Confessa, figliolo, quanti ne guardi?

Se di peccato si parla, ebbene sì, io sono tra i peccatori. Ma quale sarebbe il girone dantesco che attende quelli come me all’inferno? Direi quello dei “guardatori seriali”. Che a livello mondiale una definizione l’hanno già e sono i cosiddetti Binge watchers (neologismo registrato persino dal sito Treccani, due anni fa). Binge, in inglese, si traduce letteralmente con “abbuffarsi”: ma di che scorpacciata si tratta? Guardare tanti episodi di seguito di una serie TV, o, in altre parole, seguire un nuovo sport: la maratona di visione di telefilm non solo alla televisione ma anche sul tablet o in streaming sul PC.

Una delle serie più "stra-viste": Dr. House

Una delle serie più “stra-viste”: Dr. House

Oggi infatti è possibile avere tutti gli episodi di una serie immediatamente disponibili in un’unica soluzione, grazie anche all’avvento di Netflix, un servizio che offre a pagamento contenuti televisivi e film con un abbonamento (da noi deve ancora arrivare, ma tra le PayTV e la visione in streaming ce la caviamo benissimo). Insomma, apri lo schermo e ti trovi lì bella pronta un’intera stagione di telefilm avvincenti e golosi da guardare, una puntata via l’altra da gustare come le ciliegie: come resistere a una tentazione così?

Un'altra storica serie campione: Lost

Un’altra storica serie campione: Lost

Ma allora, cosa guardano gli ingordi Binge watchers? Serie che per cinefili come me hanno la stessa grandeur di film da grande schermo, per la sceneggiatura, le scenografie e gli attori rubati proprio al cinematografo. Chi non ha sentito parlare dell’inarrivabile interpretazione di Kevin Spacey in House of Cards, per esempio, la serie da mito, che racconta la sua spettacolare carriera politica alla Casa Bianca, costruita tra intrighi, corruzione e trame diaboliche?

Fantastica Fanta-politica, con il mitico Kevin Spacey: House of Cards

Fantastica Fanta-politica, con il mitico Kevin Spacey: House of Cards

Ma ci sono autentici fenomeni in tema di successi di pubblico che hanno decisamente qualche annetto e molte stagioni in più sulle spalle come nel caso di – giusto per citarne qualcuno – Dr. House, 24 (eccellente idea visivamente innovativa sul concetto di “tempo reale” con un ottimo Kiefer Sutherland),

24: una serie il cui format è stato giudicato molto innovativo (qualche anno fa, ma resiste ancora)

24: una serie il cui format è stato giudicato molto innovativo (qualche anno fa, ma resiste ancora)

CSI Scena del Crimine, Lost, Twin Peaks (che colonna sonora!!), X-Files, Dexter, Downtown Abbey, How I Met Your Mother, i Soprano, Glee… e il campione tra i campioni “Il Trono di Spade” (non odiatemi, ma io non sono tra i suoi fan).

A molti piace la saga Trono di Spade

A molti piace la saga Trono di Spade

Personalmente, a parte la Casa Bianca di Spacey, io sono “lungamente” rapita da Homeland,

Grande successo anche per le 4 stagioni di Homeland

Grande successo anche per le 4 stagioni di Homeland

The honourable woman, Le regole del delitto perfetto,

Una delle mie serie preferite: Le Regole del Delitto Perfetto

Una delle mie serie preferite: Le Regole del Delitto Perfetto

The Killing, Fortitude e ho molto amato la miniserie sulla seconda Guerra Mondiale “Band of Brothers” dell’accoppiata Steven Spielberg e Tom Hanks

Band of Brothers, splendida miniserie sulla II Guerra Mondiale prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks

Band of Brothers, splendida miniserie sulla II Guerra Mondiale prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks

Va detto che questa famelicità seriale è studiata da molti ricercatori soprattutto perché il tempo dedicato alla visione dei telefilm “ruba” in molti casi il quotidiano tempo di vita. C’è chi vuole calcolare quindi in termini quantitativi questa maratona e lo fa con il sito Tiii.me: per quanto mi riguarda, gli ho dato solo un’occhiatina, ma ho letto che è facilissimo utilizzare questo contatore virtuale per verificare il tempo speso davanti a una serie. Qualche esempio trovato su Wired? Chi ha visto tutti gli episodi della Signora in giallo ha totalizzato 11 giorni e 5 ore, gli appassionati di E.R. Medici in Prima Linea hanno “bruciato” in tutto un bel 10 giorni, 8 ore e 14 minuti. Per alcuni si tratta di una vera bulimia e il rischio, secondo alcuni studiosi, può essere quello di ritrovarsi un po’ depressini, soprattutto se è vero che tra i fruitori ci sono molte persone sole che hanno trovato il modo per ammazzare il tempo. Io voglio continuare a pensare che il Binge watching sia tutto sommato non tanto un eccesso di appetito quanto piuttosto una sorta di “mezza maratona”. E se partecipi, come fai a non allenarti?

 

Cara figlia, oggi ti scrivo così…

Ma oggi, come  scrivono madri (e padri) ai propri figli? Abbandonati da ere geologiche carta e calamaio, di novità, negli anni, ce ne sono state tante. Già mi aveva colpito anni fa un libro il cui titolo era “Ti ho lasciato un messaggio sul frigo” di Alice Kuipers in cui si raccontava la storia di una madre super-occupata e della figlia quindicenne che comunicavano solo scambiandosi post-it attaccati sulla porta del frigo, tutti i giorni nel corso di un anno.

Il rimanzo in cui madre e figlia si scambiavano messaggi solo via post-it sul frigo.

Il rimanzo in cui madre e figlia si scambiavano messaggi solo via post-it sul frigo.

L’epilogo ahimé era drammatico (e non ve lo anticipo, casomai foste interessati alla lettura del romanzo) ma devo confessare che anch’io e mia figlia ci siamo sempre lasciate bigliettini e post-it ognidove, dato che spesso i nostri orari di presenza in casa non coincidevano affatto. E fino a qui niente di strano. Il passo successivo è quando il figlio/a diventa proprietario di un cellulare: oggi come oggi, succede non molto dopo il periodo dello svezzamento. Qui il rapporto epistolare già da anni si consuma a botte di sms fino a quando, in tempi più recenti, ha preso il sopravvento lo scambio su WhatsApp, l’app di messaggistica che permette di scriversi senza pagare alcun costo di invio grazie all’utilizzo del piano dati web usato per le e-mail e la navigazione web. È vero che molti genitori hanno saputo aggiornarsi e fare propri i nuovi mezzi e strumenti di comunicazione, ma non per tutti è così. Già un annetto fa avevo scritto di quella mammina (ritwittatissima) che aveva salvato sul suo smartphone una ricetta da far avere al figlio, ma non sapendo fare uno scatto della schermata del telefono, aveva fotocopiato lo schermo inviandolo poi per posta. E poi anche l’utilizzo della tastiera e ancor più del famigerato correttore automatico, mette a dura prova il genitore non sufficientemente digitale… Ecco spiegato perché impazza su Facebook una pagina che ha meritato – fino ad oggi – quasi 268.000 like: “Mamme che scrivono messaggi su WhatApp”.

Ecco uno dei divertenti messaggi sulla pagina facebook “Mamme che scrivono messaggi su WhatApp”... perfetto per CIABATTINE!

Ecco uno dei divertenti messaggi sulla pagina facebook “Mamme che scrivono messaggi su WhatApp”… perfetto per CIABATTINE!

Questa raccoglie gli scambi di messaggi più comici e irriverenti tra genitori e figli e mette a nudo il gap generazionale di linguaggio (un autentico “slang” per i più giovani, amato però anche dai meno giovani, dove ha grande rilievo anche l’uso delle “faccine” ovvero degli emoticons), e di perizia nell’utilizzo dei mezzi digitali.

Questa volta lo scambio è con un papà

Questa volta lo scambio è con un papà

Un aneddoto personale: quello che segue è un messaggio tra la sottoscritta e la figlia 24enne, dove si evince che se non indosso gli occhiali, digito a casaccio sulla tastiera. E questi sono i risultati. E la conseguente replica della mia figliuola…

Traduco quello che avevo scritto a mia figlia senza occhiali "Sono a una mostra. visita guidata in Bocconi. richiamo dopo!!"

Traduco quello che avevo scritto a mia figlia senza occhiali “Sono a una mostra. visita guidata in Bocconi. richiamo dopo!!”

Concludo citando i miei cari, simpatici e spiritosissimi amici di cui vi avevo già raccontato a proposito della dieta “matrioska”. Qua si parla di un sms tra madre e figlia: quest’ultima lavorava in un museo e a un certo punto scrisse alla madre un messaggino dicendo che vi era in visita una delegazione di VIP e citava il nome di qualche personaggio illustre. Verso ora di pranzo la mia amica si vide scrivere questo sms dalla figlia che sarebbe tornata a casa di lì a poco: “Scola pure”. La madre andò letteralmente di corsa a mettere sul fuoco la pasta, pensando che la figlia stesse tornando a casa affamatissima. Anche voi avreste pensato a organizzare una bella spaghettata, vero? Peccato che la ragazza intendesse che al museo c’era pure Scola. Il regista Ettore Scola.

Ammetto che questo scambio potrebbe essere perfetto anche a casa mia

Ammetto che questo scambio potrebbe essere perfetto anche a casa mia

... e infine una ricetta imperdibile!!

… e infine una ricetta imperdibile!!

 

Billy, Billie e Babila: tre B per una serata jazz di serie A.

Metti un aperitivo dietro una delle chiese più antiche di Milano, aggiungi la compagnia di cari amici, gustati un concerto di Jazz in un teatro un po’ demodè, con una foyer che sembra uno di quegli androni di certi condomini anni ’70, un pizzico di atmosfera con buona musica alla maniera della vecchia America anni ’60, ed il gioco è fatto! Chiudo gli occhi…e come d’incanto mi sembra di stare nella Milano delle nebbie, quella che ricordiamo tutti, da bambini, in cui comparivano solo le luci al neon dei night club più raffinati, dove si esibivano gli artisti emergenti. E’ quello a cui mi è accaduto di assistere il 3 marzo, al Teatro S. Babila, in occasione del ciclo di concerti organizzati dal Conservatorio di Milano: gli allievi “più talentuosi” si esibiscono in rassegne di musica colta, per palati fini.

Un momento del concerto

Un momento del concerto

Si tratta di un’ambiziosa rassegna di otto concerti in cui la musica classica di differenti epoche e diversissimi organici (per nulla la manifestazione si chiama Arcobaleno della Musica) si intreccia con appuntamenti di Jazz (come nel caso in oggetto), anche per eliminare alla radice il luogo comune per il quale spesso si immagina il Conservatorio, capace di proporre solo repertori un po’ “polverosi”. E così abbiamo assistito ad un concerto divertente, fin dal titolo: Billy Billie e Babila, per omaggiare nel centenario della nascita, due grandi protagonisti della musica moderna come Billy Strayhorn, che ha scritto indimenticabili pezzi per Duke Ellington, e Billie Holiday, che non ha certo bisogno di presentazioni. Il tutto impreziosito da una cornice d’eccezione in quello specialissimo spazio del Teatro S. Babila, a cui si accede da uno stretto vicoletto sul fianco della più antica e omonima chiesa milanese.

Così dopo un inizio leggermente istituzionale, un po’ per la sede (un palcoscenico storico che ha visto calcare le scene da Calindri a Buazzelli, da Fantoni a Vannucchi) e un po’ per una doverosa presentazione dell’ensamble da parte del musicista Tracanna, ci siamo trovati, un po’ a sorpresa davanti ad un recital di canto capeggiato da due interpreti ,seppur giovanissime, validissime (Beatrice Arrigoni e Soleil Vaccarella) accompagnate da un combo di percussuioni (Riccardo Tosi), piano (Lorenzo Blardone), contrabbasso Marco Rottoli) e dal convincente suono di una promessa del sax (Fabio Chesini). Il progetto, ambizioso per l’età degli interpreti, ha proposto, come dicevo, un repertorio di pezzi di Billy Holiday, attrevarsando il mondo dello swing e del blues e con escursioni nel suggestivo universo creato da Billy Strayhorn, cui appartengono brani come Chelsea Bridge e Upper Manhattan Medical Group.

Nel programma, tra i pezzi eseguiti, si sono distinti indimenticabili brani come Fine and Mellow e Take the “A” Train, e composizioni più sofisticate e particolari come Good Morning Hartache e Isfahan, di cui il gruppo ha proposto arrangiamenti estremamente personali.

 

Minions: i gialli che possono sbaragliare le sfumature grigie

Numeri e statistiche parlano chiaro, anche al botteghino of course. Si parla di incassi record a proposito del film “Cinquanta sfumature di grigio” tratto dal libro di E. L. James: a Milano ha sicuramente spopolato. Ma tutti i giornali del globo hanno titolato che già dopo il primo giorno aveva registrato incassi record: box office USA, 81.7 milioni di dollari, sul mercato internazionale 158 milioni in soli tre giorni, insomma il film è partito intascando 248 milioni di dollari. Eppure questo grigio rischia tra non molto di essere messo in ombra da un altro colore ben più vivace: il giallo. Stiamo parlando dell’arrivo, la prossima estate, del film THE MINIONS!

The Minions, lo scatenato minipopolo giallo che ha fatto innamorare il globo

The Minions, lo scatenato minipopolo giallo che ha fatto innamorare il globo

Le strane ma irresistibili creature tanto minuscole quanto gialle, sono sì legate al cinema d’animazione, ma la loro simpatia ha conquistato non di certo solo i più piccoli, perché ha fatto innamorare anche il pubblico degli adulti. Prima di dare due cenni biografici sui Minionspeople per i meno informati, sono certa che anche il pubblico meno avvezzo a seguire film d’animazione si sia imbattuto sul web e in modo particolare sui social media sulle buffissime immagini e piccoli video di questi gialli protagonisti. (A seguire uno dei “corti” più adorabili in cui è svelata tutta la passione di questi piccoli gialli per la banana!)

Nati come personaggi comprimari dei film Cattivissimo Me e Cattivissimo Me 2, hanno avuto un tale, strepitoso successo da oscurare l’importanza del protagonista principale e meritare uno spin-off, cioè un film dedicato a loro soli. E tornando alle cifre, il trailer del film che racconta le loro origini, in pochi giorni, già alla fine del 2014, aveva superato le 10 milioni di visualizzazioni sul web!

Una she-minion: un po' come i Puffi, la versione femminile è praticamente inesistente

Una she-minion: un po’ come i Puffi, la versione femminile è praticamente inesistente

Non ho numeri aggiornati, ma la casa di produzione Illumination Entertainment ha rilanciato in vari modi e con vari “tagli” il trailer, aumentando sempre di più l’aspettativa dei cinefili… Esistono ovviamente i Minions profili su Facebook, su Twitter, e poi gli emoticons… Di sicuro uno dei segreti del successo dei Minions, è il loro linguaggio ridicolissimo, che mixa espressioni linguistiche di varia provenienza, anche italiana. Dal trailer è stato tratto addirittura un #, cioè un topic che raggruppa i commenti di tutti i Minionlovers del mondo sui social media. È il divertentissimo #PAPAYA: non potete perdere questo pugno di secondi di trailer per capire meglio (fantastico il corteggiamento all’idrante scambiato per una sexy girl!).

“Hallo papaghena tu l’è bela con la papaya” è diventato un super tormentone! E sul web impazzano gli auguri che le persone (anche adultissime) si scambiano per compleanni, per il Natale eccetera… Ma è solo dalla prossima estate, e per quanto riguarda l’Italia dal 27 agosto, che sapremo se la MinionsMania riuscirà a tingere di giallo un successo che quest’inverno al botteghino è tutto grigio!

Perchè si chiama slogan?

Oggi ho visto che la mia amica e co-blogger Ciabattinasx ha postato qualcosa in cui si spiegava l’etimologia del termine slogan. Per cominciare, essendo una copywriter pubblicitaria da tanto tempo, mi sono un po’ vergognata di non essermi mai chiesta l’origine di questa parola…  Vero è che slogan è roba da soffitta da trisavoli (come quella della nonna di MastroLindo… visto che adesso negli spot ha fatto la sua discutibile apparizione, seconda solo a quella della nonna di Coccolino di tempo fa!) perché chi si occupa di marketing si farebbe tagliare a fettine julienne la lingua piuttosto che pronunciare una parola così desueta. Oggi ce ne sono di più specifiche e di sicuro in testa alle classifiche figura il cosiddetto “claim”. Ma torniamo allo slogan: ho scoperto che l’origine è gaelica, in particolare “slaugh” vuol dire “moltitudine di spiriti” e “ghairm” significa “urlo”. Per i Celti provenienti da aree della Scozia, lo Slaugh-ghairm era il grido di battaglia dei morti. Più avanti la parola ha abbracciato un significato più ampio, legando il concetto a “gruppo di persone”, più vicino all’accezione moderna di slogan che si delinea come frase/concetto a effetto, capace di colpire l’immaginazione di tante persone. Tutti poi quando parlano di annunci pubblicitari si fanno facilmente rapire dall’immagine, ma lasciate che una creativa che scrive testi, spezzi una lancia in favore proprio degli slogan! In Italia gli esempi sono infiniti e rimasti nella memoria nei secoli dei secoli di tutti i fruitori, ma quest’oggi voglio fare una piccola e rapida celebrazione delle meravigliose campagne stampa prodotte a partire dagli anni Sessanta dall’agenzia USA fondata da Bill Bernbach, DDB (presso il cui Gruppo in Italia ho avuto il privilegio di lavorare): quella stracelebre del Maggiolino della Volkswagen.

William Bernbach e uno dei suoi pensieri (o slogan)?

William Bernbach e uno dei suoi pensieri (o slogan)?

Certo il format creativo delle pagine era già modernissimo, come si vede dalle immagini. Pulitissimo, leggero, con il solo Beatle come protagonista… ma così denso di creatività. Però gli slogan (e il testo a seguire, la famosa body-copy) erano mirabili. Partite dall’idea che alla fine della II Guerra Mondiale gli Statunitensi non vedevano ancora di buon occhio i prodotti tedeschi. In più il Maggiolino era una reliquia della Germania nazista, dalle linee poco affascinanti per l’epoca. Un brutto anatroccolo come avrebbe potuto brillare in mezzo alla concorrenza, pubblicizzato poi con messaggi che sottolineavano il lusso e la spaziosità delle macchine, soprattutto a favore delle famiglie in crescita negli USA?

Che parole e immagini usare per pubblicizzare un'auto piccola e non deluxe negli anni in cui negli USA andavano di moda queste cosine?

Che parole e immagini usare per pubblicizzare un’auto piccola e non deluxe negli anni in cui negli USA andavano di moda queste cosine?

Bernbach scelse di trasformare i difetti in virtù, noialtri pubblicitari diremmo i minus in plus. Nacquero così splendide pagine pubblicitarie come queste due.

Mitico annuncio pubblicitario, Lemon si traduce in "scartato", più sotto scoprite perchè

Mitico annuncio pubblicitario, Lemon si traduce in “scartato”, più sotto scoprite perchè

“Lemon” è il primo di questi claim, scusate, diciamola all’antica… slogan. Il termine, tradotto dall’inglese, significa “Scartato”. Cosa voleva dire? Che per il rigore dei test a cui veniva sottoposto, un Maggiolino, un Beatle come quello nella foto poteva essere eliminato anche a causa di un solo piccolo difetto. C’è uno slogan migliore per parlare di affidabilità e sicurezza?

E poi l’indimenticata “Think small”.

Think Small.... GRANDISSIMA pagina pubblicitaria, "slogan" che ha lasciato il segno

Think Small…. GRANDISSIMA pagina pubblicitaria, “slogan” che ha lasciato il segno

Nella società americana l’imperativo era pensare in grande in tutti i sensi, ma ancor più, come si diceva, nel settore automotive, perché le auto tanto più erano grandi, tanto più erano eleganti o comunque perfette per la vita delle famiglie americane. E invece con questa pubblicità si sottolineava (anche con la bella immagine in cui il prodotto era piccolissimo… provate a dirlo adesso a un’azieneda di scegliere una campagna così, con il suo prodotto quasi invisibile!) la “grandezza” di una vettura pratica, che aveva tutto ciò che ci voleva e nulla più. E per concludere sempre con una parola, avrete notato che fatalmente il termine Beatle si associa sempre a qualcosa di molto, molto amato dal pubblico. Proprio come recitava un altro slogan: “Comunque vada, sarà un successo”.

 

Festeggi San Faustino o San Valentino?

Che San Valentino sia il protettore degli innamorati son certa che lo sappiano proprio tutti. Per questo non ve ne parlerò perché di idee per regalicenegitefuoriporta da condividere col proprio amato, sul web ce ne sono a volontà.

L'amore secondo San Valentino o San Faustino?

L’amore secondo San Valentino o San Faustino?

Mi concentrerò su quello che potremmo definire il suo “competitor”, definizione cara a chi come me si occupa di marketing. Che è il meno noto San Faustino (vissuto nel II sec. d.C.), la cui ricorrenza è il giorno dopo ovvero il 15 febbraio, ed è lo sponsor dei single. Mi sono chiesta tante volte se fosse una semplice questione di par condicio, prima la festa per le coppie, poi quella per i singoli…

San Faustino versus San Valentino. Il 15 vince sul 14?

San Faustino versus San Valentino. Il 15 vince sul 14? (photo: bolognadavivere.com)

… ma sono andata qua e là a curiosare e ho fatto qualche sorprendente scoperta sul nostro Faustino, che peraltro solo ci stava poco perché in realtà era sempre in compagnia di Giovita, entrambi nobili bresciani. Cercando di sintetizzare (vicende che lo vedono sempre insieme a Giovita, appunto), il successo della predicazione di Faustino era inviso ai vip bresciani di allora, che temevano la diffusione del cristianesimo. Ergo, rifiutando di adorare il re sole, l’imperatore Adriano lo diede in pasto alle tigri nel circo a Brescia. Miracolo number one: le fiere si accovacciarono ai suoi piedi. Allora si decise di scorticarlo vivo e metterlo al rogo. Miracolo bis: le vesti non furono nemmeno lambite dalle fiamme. Dopo altre svariate torture, fu ridato in pasto alle fiere nel Colosseo a Roma: stessa scena di quanto era accaduto a Brescia. No way. Fu poi messo in mare su una barchetta. Già indovinato? L’imbarcazione tornò a riva. Il poverino, sempre insieme all’amico, trovò infine morte certa tramite decapitazione a Brescia. Ma ancora un attimo: si dice che durante un viaggio a Napoli via mare, sia stato capace di placare una tempesta. In più, motivo per il quale fu proclamato santo patrono di Brescia, durante un assedio da parte dei milanesi a metà del 1400, si narra che fosse apparso come uno spirito sulle mura della città aiutando i bresciani a respingere le palle delle cannonate a mani nude. Ora dico… se questo non è saper resistere a ogni prova!? E se è vero che matrimoni e vita di coppia siano un test non da poco per l’umanità, non di meno i single si trovano spesso a dover fronteggiare situazioni e problematiche puntando solo sulle proprie forze, tuttalpiù al fianco di fidi amici.

Un adorabile single di nome Charlie Brown. A lui i nostri auguri per un felicissimo San Faustino!

Un adorabile single di nome Charlie Brown. A lui i nostri auguri per un felicissimo San Faustino!

Insomma, prove di resistenza un po’ proprio come per il nostro Faustino. E per il suo compagno di sventure Giovita. Così mi son spiegata il perché San Faustino, oltre che per questioni di date post festa degli innamorati, protegga specificamente la vita dei singoli. E come festeggiare allora questa ricorrenza? Il 14 febbraio si sa già come celebrino gli innamorati, a suon di doni e festeggiamenti, c’è poi chi correrà a vedere il nuovo film “50 sfumature di grigio” per trarre ispirazioni in fatto di amor sensuale… tutto comunque nel segno dei cuoricini e attrezzature del genere.

 

Il povero Cupido in una delle ormai classiche immagini anti San Valentino (photo: meteoweb.eu)

Il povero Cupido in una delle ormai classiche immagini anti San Valentino (photo: meteoweb.eu)

Mentre per la giornata del 15 febbraio, io penso che il punto di partenza sia quello di godere appieno di scelte fatte in piena autonomia, che è un valore bello e degnissimo del poter vivere secondo i propri personali bisogni. E nulla impone di non passare comunque giornata e serata in compagnia di chicchessia: un amore un po’ “volatile” va benissimo ma anche gli amici con cui si sta gran bene. La cena al ristorante non avrà i costi sicuramente gonfiati come per la serata di San Valentino, idem se si avrà voglia di donarsi o regalare ad altri fiori o ciò che si desidera. E per concludere, se si vuole organizzare una mangiatina a casa, perché non qualcosa di sfizioso e non troppo impegnativo, da gustare per conto proprio facendo quel che si preferisce (Davanti alla TV? Sentendo musica? Leggendo?) oppure condividendo in modo leggero e conviviale con qualche amico? Io un’idea l’avrei, e me la sono fatta prestare dalla nostra amica chef Mariangela Marchesi. Una ricetta che comincia per F come Faustino: i Fagottini Vesuvio, proprio una cosetta golosa per una seratina informale.

 

Una ricetta che comincia per F come Faustino, e come facile: i Fagottini Vesuvio di Cucina Cre-attiva

Una ricetta che comincia per F come Faustino, e come facile: i Fagottini Vesuvio di Cucina Cre-attiva

La ricetta per intero la trovate su http://cucinacre-attiva.weebly.com e richiede solo di preparare con della pasta sfoglia dei dischi su cui appoggiare pomodori datterini, mozzarella, filettini di acciuga, origano. Ogni disco si richiude a metà, formando una mezzaluna. 15 minuti in forno per queste delizie salate, mentre voi aprite una bella bottiglia di Bonarda, che essendo un po’ frizzantina, darà un po’ di ginger alla compagnia. E se proprio dopo questa simpatica cenetta vi ritroverete in coppia… no problem, il prossimo anno vi attende la festacuore di San Valentino. Se è vero che è un santo, Faustino non vi metterà il muso.

Alla fine, tutto quello che conta è l'amore, per gli altri ma anche per sé!

Alla fine, tutto quello che conta è l’amore, per gli altri ma anche per sé!

P.S. Domani, buon San Valentino e domenica buon San Faustino!!

 

Guerre e strategie a colpi di manicaretti

Oggi si chiama MasterChef. Ed è una delle trasmissioni reality più amate e seguite dal pubblico, ma non solo nella edizione italiana, visto che ce ne sono edizioni in tutto il mondo. Il bravo e rispettato critico televisivo Aldo Grasso dice che la cucina è una parte della ragione di questo successo globale, perché la vera forza della trasmissione risiede nella miscela degli ingredienti narrativi, tra cui il carattere e le sofferenze dei partecipanti, con cui ci si allea da subito. Anche due di noi tre blogger di Ciabattine lo seguiamo con passione! Ma non pensate, vi prego, che a causa del titolo riguardante dispute, guerre e conflitti culinari io voglia parlare a lungo di MasterChef!

I giudici della seguitissima trasmissione TV, in cui ci si disputa il primo premio a botte di strategie gastronomiche!

I giudici della seguitissima trasmissione TV, in cui ci si disputa il primo premio a botte di strategie gastronomiche!

Vi voglio invece raccontare una “guerra in Lombardia” su cui mi sono documentata perché la nostra amica e chef – che ormai tutti conoscete (e che rivisita per noi ottimi piatti della tradizione lombarda) – Mariangela Marchesi di Cucina Cre-Attiva ci ha regalato una nuova, squisita e trendyssima versione dell’antica ricetta Zucchine alla Viscontea: ora vi attende sotto forma di appetitossimo finger food, provare per credere. Ma partiamo dalla storia. Nella ricetta originale sono presenti uva sultanina e amaretti, in grado di donare un gusto agrodolce al piatto: tali ingredienti fanno sì che la pietanza si collochi nella tradizione gastronomica del periodo medievale.

Uva passa e...

Uva passa e…

... amaretti. Alcuni degli ingredienti delle Zucchine alla Viscontea, che fanno risalire il piatto all'era medievale

… amaretti. Alcuni degli ingredienti delle Zucchine alla Viscontea, che fanno risalire il piatto all’era medievale

Ma in particolare in quel tempo in cui la signoria dei Visconti era così florida da estendersi in molte province come quelle lombarde, emiliane e piemontesi, venete, raggiungendo addirittura l’attuale Toscana. Come molti sapranno i Visconti si sono contesi il territorio con la famiglia Della Torre, che poi non solo verrà sconfitta ma addirittura mandata in esilio oltre il Canton Ticino, allora facente parte della Lombardia. È meno noto però, il fatto che la lotta per la supremazia e le strategie per guadagnare il massimo del prestigio tra queste due famiglie si disputasse anche a tavola! I Della Torre, per esempio, si distinsero per un banchetto nel Palazzo della Ragione tra le cui portate furono molto apprezzate quelle con grandi buoi arrostiti ripieni di carne di maiale e montone.

Un banchetto medievale, forse non all'altezza di quello di cui vi racconto... (photo: La Storia Viva)

Un banchetto medievale, forse non all’altezza di quello di cui vi racconto… (photo: La Storia Viva)

Ma come in una puntata di MasterChef medievale, l’invention test (scusate il tecnicismo legato alla trasmissione TV!), lo vinsero i Visconti organizzando convivi con portate monumentali… Un esempio? Il banchetto organizzato nel palazzo dell’Arengario per le nozze tra Violante, la figlia di Galeazzo II con il Duca di Lionello di Clarence, figlio del re inglese Edoardo III (festa a cui pare avessero preso parte anche Francesco Petrarca e Geoffrey Chaucer!), che comprendeva 18 portate a base di carne di maialino, lepre, vitello, capretto, capriolo, quaglia, anatra, airone. Poi vi erano piatti con lucci, trote, storioni, lamprede, anguilla e carpe e molte delle pietanze erano ricoperte di foglia d’oro! Immaginate che ricchezza avrebbe potuto raggiungere a quel tempo il business degli attuali wedding planner!

Per le cene o aperitivi che invece più modestamente possiamo organizzare oggi noialtri, senza rinunciare a un gusto oltremodo squisito (lasciando da parte l’antieconomica e stupida ostentazione gratuita), io vi propongo di seguire la ricetta delle Zucchine del Visconti che ci suggerisce la Chef Mariangela: tutto il procedimento come sempre è presente sul suo sito http://cucinacre-attiva.weebly.com/.

Le nuove Zucchine del Visconti, antica ricetta rivisitata dalla chef Mariangela Marchesi (phot.Elly Aucone)

Le nuove Zucchine del Visconti, antica ricetta rivisitata dalla chef Mariangela Marchesi (photo: Elly Aucone)

Ma vi anticipo che si tratta di tagliare in più parti le zucchine, svuotarle della polpa per poi riempirle nuovamente con una deliziosa besciamella che contiene tra gli ingredienti anche i famosi amaretti e uva sultanina, oltre ad altre prelibatezze come mascarpone e Grana. Si creano così dei cilindretti verticali ripieni, che vanno posti in una pirofila e passati in forno per una ventina di minuti. Forse non vincerete la prossima edizione di Masterchef, ma di sicuro farete la vostra NOBILE figura!