano, senz’altro, tant’è che si chiamerà MiLagno!… ma che potrà abbracciare le altre realtà italiane, naturalmente. Il vocabolario Treccani.it definisce il verbo “lagnarsi”: emettere voci di lamento, appunto, nonché dolersi, rammaricarsi con qualche risentimento, a voce o per iscritto… malcontento, disapprovazione. E allora, davvero, MILAGNATEVI CON NOI!

Io mi lagno, tu ti lagni... tutti si MiLagnano!

Io mi lagno, tu ti lagni… tutti si MiLagnano!

Saremo lieti di fare spazio ai vostri suggerimenti. E intanto? Comincio io, Ciabattinadx! E mi preme dire da subito che questa rubrica, proprio perché permette la libertà di MiLagnarsi, non sarà un appuntamento fisso, ma salterà fuori tutte le volte in cui avrò o avrete un dito da puntare, nella speranzosa attesa che i destinatari del lamento si palesino o comunque si attivino.

Il mantra da recitare insieme a Mafalda

Il mantra da recitare insieme a Mafalda

Da scooterista irriducibile, non posso non aggiungere la mia voce al continuo coro di proteste per le BUCHE STRADALI. A causa delle continue piogge, quest’anno più che mai l’asfalto ha ceduto, facendo di Milano un autentico colabrodo e rendendo la circolazione, in modo particolare per ciclisti e motociclisti, veramente pericolosissima. Mi corre l’obbligo di citare la mia adorata nonna che in triestino diceva “peso il tacòn che il buso”, cioè, peggio la toppa del buco. Vediamo perché era tanto profetica la mia antenata…

No alle buche stradali milanesi e non! (foto sicurauto.it)

No alle buche stradali milanesi e non! (foto sicurauto.it)

Questa emergenza è stata santamente denunciata la settimana scorsa da Il Fatto Quotidiano, che parlava di mancanza di fondi per risistemare le strade a dovere. Naturalmente in tutta Italia. Innanzitutto il presidente dell’Associazione bitume asfalto strade Sitep spiegava che oggi come oggi la già scarsa manutenzione stradale si fa in casi di emergenza e non è più correttamente pianificata. Le poche risorse economiche disponibili, poi, non assicurano più lavori a regola d’arte. Ma avete notato che le buche fatalmente si ricreano negli stessa posizione in cui si erano formate anche in precedenza… perché, vien da chiedersi innocentemente? Perché spesso la buca è prodotta da un cedimento nel sottofondo, imputabile forse a scavi urbani, non risolvibile dalla ricopertura con un po’ di catrame, che si rivela un RIMEDIO TEMPORANEO. Un cerottone, insomma. Le crepe più profonde andrebbero opportunamente riparate a caldo e rullate. Ma di sicuro, se si utilizzassero materiali di maggiore qualità e più innovativi, la tenuta degli interventi sarebbe sicuramente superiore!

2 Fotografi canadesi hanno interpretato il problema artisticamente! (da "il dono del blog")

2 Fotografi canadesi hanno interpretato il problema artisticamente! (da myphotoholes.com)

Ecco entrare in campo lo scorso mese il Codacons, Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, che si appellava al Comune di Milano perché attuasse la posa di asfalto drenante, più affidabile e soprattutto durevole anche in caso di piogge insistenti: in realtà tale richiesta era perfettamente sintonizzata con la legge 22 marzo 2001 n. 85 che prevedeva “la progressiva generale introduzione di pavimentazioni con effetto drenante” nelle autostrade e nelle strade extraurbane. Applicata su alcune autostrade, sarebbe auspicabile che venisse riproposta anche in città, dove se fosse applicata la norma, si registrerebbe a tutta velocità un consistente calo del numero dei morti e degli incidenti. Una riprova? Il Codacons riferisce che in Olanda tale tipo di pavimentazione ha ridotto del 30% gli incidenti. E se non lo sa chi della bicicletta ha fatto la propria compagna di vita!! Vi ricordate a questo punto la pubblicità in cui la nobile signora giallovestita si rivolgeva al maggiordomo/autista/tuttofare Ambrogio che prontamente le mollava lìperlì un cioccolatino?

Il celeberrimo spot Ferrero col mitico Ambrogio

Il celeberrimo spot Ferrero col mitico Ambrogio

Forse con lo stesso obiettivo di addolcire gli animi giustamente infiammati dei cittadini, il Comune ha creato il progetto “Ambrogio”, per – recita il sito – “ottimizzare i tempi di intervento”: invita quindi tutti a segnalare buche e voragini varie presso le cosiddette “figure istituzionali” indicate nella pagina collegata a questo link http://bit.ly/1kfZd6y . Allora tutti pronti cari milanesi? Chiamiamo gli Ambrogi, sperando che ci proteggano come l’omonimo santo patrono! E se un cittadino italiano volesse essere risarcito dopo aver subito un incidente causato da una strada non ben manutenuta? Ahi ahi, direbbe il nostro Mike, non per scoraggiarci, ma darei in ogni caso un’occhiatina a questa puntata di Mi manda Rai Tre del 6.3.2014: http://bit.ly/1lgZsj6.

Un caso di maquillage cittadino... (foto da cronacamilano.it)

Un caso di maquillage cittadino… (foto da cronacamilano.it)

Tornando al noster Milan, non passa di certo inosservato, se non in caso di ipovisione accertata, quel signor maquillage che si sta letteralmente mettendo in cantiere per ospitare l’anno prossimo il tanto celebrato Expo 2015. In mezzo a grattacieli che spuntano più di chiodini e finferli, è probabile che si dia un occhio di riguardo oltre che verso l’alto, anche verso il basso, al fondo stradale. Ma dopo l’Expo, cari concittadini, tornerà il gustoso quanto pernicioso gruviera urbano? Non rinunciamo allora a esigere più sicurezza, tanto pubblicizzata in tempo di elezioni, fin da subito. E chiudo con un aneddoto che conferma quanto appena affermato: parecchi anni fa, mi trovavo al giardino della Rotonda della Besana, di cui ci ha parlato lunedì Erreerrearchitetto e mentre mia figlia, piccina piccina, ignara giocava con altri bimbi, notavo con piacere che finalmente quel giorno il verde veniva ripulito, veniva del tutto rimossa la piccola spazzatura disseminata ovunque eccetera. Che meraviglia, il mondo cominciava a girare per bene? La risposta è giunta puntualmente il giorno dopo. Quando con il giardino tutto messo a nuovo sullo sfondo fu intervistato un cittadino che passava guardacaso da quelle bande, e che casualmente era in campagna elettorale: Bettino Craxi.

Da via Marconi a Pza Duomo in un progetto: ma leggete il secondo commento a destra!!

Da via Marconi a Pza Duomo in un progetto: ma leggete il secondo commento a destra!!